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Dichiarazione di
poetica Una
realtà assoluta vale quanto un quadrato, e viceversa.
Lo spazio "è", e basta. "Obiettivo",
assoluto, non si costituisce in una realtà psichica
Una forma assoluta, per quanto variabile per dimensioni e materiali,
manca di tutte quelle percezioni cinetiche, tattili, localizzate,
ecc
che stabiliscono le configurazioni diffuse del campo visivo, per cui
anche gli occhi toccano anche il corpo vede
Neppure la mano interviene, che pure è non solo fattore inerente
al corpo somatico, ma anche parte integrante dell'ordine estensivo
del vedere
Prima che fotografia e cinematografia si affermassero e si fissassero
cosi come sono oggi, si sperimentarono diversi procedimenti
Ma gli unici che si sono affermati sono purtroppo quelli fondati sulla
"camera" o "scatola ottica", e la "proiezione
prospettica": assoluta visività, dominio e ruolo della
sensazione visiva, della pura immagine, spesso illusiva e simbolica,
del tutto esterna, proiettata
Si è perduta, sin dai tempi della camera o scatola ottica prospettico-rinascimentale,
una verità basilare: che il centro degli orientamenti spaziali
non è l'occhio, ma il corpo, a cui l'occhio si integra
Lo spazio non è frutto del dominio ottico, ma semmai del dominio
aptico
Certo, la relazione di condizioni topologiche e percezione corporea
riceve pieno flusso di coscienza se integrata con la relazione di
condizioni cromatico-luminose e percezione visiva
Infatti lo spazio percepito solo con il corpo, se fossi cieco, non
mi darebbe adeguate informazioni È in tutti i casi necessaria
l'integrazione di percezione aptica a percezione ottica, e di condizioni
topologiche e condizioni cromatico-luminose
Ora, se rompo un quadrato, se rompo la sua realtà assoluta
con il metodo della dissezione (sovrapposizione parziale di un'altra
forma), oppure con il metodo della decomposizione (taglio il quadrato
in due forme equivalenti), vedo che ha inizio un processo spaziale
dinamico, un costituirsi di realtà psichica
Con forme destrutturate, dissezionate, decomposte, hanno inizio processi
di configurazione, multipli e differenziati, per cui intervengono
diffusi processi nel campo visivo e nel campo tattile, della manipolazione
corporea.
Può darsi che le matematiche della dissezione e del- 53 la
decomposizione si allontanino dalle filosofie occidentali del vedere
(rinascimentali) per pure immagini, e si avvicinino alle filosofie
orientali del vedere, non simbolizzate dalla "prospettiva"
ma dal "tangram". È un fatto certo però
che il procedimento non è quello di dare delle definizioni
di spazio, ma di giungere a concezioni spaziali per mezzo di operazioni
(traslazioni, rotazioni, riflessioni, angolazioni, sovrapposizioni,
ecc.), ovvero per mezzo di ricomposizioni multiple dell'unità
di partenza
Come asseriva Husseri, è cosi che con la percezione (presentante)
si intreccia l'entropatia (introiettante e non proiettante), ovvero
il sentire dentro le configurazioni di ciò che è esterno
Questo percepire corporeo-spaziale è anche oggetto oggi di
ricerca delle qualità matematiche e scientifiche, e non solo
delle qualità artistiche.
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Attilio Marcolli "Campi equivalenti ed equidecomponibili"
1990, tecnica mista
INFORMAZIONI

Tratto dal catalogo: "Arte e Spazio nella prospettiva
degli anni '90"
IX edizione Biennale d'Arte Contemporanea
San Martino di Lupari
Assessorato alla Cultura
Museo Civico d'Arte Contemporanea "Umbro Apollonio"
Circolo A.P.L.
Chiesa Storica: aprile - maggio 1990
San Martino di Lupari (PD)
testo di Attilio Marcolli |
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