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Presentazione
Ha
visto correttamente chi ha riconosciuto negli arpeggi spaziali di
Italo Antico un riferimento costante - più necessario che presuntuoso
- al mondo delle forme organiche.
Francesco Vincitorio e Corrado Maltese ne hanno mostrato, in occasioni
diverse il rapporto. Eppure, la prima impressione è quella
di trovarsi di fronte all'esito estremo di un processo sublimante
profondo e radicale: ne si annulla del tutto, mai, la sensazione di
muoversi al limite del ponderabile, del materico, dello spaziale.
Quando si tratta di plastica, vi si compie una dissoluzione della
plastica che arriva fino alla radice dei suoi necessari presupposti:
quando si tratta di forme articolate nelle coordinate di uno spazio
pittorico, quel che accade è di avvertire la vibrazione pluridimensionale
e spiraliforme di ciò che si potrebbe chiamare Erlebnis spaziale,
esplorazione "vissuta" dello spazio.
E tuttavia non è, questa, un'impressione globale che contraddice
l'estrazione organica di tale ricerca. Lo strumento attraverso cui
si sviluppa il gioco allusivo di forme e spazi è la linea,
una linea intensamente caricata di valori analitici e mentali.
Una linea che visualizza ed evidenzia determinati nuclei eidetici,
in eleganti contrappunti dialettici che ribaltano nel logos e nell'epos
la staticità contemplativa dell'eidos. Giusto la posizione
antitetica, al limite, di ciò che si mantiene come supporto
di tutte le riflessioni strutturali.
Siamo, qui, negli "intermundia" di un logos ancora librato
tra potenza e atto, al grado zero-iniziale dell'evento creativo, nello
spazio medianico della "figurazione", al di qua della forma
e, al tempo stesso, al di là di tutte le forme divenute.
Siamo, dunque, di fronte a un bisogno cosmogonico, cioè a una
volontà patetica anch'essa puntualmente contrapposta alla morfematica
cristallizzante dello strutturalismo, sebbene sembri aver mutuato
dal rigore epistemologico di questo ultimo un'eccezione aseitaria
delle categorie formali cui si applica.
In questo senso, malgrado clamorose apparenze, si tratta di una ricerca
che non chiede e non da gratificazioni ai codici della scienza, amplificandosi
piuttosto in quelle sottili urgenze liriche che si indovinano subito
sotto una materia che ha la lucentezza levigata della formula, cosi
come pure certi timbri imperativi del teorema.
Quello della scientificità è, anzi, un mito contestato,
poiché si potrebbe parlare assai più correttamente di
una poetica dell'errore, nel senso etimologico e classico del termine,
dell'errore come avventura e diversione, una poetica della discontinuità
e dello scarto imprevisto: la categoria del "possibile"
che esercita le sue plastiche intrusioni nell'universo del lineare,
dove sconvolgere significa creare, dar luogo e spazio alla mutazione,
all'origine nel tempo, al fenomeno. Una poetica dunque si sarebbe
tentati di dire, del clinamen.
La linea di Antico, infatti, non è mai la retta passante tra
due punti dello spazio, ma è, idealmente, il movimento di un
punto nello spazio: anzi la traiettoria dinamica e aerea di molti
punti nello spazio pluridimensionale. Al modo stesso in cui il clinamen
è il momento, l'istante dell'originarsi formale, l'esito dialettico
degli "errores" del punto, il limite critico, - e anche
di massima condensazione - di un caos cosmico al di là del
quale comincia ad albeggiare un ordine organico, ma diverso e polisenso
rispetto all'ordine organico reificato e cementato dentro sclerotizzate
abitudini percettive.
Se queste osservazioni mettono già in evidenza l'intenzionale
collegarsi di Italo Antico alla suggestiva lezione Kleeiana, la cui
presenza è stata notata per altro da chi ha avuto modo di scrivere
su di lui, bisogna aggiungere che Antico sceglie il suo Klee. Non
si tratta, per lui, soltanto del Klee della Gestaltung (figurazione)
o della versione più nota di una Gestaltung come esplicitarsi
del funzionale-organico, ma si capisce, invece, che Antico sa cogliere
il senso più difficile e nascosto della "figurazione"
quando pone l'equivalenza tra Gestaltung e Verinnerlichung (interiorizzazione)
visuale, affermandone la necessaria complementarità.
E proprio nella precisazione di questo aspetto dimenticato e spesso
frainteso della Gestaltung, anzi, è da riconoscersi un carattere
specifico e individuante della riflessione connessa alla ricerca attraverso
cui egli si segnala quale interprete sottile e penetrante di certa
eredità Kleeiana. Si tratta, infatti, di una scelta importante,
non solo sul piano, stricto sensu, linguistico. La dialettica corrosiva
e defoliante della Gestaltung come Verinnerlichung visuale coinvolge
dimensioni gnoseologico-esistenziali rispetto alle quali il mondo
delle banalità di base non può fronteggiarsi come orizzonte
sostenibile.
Scorie inerti di metafore consumate, sensi sequestrati dentro forme
che esibiscono il doppio di se stesse, immagini spettrali di simboli
autonomizzati, cose divenute il surrogato di altre cose: questo è
il paesaggio allucinato della schizofrenia consumistica.
E se la cosa, la 21 cosa stessa e i suoi segni, hanno deposto i segni
originar! nei sepolcri di codici pietrificati, l'ambizione della Gestaltung-Verinnerlichung
è quella di rianimare significazioni perdute, rimettendo in
circolo quanta di energia antropomorfotica immobilizzati da un'atrofia
senile e al tempo stesso precoce.
Non stupisce, pertanto, che l'arco di problemi verso cui si orienta
la ricerca di Italo Antico appaia inconsueto e difficile, poiché
esso è, di fatto, obiettivamente difficile.
Dalle sue forme surcaricate di contenuta tensione, intensamente allusive
di potenzialità mancate per vizio di elusione, il monito amletico
riprende ad annunciarsi che ci son più cose tra cielo e terra
di quante ne sogni la nostra povera filosofia dell'utilità
assunta a mitologema di angustie quotidiane.
Anzi, da questo punto di vista, Italo Antico non può nascondersi
che una forma-oggetto, indagata nel suo scarno e nervoso fascio di
funzioni, ha la demoniaca ambivalenza dell'utensile-protesi, quella
sorta di costituzione disponibilità a promuovere, ingenerandoli,
usi inorganici e tendenzialmente prevaricanti il territorio corporeo
e dell'istinto.
Ma su questo interrogativo irrisolto, la problematica si presenta
tuttora aperta, ancora bilanciata tra il tema del demoniaco dell'Ut
e il tema di una riappropriazione organica e corporea dell'Es.
(1973)
Placido Cherchi |
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Italo Antico "Ipotesi nel tempo - variazione"
1981-83, acciaio inox
INFORMAZIONI

Tratto dal catalogo: "Arte e Spazio nella prospettiva
degli anni '90"
IX edizione Biennale d'Arte Contemporanea
San Martino di Lupari
Assessorato alla Cultura
Museo Civico d'Arte Contemporanea "Umbro Apollonio"
Circolo A.P.L.
Chiesa Storica: aprile - maggio 1990
San Martino di Lupari (PD)
testo di Attilio Marcolli |
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