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Rappresentazioni
di se stessi
Le rappresentazioni di artigiani, pittori e scultori al lavoro sono
numerose in tutte le epoche e in tutti i paesi, ma si può parlare
di autoritratto soltanto in presenza di un personaggio nettamente
individuato, e designato da una scritta, da una tradizione o da una
qualche prova come ritratto dell’autore, vale a dire come immagine
riflessa allo specchio. È opportuno distinguere questo
tipo di autoritratto, che può definirsi «professionale»,
da un tipo piú personale, detto «fisiognomico »,
nel quale l’artista, piú che un uomo intento a dipingere
o a scolpire, mostra un uomo che si guarda allo specchio.
Nel primo caso l’immagine ha evidenti implicazioni sociali,
poiché è un’autopresentazione dell’artista,
destinata a rammentarne o vantarne l’attività; nel secondo
essa tende ad assumere un carattere piú psicologico e comporta
spesso implicazioni simboliche e morali. Le condizioni storiche dell’autoritratto
consentono di precisare questi due orientamenti fondamentali.
Non possono considerarsi autoritratti, in senso stretto, le rappresentazioni,
poco numerose, di artisti all’opera, che si trovano in alcune
pitture egiziane o sui vasi greci; sono immagini di corporazione,
nello stesso modo in cui le firme dei vasai sono marchi di fabbrica.
Per converso, una tradizione riferita da Plutarco ha denunciato l’ardire
di Fidia, che si sarebbe rappresentato, con le proprie fattezze, tra
i personaggi della Battaglia delle Amazzoni sullo scudo scolpito di
Atena Promachos nel Partenone (438); il moralista vi scorge un atto
di hybris. L’affermazione del potere dell’artista muta
senso, a seconda che egli lo ponga o meno al servizio del «sacro».
I testi parlano pure di opere dipinte da Apelle e Parrasio, che erano,
piú che altro, esibizioni di virtuosismo tecnico.
S’impongono all’attenzione due fenomeni concomitanti:
i nuovi mezzi della pittura, ormai in grado, in Italia come nelle
Fiandre, di raffigurare i lineamenti esatti di una fisionomia; e la
firma, in accordo con i procedimenti che attirano l’attenzione
sull’autore dell’opera (scritta, cartiglio, ecc.). Ma
la diffusione dell’a presuppone anche, dal punto di vista puramente
tecnico, il perfezionamento e la diffusione dello specchio, di fabbricazione
soprattutto veneziana, attestata fin dalla fine del xiv sec. Essendo
ogni autoritratto, per definizione, realizzato con lo specchio, presenta
uno sguardo obliquo (che esce dal quadro), asimmetria e, in generale,
una posa di tre quarti.
Se ne distingueranno numerose modalità: 1) l’autoritratto
situato, vale a dire inserito in una composizione ove può apparire
entro un gruppo (in assistenza), con o senza contrassegno distintivo,
o persino dissimulato tra i dettagli del quadro (si tratta del criptoritratto),
oppure valorizzato (ritratto d’onore); 2) il ritratto delegato
o simbolico, ove l’artista presta le proprie fattezze a un personaggio
sacro, storico o favoloso, il che può ricondurre alla formula
precedente o corrispondere a una composizione specifica (San Luca
che dipinge la Vergine), oppure condurre a un travestimento originale;
3) il ritratto di gruppo, sia professionale, sia familiare, sia commemorativo;
4) il ritratto isolato o al naturale, ove l’artista si rappresenta
al lavoro, ovvero senza strumenti professionali, in una scenografia
che può variare, dal fondo neutro, o dallo studio, ad un arredo
piú o meno elaborato o persino fantastico. Le prime due categorie
sono le piú antiche e le piú frequenti nel xv e xvi
sec., senza tuttavia mai scomparire del tutto in seguito; le seconde
due, destinate a molteplici sviluppi nel xviii e nel xix sec., si
manifestano nel Cinquecento.
La
rappresentazione del pittore al lavoro è quasi sempre associata,
durante il xvii sec., a una scenografia «nobile» (Le Brun,
Rigaud). Nel caso di Velázquez, l’autoritratto delle
Meninas (Madrid, Prado) è occasione di una composizione singolare
e prodigiosamente laborata, che ne fa un’esaltazione misteriosa
e sapiente dell’arte della pittura oltre che del personaggio
stesso del pittore. Goya ne terrà conto nella Famiglia di Carlo
IV (ivi). Il ritratto del pittore nell’ambiente dello studio
è frequente in Olanda: J. Steen, Van Mieris. In alcune rare
opere come quella di Vermeer (Studio del pittore: Vienna, km), il
pittore compare di spalle. Rembrandt fa parte a sé, con piú
di cinquanta autoritratti che, come per Dürer, hanno qualcosa
del diario e ne accompagnano tutta la carriera.
L’immagine tranquilla dell’artista dinanzi al cavalletto
ha trovato la formulazione piú piena e piú semplice
con Chardin (Parigi, Louvre). Innumerevoli quadri la reitereranno
nell’Ottocento, con sfumature diverse, fino a Cézanne
e a Matisse. Ma l’autoritratto è stato, fin dal Cinquecento,
occasione di variazioni sarcastiche e aberranti: la coppia Burgkmair
che guarda nello specchio il teschio (Vienna, km), le teste mozze
di Oloferne (C. Allori) o di Golia (Caravaggio), si prolungheranno
nelle fantasie macabre di Géricault o di Ensor, nelle fantasie
di Klee o di Kokoschka. Il medaglione curioso e inquietante del Parmigianino
(Vienna, km) preannuncia i ritratti intensi e dolenti, che si moltiplicano
in epoca romantica con Friedrich e Géricault. Frequenti sono
le raffigurazioni di incisori. Gli autoritratti a stampa sono costantemente
carichi di intenzionalità allegoriche (Salvator Rosa), satiriche
(Hogarth, Lautrec), simboliche (Gauguin), patetiche (Munch, Van Gogh,
gli espressionisti). A partire dal Settecento, quasi tutti i pittori
hanno sentito il bisogno di rappresentarsi, facendo dell’autoritratto
una sorta d’esplicazione del proprio stile e del proprio temperamento:
cosí Mengs, David, Ingres, Corot. L’a moderno cerca pressoché
sempre, nella posa, nell’espressione, nella scelta degli accessori,
di definire l’artista, di imporne una certa immagine: cosí
Whistler, Böcklin, Meissonier e, con rara felicità, Pissarro
e Monet.
Con Courbet, che rappresenta volentieri se stesso, domina la rivendicazione
e la glorificazione sociale; con Van Gogh, e fino a Corinth e a Beckmann,
il tormento psicologico. Si ritrova, cosí, la polarità
fondamentale del tema.
Ultimi episodi notevoli sono forse gli autoritratti di Cézanne,
nei quali si può seguire la conquista della serenità
e dello stile, e l’immagine popolare, quasi fiabesca, di Henri
Rousseau.
Ultimo ritratto di gruppo notevole, senza dubbio, è l’Hommage
à Cèzanne di M. Denis (Parigi, Louvre, mam). Il culto
dell’arte ha sostituito la devozione alle grandi cause e al
potere.
L’esaurirsi dell’autoritratto ha motivi altrettanto forti
della sua nascita e del suo straordinario sviluppo dal xv al xix sec.
(ac).
All’indomani della prima guerra mondiale i pittori del movimento
surrealista e anche quelli della Nuova Oggettività non hanno
interamente abbandonato l’autoritratto, nonostante lo spirito
assai diverso rispetto alla tradizione espressionista e il realismo
critico maggiore (ritratto di gruppo di Max Ernst, Appuntamento fra
amici, 1922: Colonia, wrm; autoritratto di Bellmer e di Dix). Poi,
dopo una lunga eclissi dovuta al crescente affermarsi dell’estetica
astratta ed alla riflessione sugli elementi fondamentali della pittura
a partire dal 1940 ca., l’autoritratto è ritornato in
auge, negli anni ’60, con le immagini dei pittori della Nuova
Figurazione, della Pop’Art e delle correnti figurative. Se l’apporto
della fotografia si manifesta in molte opere (A. Warhol, Fromanger),
la componente soggettiva espressionista resta vivace nella visione
drammatica di Bacon, come nella vena sarcastica di Dado (Autoportrait
à la chaudepisse, 1973: coll. priv.).
A partire dalla fine degli anni ’60, numerosi artisti hanno
consacrato la parte essenziale del loro lavoro a un’investigazione
della propria realtà individuale (arte corporea e «mitologie
individuali»). Interrogandosi sulla propria identità,
sui propri corpi, sul proprio passato ed i propri fantasmi, essi sono
stati indotti a dare immagini, spesso fotografiche, di se stessi. |
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| Autoritratti |
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Henri Fantin-Latour
Self-Portrait. Oil on canvas. 1861. 82 x 66 cm. Foundation E.G.
Bührle collection, Zurich, Switzerland |
Pavel Fedotov
Self-portrait. 1840s. Lead Pencil on paper. 29.2x20 cm. The
Russian Museum, St. Petersburg, Russia |
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Thomas Gainsborough
Self-Portrait. About 1758-59. Oil on canvas. National Portrait
Gallery, London, UK |
Paul Gauguin
Caricature Self-Portrait. 1889. Oil on wood. The National Gallery
of Art, Washington, DC, USA |
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Nikolay Gay
Self-Portrait. 1893. Oil on canvas. The Museum of Russian Art,
Kiev, Ukraine |
Anne-Louis Girodet
de Roussy-Trioson
Self-Portrait. Oil on canvas. c. 1800s. 59 x 46 cm. The Hermitage,
St. Petersburg, Russia |
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Francisco de Goya
Self-Portrait. 1815. Oil on panel, 51 x 46 cm. Royal Academy
of San Fernando, Madrid, Spain |
George Grosz
Self-Portrait, Warning. 1927. Oil on canvas. 98 x 79 cm. Galerie
Nierendorf, Berlin, Germany |
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William Hogarth
Self-Portrait with Pug-Dog. 1745. Oil on canvas. Tate Gallery,
London, UK |
Hans Holbein
Self-Portrait. Colored drawing on paper. Galleria degli Uffizi,
Florence, Italy |
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Jean-Auguste-Dominique Ingres
Self-Portrait. 1858. Oil on canvas. Galleria degli Uffizi, Florence,
Italy |
Angelica Kauffman
Self-Portrait. 1787. Oil on canvas. 128 x 93.5 cm. Galleria
degli Uffizi, Florence, Italy |
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Ivan Khrutsky
Self-Portrait. 1884. Oil on canvas. The Russian Museum, St.
Petersburg, Russia |
Orest Kiprensky
Self-Portrait with Brushes. 1804. Oil on canvas. The Tretyakov
Gallery, Moscow, Russia |
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Georges Lemmen
Self-Portrait. 1890. Oil on canvas. 43 x 38 cm. Private collection |
Isaac Levitan
Self-portrait. 1880s. Indian ink, brush and white on yellow
paper. The Tretyakov Gallery, Moscow, Russia |
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Judith Leyster
Self-Portrait. c. 1635. Oil on canvas, 72 x 65 cm. The National
Gallery of Art, Washington, DC, USA |
Filippino Lippi
Self-Portrait. 1471-1472. Fresco. Brancacci Chapel, Santa Maria
del Carmine, Florence, Italy |
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Anton Raphael Mengs
Self-Portrait. Oil on wood. 97 x 72.5 cm. Galleria degli Uffizi,
Florence, Italy |
Joan Miró
Self-Portrait. 1917. Oil on canvas. 61 x 50. Private collection |
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Amedeo Modigliani
Self-Portrait. 1919. Oil on canvas. 100 x 64.5 cm. Museu de
Arte Contemporanea da Universidade, San Paulo, Brazil |
Claude Monet
Self-Portrait. 1886. Oil on canvas. Private collection, Paris,
France |
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