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Marisa Merz. Mostra Personale
CENTRE INTERNATIONAL D’ART ET DU PAYSAGE 
07/07/10 > 26/09/10 - Vassivière - F

Marisa Merz Le opere in mostra sono caratterizzate dall’uso sapiente del silenzio e della sottrazione con cui Marisa Merz ha saputo, negli anni, realizzare un repertorio di forme tanto intense quanto evanescenti.
Il percorso espositivo è scandito da pitture e sculture realizzate con materiali diversi com’è caratteristico della sua arte. Si tratta di opere inedite, nuove produzioni realizzate appositamente per il Centre international d’art et du paysage, opere circonfuse di una grazia profondamente intima che parla direttamente allo spettatore.

Marisa Merz esplora attraverso le grandi tele con ritratti femminili e le fragili sculture di argilla i legami misteriosi che uniscono l’arte e la vita, in un percorso che trova il suo inizio nel vuoto assoluto nella forma conica, verticale, maschile, del faro di Aldo Rossi, che si contrappone a quella femminile, orizzontale e vibrante del lago di Vassivière.

Figura maggiore dell’Arte Povera, a partire dagli anni Sessanta, Marisa Merz sviluppa un lavoro originale solitario e profondamente ispirato alla dimensione femminile, caratterizzato da un’unicità di pensiero il cui carattere introspettivo ha portato alla formulazione di un lavoro prezioso, unico, in cui gli elementi del quotidiano diventano quasi fantasmi domestici, apparizioni evocatrici di spazi intimi e di antiche sapienze.

Internazionalmente riconosciuta come una delle artiste più importanti degli ultimi cinquant’anni, il suo lavoro è stato presentato nelle più grandi manifestazioni e istituzioni internazionali, dalla Documenta di Kassel nel 1992, alle personali del Centre Pompidou nel 1994 e della Tate Modern nel 2001. Marisa Merz ha conseguito il premio speciale della Biennale di Venezia nel 2001, come riconoscimento dell’unicità della sua esperienza e dell’apporto straordinario della sua carriera al panorama artistico contemporaneo.

Dagli anni Settanta, la presenza di Marisa Merz è stato come un respiro continuo e appartato, capace di evocare apparizioni minimaliste, figure parziali, frammenti di corpi o di oggetti, reliquie realizzate in materiali molli come cere, argille, esili superfici di metallo e fili tessuti di rame: “Nel mio immaginario, quello che scopro, non lo chiamo conoscenza, per me, è la felicità. Appena diventa conoscenza, la felicità è perduta. D’accordo, non riesco sempre a fare in modo che non diventi conoscenza, ma qualche volta ottengo quest’istante di felicità. E’ la felicità legata al contatto con me stessa e al contatto con il mondo, e al rapporto tra i due. La trasformazione in conoscenza è quasi simultanea, inevitabile. Non so se la conoscenza contiene del dolore. Credo che sia la ripetizione, una cosa che conosci già. A differenza della felicità che è una sorpresa, uno stupore, quell’instante preciso, ecco. Ma io ho uno spirito bizzarro”.

Avvicinarsi al lavoro di Marisa Merz, fare l’esperienza delle sue presenze pubbliche, rare e intense, spesso sofferte, piene di nuove riflessioni, significa accettare il cambiamento radicale del concetto di tempo così come lo intendiamo comunemente, un tempo diverso che diventa necessario per entrare in rapporto con il suo lavoro. Tutto in lei, gli scambi con il mondo dell’arte, il suo atteggiamento nei confronti delle inaugurazioni, degli inviti, dei titoli da dare alle mostre, alle opere, ai rapporti con le gallerie, con i curatori, è rivisto in scansioni temporali che rivelano necessità diverse, inusuali e dirompenti.

Il percorso all’interno del Centre international d’art et du paysage diventa un paradigma di questo tempo inverso, variato, tanto che si può dire che tutta l’isola sia la mostra, il grande lavoro corale e silente di Marisa Merz.

Carichi di slanci e di energia, i misteriosi e potenti lavori di Marisa Merz presentati in mostra diventano un frammento che partecipano alla costituzione di una grande opera, in cui la capacità naturale della sensibilità di ognuno di meravigliarsi, diventa lo strumento di lettura dell’intero percorso.
Il visitatore è portato a confrontarsi con una materia magmatica, intensa e magica, in una tensione continua che si dispiega da un'opera all’altra come in un ininterrotto dialogo.

L’ingresso alla prima sala del Centro d'arte, la Navata, immette immediatamente nell’universo visionario dell’artista, che concentra e visualizza in questo spazio, le energie che caratterizzano e animano l’isola di Vassivière.
Un prato si è introdotto, occupandola, nell’architettura postmoderna di Aldo Rossi. L’edificio è forzato dolcemente ad aprirsi all’elemento naturale e lo spazio espositivo diventa il luogo di un’ideale passeggiata dove i visitatori si muovono sorpresi ed emozionati degli incontri e dalle sensazioni che possono nascere, da questa intima fusione di natura e vita.

Con lo schermo verde e vivo, che è anche una macchia di colore deciso, entra la pittura. Marisa Merz poggia, sul fondo della sala, un grande quadro realizzato su carta giapponese e illuminato da una cornice con trame di rame. Da questa fragile superficie azzurra, dove delle figure femminili sembrano prendere forma, si sviluppa un’impressione di dolcezza e calma, inestricabilmente legata ai fili d’erba del pavimento. La pittura dagli andamenti lineari sembra seguire gli intrecci degli elementi vegetali, costituendo un gioco di rimandi e di possibili legami tra lo spazio interno ed esterno.
L’instabilità del divenire è incerto tanto per la tela che per il prato dove il contrappunto di una forma ovale azzurra, in cera, rivela la presenza del colore.
Marisa Merz continua a tessere dei legami stretti tra la pratica della sua arte e certi principi nati negli anni Sessanta, come l’uso di materiali ordinari, con l’idea di invertire il carattere sacro dell’oggetto d’arte e ripensare al ruolo stesso del processo creativo.

Il visitatore prosegue il percorso nelle sale successive del Centro d’arte dove la meticolosità delle opere lo invitano a penetrare gli spazi intimi della propria vita. Le opere che seguono sono profondamente legate all’introspezione e alla questione primordiale dell’identità e dell’ascolto. Per Marisa Merz i volti sono “un vuoto, un’emozione”’, schizzati al centro della tela, sul dittico incurvato esposto nella Sala degli studi, essi sono solo accennati, l’artista vi è tornata più volte, in tempi diversi, forse dopo anni, composti e ricomposti lentamente, incessantemente. Il processo termina quando un qualche equilibrio ideale traspare, quando l’artista decide che il quadro è completo, quando vede emergere qualcosa che diventa visibile. Ogni traccia di colore è lasciata lì sulla superficie della tela e non potrà mai più essere cancellata, anzi potrà diventare più intensa o magari sparire. Dai grovigli di linee ondulate e sottili, eterei volti femminili appaiono lentamente con un’infinita delicatezza. Una figura, quasi sempre la stessa, ma nello stesso tempo mai identica, emerge da queste composizioni di linee e colori. Questi segni evanescenti sembrano prendere corpo nel loro doppio ideale, una testina d’argilla, silenziosa e vellutata, è posata ai piedi della tela, su di una lastra di ferro, dove la polvere sembra aver stampato un quadrato perfetto.
La sala è colma di tratti graziosi di volti ostentati e spirituali che si svelano e si materializzano da un inestricabile disegno dai delicati segni di colore, l’idea è sempre quella di realizzare una forma che puo’ accoglierne delle altre. Ogni traccia, ogni linea, testimonia del passaggio del tempo, tutto è concepito nella sua opera per essere disposto in strati successivi, come si susseguono le ere del mondo, come si stratificano le concrezioni geologiche.
In Marisa Merz, il processo di creazione è nello stesso tempo lungo e lento e l’immagine del ‘senza fine’ è la più prossima alla sua opera, un’immagine che non è mai completamente conclusa o terminata, vicina alla metafora dell’infinito o di una forma finale sempre differente.

Nella testina, esposta nella sala del Piccolo teatro, i tratti del volto sembrano siano stati definiti secondo un modello da cogliere davanti agli occhi dell’artista. La forma e i tratti paiono evolversi nello tempo stesso in cui vengono disegnati, mentre mutano velocemente. Il lavoro di Marisa Merz ci allena a essere attenti alle minime variazioni, a individuare i nodi stabiliti e le zone di trasformazione della sua opera, impegna ed estenua la nostra pazienza e la nostra capacità di attenzione. L’artista concepisce la sua arte ‘tutto come la vita’, vede il mondo come soggetto a un continuo cambiamento, un passaggio di stato chimico e alchemico, una progressiva evoluzione, che è sottintesa a tutte le forme che portano dentro la loro struttura, la possibilità di diventare un’altra forma.

Marisa Merz è l’immagine di una potente e grande femminilità, di un’energia primordiale. La fragilità che in un primo momento sembrerebbe dominare tutta la sua opera, altro non è che l’apparenza da cui emerge progressivamente la forza e la grande trasgressione della sua opera.
Marisa Merz. Mostra Personale

Inaugurazione: mercoledì 14 luglio ore 18.00
Periodo: 07/07/10 - 26/09/10

CENTRE INTERNATIONAL D’ART ET DU PAYSAGE 
Ile de Vassivière
Vassivière - F

Tel. +33 (0)5 55 69 27 27
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