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Lo spazio in pittura
Un modo forse riduttivo di intendere il concetto di spazio è
connesso alla suddivisione della superficie pittorica; si tratta del
tema non secondario, ma ben noto, della proporzionalità.
È invece più attuale, per quanto mi riguarda, considerare
se vi siano modi nuovi di concepire lo spazio inteso come dislocazione
in più livelli di profondità degli elementi figurali
del quadro. La pittura moderna ha abbandonato la prospettiva tradizionale,
salvo la sua utilizzazione nella pittura "metafisica" negli
anni venti, quando vennero introdotti più punti di vista in
una stessa composizione.
Anche la prospettiva aerea ha terminato il suo ruolo nella pittura
di oggi, in cui si preferisce che gli oggetti pittorici siano presenti
e vicini nel campo.
L'avanti - dietro in alcuni casi è affidato al movimento intrinseco
del colore, connesso alle differenti lunghezze d'onda delle radiazioni
che provocano la percezione del colore. In questo caso occorre che
le aree figura siano isolate, non sovrapposte tra loro, perché
non si creino contraddizioni tra un colore che tende per sua natura
a venire avanti, mentre per sovrapposizione di un'altra figura deve
essere visto "dietro".
La psicologia della forma, scoprendo sperimentalmente le leggi della
percezione e quindi il modo condizionato del sistema percettivo di
reagire a determinati insiemi di stimoli, offre al pittore strumenti
nuovi, o poco utilizzati finora.
Da anni mi occupo della trasparenza percettiva, utilizzata in pittura
già negli anni '30, ma oggetto negli anni recenti di interessanti
approfondimenti.
Con la trasparenza, che si può ottenere anche con superfici
opache, si ottiene la visione di due oggetti nello stesso posto, uno
sopra e l'altro sotto o dietro. Si tratta di un modo "sofisticato",
come dice Arnheim, di produrre una strutturazione dello spazio in
differenti livelli di profondità.
Mi occupo anche dell'utilizzazione in pittura di un altro fenomeno,
meno conosciuto, di cui gli scienziati si sono interessati fin dal
1904.
In questa sede non posso che fornire un breve cenno.
La definizione iniziale di "margini soggettivi" per descrivere
il fenomeno è stata abbandonata quando Gaetano Kanizsa, nei
suoi studi esaustivi sul tema, ha mostrato che si tratta della produzione,
da parte del sistema percettivo dell'osservatore, di un tipo speciale
di superficie, da lui definita "anomala".
I margini, lungi dal costituire il prodotto del fenomeno, non ne sono
che la necessaria conseguenza.
Basterà predisporre le condizioni esatte, che lo scienziato
ci ha indicato, e l'osservatore, inconsciamente e coercitivamente,
finirà il lavoro, producendo, da un insieme di forme incomplete,
una visione strutturata che appaga l'esigenza di "semplicità"
del sistema percettivo.
La strutturazione si attua con la produzione visiva di superfici che
paiono librarsi sullo sfondo, sovrapponendosi parzialmente alle figure
sottostanti che, pur essendo tisicamente incomplete, paiono invece
completarsi "amodalmente", passando "sotto" la
superficie anomala.
Questa superficie, che utilizza lo stesso colore dello sfondo, ne
differisce per una apparenza cromaticamente più intensa, connessa
al suo ruolo di "figura".
La possibilità di operare dislocazioni spaziali nella composizione
pittorica utilizzando il principio delle "superfici anomale,
è interessante anche per la diretta partecipazione, inconsapevole
e coercitiva, che viene provocata nell'osservatore, il cui sistema
percettivo è indotto a produrre la visione che l'artista ha
predisposto.
La molla che provoca la ristrutturazione del campo da parte dell'osservatore
è la tensione provocata dalla incompletezza figurale.
L'allineamento delle aree incomplete tra loro, a mezzo della legge
della "buona continuazione", produrrà la visione
della superficie e quindi la strutturazione spaziale del campo, e
nel contempo placherà la tensione, attuando la chiusura, secondo
il principio di semplicità, che sembra informare la mente umana.
febbraio 1990 |
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Augusto Garau "Solaris"
1990, olio su tela
INFORMAZIONI

Tratto dal catalogo: "Arte e Spazio nella prospettiva
degli anni '90"
IX edizione Biennale d'Arte Contemporanea
San Martino di Lupari
Assessorato alla Cultura
Museo Civico d'Arte Contemporanea "Umbro Apollonio"
Circolo A.P.L.
Chiesa Storica: aprile - maggio 1990
San Martino di Lupari (PD)
testo di Attilio Marcolli |
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