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Pro-memoria
Ultimamente per motivi diversi, ma soprattutto per il diffondersi
a livello di collezionismo del desiderio di autenticazione, ho potuto
rivedere alcune "rilievo - pitture", in particolare "visioni
dinamiche", da me eseguite negli anni sessanta, durante il periodo
del gruppo enne.
Di fronte a quelle opere sono rimasto colpito dalla ripetizione univoca,
quasi ossessiva, del tema che, per immediatezza di comprensione, delimito
con il titolo: "vita delle forme".
Molte persone, in quegli anni, mi chiedevano cosa significassero i
miei quadri. "Quello che vedete!": era la mia risposta.
A volte aggiungevo che il mio procedimento pittorico non era di ordine
astratto, che la mia scelta di segni, figure e superfici geometrici
e di colori nettamente definiti era puramente strumentale.
Non per questo le illusioni visive della mia pittura potevano considerarsi
di ordine strettamente concreto.
In effetti avevo maturato le mie prime esperienze nel solco della
pittura informale.
Osservando gli effetti degli impasti materici avevo imparato a increspare
le superfici, a sminuzzarle, a deviarle e ruotarle, in sostanza ad
articolare la corposità della materia e del colore fino ad
ottenerne una emittenza di impulsi cromatici.
La strutturazione degli impulsi in funzione dell'apparato visivo dello
spettatore, il calcolo delle diverse configurazioni ottenibili a seconda
dei punti di vista, l'esaltazione del contrasto tra la riflessione
statica dello sfondo e quella dinamica della configurazione erano
le mete cui tendevo.
Alfine quel risultato: l'illusione di forme che si muovono, che sembrano
vivere.
Ora le stesse persone, a distanza di vent'anni, di fronte alle stesse
opere mi chiedono spiegazione del loro stupore.
Indirettamente mi comunicano di aver superato ogni preoccupazione
per l'assenza di rappresentazione secondo canoni abituali e di essere
diventati fruitori coscienti, quindi indagatori delle connessioni
tra la staticità del manufatto e la dinamicità del visivamente
percepibile.
Dopo alcuni tentativi di risposta rivelando aspetti tecnici, mi sono
convinto di annoiare più che di soddisfare la loro curiosità.
Mi è sembrato invece più proficuo ripercorrere i momenti
creativi di quelle opere, ricordare come la mia mente, in quei frangenti,
si esaltasse e diventasse essa ' stessa forma in divenire.
Una goccia cadeva sulla quieta distesa di uno stagno? Oppure una minuscola
bolla gassosa affiorava in superficie?
Qualunque fosse la causa, i miei occhi si concentravano sulla increspatura
liquida e sulla sua riflessione luminosa: la mia mente vedeva lo scaturire
del cerchio il suo espandersi e lo scomparire.
Velocemente, in treno oppure in automobile, stavo attraversando un
pioppeto? I miei occhi erano attratti dall'intermittente trasparire
della luce tra i fusti dei pioppi: la mia mente vedeva il formarsi
di una verticale luminosa che galleggiava sullo sfondo, mi seguiva
e diventava mutevole orizzonte.
Ricordo ancora alcune procedure empiriche e altre razionali, le fatiche
psicologiche di fronte ai miei primi manufatti, le delusioni e le
improvvise intuizioni.
Ma non ricordo affatto se il mio passaggio dalla sensazione alla percezione,
dalla ideazione alla rappresentazione del divenire delle forme sia
avvenuto prima delle mie realizzazioni pittoriche o contemporaneamente
o attraverso di esse.
Credo comunque che la pratica ed il godimento della pittura, e delle
arti visive in genere, attivino l'apprendimento visivo: questi, pur
sempre, procede per differenziazione di impressioni precedentemente
vaghe.
La stessa evoluzione dell'immaginazione dello spettatore di fronte
alle mie opere potrebbe esserne conferma.
Devo infine aggiungere che il mio apprezzamento nei confronti dei
vecchi lavori degli anni sessanta ha pur tuttavia un limite.
Per confronto amo e apprezzo molto di più i miei quadri recenti
in cui l'illusione di movimento è una componente importante,
fonte di suggestioni inaspettate, ma inserita in una struttura aperta
tra l'essere e il divenire.
Sono rilievo-pitture che sollecitano il fruitore a configurare i segni,
le figure ed i piani in immagini sia statiche che dinamiche secondo
le sue potenzialità psicologiche.
A me sembrano meno gelidi, più provocanti.
Alberto Biasi |
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Alberto Biasi "...e primamente un saldo ci fece smisurato
scudo,..."
1966, tecnica mista
INFORMAZIONI

Tratto dal catalogo: "Arte e Spazio nella prospettiva
degli anni '90"
IX edizione Biennale d'Arte Contemporanea
San Martino di Lupari
Assessorato alla Cultura
Museo Civico d'Arte Contemporanea "Umbro Apollonio"
Circolo A.P.L.
Chiesa Storica: aprile - maggio 1990
San Martino di Lupari (PD)
testo di Attilio Marcolli |
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