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Arte e Spazio - Giorgio Villa



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  Arte Mitica

Giorgio VillaNel suo inesausto avanzare verso la conoscenza del microcosmo, con tecnologie impensabilmente raffinate, l'uomo scopre sempre di più il nulla.
Le "pietre" che costituiscono l'architettura dell'universo, ovvero le particelle atomiche, rivelano un crescente grado di immaterialità, addirittura sembrano non esistere: in effetti, sarebbero le "trascendenti", SUPERSTRINGHE l'impalcatura del microcosmo, e, dunque, dell'universo.
Con tutto ciò, l'unica cosa certa è che l'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo, tra cui si svolge l'inquietante "viaggio" dell'uomo, sono, nella loro essenza, realtà squisitamente matematiche.
Insomma, non è con le parole o la materia che il mondo si svela, ma attraverso i numeri.
Se l'arte è in qualche modo rappresentazione del mondo, l'opera di Giorgio Villa diventa emblematicamente significativa in tal senso, anche e proprio in virtù della "Musa Matematica".
Le sue opere, infatti, sono spesso create su rigidi calcoli geometrici anche se, nel corso dell'esecuzione, il "rigido" diventa sensibile come il plastico, e l'osservatore può partecipare al gioco delle combinazioni, senza quasi rendersi conto dei mezzi che hanno partecipato al risultato visivo.
Opere di rigoroso equilibrio cromatico ed eleganza formale, dove l'"ésprit de geometrie" è mirabilmente coniugato all'"ésprit de finésse", nell'unificante concetto di progressione aritmetica: è cosi che la cruda precisione del calcolo si converte nella calda, delicata morbidezza degli esiti formali.
Qualcosa di simile accade nelle "tenso-strutture", ovvero in certe superfici modulari in tensione trait d'union tra la bidimensionalità e la tridimensionalità dove la stessa "bruta" forza di tensione crea morbidi volumi, oltre a mirabili effetti "optical", unitamente ai colori.
Anche nelle strutture o, meglio, nei lavori che hanno un più ampio e pervasivo rapporto con lo spazio, Villa ricorre allo stesso "leit-motiv": un "embrione" formale, rigorosamente matematico, si espande progressivamente, geneticamente, come un germe di cristallo, o in maniera simile all'accrescimento delle cavità interne che contrassegnano la conchiglia delle Ammoniti, o del Nautilo, o di altre strutture organiche.
Anche la tela del ragno irraggia in tal modo verso l'esterno, con modulazioni ritmiche in espansione, Come Otto Frei, l'artista trae insegnamento anche alle precise e talora criptiche geometrie che caratterizzano le forme viventi.
Villa impegna un ampio ventaglio di MATERIALI, e talora pone in essere le sue opere tridimensionali con l'ausilio di macchine industriali (come per esempio le piegatrice meccanica), in un interessante connubio tra arte e tecnologia.
Ma in tutti i casi, egli scopre il gusto della forma sobria ed essenziale, in un dosato equilibrio di volumi verticali e orizzontali, in un delicato contrappunto di forme piene e di vuoti, che creano un movimento ugualmente equilibrato, quasi austero.
Dunque l'arte, per Villa, non è fissare la cronaca di intimi travagli, bensì scoprire l'armonia sottesa al mondo e alla natura.
Il suo percorso, sotto questo rispetto, si rivela limpido e coerente, e di una assoluta consequenzialità.
Anche l'opera presentata in questa sede, DIVARICAZIONE IN NERO, si può fruire con le chiavi interpretative cui si è fatto cenno.
Infatti i due elementi che la compongono, simili a grandi ali, si sviluppano e insistono sulle successioni numeriche, secondo ritmi, cadenze, distanze lineari e volumetriche in progressivo aumento, tanto da connotare con discontinuità la figura stessa.
A partire dal luogo di origine della duplice progressione aritmetica, gli elementi strutturali risultano più facilmente leggibili: ma aumentando armonicamente le distanze e dilatando le unità compositive, queste perdono la loro interezza, sfumano nello spazio, alienandosi di indefinito.
È cosi che l'opera, nonostante la sua rigorosa costruzione, diventa paradossalmente ambigua, evidenziando molteplici connotazioni e suggestioni.
La progressione aritmetica diventa una proliferazione "Organica' di elementi che sembrano volersi distendete illimitatamente.
Il loro colore nero, le intime tensioni, e torsioni, l'imponente e muta presenza, conferiscono alle due grandi strutture un che di mistico sacrale.
O sembrano addirittura divaricarsi in un "amplesso" con lo spazio, in una intimità con l'infinito...
Anche qui poi, come in altri lavori, la rigidità strutturale, le tenso-strutture, generano soffici modulazioni volumetriche, di cui si è già detto.
Oltre a questo, 8 e più che in altre opere, Giorgio Villa ricorre a una sorta di "rasoio di Occam" estetico: l'acrilico è nero, la forma è quintessenziale; non esistono compiacimenti estetizzanti, esornativi, nulla che sia superfluo: un omaggio, forse, alla purezza dell'aritmetica, alla propria Musa Matematica.
Grazie a cui Villa trasforma, con le sue alchimie formali, l'ARITMETICA nel suo stesso anagramma: ARTE MITICA.

7 aprile 1990 - Riccardo Belloni
 
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Giorgio Villa
Giorgio Villa
"Divaricazione in nero"
1990, tensostruttura acrilico tela

INFORMAZIONI


Tratto dal catalogo:
"Arte e Spazio nella prospettiva degli anni '90"
IX edizione Biennale d'Arte Contemporanea
San Martino di Lupari
Assessorato alla Cultura
Museo Civico d'Arte Contemporanea
"Umbro Apollonio"
Circolo A.P.L.
Chiesa Storica: aprile - maggio 1990
San Martino di Lupari (PD)
testo di Attilio Marcolli
 
 
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