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Arte e Spazio - Horacio Garcia Rossi



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  Progresso equilibrato

Horacio Garcia Rossi Di fronte ad una nuova forma di concezione e di creazione plastica, si devono trovare parole nuove, parole chiave per indicare questi nuovi oggetti plastici.
Questa concezione, per essere vera e pura, deve partire da un bisogno inferiore, che è intimamente legato — senza dovergli nulla —, e in certa misura influenzato, dal mondo esterno contemporaneo.
Questa nuova forma plastica non parte da uno slancio emotivo, ma al contrario, da una concezione razionalizzata, di cui paradossalmente il risultato, nella maggiore parte dei casi, è infinito.
Questa forma di realizzazione e di concezione parte da una base logica.
Esistono certi metodi per lo sviluppo di un'idea; ed è lo stesso per il logico svolgersi di un'esperienza plastica.
È evidente che si deve fare una scelta — scelta di forma, di colore, di volume, ecc., ma questa scelta deve essere minima ed indispensabile.
Tutto il resto sarà uno sviluppo logico e biologico dell'opera da eseguire; perché, dopo questo minimo di scelta, l'esperienza comincia a esprimersi per sua propria volontà.
Aspiro, con un minimo di scelta ed una grande economia di mezzi, ad ideare e realizzare esperienze dalle molteplici possibilità.
Questa ideazione e questa realizzazione plastica non devono lasciare da parte assolutamente nulla.
Esse devono trarre profitto da tutte le possibilità della tecnica, delle esperienze scientifiche, delle scoperte della percezione, dei materiali attuali.
In teoria, i suoi fini sono incommensurabili perché ogni nuova opera, ogni nuova esperienza condurranno ad un'opera nuova, ad un'esperienza nuova, che saranno un superamento dell'opera o dell'esperienza anteriore.
Questo sviluppo deve essere regolato, chiarito, equilibrato da ognuno di noi affinché il progresso non si trasformi in caos.
Paris, 1962


Mouvement

In un primo accostamento per identificare la parola alla struttura formale ed al suo significato linguistico attraverso una comunicazione visiva, nel 1964-1965 ho creato un'opera a luce instabile intitolata "MOUVEMENT".
Questo lavoro è realizzato proiettando su uno schermo luminoso la parola "MOUVEMENT" ripetuta 10 volte.
Le lettere che compongono questa parola sono in movimento e si sovrappongono fra di loro creando una visione ambigua, continuamente instabile.
Vèrso il 1969 ho realizzato un alfabeto ambiguo tridimensionale; partendo dalla struttura stessa della lettera, realizzata in plexiglas trasparente, ho cercato di dare un movimento che corrispondesse sia al suo volume che alla sua personalità come lettera in se stessa.
Ho realizzato anche delle opere nelle quali utilizzo come elemento base la grafia delle parole che identificano (nel linguaggio usuale) questi elementi plastici: quadrato, cerchio, triangolo, riflesso, colore, linea, volume piccolo, grande, spazio, luce, niente, proponendo un'immagine visuale dove la stessa si identifica, talvolta contraddicendosi, con la parola ed il suo significato.
In questa stessa linea di ricerca dei rapporti tra la parola, la sua forma ed il suo significato, attualmente cerco di realizzare il ritratto del nome di un artista-pittore, basandomi sulla sua opera: ad esempio, i quadri che chiamo "ritratto del nome di Mondrian attraverso le sue opere" oppure "ritratto del nome di Malevich attraverso le sue opere".
In questo spirito ho cosi fatto i ritratti del nome di mia figlia, di mia moglie, di alcuni miei amici ed un autoritratto del mio nome.
Questo mi porta a tentare il ritratto di una persona per mezzo delle lettere che compongono il suo nome, utilizzando i dati psicologici del personaggio e le sue preferenze riguardo a forme, colori, ecc.
Questa ricerca è assai più rivolta all'aspetto visuale, perciò la ricerca plastica è predominante; la mia intenzione però, nel medesimo tempo, è che il ritratto di un nome sia il più possibile attinente al personaggio, quale risulta dalle sue caratteristiche psicologiche, approntando un questionario psico-selettivo, che il soggetto deve compilare.
Paris, Janvier 1974


Colore luce

Fu nel 1962 che cominciai ad interessarmi alla luce come mezzo d'espressione plastica e nel 1963/64/65 al colore-luce come problematica unificata.
Durante quegli anni realizzai delle esperienze su "rilievi a luce instabile", "scatole luminose", "strutture a luce instabile", "scatole luce-colore manovrate dagli spettatori", ecc.
Queste esperienze all'interno del GRAV furono realizzate con opere a tré dimensioni, cinetiche, includenti cioè il movimento.
In seguito, nel 1970, ritornai al problema dell'opera a due dimensioni, realizzando delle esperienze sul colore e seguendo la mia teoria della ricerca continua, feci delle incursioni nel campo della semiotica (del rapporto cioè tra la scrittura e la forma), vedi ritratti dei nomi di artisti, ritratti dei nomi dinamici, ecc.
Nel 1978 sono arrivato, in opere a due dimensioni, a fondere la luce ed il colore in una indissolubile.
In queste ricerche il colore non si manifesta ne come elemento decorativo in sé, ne come varietà di colori abbinati ma come un conglomerato destinato a creare una nuova struttura di visualizzazione: il colore-luce.
Questo colore-luce, irradiante, s'amalgama nella retina dello spettatore in virtù di un dosaggio rigoroso e controllato di tutti gli elementi che compongono questa ricerca.
Parigi, 1978/80


Della geometria arrabbiata

Nel caos dell'arte contemporanea, nella Babele pseudo-artistica di questi ultimi anni, in un ritorno maldestro alla figurazione più banale, si trovano le basi di una notevole regressione artistica, di una profonda e vera crisi.
Leonardo da Vinci ha detto: "L'arte è un fatto mentale", perciò intelligente, perciò razionale.
Oggi tutto fa pensare che questo profetico ed essenziale messaggio sia stato dimenticato.
Sin dall'inizio di questo secolo alcuni artisti (Mondrian, Moholy-Nagy, Malevich, etc.) hanno scoperto le leggi proprie del fare artistico, leggi che nulla devono alla visione del quotidiano.
L'arte diventa visione pura, senza agganci naturalistici.
Il messaggio è implicito nell'opera ed è il risultato della forma, del colore, della trama, della linea, dello spazio, del volume, del movimento, del tempo e dei materiali, tutti elementi puri.
Questi elementi sono stati sperimentati e la sperimentazione continua, perché hanno in se stessi infinite possibilità di sviluppo (vedi testo del 1962).
Il regresso artistico attuale, che non è privo di motivazioni socio-politiche, ha come componenti negative la bassa professionalità e la mancanza di "capacità artigiana' ' che si tenta spesso di mascherare con inutili testi filosofici e saggi critici incomprensibili.
L'arte programmata cinetica costruttivista geometrica è in collera.
Queste mie ultime ricerche sono una testimonianza della mia collera.
Parigi, luglio 1982
 
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Horacio Garcia Rossi
Horacio Garcia Rossi
"Couleur lumiere"
1989/90, acrilico su tela

INFORMAZIONI


Tratto dal catalogo:
"Arte e Spazio nella prospettiva degli anni '90"
IX edizione Biennale d'Arte Contemporanea
San Martino di Lupari
Assessorato alla Cultura
Museo Civico d'Arte Contemporanea
"Umbro Apollonio"
Circolo A.P.L.
Chiesa Storica: aprile - maggio 1990
San Martino di Lupari (PD)
testo di Attilio Marcolli
 
 
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