ARTE.GO  
Indice Artisti
news > eventi > artisti > mostre virtuali > multimedia > iniziative > archivio > partecipa > servizi > info
> mostre virtuali > A.O.I. 1935 - 1941 > sala 2 > sala 3 > sala 4 > sala 5 > sala 6 > sala 7
Africa Orientale Italiana. 1935 - 1941

Art Book

Vinilica - Dischi Usati

Hyper Book

Hyper Art

Nascita e fine dell'Impero italiano

Africa Orientale ItalianaL'Africa Orientale Italiana (anche comunemente nota come AOI) era il termine adottato per le colonie dell'Abissinia, dell'Eritrea e della Somalia Italiana dopo la conquista a seguito della guerra d'Etiopia. Ufficialmente la colonia nacque il 9 maggio 1936.

Potenzialmente i possedimenti italiani nel Corno d'Africa costituivano una minaccia gravissima per le vie di collegamento e l'unità economico-militare dell'Impero britannico, dal momento che le forze italiane potevano agilmente interrompere i collegamenti continentali tra Il Cairo a nord e Città del Capo a sud, in particolar modo se le forze italiane fossero riuscite ad occupare Khartum e a realizzare un collegamento con la Cirenaica: tutto ciò avrebbe di fatto accerchiato l'Egitto e la nevralgica zona del Canale di Suez. In realtà una situazione del genere era difficilmente attuabile, dato che nel 1940 l'Africa italiana era di fatto isolata, in quanto impossibilitata a ricevere rifornimenti diretti dall'Italia, e circondata completamente da colonie britanniche.

All'inizio del conflitto le forze italiane presenti ammontavano a circa 90.000 uomini tra Esercito, Marina, Aeronautica e Finanza, e circa 200.000 soldati coloniali (Áscari). Sebbene si trattasse di una forza ragguardevole, le truppe italiane erano distribuite su diversi e sterminati scacchieri operativi, da ciascuno dei quali era impossibile intervenire in aiuto di altri settori in difficoltà a causa della assoluta inesistenza di collegamenti.

Il 27 marzo 1941, dopo la caduta della piazzaforte di Cheren strenuamente difesa del generale Orlando Lorenzini e i suoi uomini, ed in seguito alla resa di Massaua l'8 aprile dello stesso anno, l'Italia di fatto perse i territori eritrei. Il 19 maggio, dopo un tentativo di resistenza sull'Amba Alagi, il viceré Amedeo d'Aosta, si arrese con l'onore delle armi, anche se la guerra si sarebbe definitivamente conclusa soltanto il 28 novembre successivo, con la resa del generale Guglielmo Nasi al comando degli ultimi difensori di Gondar. Continuarono però operazioni di guerriglia sotto il comando di Amedeo Guillet, perlopiù nella regione costiera.

L'Esercito Italiano nei possedimenti coloniali aveva al suo vertice il duca Amedeo d'Aosta, a capo della 65° Divisione Granatieri di Savoia, con i reggimenti 10° e 11°. Inoltre vi erano una Divisione Africa e la 40° Divisione Cacciator d'Africa, con i reggimenti 210° e 211° di fanteria. A questi si aggiunsero sedici battaglioni non indivisionati, altri dieci gruppi di artiglieria, due compagnie carri celeri (L3), una squadriglia autoblindo ed, infine, ventinove brigate coloniali. Va ricordato che il 10° Reggimento conteneva un Battaglione Bersaglieri, mentre l'11° conteneva il Battaglione Alpini "Uork Amba". In totale si trattava di quasi seimila ufficiali, 68.000 uomini di truppa nazionale e 182.000 uomini di truppa locale.

La Regia Marina aveva invece alle sue dipendenze, per i territori coloniali, la III Squadriglia Cacciatorpediniere (Battisti, Manin, Nullo, Sauro), la V Squadriglia Cacciatorpediniere (Leone, Pantera, Tigre), due incrociatori ausiliari tipo RAMB, ed una nave ospedale RAMB IV.

Infine l'Aeronautica si costituiva innanzitutto di alcuni Gruppi Bombardamento Terrestri, il 44° di Adis Abeba (S. 79), il 29° di Sciasciamanna (SM. 81), il 4° di Dire Daua (SM. 81), ed il 27° di Dessiè (Ca. 133). Inoltre, vi erano anche alcune squadriglie di caccia, ossia la 410ª di Giggiga (CR. 32), la 211ª di Dire Daua (CR. 32), la 412ª di Gura (CR. 42), e la 413ª di Assab (CR. 42), per un totale di 223 aerei di diversa tipologia.

Stemma Afriaca Orientale ItalianaL'Africa Orientale era stata suddivisa in cinque governi con un regio decreto l'1 giugno 1936, al cui vertice vi era comunque la capitale Addis Abeba, sede del Viceré e del governatorato centrale (poi divenuto anch'esso governo con il regio decreto dell'11 novembre 1938, col nome di Scioa). Reciprocamente le capitali dei governi italiani erano ad Asmara per l'Eritrea, a Gondar per l'Amhara, a Gimma per la Galla-Sidama, ad Harar Jugol per l'Harar, a Mogadiscio per la Somalia. I territori di Amara, Galla-Sidama e Harar formavano all'epoca l'Impero d'Etiopia.

Presso le colonie orientali erano stati istituiti anche un servizio dell'Azienda Autonoma Statale della Strada (r.d. n. 1804 del 24/07/1936) e gli organi giudiziari italiani (r.d. n. 2010 del 21/08/1936).

Precedentemente alla costituzione dell'Africa Orientale, l'area era sottoposta al controllo di un Alto Commissario nominato dal capo del governo italiano, secondo la legge n. 783 dell'11 aprile 1935. Dal 15 gennaio 1935 venne nominato Emilio De Bono, che mantenne la carica fino al 27 novembre dello stesso anno: a lui viene sostituito da Pietro Badoglio. Con la dichiarazione della nascita dell'Impero il 9 maggio del 1936, Badoglio diviene il primo Viceré d'Etiopia e Duca di Addis Abeba, fino a quando, nel giugno, viene designato Rodolfo Graziani. Il 21 dicembre 1937 gli succede Amedeo di Savoia, duca di Aosta, che siede sul trono dell'Etiopia fino alla definitiva perdita dei territori nel 1941. Lo seguono brevemente Pietro Gazzera (dal 23 maggio al 6 luglio) e Guglielmo Nasi (fino al 27 novembre 1941).

(da Wikipedia)

 
Cd-Rom Mostre Arte.Go Servizio Cd-ROM
Cd-Rom Euro 25,00 + spedizione

Ordina il cd con questi contenuti e con 200 immagini in alta risoluzione:

Africa Orientale Italiana - Foto 1
...
 Africa Orientale Italiana - Foto 2
...
Africa Orientale Italiana - Foto 3
...

Informazioni

Immagini di proprietà dell'Archivio De Novellis.
Foto Giovanni De Novellis
Periodo: 1935 / 1941

Per richiedere ulteriori informazioni:
modulo
 
 
links © dgpixel multimedia communication