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Arte e Spazio - Alberto Biasi



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  Pro-memoria

Alberto Biasi Ultimamente per motivi diversi, ma soprattutto per il diffondersi a livello di collezionismo del desiderio di autenticazione, ho potuto rivedere alcune "rilievo - pitture", in particolare "visioni dinamiche", da me eseguite negli anni sessanta, durante il periodo del gruppo enne.
Di fronte a quelle opere sono rimasto colpito dalla ripetizione univoca, quasi ossessiva, del tema che, per immediatezza di comprensione, delimito con il titolo: "vita delle forme".
Molte persone, in quegli anni, mi chiedevano cosa significassero i miei quadri. "Quello che vedete!": era la mia risposta.
A volte aggiungevo che il mio procedimento pittorico non era di ordine astratto, che la mia scelta di segni, figure e superfici geometrici e di colori nettamente definiti era puramente strumentale.
Non per questo le illusioni visive della mia pittura potevano considerarsi di ordine strettamente concreto.
In effetti avevo maturato le mie prime esperienze nel solco della pittura informale.
Osservando gli effetti degli impasti materici avevo imparato a increspare le superfici, a sminuzzarle, a deviarle e ruotarle, in sostanza ad articolare la corposità della materia e del colore fino ad ottenerne una emittenza di impulsi cromatici.
La strutturazione degli impulsi in funzione dell'apparato visivo dello spettatore, il calcolo delle diverse configurazioni ottenibili a seconda dei punti di vista, l'esaltazione del contrasto tra la riflessione statica dello sfondo e quella dinamica della configurazione erano le mete cui tendevo.
Alfine quel risultato: l'illusione di forme che si muovono, che sembrano vivere.
Ora le stesse persone, a distanza di vent'anni, di fronte alle stesse opere mi chiedono spiegazione del loro stupore.
Indirettamente mi comunicano di aver superato ogni preoccupazione per l'assenza di rappresentazione secondo canoni abituali e di essere diventati fruitori coscienti, quindi indagatori delle connessioni tra la staticità del manufatto e la dinamicità del visivamente percepibile.
Dopo alcuni tentativi di risposta rivelando aspetti tecnici, mi sono convinto di annoiare più che di soddisfare la loro curiosità. Mi è sembrato invece più proficuo ripercorrere i momenti creativi di quelle opere, ricordare come la mia mente, in quei frangenti, si esaltasse e diventasse essa ' stessa forma in divenire.
Una goccia cadeva sulla quieta distesa di uno stagno? Oppure una minuscola bolla gassosa affiorava in superficie?
Qualunque fosse la causa, i miei occhi si concentravano sulla increspatura liquida e sulla sua riflessione luminosa: la mia mente vedeva lo scaturire del cerchio il suo espandersi e lo scomparire.
Velocemente, in treno oppure in automobile, stavo attraversando un pioppeto? I miei occhi erano attratti dall'intermittente trasparire della luce tra i fusti dei pioppi: la mia mente vedeva il formarsi di una verticale luminosa che galleggiava sullo sfondo, mi seguiva e diventava mutevole orizzonte.
Ricordo ancora alcune procedure empiriche e altre razionali, le fatiche psicologiche di fronte ai miei primi manufatti, le delusioni e le improvvise intuizioni.
Ma non ricordo affatto se il mio passaggio dalla sensazione alla percezione, dalla ideazione alla rappresentazione del divenire delle forme sia avvenuto prima delle mie realizzazioni pittoriche o contemporaneamente o attraverso di esse.
Credo comunque che la pratica ed il godimento della pittura, e delle arti visive in genere, attivino l'apprendimento visivo: questi, pur sempre, procede per differenziazione di impressioni precedentemente vaghe.
La stessa evoluzione dell'immaginazione dello spettatore di fronte alle mie opere potrebbe esserne conferma.
Devo infine aggiungere che il mio apprezzamento nei confronti dei vecchi lavori degli anni sessanta ha pur tuttavia un limite.
Per confronto amo e apprezzo molto di più i miei quadri recenti in cui l'illusione di movimento è una componente importante, fonte di suggestioni inaspettate, ma inserita in una struttura aperta tra l'essere e il divenire.
Sono rilievo-pitture che sollecitano il fruitore a configurare i segni, le figure ed i piani in immagini sia statiche che dinamiche secondo le sue potenzialità psicologiche.
A me sembrano meno gelidi, più provocanti.

Alberto Biasi
 
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Alberto Biasi
Alberto Biasi
"...e primamente un saldo ci fece smisurato scudo,..."
1966, tecnica mista

INFORMAZIONI


Tratto dal catalogo:
"Arte e Spazio nella prospettiva degli anni '90"
IX edizione Biennale d'Arte Contemporanea
San Martino di Lupari
Assessorato alla Cultura
Museo Civico d'Arte Contemporanea
"Umbro Apollonio"
Circolo A.P.L.
Chiesa Storica: aprile - maggio 1990
San Martino di Lupari (PD)
testo di Attilio Marcolli
 
 
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