Alessandro Ingafù Del Monaco.
Alter / Azioni Miraggi Enigmi Vaticini del Divenire Identificante
25/03/10 > 26/04/10 - Enna
Fluttuanti atemporalità di Tempo in simbiosi nuziale con uno Spazio di desertificate decontestualizzazioni ad intrecciare sortileghi esoterismi del “cum-figurare” interagente per orditi misterici su pulsioni, strumenti e supporti tra i quali (e nell’ausilio di riscontro abbacina lo splendore di Cristina Campo nel suo umanissimo viaggio su rotte di “Segni soprannaturali”) è costantemente fattivo e vigile “l’arcano fluire l’uno nell’altro di natura e sovrannatura, corpo e spirito, fuoco, soffio, emanazione, tocco umano e sovrumano, inestricabilmente fusi in quella soprannaturalizzazione dei cinque sensi che è la grande avventura del corpo a contatto col divino”: queste le coordinate di contatto abilitanti a preliminari di sondaggio e d’intesa sul magniloquente universo espressivo del quale Alessandro Ingafù Del Monaco si rivela, ed al tempo, sovrano e servo, specchio e spettro, essenza e assenza, onnipotente creatore ed imprevedibile anacoreta, in un eterno duello identitario fra le stuzzicanti lusinghe del dominare per segni e simboli e gli ancor più irresistibili richiami d’una clausura che gli doni finalmente approdi apicali di supremo conforto e di agognata Illuminazione (“hesychìa” o “karma” che definir si voglia quest’ultima) dopo un cammino catartico e lustrale in allertato carisma di “diàkrisis” del discernimento.
Grande Iniziato al cospetto d’un immenso adito del Sacro, Alessandro Ingafù Del Monaco feconda la sua magnifica creatività di quesiti e rovelli, di percezioni e di effigi, di sembianti e di simboli, di presenze perturbanti e di ectoplasmie in sussulti dell’evocare, a martoriarsi con cilici d’angosciata caparbietà su quegli enigmi ancestrali dai vaticini negati “ab immemorabili” (chi siamo, donde veniamo, dove andiamo, perché viviamo e quant’altro negli echi d’un implacabile cortina di silenzi) cuciti a carne viva sulla condizione umana, oggi del tutto eguale all’ieri ed in replicante proiezione al domani, nonostante i lumi fallaci e le mendaci albagie d’un illusorio superominismo in eterno canovaccio d’imbonimenti e prestidigitazioni a cura delle “magnifiche sorti e progressive” ogni volta inidonee a taroccare panacee d’irenismi ai demistificanti disinganni del Genio di Recanati e di chi, a par suo, giammai abbocca.
Per un fascinoso paradosso di eguale atemporalità, questo evento d’Arte va ad onorare, adesso, un Artista che, a soli 23 anni, si manifesta novizio mutato in Maestro e adepto divenuto Teurgo: ed è realmente impagabile la stupefacente dovizia di prerogative, di potenzialità, di eclettismi, di spessori, di proposte, di risultanze, che gratifica ed incanta chi avrà la fortuna di accedere alla geniale polivalenza del suo autentico rivelarsi straordinario talento dell’Arte contemporanea, sia come pittore e grafico ad altissimi livelli, sia come personalità in sicure percorrenze ascensionali (da laureato in Filosofia, specializzando in Estetica e critica d’arte, diplomato in Tecnica della grafica pubblicitaria, allievo modello di quella storica Accademia di Arti Ornamentali “San Giacomo” di Roma da sempre a riunire il Gotha dell’Arte, ed anche da letterato, studioso e critico in possesso, per studi scolastici e doti naturali, di sorprendenti capacità d’analisi e di scrittura). Eccolo, allora, questo Maestro che umilia il Tempo con la sua giovinezza riuscita a traguardare e ad oltrepassare fulmineamente ogni tappa di maturità per altri normalmente diluita sull’arrancare, passo dopo passo, tra scandite percorribilità di tutta un’esistenza: eccolo, ed a riferirne solo alcuni esempi, con i suoi amplessi rituali dinanzi a platee di costellazioni e sipari simbolici tra indizi di arcane retropresenze e di assenze personificate; con le sue foreste di pietra autosostenute su radici che affondano nel cosmo ed in reiterare di ludici geometrismi; con i suoi soggetti polimorfi tra viluppi ed avvinghi di radici come braccia riconsegnanti vittime sacrificali ad insaziabili deità; con i suoi agganci tra lontananze di fisici rizomi dell’originarsi e di eterei sembianti celesti; con i suoi sovrumani fulgori su alternanze di mitografie e di abiure per pasti sacrificali di serpi che ingurgitano identità e, a loro volta, da esse vengono contestualmente divorati in liturgiche simbolofagie di triturazioni e trasmutazioni trasfiguranti; con i suoi soggetti colti nell’incauto, periglioso ritorno a varcare Soglie d’Ignoto in cui è l’autofago “ouròboros” azzannante se stesso in sempiterno rituale d’autorigenerazione ad allertare sulle fatali tenebre d’un itinerario senza soluzioni di reversibilità; con le sue allucinanti tecniche d’addio quali estreme capitolazioni alla caparbietà di tutte le crudeli muraglie di Silenzio; con le sue decisioni preludiate / profetizzate da sconcertanti preliminari d’autoestinzione; con i suoi uomini / radici in tutt’uno fra terra e carne, se non inchiodati a patiboli di suolo in repliche di anelate crocifissioni; con i suoi equilibrismi azzardati su fili d’implacabile precarietà; con i suoi privilegiati momenti di meditazione sopra scacchiere d’Arcano, tra impassibili effigi di conoscenza e sipari di volte celesti per intermittenze di esoteriche barricate e di sporadiche disponibilità di dialoghi rivelatori; con i suoi pudichi nudi femminili su ambienti scarni ma d’altissima efficacia di fascino e seduzione, e i suoi nudi maschili, anche qui di precisa raffigurazione anatomica, in delicatezza e possanza simbolica ed estetica per magistrali dosaggi sia iperluministici che di gradienti; ed il suo vasto e altrettanto valido “book” di chine e matite per puntualità di panneggi, dettagli e variazioni chiaroscurali su tratti, toni, soggetti. Qui ed Oltre, allora, l’Arte di Alessandro, in atemporalità di Tempo e adimensionalità di Spazio, tra il Dolore e la Speranza, l’Anelito e l’Attesa, il Nulla e l’Eterno, la Terrestrità e la Teurgia, l’Occultato e il Manifestato, il Visibile e l’Inesprimibile, l’Io e l’Uno, l’Io e il Tutto.
Nuccio Mula
L'evento è curato dal Prof. Alfredo Prado, Dirigente Scolastico del rinomato I.R.I.S.S.I.A., l'Istituto Regionale d'Arte "Luigi e Mariano Cascio" di Enna e dal Prof. Nuccio Mula, critico ufficiale di "Tram Arte Enna - Percorsi", scrittore e giornalista, componente dell'Associazione Internazionale Critici d'Arte, docente universitario di Fenomenologia dell'Immagine, Teoria della Percezione e Psicologia della Forma all'Accademia di Belle Arti "Michelangelo" di Agrigento.
Alessandro Ingafù Del Monaco.
Alter / Azioni Miraggi Enigmi Vaticini del Divenire Identificante
A cura di: Alfredo Prado, Nuccio Mula
Inaugurazione: giovedì 25 marzo ore 17 Periodo: 25/03/2010 - 26/04/2010
ISTITUTO REGIONALE D'ARTE LUIGI E MARIANO CASCIO Via Vittorio Emanuele, 101 Enna
Ingresso: libero Tel. 093524996 E-Mail Web
Riferimenti e Note: E-Mail Web Mostra inserita nella manifestazione permanente “Tram Arte Enna – Percorsi”
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