Gabriele Croppi. Shoah e Post-Memoria Fotografie 2007-2008
31/01/10 > 13/02/10 - Casale Monferrato (AL)
Fotografo di fama, reso celebre proprio dalla sua capacità di coniugare l'arte con il ruolo documentaristico della fotografia, Gabriele Croppi ha scelto Casale Monferrato per presentare un progetto dal forte contenuto evocativo. Due mostre proprio nella settimana in cui il capoluogo del Monferrato, dove esiste un’attiva comunità ebraica, incornicia il Giorno della Memoria in cui tutta Europa ricorda la liberazione di Auschwitz.
La prima delle due occasioni per incontrare Croppi sarà Sabato 30 gennaio alle ore 18 alla Libreria il Labirinto (via Benvenuto Sangiorgio a Casale). Si inaugura la mostra “Visioni” - Fotografie, documentazione e finzione presentata dalla giornalista e critica d'arte Maria Teresa Cerretelli. Una trentina di scatti che rispecchiano le profonde riflessioni sul concetto di arte fotografica tra sperimentazione artistica, realtà fotografica ed esigenza di raccontare storie per immagini lasciando spazio alla fantasia.
La seconda mostra di Croppi dal titolo Shoà e Post-memoria si apre invece domenica 31 Gennaio alle ore 17 nella sala mostre della Comunità Ebraica, organizzata dalla Galleria Ermanno Tedeschi e l’importante complesso architettonico in vicolo salomone Olper che ospita una delle più belle Sinagoghe d'Europa (fondata oltre 500 anni fa) il Museo di Arte e Storia Ebraica e il Museo dei Lumi (una straordinaria raccolta di arte moderna sul tema della lampada di Channukkà). Qui Gabriele Croppi mostrerà un’altra trentina di immagini frutto di una dolorosa consapevolezza maturata in un istante che ricorda lui stesso “Nel maggio del 2008 una rivista di viaggi mi commissionò un servizio fotografico sulla città di Linz, in Austria. Lo terminai in anticipo. Decisi di impegnare il tempo libero che mi era rimasto alla visita del campo di concentramento di Mauthausen, situato a pochi chilometri di distanza. Dalla fermata dell’autobus di linea mi incamminai per una strada che si arrampicava su di una collina, per circa un chilometro. Ricordo due cose. Enormi cartelli sulla strada a recitare slogan di benvenuto e reclamizzare confortevoli hotel e una cucina squisita. Un campo di spighe mosse dal vento che non esitai a fotografare.
Poi alzai gli occhi e da quell’istante cominciai a interessarmi al tema della Shoah.
Vidi la siluette delle torri di guardia del campo di concentramento e cominciai a piangere, inspiegabilmente, per quasi due ore…Dovettero passare giorni o settimane, prima che potessi capire la natura e il motivo di quel pianto. In un saggio di Marianne Hirsch appresi per la prima volta il concetto di post-memoria, e cioè: della capacità di rivivere il dramma della Shoah da parte delle generazioni successive. Le torri di Mauthausen, per me, erano state questo: simboli e icone assorbite passivamente per 34 anni, riemerse in maniera improvvisa e irrazionale. Questa consapevolezza mi rese partecipe di un nuovo modo di vedere il mondo e smisi di osservare alcuni oggetti della quotidianità come avevo fatto sino allora. I binari di una stazione ferroviaria, il filo spinato di delimitazione di un cantiere edile, la doccia di casa, una lunga fila di persone alla cassa di un supermercato, i vagoni arrugginiti di un treno merci: da quel momento in poi, tutto si sarebbe caricato di un nuovo significato.
Da quel momento Croppi si mette in viaggio in Europa fra Austria, Germania e Polonia, per fotografare i luoghi della Shoah, non già in chiave documentaristica – come tante volte era stato fatto –, ma per trasformare i luoghi della Shoah in una occasione di produzione “iconografica” e di verifica della stessa, in cui un atto estetico può contribuire alla conservazione o rievocazione di una “verità” storica. Un modo per allargare il raggio di persuasività alle generazioni presenti e future, e che l’approccio scientifico e storiografico possa arrivare anche in conseguenza di un’”infatuazione” estetica ed emozionale propria dei meccanismi della post-memoria.
Anche in questo occasione la mostra sarà introdotta dal commento della giornalista Maria Teresa Cerretelli.
Gabriele Croppi nasce a Domodossola il 9 maggio 1974.Alla sua innata passione per la pittura si aggiunge, negli anni, quella per la fotografia. Si dedica per anni al reportage, lavorando nei Balcani, in Amazzonia, ed in altre realtà dell’area latino-americana. Parallelamente, dalla metà degli anni ’90, sviluppa una ricerca incentrata sul rapporto fra fotografia ed altre arti: dalla pittura (“Guernica 2000”, 1999; “Omaggio a Sironi”; 2007), alla letteratura (le ricerche ispirate alla poesia di Borges e Pessoa, 1998-2004), sino al cinema (“Visioni”, 2006-2007).Nel 2005 firma il suo primo lungometraggio, “l’innocenza della mano”, film-documentario dedicato all’artista Fausto Pagliano. Fra i suoi lavori più recenti la serie “Horror vacui” (2008), e una ricerca sul tema della “post-memoria” (2008), attraverso la rivisitazione dei luoghi della Shoah. Attualmente, vive e lavora a Milano nel campo editoriale, dedicandosi anche all’insegnamento presso l’Istituto Italiano di Fotografia.
Gabriele Croppi. Shoah e Post-Memoria Fotografie 2007-2008
A cura di: Maria Teresa Cerretelli / Comunità Ebraica di Casale Monferrato
Inaugurazione: domenica 31 gennaio 2010 Periodo: 31/01/2010 - 13/02/2010
COMUNITÀ EBRAICA Vicolo Salomone Olper, 44 Casale Monferrato (AL)
Ingresso: libero Tel. 014271807 Web
Riferimenti e Note: Web Con la collaborazione della Galleria Ermanno Tedeschi Torino, Milano, Roma.
Tutti gli incontri sono gratuiti.
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