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L’invenzione
del gioco la creativita’ dell’arte
Lo sviluppo emotivo e la curiosità intellettuale costituiscono
la personalità dell’uomo, punto focale di un giusto equilibrio
tra capacità cognitiva, aspetti caratteriali - emozionali e
maturità psichica.
Nella sintesi prospettica delle influenze socio – comportamentali
il gioco assume importanza fondamentale e diviene esso stesso, elemento
in cui emotività e fantasia si concretizzano.
Questo particolare linguaggio espressivo, supportato dall’arte
ci da, attraverso linee, forme e colori, una visione che non imita
la realtà ma ci aiuta a scoprirla.
L’arte per sua stessa natura, penetra nel profondo e svela l’essenza
delle cose, mentre il gioco ne evidenzia l’aspetto illusorio.
Arte e gioco contengono entrambi il senso della libertà, simili
ma non identici, si ritrovano in un percorso parallelo su sistema
binario.
Da sempre la libertà è una condizione necessaria per
esprimersi, per ritrovare se stessi, per incarnare la propria identità,
indipendentemente dal contesto.
L’attività ludica ne esprime la sua massima tangibilità
e l’arte ne interpreta gli aspetti consequenziali.
Tale concetto è espletato dal pensiero di Schiller: "L'uomo'
è completamente uomo soltanto quando gioca".
La
computer arte espleta il rapporto arte – gioco, nella concezione
multimediale odierna, attribuendo al gioco l'immaginazione come invenzione
e visualizzazione e all’arte la creazione.
Tutto ciò utilizzando lo strumento macchina, mezzo per liberare
la propria interiorità, esattamente come il bambino utilizza
il gioco per liberare il proprio essere.
La computer art crea immagini dalla duplice valenza iconografica,
perché mentre ci conducono nelle pieghe della realtà,
acquistano valore estetico, inteso come puro godimento.
Infatti l’artista partendo dal concreto percepisce e sviluppa
lo spazio e il tempo nella non – forma, scandagliando l’enigma
della pittura.
Ma il concetto di arte e gioco parte da lontano, molto lontano, si
perde nella concezione filosofica e rientra nella sfera metafisica,
governata dal pensiero.
L’arte non permette di essere pensata, in quanto è già
pensiero perchè crea evento, atto concepito da una concomitanza
di fattori tra cui il caso e il gioco.
Il
gioco è oscillazione continua, è destabilizzazione,
è energia impetuosa in urto con le regole, s’insinua
nel pensiero distorcendolo, creando inquietudine, sorpresa e briosa
allegria. Un vero omaggio alle attività ludiche è il
quadro “I giochi dei fanciulli” di Pieter Bruegel del
1560. 148 bambini giocano con 68 giochi diversi.
Oltre a rappresentare una enciclopedia dipinta di giochi, ha segnato
uno scarto dai consueti temi pittorici “alti”, eroici
o sacri, dell’epoca.
La strategia ludica assume un ruolo di primo piano nell’arte
contemporanea, iniziando dal 1910 con la nascita del movimento futurista.
L’arte irrompe frantuma, rifiuta la sua stessa funzione di rappresentazione
naturalistico / simbolico e l’esperienza estetica interargisce
con lo spettatore mediate il gesto e la partecipazione.
Il gioco, quindi, assume importanza come trasposizione di una nuova
dimensione spirituale che supera le regole è si apre alle nuove
forme che dal futurismo portano all'happening e alle performance dei
primi anni '60.
Un’artista
che ha attraversato questo periodo, lasciando dietro di sé,
non solo il pensiero ma l’impronta materica di una cadenza modulata
tra arte e gioco, è Bruno Munari.
Nel 1926 entra in contatto col movimento futurista e l'anno seguente
è tra i firmatari del ''Manifesto tecnico dell'aeroplastica
futurista''.
A partire dagli anni Settanta approfondisce i suoi interessi in ambito
didattico e contribuisce al rinnovamento teorico e pratico dell'insegnamento
artistico creando la prima struttura abitabile trasformabile, L'Abitacolo,
nel 1977 realizza il primo Laboratorio per l'Infanzia alla Pinacoteca
di Brera.
Ma anche Picasso, Depero e gli artisti del Bauhaus sono stati costruttori
di giocattoli (specialmente di burattini e marionette).
Klee poi, ha sempre subito il fascino del mondo dell'infanzia, tanto
da trasferirne, nelle sue opere, la levità e la poetica.
Della creatività dei bambini lo interessava soprattutto l’aspetto
anticulturale, irrazionale e antiestetico.
Tanti artisti si sono interessanti al fenomeno gioco, analizzandolo,
scomponendolo e reinterpretandolo nelle varianti di questo particolare
linguaggio, come la celebre “Boîte en valise” di
Marcel Duchamp, vero e proprio museo personale portatile, racchiuso
in una scatola.
Ma
il gioco, può divenire, anche critica sociale, come raccontano
i dipinti di Otto Dix.
In sedici acquarelli, dedicati al figlio Ursus, il crudele, il terribile,
il dramma della Germania fra le due guerre, assume i tratti di una
favola imbevuta di struggente dolcezza.
La fantasia erutta nell’espressionismo di pennellate che divorano
lo spazio in una lotta impari fra il gesto pacato e l’istinto
non più in grado di tacere.
In "Notte nel deserto", le iene che sbranano la carcassa
d’asino sono assetate di sangue e il loro sguardo feroce rimanda
alle notti dell’incubo nazista.
Il gioco ci permette di entrare nei dedali della nostra mente e scoprirne
le suggestive combinazioni intellettive – sensoriali.
Stimolati dalla fantasia, dall’inventiva, dal sogno e dall’immaginazione
si materializzano contaminazioni di linguaggio intarsiato di coloratissima
estrosità e sperimentazione con l’arte, collante tra
la superficie del mondo ludico e la sua rappresentazione nell’onirica
visione di un quadro che racconta la realtà della condizione
umana. Antonella Iozzo
Archivio: L'Arte del Gioco - Da Klee a Boetti
Museo Archeologico Regionale, Aosta
21 Dicembre 2002 - 13 Maggio 2003
La
mostra è stata un’ampia rassegna che ha affrontato il
tema del gioco nell’arte del ‘900, dalle avanguardie ai
videogiochi, a cura di Pietro Bellasi, Alberto Fiz e Tulliola Sparagni.
L’iniziativa, dal taglio inedito, ha ripercorso un tema così
ricco di significati attraverso 200 opere tra dipinti, sculture, installazioni,
fotografie, video e videogiochi provenienti da alcune delle maggiori
collezioni pubbliche e private italiane e internazionali. La lista
dei prestatori comprende, tra l’altro, lo Sprengel Museum di
Hannover, la Fondation Maeght di Parigi, il Bauhaus-Museum di Weimar,
il Museo Jean Tinguely di Basilea, il Mart di Trento e Rovereto, la
Fondazione Margherite Arp di Locarno, la Fondazione Mazzotta e la
Fondazione Mudima di Milano.
Il percorso espositivo, diviso in 13 sezioni che si è sviluppato
sui due piani del Museo, partiva dalle esperienze delle avanguardie,
in particolare il futurismo, il dadaismo, il surrealismo il Bauhaus
e Fluxus, per giungere sino all’interpretazione del gioco nell’arte
contemporanea attraverso la presenza, tra gli altri, di Mike Kelley,
Cindy Sherman, Haim Steinbach, Pipilotti Rist e Maurizio Cattelan.
Gli artisti in mostra sono stati 70 e hanno consentito di affrontare
il gioco in tutte le sue differenti sfaccettature interpretando, così
in maniera eterodossa e a tratti provocatori la rivoluzione artistica
del Novecento che accoglie al suo interno fattori di casualità,
precarietà, dimensione dell’inconscio e della fantasia,
tutti elementi che si rintracciano nell’attività ludica.
“Se la funzione dell’arte è quella di rimettere
in discussione le regole costituite ponendosi come voce critica all’interno
del sistema”, spiega Alberto Fiz, “ecco che il gioco diventa
l’elemento essenziale per raggiungere la consapevolezza e sviluppare
nuovi spazi di creatività”.
Il
gioco attua un ribaltamento del punto di vista ponendo lo spettatore
in continuo allarme: al contrario di quanto si possa pensare, nell’arte
del gioco non c’è nulla di rassicurante. “L’arte
ha in comune col gioco la libertà e il disinteresse”
sosteneva Immanuel Kant alla metà del ‘700 e nel 1939,
lo storico olandese John Huizinga nel suo celebre saggio Homo ludens
scriveva: “Il gioco è un’azione libera, conscia
di non essere presa sul serio e situata al di fuori della vita consueta
che nondimeno può impossessarsi totalmente del giocatore; azione
a cui in sé non è congiunto un interesse materiale,
da cui non proviene vantaggio e suscita rapporti sociali che facilmente
si circondano di mistero o accentuano mediante travestimento la loro
diversità dal mondo solito”.
La mostra ha avuto lo scopo di dimostrare come il gioco non sia semplicemente
uno strumento, ma un sistema di pensiero in grado d’imporre
una logica alternativa rispetto a quella tradizionale. E questo avviene
attraverso un percorso appassionante e spettacolare, anche se filologicamente
molto rigoroso. |
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Pieter Bruegel the Elder "Children's Games", 1560. Oil
on panel. Kunsthistorisches Museum, Vienna, Austria 
Depero "La toga ed il tarlo", 1914 - Costruzione in
legno e cartone colorati e verniciati - 58 x 54 x 10 cm 
Depero "Marionette dei Balli Plastici", 1918
Olio su tela - 59 x 59 cm
Paul Klee "Red Balloon", 1922. Oil on muslin primed
with chalk. 31.8 x 31.1 cm. The Solomon R. Guggebheim Museum, New
York, NY, USA 
Paul Klee "Puppet Theater", 1923. Watercolor on chalk
ground. 51.4 x 37.2 cm. Paul Klee Foundation, Kunstmuseum, Berne,
Switzerland 
Marcel Duchamp "Boîte en valise" 
Pablo Picasso "Harlequin Sitting on a Red Couch", 1905.
Chinese ink and watercolor on paper. Private collection 
Otto Dix "Karneval (Carnevale)", 1930 
Otto Dix "Nachts in der Wuste (Notte nel deserto)",
1930 |
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