Il Codex Seraphinianus è un libro scritto
e illustrato con più di mille disegni dall'artista italiano
Luigi Serafini tra il 1976 e il 1978 e la cui prima edizione
è stata realizzata nel 1981 da Franco Maria Ricci.
Il libro è costituito da circa 360 pagine, e si presenta
come un'enciclopedia scritta in una grafia indecifrabile.
È ormai un libro di culto, un'enciclopedia surreale,
molto apprezzato da personalità come Italo Calvino, Federico
Zeri, Vittorio Sgarbi, Giorgio Manganelli, Achille Bonito Oliva,
Tim Burton, Douglas Hofstadter e Philippe Découflé.
Il Codex è una reinterpretazione in chiave fantastica
e visionaria di materie quali la zoologia, la botanica, la mineralogia,
l'etnografia, la fisica, la tecnologia, l'architettura ecc.
e da alcuni è stata accostata al manoscritto Voynich,
al racconto Tlön, Uqbar, Orbis Tertius di Jorge Luis Borges
o a Flatlandia di Edwin Abbott Abbott.
"Pittori piuttosto pittoreschi"
è composto di storie vere, verosimili e sfacciatamente
false. Vuole essere un omaggio e, al tempo stesso, una rivisitazione
di eventi legati alla vita ed alle opere di alcuni dei grandi
maestri della pittura mondiale. I venti racconti che compongono
la raccolta creano un turbinio di generi in cui il dramma va
a braccetto con il sarcasmo, ed il cinismo con la malinconia.
L'insuccesso, la vecchiaia, la malattia, la follia e la morte
sono alcune delle tematiche trattate con tono lieve, agevolato
da una scrittura scorrevole. Al lettore sono garantiti momenti
di divertimento alternati a riflessioni sulla caducità
umana e sulla considerazione che un grande artista, in fin dei
conti, è solo un essere umano. O, forse, no... Prefazione
a cura di Iva Zanicchi
Prandelli, Calderoni:
Il linguaggio occulto della pittura
Il linguaggio occulto della pittura. Dall'antica Grecia a Picasso
un codice noto solo agli iniziati
Autore Prandelli Giancarlo; Calderoni Alessandro
Dati 2007, 165 p., ill., brossura
Editore L'Età dell'Acquario (collana Uomini storia e
misteri) acquista
con lo sconto su IBS
Mezzo secolo di ricerca, quasi cinquantamila
pagine di disegni e trascrizioni, una chiave di diciotto lettere
per comprendere il significato di centinaia di opere d’arte
realizzate nell’arco di migliaia di anni. Non un romanzo
ma una storia vera. La storia di un uomo che legge i quadri
come fossero libri. E ne rivela i segreti. Cosa pensano gli
apostoli nell’Ultima cena? E cos’ha sotto le mani
la Gioconda? Chi prende in giro il Mantegna? Era davvero laico
Leonardo? E Picasso ateo? Cosa accomuna Dante e Giotto?
«Esiste un legame profondo e indissolubile tra l’architettura
della parola e l’architettura dell’opera figurativa.
Prima viene l’ispirazione, subito dopo la parola. Da lì
il risultato visivo. E l’ispirazione da dove viene? Bella
domanda. Dall’imponderabile, direi.» «Sogno
un museo del futuro in cui le figure mute diventano parlanti
grazie al testo che esse stesse sono in grado ormai di recitare,
leggendo a ritroso la sceneggiatura che celano.»
La Bellezza non è mai stata,
nel corso dei secoli, un valore assoluto e atemporale: sia la
Bellezza fisica, che la Bellezza divina hanno assunto forme
diverse: è stata armonica o dionisiaca, si è associata
alla mostruosità nel Medioevo e all'armonia delle sfere
celesti nel Rinascimento; ha assunto le forme del "non
so che" nel periodo romantico per poi farsi artificio,
scherzo, citazione in tutto il Novecento. Partendo da questo
presupposto, Umberto Eco ha curato un percorso che non è
una semplice storia dell'arte, né una storia dell'estetica,
ma si avvale della storia dell'arte e della storia dell'estetica
per ripercorrere la storia di un'intera cultura dal punto di
vista iconografico e letterario-filosofico.
Questo libro fa seguito al precedente
"Storia della bellezza". Apparentemente bellezza e
bruttezza sono concetti che si implicano l'uno con l'altro,
e di solito s'intende la bruttezza come l'opposto della bellezza
tanto che basterebbe definire la prima per sapere cosa sia l'altra.
Ma le varie manifestazioni del brutto attraverso i secoli sono
più ricche e imprevedibili di quanto comunemente si pensi.
Ed ecco che sia i brani antologici che le straordinarie illustrazioni
di questo libro ci fanno percorrere un itinerario sorprendente
tra incubi, terrori e amori di quasi tremila anni, dove gli
atti di ripulsa vanno di pari passo con toccanti moti di compassione,
e al rifiuto della deformità si accompagnano estasi decadenti
per le più seducenti violazioni di ogni canone classico.
Tra demoni, folli, orribili nemici e presenze perturbanti, tra
abissi rivoltanti e difformità che sfiorano il sublime,
freaks e morti viventi, si scopre una vena iconografica vastissima
e spesso insospettata. Così che, incontrando via via
su queste pagine brutto di natura, brutto spirituale, asimmetria,
disarmonia, sfiguramento, in un succedersi di meschino, debole,
vile, banale, casuale, arbitrario, rozzo, ripugnante, goffo,
orrendo, insulso, nauseante, criminoso, spettrale, satanico,
repellente, sgradevole, grottesco, abominevole, odioso, indecente,
immondo, spaventoso, abbietto, spiacevole e indecente, il primo
editore straniero che ha visto quest'opere ha esclamato: "Come
è bella la bruttezza".
Calder che lavora sull'incudine a una delle
sue celebri sculture equilibriste; Burri con in mano invece
del pennello la fiamma ossidrica; Segal che plasma le mummie
bianche di gesso; Fontana mentre squarcia con un taglierino
la tela bianca; Warhol al lavoro nella confusione della Factory;
Giacometti che cammina tra i suoi uomini scorticati e filiformi;
ma anche Melotti, Pistoletto, Duchamp, Newman... Una serie di
ritratti di grandi artisti del Novecento al lavoro nell'atelier
o per le strade delle loro città. Artisti-amici ricordati
per immagini nei magici momenti della creazione artistica; ma
anche con le parole, in pagine nelle quali Ugo Mulas riesamina
il significato del loro e del suo lavoro, e "verifica"
gli elementi costitutivi e il valore dell'operazione fotografica.
«Apocalittici e integrati». Utopia nell'arte italiana
di oggi. Catalogo della mostra (Roma, 30 marzo-1 luglio 2007)
Dati 2007, 143 p., ill., brossura
Curatore Mattirolo A.
Editore Mondadori Electa (collana OperaDARC) acquista
con lo sconto su IBS
Attraverso circa ottanta opere (disegni, tele,
video, fotografie, sculture e installazioni), la collettiva
presenta 24 artisti attivi in Italia o italiani attivi all'estero,
emersi intorno agli anni Novanta: Simone Berti, Botto &
Bruno, Pierpaolo Campanini, Monica Carocci, Alice Cattaneo,
Paolo Chiasera, Sarah Ciracì, Francesco De Grandi, Elisabetta
Di Maggio, Giuseppe Gabellone, Giovanni Kronenberg, Andrea Mastrovito,
Sabrina Mezzaqui, Adrian Paci, Diego Perrone, Luisa Rabbia,
Pietro Roccasalva, Pietro Ruffo, Andrea Salvino, Elisa Sighicelli,
Patrick Tuttofuoco, Nico Vascellari, Francesco Vezzoli e Carlo
Zanni. La mostra si inaugura a circa cinque anni dall'inizio
dell'attività espositiva del MAXXI ed è frutto
di un lungo e approfondito lavoro di ricerca, analisi, catalogazione
di testi, immagini, documenti sugli artisti contemporanei in
Italia, riuniti infine in una mostra che ne suggerisca le ipotetiche
future direzioni così come le origini, le radici, i modelli.
Molti artisti non hanno mai esposto al MAXXI né sono
presenti nella collezione del Museo, per una precisa esigenza
di direzionarsi all'esterno, verso situazioni sempre nuove e
in movimento.
All'inizio degli anni Novanta, "La Stanza
Rossa" è stata la prima rivista in Italia a occuparsi
in maniera "programmatica" del rapporto fra l'arte
e le nuove tecnologie, che cominciavano allora a diffondersi,
e a permeare concretamente, la vita e i costumi delle società
"avanzate". I saggi e le interviste raccolti in questo
volume, che coinvolgono autori significativi della riflessione
contemporanea, da Regis Debraya a Enrico Ghezzi, da Jean François
Lyotard a John Cage, sono solo alcuni degli interventi ospitati
sulla rivista, durante quasi un decennio di lavoro, dal 1991
al 1998, ma forniscono un'importante testimonianza di quella
che era la posta in gioco in quel periodo, quando l'impatto
dei media e delle nuove tecnologie sembrava mutare per sempre
il ruolo e la pratica dell'arte. E anticipano, con lucidità,
situazioni e percorsi che il futuro prossimo avrebbe avverato
e che oggi sono al centro delle nostre preoccupazioni.
Edvard Munch (1863-1944) è stato troppo
spesso consegnato al mito di "artista dell'angoscia",
di "artista dell'urlo", sempre sul ciglio dell'abisso,
tra continui lutti familiari, tumultuose relazioni sentimentali,
alcolismo e ossessioni demoniache. Tutto questo ha rischiato
di mettere in ombra le infinite pieghe del suo stile pittorico,
che ha aperto la strada non solo all'espressionismo, di cui
Munch è cruciale iniziatore, ma a tutta l'arte contemporanea.
La sua creatività complessa quanto lineare, istintiva
quanto raffinata non è ovviamente soltanto lo specchio
autobiografico di un esistenza divenuta emblema: è il
frutto di un incessante, tormentoso tentativo di trasformare
le proprie esperienze personali in intuizioni figurative di
valore universale. Di questa straordinaria tensione è
testimone, e fonte primaria, un vasto e tumultuoso corpus di
scritti. Lettere, minute, appunti diaristici, opere narrative
sono infatti la fucina in cui riversava le sue molteplici e
feconde intuizioni, per decantarle e da lì far nascere
le sue opere pittoriche.
Nel volume sono raccolte delle interviste
di Achille Bonito Oliva dal titolo "Arte: dimenticare a
memoria", in cui parla non di oggetti d'arte ma concetti.
Il critico dialoga con artisti di fama su una loro opera molto
particolare, che non esiste nella realtà ma che sognano
di realizzare: il sogno di quest'opera viene raccontato da Michelangelo
Pistoletto, Ettore Spalletti, Braco Dimitrijevic, Liliana Moro,
Enzo Cucchi, Sisley Xhafa.
Le grandi opere d'arte non sono affatto sofisticati
oggetti da allineare in una galleria silenziosa e ammirare devotamente:
le grandi opere d'arte distruggono intere visioni del mondo,
violentano i sensi e invadono le menti e i cuori dei loro spettatori.
Per questo, l'autorevole storico Simon Schama sostiene che "la
grande arte ha pessime maniere" e ha deciso di raccogliere
in un libro i più illuminanti esempi di questo pericoloso
"potere dell'arte". Attraverso le opere e le vite
di otto eccelsi artisti, raccontate con grande vividezza e sontuosamente
illustrate, Schama fa toccare con mano quel momento in cui una
mente, una grande maestria tecnica e una geniale ispirazione
si fondono, creando qualcosa di unico, dicendo cose che in nessun
altro modo potrebbe essere comunicate. Dalla scandalosa arte
sacra di Caravaggio alle tempeste sulla tela di Turner, dai
colori di Van Gogh all'esplicita radicalità anche politica
di Picasso, dalle miracolose sculture di Bernini al capolavoro
mutilato di Rembrandt, dal pittore della Rivoluzione David al
linguaggio rivoluzionario di Rothko, Schama offre otto immersioni
nel mondo, nel tempo e nelle anime di alcuni dei più
grandi artisti di tutti i tempi.
Non tutti sanno che Georges Simenon, oltre
ad essere lo straordinario scrittore che conosciamo, ha scattato
più di duemila fotografie nel corso di lunghi viaggi
e crociere in ogni parte del mondo. Erano gli anni in cui, accanto
all'attività di giornalista e reporter, componeva i suoi
primi romanzi. Il volume ci offre un'ampia e interessante selezione
di queste immagini, inedite per il pubblico italiano e mai esposte
durante la vita dello scrittore. Le fotografie risalgono agli
anni 1931-1935 e testimoniano di un desiderio di cogliere in
presa diretta le molte realtà del mondo, senza artifici,
senza retorica, con l'immediatezza di uno sguardo pronto e curioso.
Niente di sensazionale o di pittoresco, nessuna ricerca estetica.
I testi che le accompagnano inquadrano le occasioni in cui sono
state realizzate e le collegano al contesto letterario dell'opera
di Sìmenon, mettendo in luce le tante analogie dei due
linguaggi, quello della scrittura e quello della fotografia:
lucidità, assoluta mancanza di enfasi, sensibilità
per uomini e cose, spontaneità e semplicità. Gli
istanti catturati da Simenon sono veri racconti per immagini,
sia che si tratti di paesaggi o di visioni di città deserte,
di gruppi umani o del ritratto di un unico personaggio colto
nell'essenzialità di un attimo.
Francesco del Cossa rappresenta un momento
essenziale del Rinascimento ferrarese. È stato con Ercole
de' Roberti l'autore degli affreschi del Salone dei Mesi di
Palazzo Schifanoia, uno dei luoghi più misteriosi e suggestivi
della capitale estense. In questo libro, Vittorio Sgarbi, ferrarese
per nascita e per amore, ci avvicina a uno dei suoi artisti
preferiti, con il suo solito stile chiaro e accattivante. Cosmè
Tura, Francesco del Cossa ed Ercole de' Roberti costituiscono
i tre maggiori protagonisti dell'Officina ferrarese tanto ammirata
da Roberto Longhi, una pittura originale, influenzata dagli
artisti Veneti e dalla cultura fiamminga. Molte delle loro opere
su tavola, ignorate in Italia fino a tutto l'Ottocento, sono
ora esposte con orgoglio e risalto dai maggiori musei anglosassoni,
la National Gallery di Londra e quella di Washington. Il volume
è riccamente illustrato e contiene il catalogo completo
delle opere certe e attribuite dell'artista.
Per la prima volta la "collezione segreta"
del Museo Nazionale di Riga, in Lettonia, viene proposta al
pubblico. Si tratta di ottanta dipinti dalla seconda metà
del 1800 fino al 1950 circa, opere di artisti russi di grande
fama e talento, come Ilja Repin o Isaak Levitan, come Boris
Kustodijev o Alexander Deineka, Maljavin o Kuzma Petrov-Vodkin,
capaci di accompagnare il lettore dentro la componente più
profonda della vita in Russia, con paesaggi e scene di campagna,
con ritratti di grande forza e nature morte, ma anche con un
forte richiamo all'intimismo come nei paesaggi notturni o in
"Interno dello studio" di Maria Shanks.
Il volume raccoglie molti specialisti di arte
romana e i loro importanti studi: si troveranno allora saggi
sui marmi della cappella Aldobrandini, su Venere tra pittura
e poesia, sulla bottega di Giardini, sui disegni di Luigi Valadier.
Piegare, tagliare, bucare, stropicciare, ricalcare,
con carta, cartone, stoffa, pongo: semplici operazioni manuali
con altrettanto semplici materiali sono alla base dell'universo
estetico di Stefano Arienti, il poeta degli origami. Tra le
sue mani oggetti e materiali decontestualizzati cambiano forma
e significato e assumono nuove identità: i fogli di carta
diventano barchette, gli orari ferroviari s'intrecciano in un
ventaglio, i giornali si riciclano come proiettili o si attorcigliano
a formare corde.