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Presentazione
Ho visto il lavoro di Beppe Bonetti anni fa ad una mostra in Germania
ed ho avuto modo di recensire e puntualizzare più volte la
sua poetica pittorica estremamente coerente, analitica, determinata.
Oggi in occasione dell'uscita del libro che documenta dieci anni di
attività devo constatare che il suo percorso artistico è
più che mai volto verso un fare arte che sta' tra una rigorosa
programmazione e una libera e quasi istintiva segnicità, e
questo è possibile perché Bonetti si pone ogni volta
in rapporto a ciò che è stato fatto nelle arti visive
e, dalla analisi di quei percorsi, procede poi con energia verso obiettivi
di costruzione, di analisi e distruzione e ancora di ricostruzione
dell'immagine.
In lui, l'esattezza esecutiva o la gestualità più selvaggia
si fondono e questo è il dato che rende più originale
il suo lavoro artistico.
Senza dubbio Bonetti appartiene a quella categoria di artisti in cui
si evidenzia maggiormente il dato intellettuale e questo avviene senza
uscire da un campo meramente pittorico; si avverte cioè una
spinta mentale che condiziona, dirige, controlla il gesto pittorico.
Sempre in sospeso tra un fare e un negare l'immagine che dovrebbe
costituire l'opera stessa, tra il riempire e il vuotare uno spazio:
mi diceva in occasione di un nostro ultimo incontro: "Secondo
il TAO percepire l'esistenza delle montagne, è percepire le
valli (vuote) che le complementano nella loro esatta metà".
Cosi è per lui importante costruire e disgregare un'opera,
mostrare certezze e poi subito annullarle per altre soluzioni e cosi
via.
Parla di Albers, di Fontana o di Hartung con la stessa conoscenza
critica, e questi contrapposti autori sono per lui un aspetto diverso
di un unico grande problema, quello di dare un senso ed una concretezza
al multiforme modo di "darsi" dell'esistente poetico che
si può o meno raggiungere. "Certamente" dice
"non è facile continuare a fare pittura con i presupposti
che sappiamo, dopo che la pittura è stata azzerata più
volte, e questo è avvenuto all'inizio del secolo, con le avanguardie
sovietiche e poi ancora e ancora", e conclude: "se faccio
pittura è perché non ho alternative" significando
con ciò una mancanza di alternativa ad un esistenziale bisogno
di segnare un tempo storico personale, su una ridotta superficie che
è il quadro. Bonetti dipinge usando una linea: "Si potrebbe
ridurre il tutto a punti, ma sono troppo silenziosi" dice, e
questa linea si addensa, si accumula e costituisce spessori pittorici,
ancora immagini, forme piene, poi il fondo le assorbe e cosi via,
documentando nel loro divenire un tempo pittorico, umano, storico.
Crisi dell'arte, o arte della crisi? Possiamo dire davanti ad un lavoro
di Beppe Bonetti che ancora una linea parla, e parla un linguaggio
estremamente critico, poetico e consapevole.
Rudolph Rainer |
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Beppe Bonetti "Dittico - assenze 689/690"
1989, acrilico su tela
INFORMAZIONI

Tratto dal catalogo: "Arte e Spazio nella prospettiva
degli anni '90"
IX edizione Biennale d'Arte Contemporanea
San Martino di Lupari
Assessorato alla Cultura
Museo Civico d'Arte Contemporanea "Umbro Apollonio"
Circolo A.P.L.
Chiesa Storica: aprile - maggio 1990
San Martino di Lupari (PD)
testo di Attilio Marcolli |
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