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Alberto Biasi

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  Promemoria

Alberto Biasi - OperaEra l'inizio d'ottobre del 1959 quando ottenni il mio primo premio.
Mi entusiasmò non poco il riceverlo da Virgilio Guidi.
Avevo partecipato alla IV Triveneta Giovanile d'Arte di Cittadella con alcune "Modulazioni spaziali" ed una "Stratificazioni" in bianco e nero.
Quest'ultima fu l'opera premiata.
L'avevo dipinta mnemonicamente durante una passeggiata, nel senso che avevo memorizzato le percezioni di figure e di spazi e, nell'ordine conseguente alla sequenza del mio percorso, le avevo sommate, sintetizzandole in tracce, su un unico supporto.
Di quell'opera, trattandosi di un premio acquisto, mi è rimasta la medaglia che accompagnava l'obolo.
Ne più ho rivisto quella ne le altre (circa venti) eseguite con lo stesso procedimento.
Intorno allo stesso periodo avevo composto delle piccole "Trame". Erano marezzature formate da punti, che trasparivano da carte forate, sovrapposte variando l'angolo di rotazione dell'una rispetto all'altra.
È curioso che io avessi sperimentato quel procedimento seguendo gli insegnamenti di mio padre.
Egli era moderatamente contrario alla mia attività artistica e durante i mesi estivi, seguendo le sue direttive, avevo prestato consulenza agli allevatori del baco da seta. In effetti le carte forate altro non erano che i letti per l'allevamento del bigatto.
Ebbene lavorando fra i bigatti e riflettendo sul processo creativo delle "Stratificazioni" trovai quelle geometrie stereo-cinetiche che sono conosciute come "Rilievi ottico-dinamici".
Con questi ottenni nuovi riconoscimenti ed altri premi di pittura. lo penso che gli estimatori dei "Rilievi" fossero attratti, più' che dall'aspetto geometrico- matematico delle costruzioni, dalle suggestioni formali in movimento e, quando l'opera fu realizzata in dimensioni ambiente, dalle sensazioni di autoinstabilità che ne ricevevano.
Questa mia esposizione al Museo Civico agli Eremitani di Padova inizia appunto dai "Rilievi ottico-dinamici" ed arriva alle recenti strutture cangianti e allusioni dipinte, comprendendo un periodo di venticinquennale attività.
Se alcune opere, come ad esempio le "Manipolabili" o quelle che io definisco "Del negativo", sono rimaste escluse dalla mostra, ciò è dovuto a difficoltà insormontabili di reperimento.
La mia gratitudine va nei confronti di quanti hanno reso possibile le realizzazione di questa esposizione, e voglio sottolineare la competenza con la quale il Comitato Scientifico ha saputo tracciare la linea della mia autonomia operativa, pur nella difficoltà di doverla districare dal nodo complesso del periodo iniziale , in cui avevo lavorato nel "Gruppo M" e, più o meno contemporaneamente, in collaborazione con singoli artisti e con altri gruppi.
Ma essendomi stato richiesto di tratteggiare una testimonianza di quel periodo, sono costretto a tornare nuovamente al 1959 e a quel tratto della mia vita che fu in parte occupato nella formazione dei vari gruppi enne.
Ne parlo al plurale perché, contrariamente alla ricorrente semplificazione, in realtà i raggruppamenti a Padova furono molti: almeno quattro e forse più. Furono sempre diversi in seguito ad autoesclusioni, a nuove aggregazioni e riaggregazioni.
La suaccennata semplificazione è peraltro giustificata dalla presenza mia e di Manfredo Massironi in tutti i collettivi, presenza che fu storicamente considerata determinante ai fini di una certa continuità programmatica ed operativa del gruppo dal 1959 al 1964.
Lungi da me il proposito di tracciarne una storia, voglio piuttosto accennare ad alcuni avvenimenti che io ritengo interessanti al fine di comprendere le motivazioni che mi spinsero verso il lavoro di gruppo.
Innanzitutto credo di averne avvertito l'utilità durante la frequentazione della "Scuola" di Carlo Travaglia a Padova e successivamente dell'Istituto Universitario di Architettura a Venezia.
In effetti il primo "Gruppo Ennea" (ennea era scrittura italiana del numero nove in greco) si costituì' fra nove studenti di architettura (forse Gaetano Pesce, essendo più giovane,'non lo era ancora), accomunati dalla preparazione agli esami e dall'interesse per la pittura. Lo scioglimento di questo primo gruppo avvenne nel novembre del '59.
Da quel momento e per tutto il 1960 lavorai solo con Massironi.
Questi, con il suo "Cartone ondulato" e con lo scalpore che l'opera aveva suscitato a Milano, era stato l'involontaria causa dello scioglimento del primo collettivo.
In quello stesso periodo strinsi amicizia con Castellani e A/lanzoni, con Dada Maino, con gli artisti del gruppo Motus (poi divenuto GRAV) e dei gruppi T, Zero e Nul.
Fu in particolare durante gli incontri a Milano ed in seguito ad alcune mostre collettive all'Azimuth sempre a Milano, al Circolo del Pozzetto a Padova e alla Galleria Trastevere a Roma, che rilevai le differenti impostazioni métodologiche fra i vari artisti.
Il bilancio di quegli incontri era positivo, ma con Massironi maturai l'esigenza di elaborare un programma e una linea di ricerca autonomi rispetto ai gruppi milanesi ed europei.
lo credo sia stato il desiderio di tentare formulazioni personali e, insieme, quello di coinvolgere la mia città nei circuiti dell'arte contemporanea a spingermi prima ad aprire in società lo Studio N (avevamo attrezzato a spazio espositivo due locali, in una ex "casa chiusa" di Via S. Pietro, gentilmente concessi in affitto per la simbolica una lira all'anno), poi a lavorare nel nuovo raggruppamento, costituitesi nella primavera del 1961.
Fu questo il "Gruppo N". Giustamente divenne il più noto per il verificarsi di contributi ed intense collaborazioni interpersonali.
Probabilmente un reperimento ed una analisi delle opere di quel periodo consentirebbe una chiarificazione ed una conferma o meno della leggenda che lo circonda.
Quest'ultimo gruppo, pur avendo vita interna tormentata, durò più di tre anni.
Lo scioglimento avvenne improvviso, nel 64.
Fu motivato dalla difficoltà di incidere nel contesto sociale per un mutamento del rapporto artista - società.
L'Enne 65", formato subito dopo da me e Massironi, durò il tempo sufficiente a organizzare due mostre.
Contemporaneamente anche gli altri gruppi con cui avevo collaborato erano entrati in crisi, lo credo si avvertisse la fine del "clima" che aveva favorito gli incontri fra artisti a livello locale, nazionale ed internazionale intorno all'anno '60 (Nuove Tendenze a Zagabria, nella "non allineata" Iugoslavia, era stato certamente il fenomeno di collaborazione collettiva più vistoso).
Come descrivere quel "clima"?
Era il diffondersi di idee progressiste fra i giovani, èra la speranza di un rapido avvio sulla strada del disarmo e della pace, era il credere nello sgretolamento delle divisioni ideologiche e nel superamento delle barriere nazionalistiche.
Era sostanzialmente una previsione utopistica che entusiasmava artisti giovanissimi, di nazioni diverse, con esperienze a volte molto differenti (erano riconoscibili matrici costruttiviste, concrete, futuriste, dadaiste, tachistes ed informali).
Idealmente uniti, si erano incontrati per proporre le proprie ricerche e, operando fuori dai canali controllati del mercato dell'arte, erano riusciti a determinare ampi coinvolgimenti di critici, storici dell'arte e di pubblico.
Ma nel 1964 era già avvenuto l'assassinio di Kennedy ed oscuri presagi di future barbarie si avvertivano sentendo dei bombardamenti nel Vietnam da una parte e del corso antirevisionista di Breznev dall'altra.
La mia decisione di chiudere definitivamente l'esperienza con i collettivi avvenne qualche anno più tardi.
Durante un incontro a Zagabria nel luglio del 1968, avvenuto per la presentazione di ricerche visive ottenute con gli elaboratori elettronici, mi ero dato appuntamento con gli artisti di Nuove Tendenze a Bratislava, in Cecoslovacchia, per l'inaugurazione della Biennale "Danuvius".
Questa era stata programmata per permettere un collegamento con i giovani artisti ed i gruppi dell'Europa Orientale.
"Danuvius 68" fu inaugurata ma, in seguito all'invasione delle truppe militari sovietiche, io fui l'unico artista non cecoslovacco (ancora mi domando quale imprecazione, fra le tante, abbia convinto il comandante sovietico, a lasciarmi passare la frontiera) ad essere presente all'inaugurazione.
Ricordo ancora lo sguardo dei giovani cecoslovacchi: trasmetteva in diretta il brivido e lo spettro dell'isolamento dal resto dell'Europa.
Quel giorno voltai pagina senza trovare il seguito. Praticamente dovetti ricominciare daccapo perché il pubblico conosceva il "Gruppo N" ma non allo stesso modo il mio nome.
Poi ottenni altri premi.
Nel 1973 mi fu assegnato il primo premio alla Worid Print Competition organizzato dal California College of Arts and Crafts in collaborazione con il San Francisco Museum of Art.
Da quel momento mi riscoprii "solista".
L'opera premiata proclamava infatti nel titolo "lo sono".

Alberto Biasi
28 maggio 1988
 

Alberto Biasi - Opera

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INFORMAZIONI

Alberto Biasi - Antologica
Tratto da: "Alberto Biasi - Antologica"
Catalogo della Mostra 25 giugni - 30 ottobre 1988
Museo Civico agli Eremitani - Padova
 
 
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