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Significato e riferimenti
Il
blues è una forma musicale vocale e strumentale la cui forma
originale é caratterizzata da una struttura ripetitiva di dodici
battute e dall'uso, nella melodia, delle cosiddette blue note.
Le radici del blues sono da ricercare tra i canti delle comunità
di schiavi afroamericani nelle piantagioni degli stati meridionali
degli USA (la cosiddetta Cotton Belt). La struttura antifonale (di
chiamata e risposta) e l'uso delle blue note (un intervallo di quinta
diminuita che l'armonia classica considera dissonante e che in Italia
valse al blues il nomignolo di musica stonata) apparentano il blues
alle forme musicali dell'Africa occidentale.
Molti degli stili della musica popolare moderna derivano dal blues,
in linea diretta (ragtime, jazz, bluegrass, rhythm and blues, rock
and roll) o indiretta (hip-hop, musica pop in genere) e praticamente
tutti gli stili musicali nati nel XX secolo ne sono stati almeno
parzialmente influenzati.
Probabilmente il blues deriva il suo nome dalla frase "having
a fit of the blue devils" (EN) ("avere un attacco di diavoli
blu") col significato di essere triste e depresso (anche nell'inglese
contemporaneo "being blue" significa "essere triste").
Il
primissimo riferimento alla frase "the blues" nella lingua
inglese si trova nella farsa di George Colman "Blue devils,
a farce in one act" (1798). In seguito, nel XIX secolo la stessa
frase fu usata gergalmente per indicare tanto il delirium tremens
quanto la polizia. La prima occorrenza documentata di questa frase
in ambito musicale risale al 1912 quando a Memphis (Tennessee) W.
C. Handy pubblicó "Memphis Blues" (ma si suppone
che l'uso sia più antico). Nei testi delle canzoni, la frase
si riferisce generalmente a uno stato d'animo depresso.
La diffusione del blues in Italia inizia nella seconda metá
del 1900, assieme a quella delle principali forme musicali derivate
(rock e jazz), tutte colpite dall'embargo culturale imposto negli
anni del Fascismo.
Le Origini
Come
avviene per molte forme di musica popolare, le origini del blues
sono oggetto di molte discussioni.
In particolare, non c'è una precisa data di nascita per
questo genere musicale: la traccia piú antica di una forma
musicale simile al blues é il racconto che, nel 1901, fece
un archeologo del Mississippi, descrivendo il canto di lavoratori
neri che sembra avere affinità melodiche e liriche con il
blues.
Uno dei più importanti antenati del blues é senz'altro
lo spiritual, una forma di canto devozionale nato dalle riunioni
di devoti durante il Grande risveglio [1] dei primi anni del XIX
secolo. Di argomento malinconico e appassionato, rispetto al blues
gli spiritual avevano accenti meno personali e rivolti alla persona
del cantante, riferendosi spesso alla condizione dell'umanità
in generale e al suo rapporto con Dio, e i testi erano corrispondentemente
meno profani.
Altri
antenati del blues vanno cercato fra le work song (canzone di lavoro)
degli schiavi di colore (field hollers) e di altra provenienza (
canti dei portuali o stevedore ; canti dei manovali o roustabout),
che risuonavano in America all'epoca della Guerra di secessione
(e anche negli anni successivi, in cui la condizione di soggezione
e povertà degli afroamericani persistette nonostante l'abolizione
della schiavitù). Da questi il blues ereditò probabilmente
la sua struttura di call and response ("chiamata e risposta"),
di origine Africana, mutuando invece la sua struttura armonica e
strumentale dalla tradizione europea[2].
Molte
delle caratteristiche del blues, a cominciare dalla struttura antifonale
e dall'uso delle blue notes, possono essere fatte risalire alla
musica africana. Sylviane Diouf ha individuato molti tratti, tra
cui l'uso di melismi e la pesante intonazione nasale, che fanno
pensare a parentele con la musica dell'Africa centrale e occidentale
[3]. L'etnomusicologo Gerhard Kubik é stato forse il primo
ad attribuire certi elementi del blues alla musica [[Islam|islamica]
dell'Africa Centrale e Occidentale:
"Gli strumenti a corda (i preferiti dagli schiavi provenienti
dalle regioni islamiche) erano generalmente tollerati dai padroni
che li consideravano simili agli strumenti europei come il violino.
Per questo motivo gli schiavi che riuscivano a procurarsi un banjo
avevano più possibilità di suonare in pubblico. Questa
musica solista degli schiavi avevano alcune caratteristiche dello
stile di canzone Arabo-Islamica che era stata presente per secoli
nell'Africa centro-occidentale" dice Gerhard Kubik, un professore
di etnomusicologia dell'Università di Mainz, in Germania,
e l'autore di uno dei più completi trattati sulle origini
africane del blues (Africa and the Blues)[4].
Kubik
fa inoltre notare che la tecnica, tipica del Mississippi e ricordata
dal bluesman W. C. Handy nella sua autobiografia, di suonare la chitarra
usando la lama di un coltello, ha corrispettivi in Africa. Anche il
diddley bow,uno strumento casalingo fatto da una singola corda tesa
su un asse di legno, che viene pizzicata modulando il suono tramite
uno slide fatto di vetro, che si incontrava spesso nell'America meridionale
agli inizi del 1900, era di derivazione africana.
Nel corso della sua evoluzione, il blues acquisì alcune
delle sue caratteristiche dalle "Arie etiopi", gli spettacoli
minstrel e dal ragtime.In questo periodo il blues, come testimoniato
ad esempio dalle registrazioni di Leadbelly e di Henry Thomas ha
molte forme diverse, le più frequenti essendo le form in
dodici, otto o sedici battute basate sul giro tonica - sottodominante
- tonica descritto nel seguito. La forma del blues standard in dodici
battute fa la sua apparizione documentata nelle comunità
afroamericane del tratto meridionale del Mississippi, sulla Beale
Street di Memphis, e nelle orchestre bianche di New Orleans.
Struttura musicale e testi
Il
blues ha una struttura relativamente semplice sia per la parte musicale
che per quella del testo. Lo schema musicale fa uso prevalentemente
della scala pentatonica minore (in Do: Do,Mib,Fa,Sol,La,Sib) e della
scala blues (in Do: Do,Mib,Fa,Fa#, Sol,La,Sib) e si snoda lungo
tre frasi da quattro battute ognuna, basate su tre accordi fondamentali.
La sua struttura metrica è generalmente di 12 battute, ma
esistono anche blues di 16, o dal numero raddoppiato. Armonicamente
presenta la progressione tipica tonica-sottodominante-dominante,
distribuite sulle dodici misure. La melodia o il canto hanno un
impianto antifonale di domanda-risposta, solitamente divisa in tre
parti: domanda nelle prime 4 misure, risposta nelle successive 4
e conclusione nelle ultime.Il blues produce un senso di indefinitezza
tonale, dato dall'uso di scale pentatoniche e del loro adattamento
alle varie scale europee. Il terzo grado e il settimo della scala
diatonica vengono abbassati. Si noti che questo comporta una dissonanza
caratteristica tra l'armonizzazione (che nel blues maggiore, usa
terze maggiori) e la melodia (le cui scale tipiche usano terze minori):
questo modo di cantare in minore su maggiore rappresenta una delle
ambiguità tipiche del blues.
Il
testo si articola in versi di tre strofe in cui le prime due si
ripetono e, generalmente, è molto esplicito, con frequenti
riferimenti al sesso. Quantunque il blues abbia struttura, schemi
musicali e sonorità affini al gospel si oppone a quest'ultimo
proprio per la caratteristica di empietà dissacratoria che,
spesso, lo accompagna che mal si adatta ai temi sacri trattati dai
gospel cantati dai predicatori nelle comunità cristiane.
Raramente in brani blues è possibile cogliere virtuosismi
strumentali o tecniche raffinate poiché si tratta di un genere
"povero" basato sulle emozioni, sull'anima dell'esecutore
ma anche dell'ascoltatore. La semplicità stessa dei temi
e della struttura permette a questo genere di essere eseguito con
strumentazioni al limite dell'essenziale.
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Le Immagini di Robert Crumb
Robert Crumb
"Curley Weaver & Fred McMullen"
Robert Crumb
"Cannon's Jug Stompers"

Robert Crumb
"Mississippi Sheiks"
Robert Crumb
"Whistler & His Jug band"
continua nella Sala 2 >>
Robert Crumb
E’
un personaggio schivo e non sembra esserci tutto con la testa.
Proviene da una famiglia colpita da malattie mentali ed è
considerato uno dei fumettisti più influenti degli ultimi
quarant’anni.
Stiamo parlando di Robert Crumb, cartoonist americano creatore,
fra gli altri, del personaggio di Fritz il gatto, la cui trasposizione
animata è stata da poco ripubblicata in dvd. Il progetto,
costato un milione di dollari e tre anni di lavoro, si avvalse
dell’apporto di Ralph Bakshi, oggi sulla cresta dell’onda
per un'altra produzione animata risalente a qualche anno più
tardi, quel “Signore degli anelli” che trainato
dal relativo film sta facendo registrare vendite record.
Fritz
the cat, ripudiato da Robert Crumb – che da allora si
guarderà bene dal concedere altri personaggi per esperimenti
simili - vide la luce nel 1972 provocando notevole scalpore.
Si trattò infatti del primo lungometraggio d’animazione
a essere vietato ai minori, cosa che si tramutò in
pubblicità gratuita e permise al film d’incassare
oltre venti milioni di dollari.
Il mondo hippy e antropomorfo di Fritz il gatto conteneva
infatti un alto tasso di amore libero e sostanze psicotrope
anche se il divieto, visto con gli occhi di oggi, appare davvero
di un altro tempo.
Nato a Philadelphia nel 1943, Robert Crumb inizia la sua
carriera di fumettista intorno alla metà degli anni
sessanta collaborando con la rivista Help. Qui viene a contatto
con Harvey Kurtzman, cofondatore della storica rivista a fumetti
“Mad”. Nel 1966 si traferisce a San Francisco
dove, fra esperimenti con le droghe e atmosfere hippy, vedono
la luce i primi numeri di Zap Comics, ripubblicati anche in
italia qualche anno fa da Stampa Alternativa.
Il successo è immediato e i disegnatori di Zap diventano
all’improvviso celebri, anche per motivi non propriamente
artistici come gli arresti con l’accusa di oscenità.
Un altro dei lavori che impongono la figura di Robert Crumb
all’attenzione del grande pubblico è la realizzazione
della copertina di “Cheap thrills”, indimenticabile
album di Janis Joplin.
Oggi, dopo aver ricevuto importanti riconoscimenti come la
mostra al Museo d’arte moderna di New York, Crumb ha
deciso di vivere in Francia in una casa comperata con sei
taccuini pieni di disegni. Se volete conoscere più
da vicino questa leggenda vivente vi consigliamo il bel documentario,
disponibile anche in dvd, realizzato qualche anno fa da Terry
Zwigoff, regista di quel “Ghost world” che, dopo
aver ottenuto grande successo in America, sbarcherà
in Italia dopo l’estate.
da: www.dispenseronline.rai.it |
Informazioni
Dettagli bibliografici per "Blues" * Nome della
pagina: Blues
* Autore: contributori di Wikipedia
* Editore: Wikipedia, L'enciclopedia libera.
* Data dell'ultima revisione: 10 novembre 2006 09:45 UTC
* Data della citazione: 12 novembre 2006 14:15 UTC
* Link permanente: http://it.wikipedia.org/
* ID della versione: 5366876
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