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Promemoria
Era
l'inizio d'ottobre del 1959 quando ottenni il mio primo premio.
Mi entusiasmò non poco il riceverlo da Virgilio Guidi.
Avevo partecipato alla IV Triveneta Giovanile d'Arte di Cittadella
con alcune "Modulazioni spaziali" ed una "Stratificazioni"
in bianco e nero.
Quest'ultima fu l'opera premiata.
L'avevo dipinta mnemonicamente durante una passeggiata, nel senso
che avevo memorizzato le percezioni di figure e di spazi e, nell'ordine
conseguente alla sequenza del mio percorso, le avevo sommate, sintetizzandole
in tracce, su un unico supporto.
Di quell'opera, trattandosi di un premio acquisto, mi è rimasta
la medaglia che accompagnava l'obolo.
Ne più ho rivisto quella ne le altre (circa venti) eseguite
con lo stesso procedimento.
Intorno allo stesso periodo avevo composto delle piccole "Trame".
Erano marezzature formate da punti, che trasparivano da carte forate,
sovrapposte variando l'angolo di rotazione dell'una rispetto all'altra.
È curioso che io avessi sperimentato quel procedimento
seguendo gli insegnamenti di mio padre.
Egli era moderatamente contrario alla mia attività artistica
e durante i mesi estivi, seguendo le sue direttive, avevo prestato
consulenza agli allevatori del baco da seta. In effetti le carte forate
altro non erano che i letti per l'allevamento del bigatto.
Ebbene lavorando fra i bigatti e riflettendo sul processo creativo
delle "Stratificazioni" trovai quelle geometrie stereo-cinetiche
che sono conosciute come "Rilievi ottico-dinamici".
Con questi ottenni nuovi riconoscimenti ed altri premi di pittura.
lo penso che gli estimatori dei "Rilievi" fossero attratti,
più' che dall'aspetto geometrico- matematico delle costruzioni,
dalle suggestioni formali in movimento e, quando l'opera fu realizzata
in dimensioni ambiente, dalle sensazioni di autoinstabilità
che ne ricevevano.
Questa mia esposizione al Museo Civico agli Eremitani di Padova inizia
appunto dai "Rilievi ottico-dinamici" ed arriva alle recenti
strutture cangianti e allusioni dipinte, comprendendo un periodo di
venticinquennale attività.
Se alcune opere, come ad esempio le "Manipolabili" o quelle
che io definisco "Del negativo", sono rimaste escluse dalla
mostra, ciò è dovuto a difficoltà insormontabili
di reperimento.
La mia gratitudine va nei confronti di quanti hanno reso possibile
le realizzazione di questa esposizione, e voglio sottolineare la competenza
con la quale il Comitato Scientifico ha saputo tracciare la linea
della mia autonomia operativa, pur nella difficoltà di doverla
districare dal nodo complesso del periodo iniziale , in cui avevo
lavorato nel "Gruppo M" e, più o meno contemporaneamente,
in collaborazione con singoli artisti e con altri gruppi.
Ma essendomi stato richiesto di tratteggiare una testimonianza di
quel periodo, sono costretto a tornare nuovamente al 1959 e a quel
tratto della mia vita che fu in parte occupato nella formazione dei
vari gruppi enne.
Ne parlo al plurale perché, contrariamente alla ricorrente
semplificazione, in realtà i raggruppamenti a Padova furono
molti: almeno quattro e forse più. Furono sempre diversi in
seguito ad autoesclusioni, a nuove aggregazioni e riaggregazioni.
La suaccennata semplificazione è peraltro giustificata dalla
presenza mia e di Manfredo Massironi in tutti i collettivi, presenza
che fu storicamente considerata determinante ai fini di una certa
continuità programmatica ed operativa del gruppo dal 1959 al
1964.
Lungi da me il proposito di tracciarne una storia, voglio piuttosto
accennare ad alcuni avvenimenti che io ritengo interessanti al fine
di comprendere le motivazioni che mi spinsero verso il lavoro di gruppo.
Innanzitutto credo di averne avvertito l'utilità durante la
frequentazione della "Scuola" di Carlo Travaglia a Padova
e successivamente dell'Istituto Universitario di Architettura a Venezia.
In effetti il primo "Gruppo Ennea" (ennea era scrittura
italiana del numero nove in greco) si costituì' fra nove studenti
di architettura (forse Gaetano Pesce, essendo più giovane,'non
lo era ancora), accomunati dalla preparazione agli esami e dall'interesse
per la pittura. Lo scioglimento di questo primo gruppo avvenne nel
novembre del '59.
Da quel momento e per tutto il 1960 lavorai solo con Massironi.
Questi, con il suo "Cartone ondulato" e con lo scalpore
che l'opera aveva suscitato a Milano, era stato l'involontaria causa
dello scioglimento del primo collettivo.
In quello stesso periodo strinsi amicizia con Castellani e A/lanzoni,
con Dada Maino, con gli artisti del gruppo Motus (poi divenuto GRAV)
e dei gruppi T, Zero e Nul.
Fu in particolare durante gli incontri a Milano ed in seguito ad alcune
mostre collettive all'Azimuth sempre a Milano, al Circolo del Pozzetto
a Padova e alla Galleria Trastevere a Roma, che rilevai le differenti
impostazioni métodologiche fra i vari artisti.
Il bilancio di quegli incontri era positivo, ma con Massironi maturai
l'esigenza di elaborare un programma e una linea di ricerca autonomi
rispetto ai gruppi milanesi ed europei.
lo credo sia stato il desiderio di tentare formulazioni personali
e, insieme, quello di coinvolgere la mia città nei circuiti
dell'arte contemporanea a spingermi prima ad aprire in società
lo Studio N (avevamo attrezzato a spazio espositivo due locali, in
una ex "casa chiusa" di Via S. Pietro, gentilmente concessi
in affitto per la simbolica una lira all'anno), poi a lavorare nel
nuovo raggruppamento, costituitesi nella primavera del 1961.
Fu questo il "Gruppo N". Giustamente divenne il più
noto per il verificarsi di contributi ed intense collaborazioni interpersonali.
Probabilmente un reperimento ed una analisi delle opere di quel periodo
consentirebbe una chiarificazione ed una conferma o meno della leggenda
che lo circonda.
Quest'ultimo gruppo, pur avendo vita interna tormentata, durò
più di tre anni.
Lo scioglimento avvenne improvviso, nel 64.
Fu motivato dalla difficoltà di incidere nel contesto sociale
per un mutamento del rapporto artista - società.
L'Enne 65", formato subito dopo da me e Massironi, durò
il tempo sufficiente a organizzare due mostre.
Contemporaneamente anche gli altri gruppi con cui avevo collaborato
erano entrati in crisi, lo credo si avvertisse la fine del "clima"
che aveva favorito gli incontri fra artisti a livello locale, nazionale
ed internazionale intorno all'anno '60 (Nuove Tendenze a Zagabria,
nella "non allineata" Iugoslavia, era stato certamente il
fenomeno di collaborazione collettiva più vistoso).
Come descrivere quel "clima"?
Era il diffondersi di idee progressiste fra i giovani, èra
la speranza di un rapido avvio sulla strada del disarmo e della pace,
era il credere nello sgretolamento delle divisioni ideologiche e nel
superamento delle barriere nazionalistiche.
Era sostanzialmente una previsione utopistica che entusiasmava artisti
giovanissimi, di nazioni diverse, con esperienze a volte molto differenti
(erano riconoscibili matrici costruttiviste, concrete, futuriste,
dadaiste, tachistes ed informali).
Idealmente uniti, si erano incontrati per proporre le proprie ricerche
e, operando fuori dai canali controllati del mercato dell'arte, erano
riusciti a determinare ampi coinvolgimenti di critici, storici dell'arte
e di pubblico.
Ma nel 1964 era già avvenuto l'assassinio di Kennedy ed oscuri
presagi di future barbarie si avvertivano sentendo dei bombardamenti
nel Vietnam da una parte e del corso antirevisionista di Breznev dall'altra.
La mia decisione di chiudere definitivamente l'esperienza con i collettivi
avvenne qualche anno più tardi.
Durante un incontro a Zagabria nel luglio del 1968, avvenuto per la
presentazione di ricerche visive ottenute con gli elaboratori elettronici,
mi ero dato appuntamento con gli artisti di Nuove Tendenze a Bratislava,
in Cecoslovacchia, per l'inaugurazione della Biennale "Danuvius".
Questa era stata programmata per permettere un collegamento con i
giovani artisti ed i gruppi dell'Europa Orientale. "Danuvius
68" fu inaugurata ma, in seguito all'invasione delle truppe militari
sovietiche, io fui l'unico artista non cecoslovacco (ancora mi domando
quale imprecazione, fra le tante, abbia convinto il comandante sovietico,
a lasciarmi passare la frontiera) ad essere presente all'inaugurazione.
Ricordo ancora lo sguardo dei giovani cecoslovacchi: trasmetteva in
diretta il brivido e lo spettro dell'isolamento dal resto dell'Europa.
Quel giorno voltai pagina senza trovare il seguito. Praticamente dovetti
ricominciare daccapo perché il pubblico conosceva il "Gruppo
N" ma non allo stesso modo il mio nome.
Poi ottenni altri premi.
Nel 1973 mi fu assegnato il primo premio alla Worid Print Competition
organizzato dal California College of Arts and Crafts in collaborazione
con il San Francisco Museum of Art.
Da quel momento mi riscoprii "solista".
L'opera premiata proclamava infatti nel titolo "lo sono".
Alberto Biasi
28 maggio 1988 |
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INFORMAZIONI

Tratto da: "Alberto Biasi - Antologica"
Catalogo della Mostra 25 giugni - 30 ottobre 1988
Museo Civico agli Eremitani - Padova |
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