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Presentazione
Se
è mai possibile fare una "pittura naturale" e "reale"
e, insieme, raffinatissima, sottile, intimistica al limite proustiano
e perfino gozzaniano del termine, ne è lui senza dubbio l'Autore.
Chi ha indagato a fondo sulla sua formazione / inclinazione culturale,
come Roberto Tassi, potrà documentarvi sino in fondo le predilezioni
europee della sua formazione, della cui ricchezza e finezza portano
anche fede, del resto, le sue collaborazioni editoriali con l'Einaudi
e ad una delle più affascinanti riviste culturali dell'ultimo
dopoguerra, «Quaderni milanesi» e soprattutto le sue «illustrazioni»
dei poeti, a cominciare dal memorabile Pavese di «Lavorare stanca».
Fin dai precocissimi inizi, la sua pittura appare altrettanto europea
e, curiosamente, se da un lato si mostra costantemente aggiornata
al progresso linguistico primario, da «Corrente» al «realismo»
all'informale e d'altro canto, alle scelte vocazionali della sua sottilissima
sensibilità (per cui si citano variamente Braque e De Staci,
Bonnard e Giacometti, etc.); se dunque appare attentissimo alla crescita
linguistica internazionale e mentre sembra partecipe delle più
impegnate disquisizioni sull'arte d'oggi, d'altro canto gli è
sempre presente un irresistibile bisogno di solitudine, di fuga in
quel crogiolo mai abbastanza carezzato, meditato, indagato che sono
le natie riserve naturali del Sesia, là dove nascono i suoi
paesaggi più straordinari e dove, pur in proiezioni più
dolce e tenera che non quella delle Langhe, rivivono gli accenti asciutti
e dolcissimi del grande amico poeta.
Ben dice Tassi che Ajmone «non può rinunciare a un controllo
costante e minuto dell'intelletto sui dati forniti dalle sensazioni
e dall'istinto».
Questi ultimi così importanti e così dentro la sua impulsività,
sicché non c'è gesto alcuno o posa o abbandono dei suoi
«straordinari» nudi «in libertà che non sia
felicemente naturale e spontaneo e vero; ne morbidezza di pelle che
non s'avverta vellutata di sotto le dita e perfino i profumi, che
sono di fiori e di polline e non mai di talco.
Certo che, a parlare di tali «nudi» sovviene Bonnard;
ma quanto il francese è solido e concreto nel tempo e nella
realtà, Ajmone ammala la sua di malinconia, in una verifica
spazio-temporale che proietta il presente in una dimensione incalzante
e dinamica; per cui si può ben dire che il più immobile
dei suoi dipinti esprime il rovello di un'interna tensione mai smessa
e anzi intensamente vissuta e sofferta.
Certo l'aiuta, in questa continua altalena di presenza/assenza, in
questa ricerca del presente eterno eppur fragile quel flou così
padano di nebbia/fumo intriso di sogno, di tenerezza, di sensualità
come se le creature dipinte fossero dentro una placenta stagionale,
da cui stanno per nascere, maturi, nuovi sentimenti e stagioni.
Nel panorama della pittura italiana del dopoguerra l'evoluzione linguistica
di Ajmone attorno a queste componenti di base è tra le più
coerenti e intense, da quando, ancora in orbita astratto / cubista
(è il momento milanese così prossimo all'informale ma
ben distinto da esso perché «naturale», di Birolli
e di Chighine, di Francese e del realismo esistenziale seconda fase)
già scioglieva le composizioni in un nuovo medium sentimentale
alla progressiva ricerca del vero nel fumo quotidiano, un vero accarezzato
e crudamente analizzato, uno scavo entro le atmosfere e i corpi in
cui s'annidano la bellezza e insieme i fermenti del vivere dolci e
terribili insieme.
Giorgio Mascherpa
(*) R. Tassi, «Giuseppe Ajmone, la luce delle cose», ed.
«La Spirale», Milano 1976: si tratta dell'opera monografica
più documentata e completa nella pur ricca bibliografia dell'artista.
Altri titoli monografici, oltre alla serie davvero imponente delle
presentazioni/recensioni sono: «Giovane pittura italiana: G.A.»,
edizioni del Milione, a cura di Marco Valsecchi, 1958; Saggio-intervista
in «Studio» a cura di James Watson, 1961; V. Fagone, «G.A.»,
Scheiwiller, Milano, 1971; E. Belinelli, «G.A.», Lugano
Pantarei, 1974 e, lo stesso anno, monografia/intervista a cura di
L. Bortolon per Mondadori, Milano. |
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"Luce elettrica"
1967 
Luce riflessa
1967 
"Nel sonno"
1977 - 78 
"La camicia" (studio)
1983
INFORMAZIONI

Tratto dal catalogo: "Giuseppe Ajmone"
Castel Ivano Incontri - 1984
Pro Loco di Strigno e Ivano Fracena
Provincia Autonoma di Trento |
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