| |
Concretizzazione
della virtualità Leonardo
Mosso mi ha fatto vedere e dato in mano il suo sistema "Laura",
e quello che inizialmente mi ha estremamente stupito e poi interessato
è il fatto che si tratta di un sistema strutturalmente affine,
ma funzionalmente opposto al sistema cartesiano.
Per Cartesio esiste un punto zero definibile in varie maniere, dal
quale partono i tre assi in modo tale che lo spazio diventi una struttura
quadrata, come un dado, nel quale in fondo non è prevista una
riserva per il tempo.
Questo modello statico e astratto, ha caratterizzato il pensiero moderno
per secoli.
L'unica possibilità di inserire il tempo in questo spazio consiste
nel concepire il tempo come un flusso, che corre attraverso lo spazio
cubico infinito e trasporta con sé tutti gli oggetti.
Visto da vicino, lo spazio cartesiano non è uno spazio per
oggetti, ma per processi, perché in questo spazio non esiste
il presente, niente in questo spazio è presente, tutto è
soltanto virtuale e diventa concreto grazie al trascorrere del tempo.
Il sistema di Mosso non ha origine e neppure un punto zero, i tre
assi non convergono per separarsi di nuovo, ma scorrono in tre direzioni
l'una sopra l'altra e formano un cubo proprio con questo percorso
continuo e reciproco nello spazio.
E questo cubo non è cartesiano, ma è aperto per il tempo:
la metà del cubo è stata realizzata attraverso dei giunti,
dove ogni giunto è omogeneo al punto zero di Cartesio, mentre
l'altra metà è rimasta virtuale, il che vuoi dire che
soltanto il tempo realizza questo cubo completamente.
Il modello di Leonardo Musso permette di rendere visibile un flusso
di tempo che si dirige in ogni possibile direzione e da ogni direzione
verso il presente.
Il suo modello non è quindi un modello tridimensionale, bensì
un modello a quattro dimensioni.
Ma il tempo che lui inserisce non è, come noi grazie ad Einstein
siamo abituati a pensare, una quarta dimensione come la lunghezza,
la larghezza e l'altezza: per Mosso il tempo diventa la realizzazione
della virtualità.
Non ho mai avuto in mano un modello che mi abbia dimostrato così
chiaramente la visione strutturale del mondo secondo la quale il tempo
è la realizzazione dello spazio.
Quello che Malewitsch ha fatto, come lo comprendo io, è di
aver astratto dal mondo, dal mondo vitale a quattro dimensioni un
piano, per dare a questo piano astratto un significato intellettuale.
Per Malewitsch l'intelletto è una astrazione del mondo, c'è
qualcosa di mistico nel quadrato di Malewitsch, mentre Mosso intende
proprio annientare l'elemento magico-mistico ed offrire al pensiero
razionale un modello per il mondo, in analogia con la scienza contemporanea.
Vorrei riassumere in questo modo: Mosso ha aperto la croce cartesiana
e ne ha trasformato il punto d'incrocio in un cubo, che è in
parte presente e in parte è virtuale, cioè un cubo nel
quale il tempo entra da più direzioni per realizzare il cubo
stesso.
In questo cubo, la funzione del tempo è la concretizzazione
della virtualità.
Questo ci libera dal concetto che il tempo proviene dal passato e
fluisce verso il futuro.
Nel modello di Mosso diventa chiaro che il tempo arriva da tutti i
lati e che il futuro è situato a tutti gli angoli dei suoi
assi, tanto ai positivi quanto ai negativi: il tempo arriva da tutte
le parti, il modello è aperto al tempo e quindi all'avventura
da tutti i lati.
Come conseguenza non esiste in questo modello un passato vero e proprio,
ma il mondo è inteso come una presenza della virtualità
futura e come una realizzazione del futuro.
Questo modello ha certamente una qualità estetica straordinariamente
forte e la sua qualità estetica consiste nel fatto che si tocca,
per così dire, con mano il limite tra il reale e il virtuale;
ma la qualità estetica di questo modello non è almeno
per me l'aspetto decisivo, bensì lo sono le sue caratteristiche
epistemologiche.
Questo modello mi dimostra come devo rappresentarmi uno spazio a quattro
dimensioni, cioè uno spazio nel quale vengono realizzate delle
possibilità.
Io credo che si dovrebbe esporre questo modello a una discussione
filosofica ancora più approfondita.
Vilém Flusser
Rotterdam, 2 ottobre 1989 |
|

Leonardo Mosso "Progetto del sistema a giunto elastico -
Laura"
1976, alluminio
INFORMAZIONI

Tratto dal catalogo: "Arte e Spazio nella prospettiva
degli anni '90"
IX edizione Biennale d'Arte Contemporanea
San Martino di Lupari
Assessorato alla Cultura
Museo Civico d'Arte Contemporanea "Umbro Apollonio"
Circolo A.P.L.
Chiesa Storica: aprile - maggio 1990
San Martino di Lupari (PD)
testo di Attilio Marcolli |
|
|