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Giuseppe Ajmone

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  Presentazione

Giuseppe AjmoneSe è mai possibile fare una "pittura naturale" e "reale" e, insieme, raffinatissima, sottile, intimistica al limite proustiano e perfino gozzaniano del termine, ne è lui senza dubbio l'Autore.
Chi ha indagato a fondo sulla sua formazione / inclinazione culturale, come Roberto Tassi, potrà documentarvi sino in fondo le predilezioni europee della sua formazione, della cui ricchezza e finezza portano anche fede, del resto, le sue collaborazioni editoriali con l'Einaudi e ad una delle più affascinanti riviste culturali dell'ultimo dopoguerra, «Quaderni milanesi» e soprattutto le sue «illustrazioni» dei poeti, a cominciare dal memorabile Pavese di «Lavorare stanca».
Fin dai precocissimi inizi, la sua pittura appare altrettanto europea e, curiosamente, se da un lato si mostra costantemente aggiornata al progresso linguistico primario, da «Corrente» al «realismo» all'informale e d'altro canto, alle scelte vocazionali della sua sottilissima sensibilità (per cui si citano variamente Braque e De Staci, Bonnard e Giacometti, etc.); se dunque appare attentissimo alla crescita linguistica internazionale e mentre sembra partecipe delle più impegnate disquisizioni sull'arte d'oggi, d'altro canto gli è sempre presente un irresistibile bisogno di solitudine, di fuga in quel crogiolo mai abbastanza carezzato, meditato, indagato che sono le natie riserve naturali del Sesia, là dove nascono i suoi paesaggi più straordinari e dove, pur in proiezioni più dolce e tenera che non quella delle Langhe, rivivono gli accenti asciutti e dolcissimi del grande amico poeta.
Ben dice Tassi che Ajmone «non può rinunciare a un controllo costante e minuto dell'intelletto sui dati forniti dalle sensazioni e dall'istinto».
Questi ultimi così importanti e così dentro la sua impulsività, sicché non c'è gesto alcuno o posa o abbandono dei suoi «straordinari» nudi «in libertà che non sia felicemente naturale e spontaneo e vero; ne morbidezza di pelle che non s'avverta vellutata di sotto le dita e perfino i profumi, che sono di fiori e di polline e non mai di talco.
Certo che, a parlare di tali «nudi» sovviene Bonnard; ma quanto il francese è solido e concreto nel tempo e nella realtà, Ajmone ammala la sua di malinconia, in una verifica spazio-temporale che proietta il presente in una dimensione incalzante e dinamica; per cui si può ben dire che il più immobile dei suoi dipinti esprime il rovello di un'interna tensione mai smessa e anzi intensamente vissuta e sofferta.
Certo l'aiuta, in questa continua altalena di presenza/assenza, in questa ricerca del presente eterno eppur fragile quel flou così padano di nebbia/fumo intriso di sogno, di tenerezza, di sensualità come se le creature dipinte fossero dentro una placenta stagionale, da cui stanno per nascere, maturi, nuovi sentimenti e stagioni.
Nel panorama della pittura italiana del dopoguerra l'evoluzione linguistica di Ajmone attorno a queste componenti di base è tra le più coerenti e intense, da quando, ancora in orbita astratto / cubista (è il momento milanese così prossimo all'informale ma ben distinto da esso perché «naturale», di Birolli e di Chighine, di Francese e del realismo esistenziale seconda fase) già scioglieva le composizioni in un nuovo medium sentimentale alla progressiva ricerca del vero nel fumo quotidiano, un vero accarezzato e crudamente analizzato, uno scavo entro le atmosfere e i corpi in cui s'annidano la bellezza e insieme i fermenti del vivere dolci e terribili insieme.

Giorgio Mascherpa




(*) R. Tassi, «Giuseppe Ajmone, la luce delle cose», ed. «La Spirale», Milano 1976: si tratta dell'opera monografica più documentata e completa nella pur ricca bibliografia dell'artista. Altri titoli monografici, oltre alla serie davvero imponente delle presentazioni/recensioni sono: «Giovane pittura italiana: G.A.», edizioni del Milione, a cura di Marco Valsecchi, 1958; Saggio-intervista in «Studio» a cura di James Watson, 1961; V. Fagone, «G.A.», Scheiwiller, Milano, 1971; E. Belinelli, «G.A.», Lugano Pantarei, 1974 e, lo stesso anno, monografia/intervista a cura di L. Bortolon per Mondadori, Milano.
 
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Giuseppe Ajmone - Opera
"Luce elettrica"
1967
Giuseppe Ajmone - Opera
Luce riflessa
1967
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"Nel sonno"
1977 - 78
Giuseppe Ajmone - Opera
"La camicia" (studio)
1983

INFORMAZIONI

Copertina
Tratto dal catalogo: "Giuseppe Ajmone"
Castel Ivano Incontri - 1984
Pro Loco di Strigno e Ivano Fracena
Provincia Autonoma di Trento
 
 
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