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Matteo Ricci.
Incontro di Civiltà nella Cina dei Ming

06/02/10 > 25/07/10 - Cina

La Regione Marche, nella logica di realizzare strategie di internazionalizzazione attiva per penetrare il mercato cinese, ha ideato e promosso il Progetto Padre Matteo Ricci (Macerata 1552 – Pechino 1610), con il quale s’intendono tutte le iniziative promosse dalla Regione Marche, di concerto con altri Enti ed Istituzioni, da realizzarsi durante il triennio 2009-2011.
In questo contesto è stata ideata la mostra Matteo Ricci. Incontro di civiltà nella Cina dei Ming che, per la prima volta in Cina, ricostruisce gli eventi e ripercorre le orme di Matteo Ricci, gesuita marchigiano, eroe della storia culturale del mondo: il primo uomo che stabilì un solido ponte culturale fra Occidente e Cina, aprendo al mondo il grande Paese sul finire della dinastia Ming.
La rassegna è curata da Filippo Mignini, direttore dell’Istituto Matteo Ricci per le relazioni con l’Oriente e già responsabile di tre esposizioni su Ricci: Macerata 2003, Roma (Vittoriano) 2005 e Berlino 2005 ed è allestita in tre tappe, a Pechino, Shanghai, e Nanchino.
L’esposizione documenta il primo significativo incontro tra la civiltà europea e la civiltà cinese attraverso la figura e l’opera del gesuita maceratese, nel quarto centenario della sua morte e allo stesso tempo rappresenta una metafora del percorso compiuto da Ricci nell’impero dei Ming. La rassegna presenta una selezione di 200 opere, provenienti dalle maggiori Istituzioni museali italiane e cinesi, tra cui capolavori del Rinascimento italiano (Raffaello, Tiziano, Lotto, Barocci) che saranno per la prima volta esposti in Cina accanto a preziosi documenti dell’arte e della cultura dell’impero dei Ming.

Nel momento di massima apertura della Cina sul mondo, la mostra si propone quindi di narrare la grande impresa congiunta di quegli intellettuali europei e cinesi che, all’inizio dell’età moderna, posero le basi di questa apertura, nel duplice segno della conoscenza e dell’amicizia.
I due mondi fino ad allora reciprocamente ignari l’uno dell’altro vennero da Ricci messi in contatto e nelle sue opere si riconobbero come le due metà di un intero. L’importanza di questo scambio e la grandezza dell’uomo che ne fu all’origine furono espresse dai cinesi, che pur nutrivano grande diffidenza nei confronti degli stranieri, nel titolo assolutamente inusitato di Xitai, “il maestro dell’estremo Occidente”, conferito a Padre Matteo Ricci.
I risultati dell’opera di Ricci in Cina furono di enorme portata: primo fra tutti fu aver conquistato la fiducia del popolo cinese e di averlo reso attento e curioso verso il mondo: in termini di efficacia e durata, un evento dalla portata incalcolabile e tale da giustificare, da solo, la perenne gratitudine della Cina al suo Li Madou (traslitterazione del nome “Ricci Matteo” in cinese).
Per non parlare delle innovazioni scientifico-tecnologiche, filosofiche e religiose, letterarie e artistiche che elevarono Ricci nell’olimpo dei grandi della Cina: l’unico occidentale, insieme a Marco Polo, ricordato a Pechino nel grande monumento agli eroi cinesi del secondo millennio. Tuttavia, mentre Marco Polo ha soltanto fatto conoscere all’Europa il Catai dei Tartari, Matteo Ricci ha compiuto una profonda e duratura comunicazione nelle due direzioni, svelando la Cina all’Europa e trasmettendo documenti fondamentali della civiltà europea alla Cina. Matteo Ricci si adoperò per introdurre presso i cinesi la scienza occidentale.
Per dimostrare lo stato avanzato raggiunto dalla tecnologia europea, mostrò nei suoi incontri con i letterati confuciani e le personalità importanti un orologio automatico e la carta geografica del globo. Avendo trovato delle somiglianze tra la cultura filosofica dei mandarini e la filosofia greca, Ricci fece conoscere ai cinesi alcune opere fondamentali del pensiero greco. Tradusse in cinese il Manuale di Epitteto, intitolandolo "Il libro dei 25 paragrafi" e parafrasandone in senso cristiano molti passi. Nel 1607 Ricci, insieme con il matematico cinese cattolico Xu Guangqi, tradusse i primi libri degli Elementi di Euclide in cinese. Inoltre Ricci si dedicò alla realizzazione di un atlante mondiale in cinese, curando personalmente la traduzione dei nomi europei nella lingua locale. Molte dei nomi da lui coniati sono usati tutt'oggi in Cina. Ricci, inoltre, introdusse, presentandoli sotto una luce favorevole, molti aspetti della civiltà cinese in Europa.

La mostra
Pechino, Capital Museum, 6 febbraio – 20 marzo 2010
Shanghai, Shanghai Museum, 2 aprile – 23 maggio 2010
Nanchino, Nanjing Museum, 4 giugno – 25 luglio 2010

La prima parte della rassegna ricostruisce il tessuto culturale e artistico dell’Occidente da cui muove Ricci negli anni del Rinascimento maturo; in mostra, per la prima volta in Cina, dipinti di alcuni fra i maggiori artisti italiani del tempo (tra cui Raffaello, Tiziano, Lorenzo Lotto, Federico Zuccari, Federico Barocci, Giulio Romano, Simone De Magistris) accanto ad altre opere, documenti e strumenti scientifici che attestano la compiutezza e l’importanza degli innesti di conoscenze ed esperienze della civiltà europea in Cina: libri e manoscritti, tra cui l’Astronomicum caesareum di P. Apianus, il Theatrum orbis terrarum di Ortelio, una copia del quale Ricci regalò all’imperatore, la Humani corporis fabrica di Vesalio e la Biblia poliglotta di Anversa, insieme ad altre decine di preziose cinquecentine, rilegature artistiche, incisioni su rame e modelli in scala della Roma antica e rinascimentale, strumenti musicali, macchine leonardesche e dispositivi meccanici, congegni per la misura del tempo e dello spazio, nonché pezzi di arredamento tardo rinascimentali e i famosi arazzi su cartone di Raffaello, attualmente conservati presso la Galleria Nazionale delle Marche di Urbino, a ricostruire l’ambientazione tipica dei palazzi italiani di fine ‘500.
La seconda parte della mostra illustra il mondo che Matteo Ricci trova in Cina al suo arrivo e ricostruisce, attraverso documenti originali e oggetti d’epoca cinesi, il “viaggio”, ossia l’esperienza di incontro, dialogo e comunicazione compiuta da Ricci e dai suoi interlocutori cinesi da Macao (primo approdo) a Pechino, dove è tuttora conservata la tomba del grande pioniere. Le opere cinesi esposte evocano gli aspetti fondamentali della civiltà cinese con i quali Ricci si è misurato, la lingua e la scrittura, la produzione libraria, le tre grandi religioni (confucianesimo, buddismo e taoismo), le opere prodotte da Ricci e dai suoi amici in Cina, libri, carte geografiche, strumenti scientifici. Un accento particolare viene posto sulla vita e sulla comunità dei letterati cinesi, dalla quale Li Madou fu accolto e riconosciuto maestro. Preziosi oggetti in oro e giada evocano il fascino della corte di Wanli, nella quale il letterato straniero ebbe libero accesso. In mostra anche un dipinto che i cinesi attribuiscono allo stesso Ricci raffigurante un paesaggio con bosco nei dintorni di Pechino.

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Incontro di Civiltà nella Cina dei Ming

Periodo: 06/02/2010 - 25/07/2010

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