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Presentazione
Nella pittura di Bonello sembrerebbe a prima vista non scorgere mai
un'alternarsi di idee e di problemi.
Il suo tema, la sua proposta, indicativamente parrebbe muoversi verso
intendimenti lontani, persino serafici, o comunque fuori dal mondo
definito reale.
A una attenta lettura, traspare una soluzione della sua spiritualità,
delle sue credenze più radicate così da offrire una
carica e un segno simbolico convinto.
Bonello recupera il primordiale, l'inconscio e lo trasforma in una
sorta di premonizione con voluti intendimenti casuali.
Espressionismo soggettivo? Forse, arricchito in ogni modo da ragioni
di colore allargate a significa ti che superano in buona parte i confini
dell'aneddoto critico.
E c'è di più. Questa maniera di far vivere la tela,
questa figurazione onirica, non vuole assolutamente dire pittura di
avanguardia, ma è il ritrovamento di una norma che regola il
ritmo della vita o che comunque lo indica con convinzione e continuità.
Bonello, ho la sensazione, sa benissimo che la tecnica non può
prendere il posto della natura, ma può mutare l'iter della
nostra visuale ed ecco perché allora egli muove dalla reazione
di questo fenomeno.
Infatti, bastano i suoi blu, i suoi rosa, il suo verde melanconico,
i suoi bianchi crema a suscitare precise atmosfere, velate ambientazioni
di magico stupore. È vero. Si può scorgere, di quando
in quando, il vagheggiare di un sogno, l'ambiente di un mistero, la
preghiera d'urgenza, ma sempre all'interno di materie elaborate e
cariche d'umori.
Insomma, una visione raffinata, naturalmente idillica, di assoluta
convinzione.
Forse la stagione di Luciano Bonello è stata la primavera,
una stagione di promesse, ma così ricca di delusioni, con quei
ritorni all'infanzia, coi rintocchi di campane e di prati verdi e
ondulati che raccontava l'incanto della giovinezza.
E queste sono le immagini che si raccolgono in gran parte nei suoi
quadri votati al ricordo, alla memoria.
Forse pittura d'asceta ma espressione sofferta, in sentimenti tempestosi.
Anche da questa ereditarietà coglie la forza della sua ricerca.
Va subito detto che nella sua arte è possibile identificare
alcune costanti che fanno da connettivo.
Per prima cosa un alto senso lirico che ci giunge spesso incisivo,
altre volte dilatato, più spesso rarefatto.
E ancora: la sua forza costruttiva che lo avvicina per un certo verso
alla spontaneità dei primitivi o - infine - una ossessiva alternanza,
nelle sue tematiche, fra una condizione dolorosamente romantica e
una esplosione vitalistica che chiarisce quanto importante sia il
concetto esistenziale.
Dunque, si può allora dire che ogni quadro è dotato
di una effettiva e affiorante mobilità e nel contempo non lascia
trasparire interruzioni o incontri fortuiti di frammenti.
Bonello opera attraverso simultanee convergenze tonali e trasforma
le occasioni coloristiche in un motivo ricco di effetti.
Sensibilità, equilibrio, così la costruzione di ogni
dipinto risulta armonica anche per quella fedeltà, come abbiamo
visto, al suo peculiare cromatismo.
Non c'è dubbio che lo sviluppo della pittura dell'artista padovano
non avvenga tanto in funzione di un processo individuale, quanto di
un succedersi di approfondite conoscenze unitamente al suo desiderio
di partecipare alla trasformazione dei rapporti fra gli uomini.
Bonello, per fortuna, non fa parte di quei cultori di kitsch-eleganza
che contrabbandano sensazioni marinistiche per il gusto di incantare,
ma lavora coscienziosamente forte delle sue convinzioni e dei suoi
valori che sempre sono stati alla base del suo operare e quindi della
sua vita.
(Everardo Dalla Noce) |
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INFORMAZIONI

Tratto dal catalogo "Luciano Bonello. Dal reale all'onirico"
a cura di Paolo Rizzi, Editoriale Sette - Firenze
La mostra si è svolta dal 18 giugno al 1° luglio
1993
presso il Centro d'Arte San Vidal di Venezia. |
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