Nascita e fine
dell'Impero italiano
L'Africa
Orientale Italiana (anche comunemente nota come AOI) era il termine
adottato per le colonie dell'Abissinia, dell'Eritrea e della Somalia
Italiana dopo la conquista a seguito della guerra d'Etiopia. Ufficialmente
la colonia nacque il 9 maggio 1936.
Potenzialmente i possedimenti italiani nel Corno d'Africa costituivano
una minaccia gravissima per le vie di collegamento e l'unità
economico-militare dell'Impero britannico, dal momento che le forze
italiane potevano agilmente interrompere i collegamenti continentali
tra Il Cairo a nord e Città del Capo a sud, in particolar modo
se le forze italiane fossero riuscite ad occupare Khartum e a realizzare
un collegamento con la Cirenaica: tutto ciò avrebbe di fatto
accerchiato l'Egitto e la nevralgica zona del Canale di Suez. In realtà
una situazione del genere era difficilmente attuabile, dato che nel
1940 l'Africa italiana era di fatto isolata, in quanto impossibilitata
a ricevere rifornimenti diretti dall'Italia, e circondata completamente
da colonie britanniche.
All'inizio del conflitto le forze italiane presenti ammontavano a
circa 90.000 uomini tra Esercito, Marina, Aeronautica e Finanza, e
circa 200.000 soldati coloniali (Áscari). Sebbene si trattasse
di una forza ragguardevole, le truppe italiane erano distribuite su
diversi e sterminati scacchieri operativi, da ciascuno dei quali era
impossibile intervenire in aiuto di altri settori in difficoltà
a causa della assoluta inesistenza di collegamenti.
Il 27 marzo 1941, dopo la caduta della piazzaforte di Cheren strenuamente
difesa del generale Orlando Lorenzini e i suoi uomini, ed in seguito
alla resa di Massaua l'8 aprile dello stesso anno, l'Italia di fatto
perse i territori eritrei. Il 19 maggio, dopo un tentativo di resistenza
sull'Amba Alagi, il viceré Amedeo d'Aosta, si arrese con l'onore
delle armi, anche se la guerra si sarebbe definitivamente conclusa
soltanto il 28 novembre successivo, con la resa del generale Guglielmo
Nasi al comando degli ultimi difensori di Gondar. Continuarono però
operazioni di guerriglia sotto il comando di Amedeo Guillet, perlopiù
nella regione costiera.
L'Esercito Italiano nei possedimenti coloniali aveva al suo vertice
il duca Amedeo d'Aosta, a capo della 65° Divisione Granatieri
di Savoia, con i reggimenti 10° e 11°. Inoltre vi erano una
Divisione Africa e la 40° Divisione Cacciator d'Africa, con i
reggimenti 210° e 211° di fanteria. A questi si aggiunsero
sedici battaglioni non indivisionati, altri dieci gruppi di artiglieria,
due compagnie carri celeri (L3), una squadriglia autoblindo ed, infine,
ventinove brigate coloniali. Va ricordato che il 10° Reggimento
conteneva un Battaglione Bersaglieri, mentre l'11° conteneva il
Battaglione Alpini "Uork Amba". In totale si trattava di
quasi seimila ufficiali, 68.000 uomini di truppa nazionale e 182.000
uomini di truppa locale.
La Regia Marina aveva invece alle sue dipendenze, per i territori
coloniali, la III Squadriglia Cacciatorpediniere (Battisti, Manin,
Nullo, Sauro), la V Squadriglia Cacciatorpediniere (Leone, Pantera,
Tigre), due incrociatori ausiliari tipo RAMB, ed una nave ospedale
RAMB IV.
Infine l'Aeronautica si costituiva innanzitutto di alcuni Gruppi
Bombardamento Terrestri, il 44° di Adis Abeba (S. 79), il 29°
di Sciasciamanna (SM. 81), il 4° di Dire Daua (SM. 81), ed il
27° di Dessiè (Ca. 133). Inoltre, vi erano anche alcune
squadriglie di caccia, ossia la 410ª di Giggiga (CR. 32), la
211ª di Dire Daua (CR. 32), la 412ª di Gura (CR. 42),
e la 413ª di Assab (CR. 42), per un totale di 223 aerei di
diversa tipologia.
L'Africa
Orientale era stata suddivisa in cinque governi con un regio decreto
l'1 giugno 1936, al cui vertice vi era comunque la capitale Addis
Abeba, sede del Viceré e del governatorato centrale (poi divenuto
anch'esso governo con il regio decreto dell'11 novembre 1938, col
nome di Scioa). Reciprocamente le capitali dei governi italiani erano
ad Asmara per l'Eritrea, a Gondar per l'Amhara, a Gimma per la Galla-Sidama,
ad Harar Jugol per l'Harar, a Mogadiscio per la Somalia. I territori
di Amara, Galla-Sidama e Harar formavano all'epoca l'Impero d'Etiopia.
Presso le colonie orientali erano stati istituiti anche
un servizio dell'Azienda Autonoma Statale della Strada (r.d. n.
1804 del 24/07/1936) e gli organi giudiziari italiani (r.d. n. 2010
del 21/08/1936).
Precedentemente alla costituzione dell'Africa Orientale, l'area
era sottoposta al controllo di un Alto Commissario nominato dal
capo del governo italiano, secondo la legge n. 783 dell'11 aprile
1935. Dal 15 gennaio 1935 venne nominato Emilio De Bono, che mantenne
la carica fino al 27 novembre dello stesso anno: a lui viene sostituito
da Pietro Badoglio. Con la dichiarazione della nascita dell'Impero
il 9 maggio del 1936, Badoglio diviene il primo Viceré d'Etiopia
e Duca di Addis Abeba, fino a quando, nel giugno, viene designato
Rodolfo Graziani. Il 21 dicembre 1937 gli succede Amedeo di Savoia,
duca di Aosta, che siede sul trono dell'Etiopia fino alla definitiva
perdita dei territori nel 1941. Lo seguono brevemente Pietro Gazzera
(dal 23 maggio al 6 luglio) e Guglielmo Nasi (fino al 27 novembre
1941).
(da Wikipedia)
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Informazioni
Immagini di proprietà dell'Archivio De Novellis.
Foto Giovanni De Novellis
Periodo: 1935 / 1941
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