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Progresso equilibrato
Di fronte ad una nuova forma di concezione e di creazione plastica,
si devono trovare parole nuove, parole chiave per indicare questi
nuovi oggetti plastici.
Questa concezione, per essere vera e pura, deve partire da un bisogno
inferiore, che è intimamente legato — senza dovergli
nulla —, e in certa misura influenzato, dal mondo esterno contemporaneo.
Questa nuova forma plastica non parte da uno slancio emotivo, ma al
contrario, da una concezione razionalizzata, di cui paradossalmente
il risultato, nella maggiore parte dei casi, è infinito.
Questa forma di realizzazione e di concezione parte da una base logica.
Esistono certi metodi per lo sviluppo di un'idea; ed è lo stesso
per il logico svolgersi di un'esperienza plastica. È evidente
che si deve fare una scelta — scelta di forma, di colore, di
volume, ecc., ma questa scelta deve essere minima ed indispensabile.
Tutto il resto sarà uno sviluppo logico e biologico dell'opera
da eseguire; perché, dopo questo minimo di scelta, l'esperienza
comincia a esprimersi per sua propria volontà.
Aspiro, con un minimo di scelta ed una grande economia di mezzi, ad
ideare e realizzare esperienze dalle molteplici possibilità.
Questa ideazione e questa realizzazione plastica non devono lasciare
da parte assolutamente nulla.
Esse devono trarre profitto da tutte le possibilità della tecnica,
delle esperienze scientifiche, delle scoperte della percezione, dei
materiali attuali.
In teoria, i suoi fini sono incommensurabili perché ogni nuova
opera, ogni nuova esperienza condurranno ad un'opera nuova, ad un'esperienza
nuova, che saranno un superamento dell'opera o dell'esperienza anteriore.
Questo sviluppo deve essere regolato, chiarito, equilibrato da ognuno
di noi affinché il progresso non si trasformi in caos.
Paris, 1962 Mouvement
In un primo accostamento per identificare la parola alla struttura
formale ed al suo significato linguistico attraverso una comunicazione
visiva, nel 1964-1965 ho creato un'opera a luce instabile intitolata
"MOUVEMENT".
Questo lavoro è realizzato proiettando su uno schermo luminoso
la parola "MOUVEMENT" ripetuta 10 volte.
Le lettere che compongono questa parola sono in movimento e si sovrappongono
fra di loro creando una visione ambigua, continuamente instabile.
Vèrso il 1969 ho realizzato un alfabeto ambiguo tridimensionale;
partendo dalla struttura stessa della lettera, realizzata in plexiglas
trasparente, ho cercato di dare un movimento che corrispondesse sia
al suo volume che alla sua personalità come lettera in se stessa.
Ho realizzato anche delle opere nelle quali utilizzo come elemento
base la grafia delle parole che identificano (nel linguaggio usuale)
questi elementi plastici: quadrato, cerchio, triangolo, riflesso,
colore, linea, volume piccolo, grande, spazio, luce, niente, proponendo
un'immagine visuale dove la stessa si identifica, talvolta contraddicendosi,
con la parola ed il suo significato.
In questa stessa linea di ricerca dei rapporti tra la parola, la sua
forma ed il suo significato, attualmente cerco di realizzare il ritratto
del nome di un artista-pittore, basandomi sulla sua opera: ad esempio,
i quadri che chiamo "ritratto del nome di Mondrian attraverso
le sue opere" oppure "ritratto del nome di Malevich attraverso
le sue opere".
In questo spirito ho cosi fatto i ritratti del nome di mia figlia,
di mia moglie, di alcuni miei amici ed un autoritratto del mio nome.
Questo mi porta a tentare il ritratto di una persona per mezzo delle
lettere che compongono il suo nome, utilizzando i dati psicologici
del personaggio e le sue preferenze riguardo a forme, colori, ecc.
Questa ricerca è assai più rivolta all'aspetto visuale,
perciò la ricerca plastica è predominante; la mia intenzione
però, nel medesimo tempo, è che il ritratto di un nome
sia il più possibile attinente al personaggio, quale risulta
dalle sue caratteristiche psicologiche, approntando un questionario
psico-selettivo, che il soggetto deve compilare.
Paris, Janvier 1974 Colore luce
Fu nel 1962 che cominciai ad interessarmi alla luce come mezzo d'espressione
plastica e nel 1963/64/65 al colore-luce come problematica unificata.
Durante quegli anni realizzai delle esperienze su "rilievi a
luce instabile", "scatole luminose", "strutture
a luce instabile", "scatole luce-colore manovrate dagli
spettatori", ecc.
Queste esperienze all'interno del GRAV furono realizzate con opere
a tré dimensioni, cinetiche, includenti cioè il movimento.
In seguito, nel 1970, ritornai al problema dell'opera a due dimensioni,
realizzando delle esperienze sul colore e seguendo la mia teoria della
ricerca continua, feci delle incursioni nel campo della semiotica
(del rapporto cioè tra la scrittura e la forma), vedi ritratti
dei nomi di artisti, ritratti dei nomi dinamici, ecc.
Nel 1978 sono arrivato, in opere a due dimensioni, a fondere la luce
ed il colore in una indissolubile.
In queste ricerche il colore non si manifesta ne come elemento decorativo
in sé, ne come varietà di colori abbinati ma come un
conglomerato destinato a creare una nuova struttura di visualizzazione:
il colore-luce.
Questo colore-luce, irradiante, s'amalgama nella retina dello spettatore
in virtù di un dosaggio rigoroso e controllato di tutti gli
elementi che compongono questa ricerca.
Parigi, 1978/80 Della geometria
arrabbiata
Nel caos dell'arte contemporanea, nella Babele pseudo-artistica di
questi ultimi anni, in un ritorno maldestro alla figurazione più
banale, si trovano le basi di una notevole regressione artistica,
di una profonda e vera crisi.
Leonardo da Vinci ha detto: "L'arte è un fatto mentale",
perciò intelligente, perciò razionale.
Oggi tutto fa pensare che questo profetico ed essenziale messaggio
sia stato dimenticato.
Sin dall'inizio di questo secolo alcuni artisti (Mondrian, Moholy-Nagy,
Malevich, etc.) hanno scoperto le leggi proprie del fare artistico,
leggi che nulla devono alla visione del quotidiano.
L'arte diventa visione pura, senza agganci naturalistici.
Il messaggio è implicito nell'opera ed è il risultato
della forma, del colore, della trama, della linea, dello spazio, del
volume, del movimento, del tempo e dei materiali, tutti elementi puri.
Questi elementi sono stati sperimentati e la sperimentazione continua,
perché hanno in se stessi infinite possibilità di sviluppo
(vedi testo del 1962).
Il regresso artistico attuale, che non è privo di motivazioni
socio-politiche, ha come componenti negative la bassa professionalità
e la mancanza di "capacità artigiana' ' che si tenta spesso
di mascherare con inutili testi filosofici e saggi critici incomprensibili.
L'arte programmata cinetica costruttivista geometrica è in
collera.
Queste mie ultime ricerche sono una testimonianza della mia collera.
Parigi, luglio 1982 |
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Horacio Garcia Rossi "Couleur lumiere"
1989/90, acrilico su tela
INFORMAZIONI

Tratto dal catalogo: "Arte e Spazio nella prospettiva
degli anni '90"
IX edizione Biennale d'Arte Contemporanea
San Martino di Lupari
Assessorato alla Cultura
Museo Civico d'Arte Contemporanea "Umbro Apollonio"
Circolo A.P.L.
Chiesa Storica: aprile - maggio 1990
San Martino di Lupari (PD)
testo di Attilio Marcolli |
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