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Arte Cinetica - Il Gruppo N, Uno e T - Sala 2



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  Il Gruppo N

Le origini del Gruppo N vanno rintracciate nel 1959, a Padova, in una sorta di libera associazione, denominata N, priva di un programma comune. All'inizio degli anni '60, dagli iniziali nove membri ne rimangono solo cinque: Alberto Biasi, Ennio Chiggio, Toni Costa, Edoardo Landi, Manfredo Massironi. La fisionomia programmatica del gruppo si delinea nel corso dello stesso anno, soprattutto con l'apporto teorico di Massironi e Biasi.
Nel Manifesto del Gruppo N, Padova, settembre 1961, si legge: La dicitura enne distingue un gruppo di 'disegnatori sperimentali' uniti dall'esigenza di ricercare collettivamente.
Essi sanno (forse) da dove derivano; ignorano dove stanno andando, i loro oggetti studi e quadri nascono da esperienze difficilmente catalogabili, perchè al di fuori di ogni tendenza 'artistica'.
Sono certi (?) che il razionalismo ed il tachismo sono finiti, ma che sono stati necessari; che l'informale ed ogni espressionismo sono inutili soggettivismi.
Riconoscono nelle nuove materie e nella macchina i mezzi espressivi della 'nuova arte' in cui non possono esistere separazioni fra architettura, pittura, scultura e prodotto industriale.
Negano le dimensioni spaziali e temporali in cui l'uomo è vissuto fino ad oggi deterministicamente.
Ricercano nell'indeterminazione degli interfenomeni l'oggettività necessaria a concretizzare la nuova entità luce-spazio-tempo.
Rifiutano l'individuo come elemento determinante della storia, dell'esperienza, della fattività e ogni perfezione che non nasca da un innocuo bisogno di 'regolarità'. Rifiutano ogni feticismo religioso-morale-politico. Difendono un'etica di vita collettiva (?).
L'ordinamento interno del gruppo è abbastanza preciso, le opere devono essere firmate collettivamente e gli eventuali proventi essere divisi fra i vari componenti, mentre l'attività di ricerca deve nascere dalla collaborazione e dalla verifica fatta in comune dei risultati raggiunti. I problemi sui quali incentra la sua attività sono ricerche visive e cinetiche, agganciate alla psicologia della percezione, finalizzate alla realizzazione di oggetti ed ambienti che coinvolgono lo spettatore. A livello teorico il tema più discusso è quello relativo al rapporto arte-società, allo scopo di definire una strategia, anche politica, destinata a mutare gli equilibri esistenti giudicati negativamente.
Nel corso del 1964 i rapporti fra i componenti del gruppo cominciano a farsi tesi, non tanto per ragioni di ordine ideologico, quanto per problemi riguardanti l'esigenza ed insieme la complessità e la difficoltà stessa di ricercare collettivamente. Così il gruppo N rappresenta nel contesto dei gruppi europei, l''impossibilità' dell'esperienza collettiva, anche se a questa impossibilità non dobbiamo conferire il significato della sconfitta, ma dell''intesa contro' e del rifiuto ad uniformarsi alle teorie formulate. E l'intesa contro è costruttiva quanto più garantisce il fluire delle difficoltà e delle contraddizioni emergenti dalla stessa ricerca; diversamente sarebbe conformismo, che favorirebbe più un circuito chiuso che un'immagine aperta (Italo Mussa, Il gruppo N, la situazione dei gruppi in Europa negli anni '60, cit.).

Il Gruppo Uno

E' nella mostra tenuta alla galleria Quadrante (Firenze, 22 febbraio - 15 marzo 1963) che si presentano per la prima volta insieme i sei pittori romani che poco più tardi formeranno il Gruppo Uno: Gastone Biggi, Nicola Carrino, Nato Frasca', Achille Pace, Pasquale Santoro, Giuseppe Uncini. Palma Bucarelli, sottolineando il loro impegno etico nel superare, al tempo giusto, l'impasse della pittura informale, nota come essi lavorino in un'unica direzione di ricerca: A prima vista niente accomuna questi sei pittori; diversi sono i modi, diversi i temperamenti; non si presentano come gruppo, non si rintraccia un programma. Il loro trovarsi avviene in zone più profonde di quel che appaia nell'opera che, nella misura in cui sono artisti genuini, è fortemente individuata; la loro intesa affonda le radici nel terreno della moralità e della coscienza storica (catalogo mostra Galleria Quadrante).
La dichiarazione di poetica è presentata alla Galleria La Medusa (Roma, 16 dicembre 1963) ed in essa vengono esplicitate le ragioni della formazione del gruppo :Il Gruppo per noi significa non un programma a scadenze fisse o, ancora una volta, un atteggiamento protestatario di marca futurista o tanto meno 'avanguardistica' bensì la volontà di dare un chiaro esempio di organicità. Il Gruppo non è la definitiva soluzione di tutti i problemi sociali impliciti in una data situazione storica, difatti non vogliamo fare rivoluzioni com'era negli schemi dell'Art Nouveau; non aspiriamo ad essere 'arte sociale', né a 'redimere la volgarità della vita quotidiana nella poesia', né vogliamo affermare il concetto di 'arte e industria, esteticità e socialità illimitate'. La nostra scelta è in stretta connessione con la reazione che ognuno di noi portava dentro di sé alle istanze tardo-romantiche contenute nell'Informale, corrente storica nella quale si erano sviluppate le nostre individualità. Ma ci muovevamo già in una lucida indagine della necessità di una stretta relazione tra superficie e segno in un rapporto di essenzialità. Aspiravamo a partecipare attivamente alla volontà e all'azione di ricostruzione dopo la 'tabula rasa' dell'Informale.
Questa la base comune che ci siamo riconosciuti. Rifiuto dell'isolamento individualistico e solipsista e coscienza dei valori sociali che venivano affermandosi. L'unico autentico modo di affermare e potenziare questa attitudine era di riunirsi non tanto per difenderci o per interessi di mercato, quanto per poter agire più profondamente, per fare in più ciò che da soli si può fare solo parzialmente, accettando le capacità e i limiti di ciascuno di noi, per cercare di esprimerci e migliorarci. (...) Siamo convinti, per conto nostro, che gli individui, scegliendo la collaborazione nel senso che noi intendiamo, danno vita ad una forma di comunità che arricchisce le qualità di ciascuno e provoca una circolarità sociale che nel suo svilupparsi ed accrescersi, non come élite, ma come accresciuta funzione di un nuovo stato di socialità particolare, può rendere di più proprio per una maggiore capacità estensiva ed intensiva nell'operazione artistica. L'opera d'arte può considerarsi il risultato collettivo (cosciente ed inconscio) della totalità delle istanze sociali, e quindi culturali, sul piano storico.
Per il Gruppo Uno il rapporto tra arte e società è determinante, proprio in quanto la società non può fare a meno dell'arte. L'indagine estetica su superficie-forma-percezione ha un forte valore didattico in quanto aumenta i livelli conoscitivi e l'attitudine critica della coscienza del fruitore. L'arte deve realizzarsi nell'incontro con la scienza e la tecnologia.

Il Gruppo T

Il Gruppo T si costituisce a Milano nel 1959 e i suoi componenti sono: Giovanni Anceschi, Davide Boriani, Gianni Colombo, Gabriele Devecchi, Grazia Varisco. Il processo di formazione di questo raggruppamento è molto differente da quello degli altri e punta non tanto alla produzione di manifesti, quanto all'organizzazione di mostre a tema che si concretizzano in un programma preciso con Miriorama, che conta dodici edizioni, fino a quella conclusiva dell'aprile del '62. Ciò che interessa fondamentamente gli artisti del Gruppo T è approfondire la relazione spazio-tempo o meglio i modi diversi di percepire il relazionarsi fra spazio e tempo. La sua attività si caratterizza sopratutto nella produzione di opere che non presentano più un'immagine fissa, ma sono modificabili dallo spettatore che viene sollecitato ad assumere un ruolo attivo.
In Dichiarazione (Miriorama 1, manifestazione del Gruppo T, catalogo, Galleria Pater, Milano 1960) si legge: Ogni aspetto della realtà, colore, forma, luce, spazi geometrici e tempo astronomico, è l'aspetto diverso del darsi dello SPAZIO-TEMPO o meglio: modi diversi di percepire il relazionarsi fra SPAZIO e TEMPO.
Consideriamo quindi la realtà come continuo divenire di fenomeni che noi percepiamo nella variazione.
Da quando una realtà intesa in questi termini ha preso il posto, nella coscienza dell'uomo (o solamente nella sua intuizione) di una realtà fissa ed immutabile, noi ravvisiamo nelle arti una tendenza ad esprimere la realtà nei suoi termini di divenire.
Quindi considerando l'opera come una realtà fatta con gli stessi elementi che costituiscono quella realtà che ci circonda è necessario che l'opera stessa sia in continua variazione. Con questo noi non rifiutiamo la validità di mezzi quali colore, forma, luce, ecc., ma li ridimensioniamo immettendoli nell'opera nella situazione vera in cui li riconosciamo nella realtà, cioè in continua variazione che è l'effetto del loro relazionarsi reciproco.
 

Alberto Biasi - Opera
Alberto Biasi
"Dinamica Visiva" (1970)
Alberto Biasi - Opera
Alberto Biasi
"Dinamica Visiva" (1964)
Ennio Chiggio - Opera
Ennio Chiggio
"Senza Titolo" (1975)
Edoardo Landi - Opera
Edoardo Landi
"B.S.N. 09.08" (1980)
Manfredo Massironi - Opera
Manfredo Massironi
"Sfera negativa" (1965)
Nato Frasca' - Opera
Nato Frasca'
"Cubus" (1982)
Grazia Varisco - Opera
Grazia Varisco
"Piega permanente" (1975 -84)

NOTE

a cura di Tiziano Santi
estratto dal cd-rom "Umbro Apollonio"
edito da: Provincia di Padova - Settore Beni Culturali
realizzazione: dgPIXEL multimedia
per saperne di più: Il Museo Umbro Apollonio
 
 
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