ARTE.GO  
Indice Artisti
news > eventi > artisti > mostre virtuali > multimedia > iniziative > archivio > partecipa > servizi > info
> mostre virtuali > arte e spazio > nino di salvatore
Arte e Spazio - Nino Di Salvatore



Vinilica - Dischi Usati





Wikipedia - L'enciclopedia libera
 
  Il problema "spazio"

Nino Di Salvatore Per dimensione non intendo una superficie misurabile in senso orizzontale o verticale con un metro in cento centimetri, ma una dimensionalità che sia l'immediata condizione per il formarsi lievitante della metafisica, o meglio una impegnativa dimensione percepibile pienamente dal nostro esistere concreto e che infine, per maggiore precisione, chiameremo spazio; ma che allora diverrà anche qualità, perché è semplicemente assurdo supporre che lo spazio consenta il formarsi della metafisica senza essere stato precedentemente una qualità.
Sono del parere che indifferibile condizione per la validità della pittura non possa essere che la precisa ed organica innucleazione di una metafisica prodotta dallo spazio puro.
Ritenendo di meglio precisare la mia concezione dello spazio, aggiungerò: esso è il corpo, è l'esteriorità di quell'interiorità o verità o coscienza della materia organizzata che è la razionalità intellettiva dell'uomo; esso è una realtà attuosa, è potenza in atto; se è pura intellezione, nel medesimo tempo percepibile dal profondo, non è, evidentemente, pura enunciazione di termini al di fuori di un nesso, che non essendo ne vera ne falsa non rappresenta conoscenza.
Lo spazio è la folgorazione della forma, è la forma che diviene quarta dimensione; è dunque molto evidente che esso non è una sorta di simbologia (p. es., non è Klee).
Quando Aristotele oppone all'antitesi materia-forma il rapporto potenza-atto, il cui limite estremo è nell'atto, che è tutto atto, od atto puro, e nella potenza, che è tutta potenza, o potenza prima, allora conferma la realtà dello spazio, perché esso è moto prodotto da un immobile, libero da ogni divenire, da ogni cambiamento prodotto dall'esterno, in sé conchiuso, termine fisso ed immutabile, statica assolutezza che tuttavia si attua continuamente nel tempo e nella storia perché, come dicevo, è realtà attuosa.
È la sensazione della irriducibile presenza dello spazio che sviluppa ed approfondisce le più alte facoltà percettive dell'uomo.
Cosi io credo che sia: nella storia dell'arte non esistono questioni di più o meno evidente oggettivismo (per quanto, come si intese, il non-objective sia molto più favorevole all'esatta creazione spaziale); vi è soltanto il binario spaziale, il resto è il sangue più povero, inefficiente e limitato, ed è soltanto quando questo binario è percorso, o per intuizione o per scienza, che assistiamo alla fioritura, alla liberazione dal chiuso asfissiante delle quattro mura locali.
È ovvio che lo spazio non esclude il puro piacere della geometria, e sono sempre valide le parole che Fiatone, nel Filebo, fa dire a Socrate: "Per bellezza io intendo ciò che è diritto o circolare, ed anche le superfici ed i corpi che si ottengono col compasso, con la riga o con la squadra, se ben mi comprendi.
Questi, io dico, non si riferiscono a qualcos'altro di bello come le rimanenti cose, ma sono eterni, esistono in sé e sono belli per la loro stessa natura".
Dovrei ancora ricordare il notissimo aneddoto di Apelle e Protogene che si trova in Plinio?
Ma il piacere estetico di noi moderni, fatti ricchi e saggi dalle esperienze dei nostri genitori (perciò gli antichi siamo noi ed essi erano giovinetti) non può più provenire soltanto dalle tré dimensioni della geometria euclidea; il nostro piacere più alto è sempre stato basato, anche se a volte non ci siamo accorti, essenzialmente sulla dimensionalità e proporzionalità spaziale, divenuta nostra concreta dimensione e proporzione quindi capace di lievitare date condizioni del profondo.
È la presenza, ovviamente non corpulenta, della quarta dimensione che l'anima dell'osservatore trapassa se stessa penetrando nell'impalpabile diaframma di linee geometriche pure articolantesi continuamente all'infinito, sino a tramutarsi in spazio, per un processo quasi medianico, che richiederebbe un libro per essere definito sia criticamente che speculativamente con abbondanti citazioni dei greci, di Weber, Fechner, Minkoswski, del behaviorism e della riflessologia americana, delle enunciazioni di Von Ehrenfeis sulle qualità formali e la loro trasportabilità, della psicologia della forma delle scuole di Graz sulla produzione delle forme; di Linke, Buhier, Wertheimer, Kohler della scuola di Berlino riguardanti le percezioni sensoriali e asensoriali, leggi strutturali ("Gestaltgesetze"), pregnanza delle forme, modificazione strutturale attiva di forme ("Umgestaltung"); della "Gestaltpsychologie" della scuola dell'Università di Stoccolma, per il forte contributo di Katz a conciliare la tendenza associazionistica con l'empiristica; di Lewin sull'emotività ed il comportamento ; attivo dell'uomo conseguenti dalla struttura, topologicamente intesa, dello spazio ambientale, in rapporto ai fattori tendenziali; e cosi via sino ai fenomeni metapsichici di "apporto".
La conclusione del processo creativo dello spazio è quella di indicare all'osservatore il ritmo, l'ordine, il clima in cui incanalare la sua immaginazione e a sua meditazione, senza mai costringerlo ad una banale associazione di idee, ed allora è evidente che le deduzioni formulate in questo discorso non impediscono di costringere lo spazio entro una misura; esso non è un'astrazione, non è nemmeno una corpulenza, ma poiché noi possiamo percepirlo, io dirò che esso è una nuova "Sachiichkeit", od oggettività, concretezza.


Estratto dallo scritto del 1950 e pubblicato nel 1951 in "Di Salvatore. Dieci incisioni".

Prefazione di Andre Bloc,
Direttore di "Aujourd'hui".
Ed. Salto, Milano 1951.
 
Cd-Rom Mostre Arte.Go Servizio Cd-ROM
Cd-Rom Euro 12,00 + spedizione

Ordina il cd con tutti i contenuti e le immagini in alta risoluzione:


Nino Di Salvatore
Nino Di Salvatore
"Spazio gestaltico curvo 19"
1990, acrilico su tela

INFORMAZIONI


Tratto dal catalogo:
"Arte e Spazio nella prospettiva degli anni '90"
IX edizione Biennale d'Arte Contemporanea
San Martino di Lupari
Assessorato alla Cultura
Museo Civico d'Arte Contemporanea
"Umbro Apollonio"
Circolo A.P.L.
Chiesa Storica: aprile - maggio 1990
San Martino di Lupari (PD)
testo di Attilio Marcolli
 
 
links © dgpixel multimedia communication