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Pietro Mancuso, un Sogno Dirompente
06/02/10 > 28/02/10 - Treviso

“Pietro Mancuso, un sogno dirompente” è curata da Mario Guderzo e Ennio Pouchard ed è la più importante esposizione mai realizzata sull’artista, con dipinti dagli anni ’80 ad oggi, molti inediti. Con una cinquantina di opere esposte, si tratta di un’occasione unica per approfondire il percorso di un artista significativo di questi ultimi decenni, interprete moderno di un “simbolismo silente”. Nella sua opera ha rielaborato le avanguardie europee conosciute nei suoi viaggi giovanili, passando da un primo momento figurativo e naturalista, basato su una visione “reale” del mondo, ad un dialogo esasperato con la propria interiorità. Nei suoi quadri, si rileva un suggestivo intreccio di espressionismo metafisico-surreale, oggi tradotto in una pittura dell’inconscio di fortissimo lirismo emozionale e di autentiche esplosioni figurative, sostenute da un segno pittorico estremamente puntuale e di preziosa tonalità e da chiarezza espositiva.
La mostra corona l’intenso lavoro di ricerca e di valorizzazione attuato da Itaca nella riscoperta di un protagonista dell’arte veneta, oggi recensito nelle maggiori testate nazionali e presente in numerose collezioni private.

Pietro Mancuso nasce a Valdobbiadene, nel Trevigiano, il 9 settembre 1944. Nel 1962 inizia a girare per l’Europa con soggiorni prolungati in Svizzera e in Olanda. Visita le antiche cattedrali e le maggiori collezioni dei musei pubblici ammirando i capolavori di varie epoche. L’arte lo appassiona sempre più e decide di dedicarsi completamente alla pittura quando vede i dipinti degli espressionisti tedeschi: di Kirchner, Heckel e Kokoschka. Nel 1964-1965 lavora a Breda e poi a L’Aja, dipinge e tiene alcune mostre personali. Nel 1967 ritorna in terra veneta e completa il suo apprendimento — spronato da Giuseppe Mazzariol, docente di Storia dell’Arte all’Università di Venezia — studiando i maestri del Cinquecento veneto. L’anno seguente, alla personale tenuta ad Asolo, Giovanni Comisso elogia il suo lavoro e poco dopo, è Virgilio Guidi a consegnargli il Primo Premio Città di Belluno per la pittura. Seguono anni di ricerca in cui sedimenta quello che ha visto e studiato riproponendosi al pubblico nel 1977, nella natia Valdobbiadene, con una mostra dal titolo Metamorfosi nell’arte, ottenendo ampio apprezzamento dalla critica. Tale produzione di paesaggi e nature morte è tutta veneta nella tavolozza tonale, modulata da suggestivi effetti di luce, mentre la raffigurazione è caratterizzata da pennellate pastose e da un segno forte. Decide intanto di iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove frequenta i corsi di disegno e di pittura di Renato Borsato. Nella seconda metà degli anni Ottanta ha inizio un mutamento che lo porterà a maturare un’originale cifra stilistica: crea scene con figure che paiono vivere in una dimensione onirica, calate in atmosfere impalpabili fatte di pennellate che adesso sono più fluide, come addolcite. Si susseguono le mostre personali: in diverse città italiane, dal nord al sud, e a Sydney, Montreal, Tokyo, Parigi. Nel frattempo a Roma vince il I Premio della RAI L’Ippocampo d’Oro. All’inizio del decennio successivo si rafforza la visione di un mondo dove sogno e fantasia si coniugano in rappresentazioni tematiche fortemente scenografiche, reinterpretando figure mitiche ma anche accadimenti reali, in bilico tra simbolismo, surrealismo, pittura visionaria e metafisica. Le forme diventano curvilinee, con un andamento flessuoso, e i colori viaggiano vieppiù verso valenze timbriche. Con il nuovo secolo la progressiva metamorfosi dei suoi personaggi — immersi nel crescendo di un racconto trasognato — ondeggia tra sensualità e un’inquietante stravaganza di affabulazione narrativa. Assestato su una cifra ormai inconfondibile l’artista amplia il suo repertorio con nature morte e paesaggi, che aveva lasciato un po’ da parte. Tra le ultime esposizioni da segnalare quelle a Possagno (Museo e Gipsoteca Canoviana), ad Asolo (Centro Culturale La Fornace), a Padova (Caffè Pedrocchi), a Palermo (Palazzo Pignatelli), a Venezia (Farmacia Monumentale).
Il suo atelier è una baita in legno isolata tra i vigneti e circondata dalle colline di Valdobbiadene.
Pietro Mancuso, un Sogno Dirompente

A cura di: Mario Guderzo e Ennio Pouchard

Inaugurazione: sabato 6 febbraio ore 17
Periodo: 06/02/2010 - 28/02/2010

CASA ROBEGAN – CA DA NOAL
Via Canova, 28
Treviso

Orari: martedì - domenica 10.30 – 19.00
Ingresso: libero

Riferimenti e Note:
Tel. 0423 545161
E-Mail
Web

Patrocinio: Comune di Treviso

Organizzazione: Itaca. Investimenti d’Arte

Catalogo: Itaca Investimenti d'Arte

Ufficio Stampa:
QUINTO POTERE COMUNICAZIONE
Tel. 3396783954
E-Mail


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Pietro Mancuso, un Sogno Dirompente
 
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