ARTE.GO  
Indice Artisti
news > eventi > artisti > mostre virtuali > multimedia > iniziative > archivio > partecipa > servizi > info
> mostre virtuali > arte e didattica
Arte e Didattica



Vinilica - Dischi Usati





Wikipedia - L'enciclopedia libera
 
  Presentazione
di Attilio Marcolli

Edoer AgostiniEdoer Agostini è stato il fautore di questa mostra, che giustamente e doverosamente si inaugura in sua memoria, al Palazzo Agostinelli di Bassano del Grappa.
È una mostra che ha preso vita da un'esigenza espressa sia dai Presidi delle varie scuole del Distretto Scolastico, sia dalle autorità comunali, degli Assessorati alla Pubblica Istruzione e alla cultura e dalla Direzione del Museo Civico rappresentata da Paola Marini.
Ed un ringraziamento deve essere espresso per il Museo Civico d'arte contemporanea di San Martino di Lupari che ha reso fattibile questa mostra.
Il fatto che questa mostra sia allestita nelle sale del Palazzo Agostinelli è significativo: dimostra che non si tratta di un'esposizione destinata ad una scuola, ma a tutte le scuole e a tutta la popolazione del Comune di Bassano e dei Comuni limitrofi.
Un atto quindi decisamente di politica culturale degna di attenzione, di coraggio per l'intenzionalità operativa, esemplare per altri Comuni e Città.
Gli artisti che sono presenti con le loro opere in questa esposizione, proposti all'inizio da Edoer Agostini, sono differenziati tra loro quanto basta per comunicare i vari aspetti, poliedrici, del tema"Arte e didattica"; e nel contempo sono in sintonia, uniti dal denominatore comune dell'operazione artistica che si esplica con finalità didattica.
Enrico Castellani L'esigenza didattica è in questi operatori inerente al loro processo artistico.
Ciò vuoi dire che, se vi è un modo di fare arte senza alcuna implicazione didattica, vi è anche un modo di fare arte che esige,nel suo farsi, la comunicabilità dei procedimenti di genesi della forma, tecnici, materiali, manuali, oppure mentali, ideativi, oppure entrambi.
Molti artisti dell'arte moderna e contemporanea hanno svolto la loro attività in tre campi: in quello artistico professionale, in quello teorico, ed in quello dell'insegnamento (e non sempre necessariamente nella scuola), e questo per un'esigenza intrinseca al loro lavoro: il processo artistico richiede all'artista uria meditazione critica sull'opera ed una verifica con analoghe strade di ricerca, e di conseguenza nasce un'elaborazione teorica; l'elaborazione teorica diventa comunicazione dell'esperienza artistico-culturale compiuta, diventa sistemazione analitica, didattica, e quindi insegnamento.
Julio Le Parc Molti artisti infatti hanno insegnato o fatto scuola: per citarne alcuni, Klee, Kandisky, Gropius, Van Doesburg, Wright; e hanno anche scritto libri di fondazione della teoria dell'arte.
Basti solo pensare al libro di Klee "Teoria della forma e della figurazione", o di Gropius "Architettura integrata", o di Le Corbusier "L'arte decorativa oggi".
E così fu anche nel passato: i trattati della pittura dell'Alberti, di Leonardo, i libri dell'architettura del Palladio.
Ciò significa, come ha giustamente evidenziato Walter Hess, "che le considerazioni teoriche sono soltanto riflessioni successive su fatti artistici precedenti".
Pensiamo come nel campo del colore molte avanzate teorie cromatiche tradotte in sistemi didattici ed operativi siano state elaborate da artisti (Runghe, Munsell, Goethe, Itten, Albers, ecc.).
Nella ricerca artistica osserva lo Hess, "le teorie non sono anticipazioni; sono piuttosto uno sforzo compiuto a posteriori, un render conto" - ed è qui il valore di "arte e didattica" - "di un lavoro non concepito aprioristicamente".
Attilio Marcolli Le teorie artistiche, e di conseguenza la didattica artistica, sono la fondazione "oggettiva" (il termine oggettivo è sempre relativo) della ricerca artistica, in modo del tutto analogo alle teorie scientifiche che si fondano su alcuni risultati raggiunti nel campo della ricerca scientifica operativa.
Sono proprio queste riflessioni o meditazioni critiche e di verifica con altre ricerche che l'artista compie sulla propria opera a rendere l'arte didattica, insegnabile, comunicabile.
E qui, fra parentesi, vale la pena di osservare quale triste provvedimento governativo-burocratico fu quello che tolse nelle scuole d'arte per gli incarichi a nuovi insegnanti i titoli artistici.
Ma il rapporto "Arte e didattica" non si esaurisce nell'aver considerato unicamente l'esigenza intrinseca ad un modo di fare arte.
Horacio Garcia Rossi Occorre anche osservare che in gran parte dell'arte moderna si assiste all'insorgere di un nuovo valore artistico, al fatto cioè che la didattica è arte, ovvero che il rapporto "Arte e didattica" diventa tout court (e in modo particolare nel Costruttivismo) "Arte-didattica" .
In questa affermazione possiamo essere assolutamente d'accordo con Giulio Carlo Argan quando affermò che il valore dell'arte d'oggi non è tanto nei manufatti che essa produce, negli oggetti artistici (quadro, scultura) o architettonici (casa, piano urbanistico) o di design (sedia, lampada), più o meno preziosi, più o meno rispondenti all'attuale mitologia dell'oggetto, quanto invece nel suo essere attività didattica, nel suo essere procedimento educativo, processo cognitivo, mentale.
E ancora Argan, nel presentare il libro di Gianni Rondolino su Laszlo Moholy-Nagy, un grande artista del Costruttivismo e docente al Bauhaus, scrisse: "Per Moholy-Nagy l'esperienza artistica è espressione; l'espressione è proiezione dall'interno all'esterno, intervento attivo sulla realtà.
L'esperienza attiva non può essere di pochi privilegiati; se è necessaria deve essere alla portata di tutti".
Sergio Schirato Indubbiamente l'assunto fondamentale del Costruttivismo è quello "... di impegnare la ricerca e l'operazione estetiche nella costruzione di una cultura di massa, trasponendo il problema dell'arte dal piano della metafisica a quello dell'informazione mediante l'immagine".
È per questo che Moholy-Nagy non si ferma, come Gropius, alla metodologia rigorosa della pianificazione e della progettazione; risale alle strutture della visione o dell'immaginazione, intese come strutture biologiche.
E senza dubbio possibile considerare i processi della visione, intesa come immaginazione e percezione, alla stregua di processi progettuali,design: non però progettuali di oggetti bensi di quegli schemi di organizzazione dell'esperienza visuale, che sono a monte di qualsiasi progettazione di oggetti.
Il design di Gropius si riferisce ancora ad oggetti anche se per oggetto s'intenda non solo l'edificio, ma la città e il territorio; il design di Moholy-Nagy si riferisce alla facoltà della visione...".
E prima di tutto design de "la propria facoltà mentale, la propria attitudine, la propria esperienza della realtà".
Prima del "bel" quadro, prima della "bella" casa, prima della "bella" lampada deve esserci un'attitudine mentale, e l'arte costruttivista è l'arte dell'attitudine mentale, che educa ad una nuova estetica,ad una nuova percezione, ad una nuova immaginazione, il cui contenuto fu bene espresso da Waiter Benjamin: "La massa è la matrice dalla quale attualmente esce rinato ogni comportamento abituale nei confronti delle opere d'arte.
La quantità si ribalta in qualità: le masse sempre più vaste dei partecipanti hanno determinato un modo diverso di partecipazione...".
L'arte cessa di essere qualcosa di sublime, e di ineffabile, per diventare sempre più cognitiva e conoscitiva, arte quindi insegnabile, processo educativo, di apprendimento.
Nella grande scuola della Bauhaus - nel suo momento più costruttivista - si insegnò agli allievi che si può fare arte anche con un pezzo di carta,di spago o una scatola di fiammiferi, come nel meraviglioso insegnamento di Albers.
E come da noi nel prezioso insegnamento di Munari.
Il fondamento costruttivista e didattico dell'arte moderna è anche il risultato di un lungo processo storico.
Si potrebbe far risalire la questione sino ai tempi del Manierismo, a quando cioè si volle stabilire una coerenza tra ideazione ed esecuzione od operazione pratica, ovvero una coerenza di stile(fu questo infatti, anche se in termini diversi, un problema centrale del Bauhaus).
Si apriva contemporaneamente un'epoca in cui l'arte cessava di essere rappresentazione visibile di una rivelazione.
Si andava via via verso un'epoca più laica, per cui non vi erano più certezze su teorie a priori che garantissero la bontà della prassi.
Si credette che la strada fosse quella di liberare lo spirito dalla materia, e quindi l'idea della manualità tecnica.
Ma artisti come il Vasari, e ancor più Michelangiolo,erano così vicini allo spirito di Riforma cattolica,che pensarono che non si potesse raggiungere la grazia, ovvero la pienezza dell'idea, se non attraverso la fatica, ovvero attraverso la materia e la tecnica.
E di conseguenza il principio non fu più l'idea, ma la prassi, la tecnica.
Da questo punto di vista è puntuale l'affermazione di Argan che anche Michelangiolo è stato un manierista, forse il primo e il maggiore.
Certo, sul versante opposto c'era Leonardo: il quale voleva penetrare la realtà, e non trascenderla, voleva proporre una tecnica, una prassi tutta analitica, mentale, che investisse le finalità ideative e conoscitive; e ciò mentre il Manierismo poneva un'autonomia della prassi rispetto all'idea, una tecnica svincolata dalla subordinazione ad un'elaborazione teorica.
Il problema è ancora attuale.
Oggi, dato che il cosiddetto "Post-modern" è stato definito da RaySmith "Supermanierismo", è ancora necessario non proferire giudizi negativi contro il Manierismo, per il semplice fatto che nel suo grande amore per il classico in realtà dimostra l'impossibilità di ogni ritorno al classicismo, e quindi è fenomeno anti classico, di profonda contestazione del classicismo.
In fin dei conti non si può tornare indietro: l'eredità anti-accademia dell'arte moderna, pur procedendo nello spirito di Leonardo, ha preso vita metaforicamente parlando dalla contestazione manieristica, nello spirito di Michelangelo.
L'arte moderna, proprio in questa sua duplice vocazione della tecnica, ha rimosso i moduli o simboli visivi accademici: della prospettiva, dell'ornato e della decorazione, della proporzione e della simmetria, dello sfumato e del tratto, della grazia e dell'armonia,eco.
Dalla disciplina della "Letteratura artistica" fondata dallo Schlosser apprendiamo per esempio che il Mengs, grande direttore di Accademia, indicava come un giovane diventa pittore con l'apprendimento dei seguenti sette punti: disegno, chiaroscuro, colorito, armonia, composizione, grazia, proporzione.
Ma con le teorie della pura vivibilità i moduli o simboli visivi cambiarono.
Per il Wóifflinper esempio essi sono: lineare e pittorico, superficie e profondità, forma chiusa e forma aperta, molteplicità e unità, chiarezza e non-chiarezza.
Ma sul piano più propriamente artistico, già con gli impressionisti, e poi con i neo-impressionisti, la visione fisiologico-sensoriale del colore-luce inizia a contraddire la visione consueta, naturalistica e prospettica.
E l'invenzione tecnica del puntinismo risponde alla necessità di esprimere la nuova visione del colore.
Come tutte le innovazioni tecniche,è un'esigenza inerente al procedimento mentale,visivo, e dapprima necessariamente incerta e insicura, si fa via via più esatta e precisa quanto più certa diventa l'esperienza visiva e il processo teorico-ideativo.
I futuristi faranno altrettanto per esprimere il movimento, la visione dinamica, stroboscopica.
I cubisti si impegneranno a smantellare radicalmente lo spazio prospettico, della visione monoculare da un punto fisso dell'osservatore.
E per costruire una nuova visione dello spazio, più consona all'uomo contemporaneo, dovranno ideare più tecniche sperimentali, anche caduche e precarie come il collage di pezzi di giornale, e i papier colle.
L'apparente assurdo tecnico sarà raggiunto dai surrealisti, per esempio con l'esposizione di un elemento da stanza da bagno in una mostra d'arte: non miravano alla contaminazione del sacro con il profano, a scandalizzare la piccola borghesia, ma solo a svincolare la visione dai contesti abituali, rompendo le abitudini visive, costringendo a vedere, perché non vi è peggior cieco di chi non vuoi vedere.
Sul versante espressionista le ricerche sui nuovi valori dello spazio si collocano sicuramente al di là dei contenuti esteriori di cui gli espressionisti si ammantavano: mistici, religiosi, irrazionali, che essi derivavano da antiche religioni asiatiche.
Da una parte con ricerche di tipo biomorfico, antropomorfico ed organico, e dall'altra con ricerche geometrico-astratte, poliedrico-cristalline, gli artisti e gli architetti dell''Espressionismo pongono le basi di una nuova spazialità, soprattutto per l'architettura moderna.
L'Astrattismo, e in particolare il Costruttivismo e il Neo-plasticismo, giungono a valori più laici dell'oggettualità e della spazialità, superando ogni illusionismo ottico-visivo.
Sulla strada aperta dal Cubismo, essi pongono come protagonista del nuovo spazio la superficie, il piano, il volume autonomo.
Mondrian si rende conto, come già fu per Cézanne, che la percezione è un polo dialettico della ricerca, e che il processo di conoscenza deve anche passare attraverso procedimenti di strutturazione per acquisire nuovi valori dello spazio.
Gli artisti del Neo-plasticismo non disponevano di tecniche adeguate: basti osservare i colori di Van Doesburg, i plexiglas di Vantongerloo; le loro fatture erano fortemente rudimentali.
E tuttavia produssero opere d'arte di grande valore nella misura in cui la linea diventava una componente intellettuale, il piano diventava spazio.
L'assunto morale di Mondrian, come si può leggere nei suoi scritti teorici, riportati dallo Jaffè, era quello di eliminare il tragico dalla vita.
Il tragico è tutto ciò che viene dall'inconscio: i complessi di inferiorità o di superiorità, di colpa o di potenza, di persecuzione o di aggressività, che hanno il ruolo di determinare le nevrosi e le conflittualità di oggi tra persona e persona.
Il progetto artistico degli operatori neoplastici e costruttivisti era dunque quello di contribuire al progresso civile, che prima di essere tecnico industriale avrebbe dovuto essere sociale.
E un altro fondamento dell''Astrattismo viene da Kandinsky, il quale a quarantaquattro anni di età decise di fare quadri con scarabocchi come quelli dei bambini.
Egli scopriva la dinamica cinestetica di occhio-mano-cervello, i segni come forze in atto, quindi la nozione base di campo come fondamento della nuova concezione dello spazio.
...
Attilio Marcolli
 
Cd-Rom Mostre Arte.Go Servizio Cd-ROM
Cd-Rom Euro 12,00 + spedizione

Ordina il cd con tutti i contenuti e le immagini in alta risoluzione:



Edoer Agostini
"Superfici" - 1976

Edoer Agostini
"Struttura percettiva"
Enrico Castellani
"Superficie bianca" - 1982

Enrico Castellani
"Superficie alluminio" - 1984

Julio Le Parc
"Modulation 766" - 1986

Julio Le Parc
"Modulation 628" - 1983

Attilio Marcolli
"Omaggio a Albers" - 1984

Attilio Marcolli
"Struttura segni" - 1985

Horacio Garcia Rossi
"060/500" - 1981

Horacio Garcia Rossi
"Numeros" - 1973/74

Sergio Schirato
"Struttura policroma" - 1986

Sergio Schirato
"Progressione crescente" - 1986
LINKS CORRELATI

Arte Cinetica
Arte e Didattica
Evo Medio Art
Cesena 1983
2a Biennale di Marostica
Museo Umbro Apollonio
 

INFORMAZIONI


Tratto dal catalogo "Arte e Didattica"
21 febbraio - 16 aprile 1987
Palazzo Agostinelli - Bassano del Grappa.
A cura di: Città di Bassano del Grappa,
Assessorati alla Pubblica Istruzione e Cultura,
Museo Civico, distretto Scolastico n.15.
In collaborazione con
Museo Civico d'Arte Contemporanea
di San Martino di Lupari (PD)
 
 
links © dgpixel multimedia communication