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Rappresentazione
del movimento Le
ricerche visive e le strutture di Morandini sono rivolte alla rappresentazione
visiva del movimento.
Le sue opere frutto di straordinaria risolutezza, di grande tenacia,
di razionale compenetrazione dei problemi e di grande economia di
mezzi, sono la dimostrazione dell'importanza e della coerenza del
suo operato e gli assegnano un posto di preminenza nell'ambito della
arte costruttiva contemporanea.
La rappresentazione del movimento come tale, slegata cioè da
temi figurativi, come l'uomo in movimento- oggetto delle ricerche
dell'arte convenzionale - è stata introdotta per la prima volta
nelle arti figurative dal futurismo.
All'interno del costruttivismo la rappresentazione del movimento diventa
un'aspirazione intima, che già Malewitsch cerò di raggiungere
nelle sue opere suprematistiche in maniera "cosmico-spaziale".
Diventa tema conduttore in Moholy Nagy, che lo articola attraverso
l'uso di forme semplici e di carattere contrastante, come il triangolo,
il cerchio, il quadrato e i rettangoli lineari.
Il sistema di sviluppo volumetrico delle forme fissato da Pevsner
appare chiaramente come movimento nelle "superfici sviluppabili"
del 1936.
Il movimento è qui rappresentato nel suo effetto tridimensionale
attraverso il tipico movimento delle, aste, che nella loro disposizione
parallela rappresentano il movimento sia del suo percorso di spazio
sia in quello di tempo.
Questi sistemi ci sembrano importantissimi presupposti per il lavoro
di Morandini.
Marcelle Morandini rappresenta diversi tipi di movimento nello spazio
in modo sistematico: torsione, chiusura, compenetrazione, tensione,
espansione, divisione, sovrapposizione, stratificazione e sviluppo
volumetrico.
La sua concezione spaziale si fa sentire nella grafica, nelle strutture,
nelle sculture.
L'artista sviluppa un sistema progressivo, che seleziona il movimento
in singoli stadi e ne visualizza il percorso nel contesto di tutta
l'opera.
Inoltre Morandini si concentra esclusivamente sull'aspetto spaziale
del movimento e per rendere la sua ricerca più precisa egli
esclude totalmente l'uso del colore.
Le sue opere sono bianche o nere o bianco-nere.
Il suo campo di lavoro è l'analisi obiettiva del movimento.
Morandini trae dalle esperienze costruttive una sintesi nuova e autonoma,
che ha, come abbiamo visto, le sue radici nel costruttivismo, e la
sua analogia nelle ricerche sul colore.
L'esistenza di precorritori dell'arte di Morandini non toglie niente
alla autonomia della sua opera, che è frutto di grande coerenza,
chiarezza e parsimonia.
Dalle grafiche alle strutture, alle sculture fino all'ambiente, l'artista
usa sempre lo stesso metodo; i suoi motivi sono processi di movimento
sempre nuovi.
Le sue opere non sono dunque caratterizzate dalla metamorfosi bensì
dal movimento, nei suoi diversi caratteri percorsi
Da stadio a stadio lo spettatore vive la rappresentazione selettiva
del movimento: l'esperienza del movimento rappresentato attiverà,
nonostante la razionalità del metodo, la sensibilità
del fruitore. È cosi che si rivelano i molteplici aspetti
dell'opera di Morandini, che lo impone come uno dei rappresentanti
più definiti e importanti dell'arte costruttiva.
Wilfried Skreiner
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Marcello Morandini "Appunti di architettura n.296"
1987, legno
INFORMAZIONI

Tratto dal catalogo: "Arte e Spazio nella prospettiva
degli anni '90"
IX edizione Biennale d'Arte Contemporanea
San Martino di Lupari
Assessorato alla Cultura
Museo Civico d'Arte Contemporanea "Umbro Apollonio"
Circolo A.P.L.
Chiesa Storica: aprile - maggio 1990
San Martino di Lupari (PD)
testo di Attilio Marcolli |
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