Paolo Troilo. Mostra Personale
18/01/10 > 27/02/10 - Vigone (TO)
Celebrità, edonismo, narcisismo, oggi è sempre più facile crogiolarsi nell’esaltazione dell’io grazie alla proliferazione di strumenti che incitano l’autocelebrazione.
Non bastavano fotografie digitali, istantanee, video self-made: a tanto materiale serviva una vetrina per mettersi in mostra.
Ecco allora comparire i vari social-network, da Myspace a Linkedln, il più popolare Facebook e via dicendo, dove costruire a piacimento l’autoritratto innaturale di se stessi.
Molte, tante, troppe le possibili varianti.
Pirandello ne resterebbe estasiato, alla faccia di un naso pendulo che nel misero specchio di una toeletta personale fa crollare la psicologia del suo personaggio sicuramente più riuscito.
Le crisi identitarie, se ancora possono chiamarsi tali, sono cosa di altro secolo.
Oggi l’identità è mutabile e plasmabile, nell’universo globale, e solo virtualmente sociale: ci si dopa di Photoshop e si parla con parole di altri, si rigetta, snaturandole, nozioni e citazioni.
Il divismo da rotocalco è cosa ormai di poco conto, a portata di mano.
L’affronto di Pirandello, nel quale l’unicità della persona si rivelava in realtà essere una moltitudine di varianti dello stesso soggetto, non è più icona di una verità che si lascia mettere in discussione.
Gli specchi in cui guardarci oggi si costruiscono a tavolino, sono realizzati grossolanamente dallo stesso protagonista che vi si specchierà.
Sono fatti su misura, già deformati, sempre abbellenti, ovviamente.
Possiamo essere noi i sarti della nostra immagine.
Perché la verità, quella di carne e ossa, può traslare su piani di realtà virtuali terribilmente conformati e conformanti.
I ritratti, dicevamo, o meglio i “profili” si moltiplicano senza regole. Quelle estetiche per lo meno.
Siamo ben lontani dall’introspezione critica e analitica degli autoritratti amati e odiati dagli artisti di tutti i tempi.
Non c’è la follia di Gauguin, e nemmeno l’irrequietezza malata di Bacon.
Oggi in quei “profili” c’è la nuova malattia di inizio secolo.
Celebrità e divismo da quattro soldi.
Se potessimo entrare, anche solo per un secondo, nella nostra mente e vederci come attraverso l’obbiettivo di una telecamera, registrando gesti e comportamenti, l’orlo della schizofrenia sarebbe presto valicato.
Si entrerebbe in un universo senza veli, nessun fittizio “profilo” a preservarci, solo la ripresa diretta della nostra persona.
Il tema, certo drammatico se osservato in modo serioso, è affrontato in forma di una tragicommedia dal regista Spike Jonze; all’esordio della sua carriera cinematografica, tenta un racconto simbolico e buffo sul culto dell’individualità, sulle multi personalità, e sulla perdita della proprio identità.
Essere John Malkovich (1999) – titolo e slogan nel film - è un’esperienza conturbante.
Soprattutto quando non sono altri aspiranti disillusi a entrare nella mente dell’attore per 15 minuti di celebrità, ma quando è lo stesso protagonista a farsi auto risucchiare nel dedalo della sua psiche.
Per un cortocircuito psicologico, la percezione del mondo diventa l’incubo di una realtà clonata sulla stessa immagine, con non più uno o nessuno, ma centomila Malkovich da non saperne più riconoscere l’originale.
Paolo Troilo arrischia lo stesso viaggio dentro i confini della sua persona.
Torna a stupirci, senza l’uso di effetti speciali, utilizzando grandi tele in cui l’unico figurante è il suo autoritratto. Torna e si raddoppia. Si moltiplica per meglio dire.
I suoi cloni reiterati interpretano la sfida, individuale ma estendibile a una riflessione più globale, che volge all’indagine delle relazioni che intercorrono tra l’io soggettivo e i meccanismi sociali e interpersonali di immedesimazione collettiva.
Sfide quotidiane tra due o più giocatori, entro le quali i ruoli - chi è l’arbitro e chi il giocatore? – si confondono volutamente.
Cercare l’esplosione dei gesti, il grido di rabbia, lo sfogo fisico, brutale, di un corpo che prova a separarsi dal suo mister Hyde è l’altro lato di un ragazzo – oltre che di un artista – costruitosi professionalmente come art director e pubblicitario, dove sappiamo vigere un universo fondante sulle leggi dell’apparenza e della formalità.
Dopo aver dedicato anni a trovare i giusti ingredienti per ammaliare attraverso escamotage massmediatici – con campagne pubblicitarie pluripremiate e di riconoscibile valore creativo – Paolo Troilo è scoppiato in un’espressività urlante.
La sua pittura, corposa e primordiale, fisica e potente, è l’inevitabile risposta per non soccombere in un omologante conformismo.
La pittura è medium.
Nella costanza del proprio io riprodotto senza censure, si mette in scena il teatro dall’artista.
Troilo contro Troilo.
Un gioco di specchi, o meglio, una rifrazione sempre uguale eppure scomposta – in variazioni minime di atteggiamenti e posture - dello stesso soggetto.
Il suo corpo, ripetuto sull’asse ora verticale ora orizzontale, si fonde in forme altre, come quelle che in psicometria sono le ben note “macchie di Rorschach”: riflessioni di monocromie espanse nella cui estensione intravedere un contenuto ora umano, naturale o astratto.
È la convivenza di multipersonalità all’interno dello stesso contenitore.
Beninteso, solo contenitore, perché il senso è da intuirsi nella lotta irrisolta tra titani incapaci di relazionarsi.
Si respira l’aria dal superuomo nietzschiano, privato delle sue comode certezze; si avverte l’urgenza di riconoscersi in un combattimento, con unghie e denti ben in vista dove sopravvivere può voler dire anche soffrire, sicuramente lottare, chiamando in causa una sempre più spesso repressa animalità.
Paolo Troilo entra nei meandri di una visionarietà che non accetta la clonazione dell’individuo, che sfida il virtuale attraverso la sopravvivenza di un gesto reale.
Non è l’autocelebrazione studiata a tavolino con strumenti stereotipati.
Lo scatto fotografico digitale è per Troilo schizzo preparatorio per composizioni più complesse.
Da qualsiasi direzione lo si voglia guardare, il tema del doppio e dell’identità, qui dichiaratamente esposto in figurazioni concrete, è il leit motiv di un ossessione irrisolta.
I “multipli di Troilo” non lasciano tregua.
Non a chi li guarda, non all’artista che ha scelto l’arte come unico strumento per veicolare il suo messaggio.
Siamo di fronte a una pittura, in senso stretto, dove la tecnica - banditi i pennelli, sono le mani a imprimere direttamente macchie di colore sulla tela – è già racconto di per sé.
La pittura, dicevamo, è medium: l’autoritratto torna e acquista il merito che ontologicamente l’arte gli ha consegnato nei secoli.
Non è finzione.
È l’affronto di un film, questa volta reale, riassunto nella questione di cosa significhi per l’artista “Essere Paolo Troilo”.
Luca Beatrice
Paolo Troilo. Mostra Personale
Periodo: 18/01/2010 - 27/02/2010
TEATRO BAUDI DI SELVE Vicolo Del Teatro Vigone (TO)
Tel. 011 9803111
|
|
| Galleria
Immagini |
| Paolo Troilo. Mostra Personale |
| |
 | | |
Expo
3d:
la Galleria Virtuale
Un nuovo servizio per presentare le Opere in un ambiente tridimensionale.
>>
continua |
Video
& DVD Service
Servizi Video per mostre, esposizioni, documentari. Realizzazione
DVD e pubblicazione on-line. >>
approfondisci |
Segnalazione
Eventi
Per segnalare mostre, eventi artistici o altre iniziative artistico
- culturali, è necessario seguire la procedura indicata
nell'apposito modulo: modulo di
segnalazione eventi |
|