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Autoritratti: Maschere tragiche

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  Maschere tragiche

Albrecht Dürer L’uso di autoritrarsi si diffuse in Europa intorno al 1400.
Fu in particolare Albrecht Dürer, massimo esponente del Rinascimento tedesco, a tentare nei suoi autoritratti l’interpretazione pittorica della dignità dell’artista.
Ma non fu il solo.
Molti pittori, infatti, e con una certa frequenza, cominciarono a mescolare il proprio autoritratto tra i personaggi che affollavano le loro grandi composizioni (lo fecero Raffaello nell’affresco della “Scuola di Atene” ed El Greco nella “Sepoltura del conte di Orgaz”, e celebre è l’autoritratto del Parmigianino riflesso in uno specchio convesso).
Nei secoli successivi, e fino all’Ottocento, l’autoritratto rappresentò una costante nella produzione degli artisti che con questa particolare tecnica rivelarono una grande forza di analisi introspettiva (Rembrandt, Goya, Courbet, van Gogh).

Rembrandt Harmenszoon van RijnA metà del Seicento la moda artistica dell’autoritratto aveva talmente segnato le diverse stagioni della pittura da spingere il cardinale Leopoldo de’ Medici a cominciare a raccogliere, fin dal 1664, le immagini autografe dei più importanti maestri del tempo.
Alla sua morte, avvenuta a Firenze nel 1675, nella sua collezione si contarono ottanta opere.

La consuetudine continuò anche dopo la scomparsa di Leopoldo tanto che oggi la Galleria degli Uffizi espone più di 1300 autoritratti, una straordinaria documentazione del mondo dell’arte contemporanea.
E non poteva quindi che essere questo splendido complesso vasariano la sede ideale per realizzare “Moi!”, la mostra nata dalla geniale intuizione di Pascal Bonafoux e da lui stesso curata (aperta al pubblico dal 18 settembre scorso, l’esposizione chiuderà i battenti il prossimo 9 gennaio).

Francisco de GoyaCominciato, dunque, nel ‘400, e proseguito senza sosta nei secoli successivi, l’autoritratto è diventato nel Novecento prerogativa di quasi tutti gli artisti che a esso si sono dedicati con tecniche sperimentali e di scomposizione che ne hanno segnato l’assoluta eterogeneità. E sempre, ieri come oggi, la domanda è stata: quale messaggio vuole trasmettere l’artista? Esprimere qualcosa che ha dentro e che appartiene solo a lui, o trasmettere allo spettatore un insieme di “segni” che aiutino ad andare oltre le semplici sembianze fisiche?

Dinanzi a un autoritratto, a un tradizionale “quadro dipinto a olio su tela”, è quasi spontaneo reagire cercando la somiglianza con l’artista che si è effigiato. Ma visitando questa esposizione ci si accorge immediatamente che in quelle opere c’è qualcosa di più, c’è un rappresentare sé stessi che va ben oltre il semplice processo fotografico dell’immagine che si coglie nello specchio: c’è tutta la storia di colui che si ritrae, la sua sofferenza, la passione, la curiosità, l’ironia, la malinconia, la decadenza, insomma i sentimenti e le sensazioni che negli anni si sono impresse sul volto nascosto dell’anima. Così, di sala in sala, si ripercorrono le angosce, le paure, l’ironia e l’inquietudine degli artisti in mostra.
Norman Rockwell“Moi!” offre al visitatore centocinquanta opere firmate dai massimi artisti che hanno segnato la storia artistica del XX secolo: da Paul Klee a De Chirico, da Picasso a Rockwell, da Ensor a Severini a Warhol.

Keith Haring si riconosce nella grande silhouette in movimento che cambia continuamente il proprio modo di essere nello spazio e tinge di verde speranza un mondo ironico e ridotto all’essenziale: un’opera semplice, ma ricca di significati che accompagna i visitatori in fila all’ingresso della mostra. Appena entrati si è poi quasi costretti a vedere riflessa la propria effige in tre scarni specchi provocatori appesi alla parete: impossibile sfuggire. Uno specchio simbolico che riflette i vari momenti dell’esistenza è il protagonista silenzioso che avvolge il visitatore in tutte le dodici sale.

Una grande scultura di Alquin - “L’ombra portata” - s’innalza al centro della prima sala e sovrasta una scenografia fatta da tre pareti piene di ritratti in bianco e nero: l’artista sembra strappare da dentro di sé questa immagine per porla dinanzi alla propria faccia e osservarla.

(Silvia Rossi - Forum Community)
 

Mattia Moreni
Mattia Moreni
"Autoritratto", 1993, pigmenti su tela,
collezione Paolo Bonomo, Torino

Autoritratti
Jean-Baptiste-Camille Corot Lucas Cranach the Elder
Jean-Baptiste-Camille Corot
Self-Portrait with Palette in Hand. c. 1834. Oil on canvas. 33 x 25 cm. Galleria degli Uffizi, Florence, Italy
Lucas Cranach the Elder
Self-Portrait. c.1530. Oil on canvas. Castle Stolzenfels, Germany
Henri-Edmond Cross Jacques-Louis David
Henri-Edmond Cross
Self-Portrait with Cigarette. 1880. Oil on panel. Private Collection
Jacques-Louis David
Self-Portrait. 1794. Oil on canvas. 81 x 64 c. Louvre, Paris, France
Leonardo da Vinci Edgar Degas
Leonardo da Vinci
Self-Portrait. 1512. Red chalk on paper. Biblioteka Reale, Turin, Italy
Edgar Degas
Self-Portrait. c.1855. Oil on canvas. Musée d'Orsay, Paris, France
Eugène Delacroix Marcel Duchamp
Eugène Delacroix
Self-Portrait. c.1837. Oil on canvas. Louvre, Paris, France
Marcel Duchamp
Self-Portrait in Profile. 1958. Torn colored paper on black background. 14.3 x 12.5 cm. Private collection
Albrecht Durer Carel Fabritius
Albrecht Durer
Self-Portrait at 28. 1500. Oil on panel. Alte Pinakothek, Munich, Germany
Carel Fabritius
Self-Portrait. c. 1645. Oil on wood. Museum Boymans-van Beuningen, Rotterdam, Netherlands
 
Informazioni

Galleria degli Uffizi
Mostra "Moi! Autoritratti del XX secolo"
dal 18/9/2004 al 9/1/2005

http://www.uffizi.firenze.it/
 
 
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