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Nell'Arte il senso
del Natale
a cura di Antonella Iozzo Il
significato più intimo e nascosto del Natale, in opere d’arte
dove fede, religiosità e cristianità convivono nel miracolo
della rivelazione e nella spiritualità dell’evento.
La prima rappresentazione della natività affiora a Costantinopoli
nel 379, da allora, pittori, scultori e artisti artigiani, hanno riproposto,
nell’espressività del linguaggio artistico, la nascita
di Gesù nel suo mistero più profondo: redenzione, salvezza
dell’uomo e trasfigurazione del Cristo in immagini fissate con
la trasparenza della verità.
Scene che evocano il simbolo della rinascita nella forza della creazione,
perché al centro del Creato vi è l’Uomo. Affreschi,
tele, mosaici e sculture, fissano l’eternità di un attimo
in episodi come la Natività, l'Adorazione dei pastori, l'Adorazione
dei Magi, la fuga in Egitto, Gesù e i Dottori.
Senza parlare delle rappresentazioni con la Sacra Famiglia e la Madonna
col Bambino.
Ogni artista veste con la propria sensibilità, la propria creatività
e la propria luce interiore questo momento.
Esprime, con il colore, i giochi di luce, la scelta dei soggetti in
primo piano, l’intensità, l’aurea angelica o l’ombra
scura dell’inspiegabile, di ciò che sfugge all’umana
conoscenza, ma che dona un senso alla nostra vita. Per
esempio, La Natività di Piero della Francesca, nella National
Gallery di Londra, ultima opera del maestro, è svuotata della
potenza e della perfezione divina per ridare al Cristo un approccio
con la storia che lo avvicina alla dimensione umana. Il Bambino è
in primo piano, nudo su di un drappo di velluto turchino, accanto,
la Vergine con un dolcissimo gesto di adorazione.
Dietro di lei, Giuseppe, seduto e pensieroso, e poi due pastori, semplici
ma coscienti dell'avvento del Cristo, perchè uno di loro sembra
indicare la luce angelica della cometa.
Il senso della narrazione, la suggestione evocatrice della trasfigurazione,
l’emozione di partecipare alla venuta del Figlio di Dio sulla
terra, sono abilmente orchestrati da Correggio in un quadro, dipinto
intorno al 1530, oggi nella Gemäldegalerie di Dresda. Nel
buio della notte, la luce intensa emanata dal bambino, irradia il
cielo come un sole di mezzanotte, la soave voce degli angeli annuncia
l’evento ai pastori e le stelle indicano la via ai Magi.
E’ la prima notte, sulla terra, del Dio fatto Uomo, tutto nello
spazio infinito di una tela cesellata dalla poetica visione di un
grande maestro dell’arte.
Se l’invisibile e l’inspiegabile prendono strade indefinite,
l’arte restituisce la consapevolezza del limite ultimo tra la
nostra esistenza e ciò che è più grande di noi
e che va oltre l’umana comprensione. Ed è proprio questo
velo sottile a stabilire quel legame, quel sereno e silenzioso dialogo
con la spiritualità ritrovata nell’anima di un evento,
il Natale appunto, che, se all’apparenza sembra essere l’anticamera
di ragionamenti e di menti sopraffine, visto con la semplicità
del cuore e con gli occhi di chi sa guardare dentro il miracolo dell’Incarnazione,
ne riconosce l’alto valore e ritrova se stesso. Il
senso del Natale si rivela ai nostri occhi, non più profughi
di una coscienza arida e persa, in immagini come letture a più
voci, dove ogni simbolo esiste solo perché giustificato dalla
presenza dell’altro, è questo il miracolo del Natale
nell’arte.
Un atto d’amore nel mistero della salvezza, regalatoci da Giotto
con La Fuga in Egitto affrescata per la cappella degli Scrovegni (1304-1306).
Qui, un angelo indica la strada a Giuseppe, e a noi il cammino verso
la terrena espressione della bellezza interiore.
Dal buio della nostra mente alla luminosità del Vero, del Totale
e dell’ Anima. Sono le sensazioni assopite che emergono davanti
al dipinto di El Greco, Fuga in Egitto, dove l’uso dei colori
intensi, esprime la volontà di portare il mondo nella realtà
del buio, per poi farlo risalire alla luce.
Il Natale è dentro di noi e da noi attinge forza, calore, rispetto,
e sentimento nella luce della verità, specchio di vita riflessa
nell’Arte e il Natale nell’Arte diviene creatività
attiva nel dono dell’Amore.
Antonella
Iozzo |
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