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Le parole di Dino
Buzzati
"Per
parlare di Achille Beltrame, disegnatore di mezzo secolo di storia
e di cronaca italiana [...] molto più qualificato di me sarebbe
stato Eligio Possenti, che per oltre 40 anni, esattamente 43, diresse
la Domenica del Corriere, e per vent’anni precisi con Achille
Beltrame ebbe quotidiani rapporti di lavoro. Io lavoro al Corriere
della Sera dal lontanissimo 1928, ciò significa una intera
vita. E Beltrame lo ricordo esteriormente. Però non gli ho
mai parlato. Aveva l’aspetto di un anziano signore contegnoso
e riservato, alquanto insolito per la barbetta a Mefi stofele, i cappelli
a tese larghe vagamente bohèmiennes, che contrastavano col
restante abbigliamento: il quale era sempre accuratissimo, signorile,
serio, preciso. Mi sembrava un personaggio un po’ alla Dickens,
corrispondente al leggendario cliché del “Corriere”
albertiniano, fatto di uomini seri, devoti al lavoro, morigerati,
professionalmente impeccabili e complessivamente sicuri di sé.
Eligio Possenti, che me ne parlò parecchie volte, lo descriveva
come un uomo cordiale, aperto, pronto alla risata. Certo non era un
pittore buontempone e scapigliato.
Della scapigliatura era anzi l’opposto. Comunque, la sua opera
stessa dedicata alla “Domenica del Corriere”, cioè
4662 tavole, rivela in lui una virtù secondo me preziosa, che
dà significato anzi nobilita una vita: l’amore per il
proprio mestiere, l’umiltà di fronte al proprio lavoro.
Era nato ad Arzignano, nel Veneto, nel 1871 (un altro veneto nella
famiglia del “Corriere” allora popolata da veneti). Aveva
studiato all’Accademia di Brera di Milano. Aveva cominciato
la carriera di pittore. Come pittore, nonostante la bravura tecnica,
probabilmente non era un genio. Fu invece una specie di genio come
disegnatore. E la rivelazione di questa sua attitudine fu casuale.
Voleva vedere il mondo, presagiva che il viaggiare in paesi diversi,
il poter vedere paesaggi, costumi, uomini diversi gli avrebbe offerto
sempre nuovi spunti, materia, stimolo alla sua arte. Pensava all’Oriente.
Cominciò dal Montenegro. Dove incontrò – me lo
raccontava Eligio Possenti – Edoardo Ximenes, allora direttore
dell’Illustrazione Italiana, pure lui disegnatore. Ximenes vide
gli schizzi e gli appunti grafici che il giovane Beltrame aveva fatto
nel paese, allora pressocché selvaggio. Capì subito
il talento di Beltrame, lo incoraggiò, gli offrì di
pubblicare una serie di disegni sull’Illustrazione. Altra coincidenza
fortunata. Luigi Albertini pensava proprio allora di affiancare al
già robusto “Corriere” una pubblicazione illustrata
a carattere popolare; ed ebbe l’idea, giornalisticamente geniale,
di risolvere la volgarizzazione dei grandi fatti in disegni che li
rappresentassero con la maggior fedeltà possibile. [...] Raccontava
Eligio Possenti che Beltrame compariva in redazione ogni lunedì
mattina per avere il soggetto della prima tavola. [...] Dopo l’incontro
col direttore della Domenica, egli si affrettava al suo appartamento
in corso Garibaldi, trangugiava due uova al burro (sembra che questo
fosse il suo cibo canonico prima della difficile prova) quindi sprangava
la porta (a quell’epoca non esisteva il pericolo del telefono)
e sedeva a una scrivania chiusa da tendaggi e illuminata da una lampada
anche in pieno giorno. Qualche schizzo indicativo [...] l’aveva
di solito abbozzato alla presenza del direttore della “Domenica”.
Oramai aveva le idee abbastanza chiare. Le fotografie documentarie,
ambienti, strade, palazzi, volti, erano a portata di mano.
Si metteva al lavoro, adoperando matita e, quindi, inchiostro di china
più o meno diluito. [...] Beltrame lasciava lo studio del direttore
verso le dodici e mezza, alle sette del pomeriggio era già
di ritorno con sotto braccio la tavola pronta avvolta in un giornale.
E con una trepidazione mai venuta meno in tanti anni la faceva vedere
a Possenti. Allora Possenti: “Non c’è male, non
c’è male, bravo Beltrame. Lei promette bene. Vuol dire
che le daremo da fare le tavole anche per il prossimo numero”.
E il disegnatore rideva felice.
Nel mio ufficio, alla “Domenica del Corriere” per molti
anni mi sono tenuto, proprio davanti alla scrivania, un gigantesco
ingrandimento a colori di una tavola di Beltrame, veramente ispirata.
Era una lussuosa automobile di quei tempi con a bordo sette persone
che precipitava da una strada di montagna scodellando i passeggeri,
tutti vestiti impeccabilmente, nel sottostante burrone (a proposito
avete notato che i burroni, i quali chissà perché erano
sempre sottostanti, non esistono più? Io stesso che ho girato
parecchio per le montagne in tutta la mia vita ne ho incontrato uno
solo e sono passati almeno trent’anni; a quest’ora magari
anche quello può darsi sia sparito). Bene, io ero là
in ufficio tutti i giorni e quella automobile continuava meravigliosamente
a cadere, gli uomini e le donne a urlare, invocando un impossibile
aiuto. Per quanto la guardassi, la scena non appassiva mai, non si
consumava mai, continuava a vivere come il primo giorno, tanto bene,
con tanta passione l’aveva disegnato Beltrame".
Dino Buzzati: rievocazione di Achille Beltrame
Lettura a Milano il 22 settembre 1967
fonte: Biblioteca
Civica Bertoliana La Domenica
del Corriere
La Domenica del Corriere era un settimanale fondato nel 1899 e chiuso
nel 1989.
Nato come inserto domenicale del Corriere della Sera, veniva recapitato
in omaggio agli abbonati del quotidiano ma anche venduto separatamente
in edicola al prezzo iniziale di 20 centesimi.
Fortemente voluto e potenziato dal direttore del Corriere Luigi Albertini,
si avvaleva per le sue copertine di un giovane disegnatore, Achille
Beltrame, a cui veniva affidato in ogni numero il compito di rendere
con la sua tavola il fatto più interessante della settimana.
A differenza dei quotidiani dell'epoca, la Domenica del Corriere dava
ampio spazio alle fotografie e ai disegni, e questo fu uno dei motivi
del suo successo.
Nel corso degli anni Venti e Trenta, la Domenica del Corriere divenne
uno dei principali strumenti di informazione di buona parte della
popolazione italiana alfabetizzata. Sulle pagine della Domenica del
Corriere trovavano una vetrina popolare anche le grandi firme del
Corriere, da Luigi Barzini a Indro Montanelli.
Nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta, l'avvento della televisione
e di nuovi settimanali con formule più moderne (come L'Europeo,
Panorama e L'Espresso), portò a una graduale ma inarrestabile
crisi di copie della Domenica del Corriere.
Dopo vari tentativi di rilancio negli anni Settanta e Ottanta (uno
dei quali affidato alla direzione di Maurizio Costanzo) la Domenica
del Corriere chiuse definitivamente per decisione dell'editore Rcs
- Rizzoli nel 1989, per trasformarsi in un nuovo settimanale di cronaca
nera e rosa chiamato Visto. Ultimo direttore della Domenica del Corriere
fu Marcello Minerbi.
Oggi le vecchie copie del settimanale, con le copertine di Achille
Beltrame prima e di Walter Molino poi, sono spesso vendute nei mercatini
e in Internet.
(da Wikipedia)
Il ricordo di Gaetano Afeltra
"... Con i suoi disegni a colori, Beltrame ha raccontato
e rappresentato i fatti più importanti e più curiosi
della vita: dall’avvenimento di risonanza mondiale, al fatterello
di cronaca strano o impensato, purché di attualità palpitante.
Oggi si dice: l’ho visto in tv; allora, si diceva: l’ho
visto sulla “Domenica del Corriere”.
Le tavole pubblicate, in prima e ultima pagina, sono 4.662: a cominciare
dalla guerra russo-giapponese per passare alle incoronazioni di sovrani,
rovesciamenti di troni, avvenimenti sportivi, eruzioni vulcaniche,
naufragi. E per i fatti minori: l’autocarro travolto dal treno,
il carabiniere che rischia la vita per salvare un bambino da un cavallo
imbizzarrito, il fulmine che colpisce e incenerisce la povera casa
colonica, l’automobile che precipita da una scarpata.
Ogni volta la scena era diversa, ma Beltrame aveva un incontrastato
dominio dell’immaginazione della gente e pareva che effettivamente
fosse stato presente alla vicenda da rappresentare.
Quelle due pagine a colori erano dei quadri: ricchi di movimento,
precisi nei particolari, con una perfezione del disegno che si riallacciava
alle tradizioni ottocentesche. Beltrame voleva essere semplicemente
un cronista anche se non si mosse mai da Milano: non vide le grandi
città, i deserti, le foreste, i luoghi esotici che rappresentò.
Dal suo studio, consultando l’archivio, riusciva, ogni settimana,
ad essere con la fantasia idealmente presente dove fosse accaduto
il fatto. Quando il suo archivio iconografico non bastava, domandava,
insisteva, faceva chiedere il colore e la forma di questa o di quella
casa. Tutti i martedì, Beltrame arrivava in via Solferino per
conoscere il tema delle illustrazioni di copertina. Ma a questo punto
è meglio ascoltarlo, perché l’unica volta che
si riuscì a farlo parlare di sé e di questa sua fatica
settimanale, disse: “Ecco la prima triste verità sulla
professione di illustratore: la fretta. A mezzogiorno entro nell’ufficio
di direzione della “Domenica” senza avere la più
lontana idea degli avvenimenti o dei fatti di cronaca che dovrò
disegnare. Per la seconda copertina sono in ballottaggio diversi argomenti:
l’incendio di un grande albergo a Nuova Orleans, con cinquantasette
morti; un villaggio della Patagonia distrutto da un ciclone. Verso
l’una prevale l’incendio ed io me ne vado con il viatico
della fotografia dell’albergo che risale al giorno dell’inaugurazione
e qualche ritaglio in cui il fatto è raccontato in sommario”.
“Non c’è tempo da perdere. Leggo la notizia dell’incendio,
e mi accorgo una volta di più che il giornalista ideale ha
ancora da nascere. Mai uno che si ricordi di dire, per esempio: “I
vigili del fuoco nella loro divisa azzurra, il berretto a visiera
contornato da un filo d’oro...” ecc.!”.
Eppure queste non erano che minuzie, piccole difficoltà marginali:
c’erano da risolvere, nel breve tempo concessogli, anche le
vere questioni artistiche, che erano la base del suo lavoro: le proporzioni,
l’ambientazione delle figure. E, in questo, stava la sua grande,
prodigiosa abilità.
Prima delle otto (non sgarrava mai) eccolo ritorno alla “Domenica”
con le copertine sotto il braccio. Le portava personalmente, non voleva
affidarle ai fattorini: voleva vedere la prima reazione del direttore
e dei redattori, spiare sui loro visi gli effetti delle illustrazioni.
Lui così sicuro del suo lavoro, aveva bisogno dell’approvazione
dei colleghi.
Com’era nata in Achille Beltrame la vocazione dell’illustratore?
Quasi casualmente. Fresco degli studi di Brera, si era recato in viaggio
nel Montenegro (uno dei due soli viaggi di qualche importanza della
sua vita) dove aveva eseguito dei bozzetti sui pittoreschi costumi
del Paese: questi erano caduti sotto gli occhi di Eduardo Ximenes,
allora direttore dell’”Illustrazione Italiana”,
che, illustratore anch’egli, aveva intuito a straordinaria attitudine
del giovane pittore, e gli aveva aperto le pagine del suo giornale.
Beltrame si fece presto notare. Il “Corriere”, che aveva
progettato un settimanale d’imminente pubblicazione, lo chiamò.
E così dal primo numero dell’8 gennaio 1899 la “Domenica
del Corriere” si presentò al pubblico con la prima copertina
di Beltrame che rappresentava una bufera di neve nel Montenegro. Alla
“Domenica” Beltrame ha lavorato assiduamente, senza mai
fare vacanza, fino ai primi giorni di febbraio del 1945.
Negli ultimi tempi appariva un po’ stanco della sua lunga operosità:
ma di tale stanchezza nulla trapelava nelle tavole, sempre così
vive nella loro grande emotività. Purtroppo, uno dei primi
bombardamenti colse proprio il suo studio raccolto e sereno, scompigliò
e in parte distrusse il suo prezioso archivio. Egli dovette traslocare
e, per la prima volta, l’artefice instancabile provò
il bisogno di riposare. E giunse la morte."
Gaetano Afeltra - "Quando Beltrame immaginava il mondo dalla
sua Milano"
dal “Corriere della Sera”
domenica 19 febbraio 1995, n. 42 Biografia
Achille Beltrame
(Arzignano - VI, 1871- Milano, 1945)
Allievo a Milano di Giuseppe Bertini, partecipa fin da studente a
numerose mostre, ottenendo premi e riconoscimenti. Si dedica con successo
al ritratto, all'affresco, all'amato acquerello ed al disegno "creativo".
Nel 1896 la notizia del futuro matrimonio di Vittorio Emanuele III
con la figlia del Re del Montenegro, Elena Petrovic Niegos, lo spinge
a Cettigne per realizzare ritratti e paesaggi. Il suo lavoro viene
notato dalla "Illustrazione Italiana" che lo assume seduta
stante.
Due anni dopo passa al Corriere della Sera per una nuova pubblicazione
che uscirà col primo numero l'8 gennaio 1899. Sua la copertina
della tempesta in Montenegro. Alla Domenica del Corriere, resterà
legato dall'anno di fondazione fino al 1945, pubblicando 4662 tavole.
Non si mosse quasi mai da Milano; ricco di doti tecniche, pur nel
segno ottocentesco riesce a tradurre con brillantezza e fantasia le
immagini che deve "creare".
Beltrame riproduceva aerei, navi e carri armati riuscendo a rendere
mostruosi gli altrui mezzi ed umani i nostri. Per questo venne anche
accusato di propaganda del regime.
Sue opere pittoriche (pregevoli) alla galleria d'Arte Moderna di Milano
ed in altri musei. Lavora a Stresa a villa Bernocchi, villa Magni
e nella chiesa di Arzignano, suo paese natale.
Morirà il 19 febbraio 1945 per una caduta in giardino dopo
aver indicato e già avviato il suo successore Walter Molino. |
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La Domenica del Corriere
Anno XXXX n.1
2 Gennaio 1938 - XVI - (prima pagina) "Una caratteristica
cerimonia per la nomina di cinque nuovi cardinali: l'adorazione all'Altare
della Cappella Sistina, tra gli osannannti cantori pontifici. I nuovi
Principi della Chiesa indossano la cappa fiammante con strascico,
tranne il carmelitano patriarca di Venezia, in cappa bianca."

La Domenica del Corriere
Anno XXXX n.1
2 Gennaio 1938 - XVI - (ultima pagina) "Tragedia sulla
neve. Una squadra di spalatori che ritornava dal lavoro notturno presso
Limone (Cuneo) è stata investita da un grosso spazzaneve sbucato
d'improvviso attraverso la tormenta. Uno degli operai è morto;
gli altri sono rimasti feriti leggermente." 
La Domenica del Corriere
Anno XXXX n.2
9 Gennaio 1938 - XVI - (prima pagina) "Il luminoso eroismo
dei difensori di Teruel. Sull'altura di Castralbo, presso la città
assediata, pochi uomini comandati da un sergente, armati di una sola
mitragliatrice, resistono fino all'ultimo sangue agli assalti di migliaia
di rossi" 
La Domenica del Corriere
Anno XXXX n.2
9 Gennaio 1938 - XVI - (ultima pagina) "Due agricoltori
dell'Appennino parmense, padre e figlio, erano intenti ad abbattere
una grossa pianta di faggio quando il tronco ha ceduto improvvisamente,
ha travolto i due uomini e li ha trascinati in un ripido canalone.
Il padre è morto sul colpo, e il figlio è stato gravemente
ferito."
La Domenica del Corriere
Anno XXXX n.3
16 Gennaio 1938 - XVI - (prima pagina) "La prima messe
dell'Impero. Nel territorio di Oletta, a 40 chilometri da Addis Abeba,
dove gli ex-combattenti hanno organizzato vaste piantagioni sperimentali,
è stato festosamente trebbiato il primo grano d'Etiopia coltivato
da Italiani. Assistevano le autorità e molti indigeni"
La Domenica del Corriere
Anno XXXX n.3
16 Gennaio 1938 - XVI - (ultima pagina) "Salvataggio
incredibile. Un giovane sciatore milanese, precipitato in un burrone
tra i monti dell'Alto Verbano, rimaneva miracolosamente sospeso nel
vuoto, con gli sci impigliati in un cespuglio. Egli si tenne immobile
in quella terribile posizione, per non precipitare, mentre i compagni
riuscivano lentamente a calargli un nodo scorsoio. Poi un animoso
scese fino a lui e lo portò al sicuro."
La Domenica del Corriere
Anno XXXX n.4
23 Gennaio 1938 - XVI - (prima pagina) "Un corteo eccezionale
a Roma. Guidati da un gruppo di sacerdoti col tricolore, sessanta
vescovi e duemila parroci, - che acclameranno poi il Duce a Palazzo
Venezia - si recano all'Altare della Patria per rendere omaggio al
Milite Ignoto." 
La Domenica del Corriere
Anno XXXX n.7
13 Febbraio 1938 - XVI - (prima pagina) "Al ritmo dell'energico
"passo romano" le Legioni di Camicie Nere sfilano davanti
al Duce, nel XV annuale di fondazione della Milizia"
Informazioni
Immagini fotografate a banco con Nikon D50 da originali de "La
Domenica del Corriere", anno 1938, Collezione De Novellis.
Immagini riprodotte in bassa risoluzione.
Realizzazione dgPIXEL multimedia communication. |
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