Presentazione
Jeroen
Anthoniszoon van Aken, detto Hieronymus Bosch o Jeroen Bosch, ('s
Hertogenbosch 1450 circa - agosto 1516) è stato un pittore
fiammingo. Firmò alcuni dei suoi dipinti con Bosch (pronunciato
come Boss in Olandese). In spagnolo viene spesso chiamato El Bosco;
in italiano è talvolta designato come Bosco di Bolduc (da Bosch
e Bois le Duc, traduzione francese di 's Hertogenbosch = Bosco Ducale,
città natale di Bosch).
Protagonista dei suoi dipinti è l'umanità, che attraverso
il peccato è condannata all'Inferno; l'unica via che sembra
suggerire l'artista per redimersi si trova sia nelle tavole con la
vita dei santi, attraverso l'imitazione della loro vita dedita alla
meditazione anche se circondati dal male, sia nelle tavole con la
Passione di Cristo, attraverso la meditazione sulle pene sofferte
dal Cristo, per riscattare dal peccato universale il genere umano,
che porta all'immedesimazione stessa del riguardante e alla salvezza.
Negli ultimi anni della sua attività lo stile di Bosch cambiò
ed egli creò dipinti con un numero inferiore di figure e più
grandi che sembrano staccarsi dal dipinto e avvicinarsi all'osservatore.
Bosch non datò mai i suoi dipinti e ne firmò solo alcuni.
Il re Filippo II di Spagna comprò molti dei lavori di Bosch
dopo la morte del pittore; come risultato, il Museo del Prado di Madrid
possiede oggi diverse sue opere delle più famose.
Nasce probabilmente nel 1450 circa, forse il 2 ottobre a 's Hertogenbosch,
una città nel sud degli odierni Paesi Bassi, vicino a Tilburg
e allora possedimento dei duchi di Borgogna. Nel 1463, circa 4.000
delle case della città vennero distrutte da un incendio catastrofico,
che l'allora all'incirca tredicenne Bosch potrebbe aver visto.
La sua famiglia, originaria di Aquisgrana, si era stabilita nel
paese da almeno due generazioni. Il nonno Jan e tre dei suoi figli
fra cui il padre dell'artista, Anton van Aken, erano pittori, non
sappiamo nulla della sua prima formazione ma possiamo supporre che
avvenne nella bottega di famiglia dedita alla pittura in affresco,
alla doratura di statue lignee e alla produzione di arredi sacri
lavorando in special modo per la cattedrale cittadina.
Tra il 1475 e il 1480 esegue la tavola con I sette peccati capitali,
ora al Prado. La tavola è costituita da cinque medaglioni,
al centro il più grande rappresenta l’occhio di Dio,
con nell'iride centrale, intorno al Cristo nel sepolcro, la scritta:
CAVE CAVE DOMINUS VIDET («Fai attenzione, il Signore ti sorveglia»).
Intorno a quest'Occhio sono i sette peccati capitali, nei quattro
angoli: la Morte dell’uomo, il Giudizio Universale, l’Inferno
e il Paradiso. Sui cartigli i testi biblici: in alto «È
un popolo privo di discernimento e di senno; o, se fossero saggi
e chiaroveggenti, si occuperebbero di ciò che li aspetta»
e in basso «Io nasconderò il mio volto davanti a loro
e considererò quale sarà la loro fine».
Sempre di questo periodo è la tavola con Il prestigiatore,
ora al Musée de Saint Germain-en-Laye, in cui mentre uno
spettatore assiste ai giochi di prestigio del ciarlatano, alle sue
spalle un complice del prestigiatore lo deruba della borsa dei denari.
Nel 1478, con la morte del padre dell'artista, la bottega di famiglia
venne ereditata dal fratello Goossen, la scelta di un soprannome,
l'ultima sillaba del nome della sua città natale, venne dettata
probabilmente dal fatto di distinguersi dagli altri pittori di famiglia.
Forse nello stesso anno, comunque dal 1480 circa si sposa con Aleyt,
figlia del ricco borghese Goyarts van der Meervenne, che gli portò
in dote alcuni terreni situati a Oorschot e gli facilitò
l'ascesa sociale all'interno dell'alta borghesia cittadina.
Intorno al 1480 è datata l' Estrazione della pietra della
follia ora al Prado. Il tema si rifà al detto popolare che
indicava i pazzi come coloro che hanno un sasso nella testa. In
essa, il chirurgo intento all'estrazione indossa un copricapo a
forma di imbuto simbolo di stupidità, qui usato come pesante
critica mossa contro chi crede di sapere ma che, alla fine, è
più ignorante di colui che deve curare dalla «follia».
L'iscrizione in alto e in basso recita: Meester snijt die keye ras,
Myne name is lubbert das cioè: «Maestro, cava fuori
la pietra [della follia]» e «Il mio nome è sempliciotto».
Tra il 1480 e il 1485 esegue L'Epifania, oggi conservata a Philadelphia
al Museum of Art, in cui l'andamento lineare, tortuoso e spezzato
della linea e l'incerta applicazione della prospettiva, rivelano
un deciso influsso della pittura tardo gotica. Sempre a quel periodo
risale la Crocifissione, oggi a Bruxelles al Musée Royal
des Beaux-Arts, di iconografia tradizionale e con sullo sfondo una
città turrita identificabile con il suo paese natale.
Della fine di questi anni è l'Ecce Homo, conservato a Francoforte
allo Städelsches Kunstinstitut: su un rialzo il Cristo e Pilato
si fronteggiano stagliandosi contro la parete, l'uno composto e
rassegnato l'altro vestito all'orientale mentre ghigna, in basso
la folla, armata di pugnali e alabarde, con volti grotteschi resi
con una linea tormentata, mentre sulla sinistra sono in parte riconoscibili
i donatori, la veduta di città sullo sfondo è costruita
senza un uso coerente della prospettiva tanto che il primo piano
non si distingue da quello di fondo.
Nel 1486 o nel 1487 entra a far parte della Confraternita di Nostra
Signora (Lieve-Vrouwe Broederschap), associazione di laici dediti
al culto della Vergine ed a opere di carità, inoltre si impegnava
anche in rappresentazioni sacre. Nel 1488 presiede l'annuale banchetto
della Confraternita. Tra il 1488 e il 1489, sappiamo dai documenti
che dipinse le ante di un polittico scolpito per questa stessa confraternita.
Del 1490 è la Salita al Calvario, ora a Vienna, in cui il
Cristo è circondato da una folla bestiale e grottesca, in
basso è un frate che confessa il ladrone prima dell'esecuzione.
Sul retro è un bambino su un girello che gioca con una girandola,
il bambino forse allude a Gesù bambino.
Tra il 1490 e il 1500 realizza La nave dei folli, ispirata dal
poema satirico Das Narrenschyff (La nave dei folli), dell'umanista
Sebastian Brandt: nel poema un gruppo di pazzi si imbarca su una
una nave per Narragonien, la terra promessa dei matti, prima del
naufragio, arrivano a Schlaraffenland, la terra della cuccagna.
Nel dipinto i pazzi sono stipati su una nave, per nocchiere mette
un suonatore di cornamusa e come albero della barca utilizza quello
della cuccagna. In quel periodo i pazzi non venivano esclusi, perché
si riteneva che a volte Dio si esprimesse attraverso di loro, con
ciò venivano lasciati liberi di girare per le campagne o
caricati sulle cosiddette Navi azzurre che veleggiavano liberamente.
Databile tra il 1490 e il 1500 è L'Allegoria di Yale, forse
coperta per la Nave dei folli.
Sempre a questo periodo dovrebbe appartenere la tavola, forse di
un trittico non identificato, con la Morte dell'avaro, ora alla
National Gallery of Art di Washington: la scena è ambientata
in un interno con il letto di morte dell'avaro disposto obliquamente,
il moribondo invece di alzare gli occhi verso la luce, sprigionata
dal Crocifisso, posto davanti ad una finestra in alto, indicata
dall'angelo custode messo alle spalle del moribondo, che cede al
demonio e resta attaccato al sacco di denari che gli ruba da sotto
la tenda, a lato la morte, rappresentata come un scheletro che lo
sta per colpire con una freccia, ai piedi del letto un vecchio,
lo stesso avaro, sta riponendo monete dentro un forziere pieno di
animali mostruosi; per questo soggetto, comunque già presente
nei Sette peccati capitali, può far riferimento l'opuscolo
Het sterfboek (il libro della morte), un traduzione in fiammingo
dell'Ars moriendi.
Tra il 1500 e il 1504, non si hanno documenti riguardo a Bosch,
è probabile che in questi anni l'artista abbia fatto un viaggio
in Italia, fermandosi a Venezia, infatti nella città lagunare
sono presenti molte sue opere in collezioni private sin dai primi
decenni del cinquecento, inoltre a partire da questi anni lo stile
di Bosch cambia, in direzione rinascimentale con figure monumentali
inserite in un arioso paesaggio.
Tra il 1500 e il 1504 realizza il Trittico di santa Giuliana, sappiamo
di questo che si trovava nel Palazzo Ducale Veneziano nel 1771,
negli sportelli laterali quello si sinistra La città in fiamme,
mentre in quello di destra Il porto, nello sportello centrale il
martirio della santa, alla presenza di una folla di personaggi non
scalati in profondità, sulla sinistra ai piedi della croce
un uomo svenuto: se si interpreta la scena con martirio di santa
Giuliana, dovrebbe trattarsi di Eusebio, mentre se si interpreta
la scena come martirio di santa Liberata, l'uomo svenuto potrebbe
essere il re pagano del Portogallo: suo padre, che la condanna al
martirio.
Dello stesso anno sono le quattro tavole, oggi nel Palazzo Ducale
veneziano con il Paradiso terrestre, l'Ascesa all'Empireo, la Caduta
dei dannati e l'Inferno, costituenti a coppie gli sportelli laterali
di un perduto trittico. Nella tavola con l'Ascesa all'Empireole
anime sostenute dagli angeli, sono condotte verso la luce divina
attraverso un passaggio cilindrico, oltre il quale devono proseguire
da sole, forse qui l'artista fa riferimento ad una frase dell'Ornamento
delle Nozze spirituali di Jan van Ruysbroeck, in cui si parla dell'irradiazione
di Dio come un abisso immenso di luce essenziale.
Tra il 1503 e il 1504 realizza la Salita al Calvario del Musée
des Beaux-Arts di Gand. La tavola, gremita di volti grotteschi,
è costruita secondo due diagonali che si incontrano nel volto
rassegnato del Cristo: una che dalla croce conduce fino al cattivo
ladrone, l'altra che parte dal volto del buon ladrone, confessato
da un frate grottesco e arriva fino al volto della Veronica. In
questa tavola Bosch utilizza il grottesco e la deformazione e non
più simboli per introdurre nella scena il male.
Nel 1504, i documenti riportano il pagamento di 36 livres per un
Giudizio Universale commissionato da Filippo il Bello di 9 piedi
di altezza per 11 di larghezza, forse il trittico ora a Vienna o
il Giudizio di Monaco. Nel Trittico del Giudizio sia la tavola centrale
che le due parti laterali sono all'Accademia di Vienna. Delle parti
laterali, la sinistra raffigura il Peccato originale e, sulla faccia
esterna, san Giacomo, mentre la destra raffigura l'Inferno e, sulla
faccia esterna, san Bavone; nella parte centrale, in alto, quasi
separato dal resto della composizione, il Cristo giudice è
appoggiato su un arcobaleno mentre ai lati su nuvole sono la Vergine
e san Giovanni Battista con un esiguo numero di eletti; nel resto
della composizione viene raffigurato il mondo del peccato e le pene
assegnate ai peccatori; qui prevalgono i riferimenti alla "cucina"
e agli arnesi di metallo infatti: gli avari sono cucinati sullo
spiedo, gli iracondi appesi a ganci da macello e gli iracondi cucinati
in padella.
Tra il 1504 e il 1505, realizza sia il San Giovanni Battista in
meditazione, ora a Madrid; sia la tavola con il San Giovanni a Patmos,
ora a Berlino, sportello laterale di un perduto trittico, primo
dei dipinti cosiddetti meditativi, in cui il santo, immerso in un
paesaggio idilliaco, con toni cristallini che ricordano la pittura
giorgionesca, ha la visione di un angelo e della Vergine nel cielo,
in basso a destra un diavolo con occhiali, ali e coda di scorpione,
sul retro a grisaglia varie scene della Passione.
Dello stesso periodo è il San Cristoforo di Rotterdam, probabilmente
per l'altare della Confraternita di Nostra Signore nella Cattedrale
della sua città natale. Del 1505 circa è la Salita
al Calvario ora nel Palazzo Reale di Madrid e il San Girolamo in
preghiera di Gand, dove i frutti in decomposizione intono alla grotta
del santo, alludono alle tentazioni.
Tra il 1506 e il 1508 realizza il Trittico del Giudizio del Groeninge
Museum di Bruges, nello sportello destro l'Inferno, dove vengono
utilizzati, come strumenti di tortura, oggetti quotidiani ingigantiti.
Sempre dello stesso periodo è il Giudizio universale dell'Alte
Pinakothek di Monaco.
Agli anni 1508-09 risale l'Incoronazione di spine (Londra, National
Gallery), dove maggiore è l'influenza della pittura italiana
sia nella resa volumetrica delle figure sia nel tratto non più
ondulato ma angoloso e spezzato, inoltre la composizione a differenza
delle precedenti è costruita con meno personaggi ritratti
a mezzobusto, il Cristo rassegnato è al centro mentre quattro
aguzzini lo circondano, gli aguzzini possono far riferimento ai
quattro tipi di carattere: il flemmatico e malinconico in alto e
il sanguigno e collerico in basso. Del 1510 è il Trittico
della Passione del Museo de Bellas Artes a Valencia, il pannello
centrale presenta una composizione, con figure disposte asimetricamente,
inserita in un cerchio. Sempre dello stesso anno è la tavola
con Tentazioni di sant'Antonio, ora al Prado, in cui il santo non
viene distolto dalla sua meditazione dai demoni che lo circondano.
Dello stesso anno è il Trittico dell'adorazione dei Magi
di Madrid.
Sempre dello stesso anno circa è Il figliol prodigo di Rotterdam.
Come scrive Jos Koldeweij: «esso rappresenta l'homo viator,
il viandante, l’uomo sul sentiero della sua vita. Minacciato
da pericoli e tentazioni, egli deve continuare il cammino lungo
una via spesso stretta o accidentata e irta di ostacoli»,
in cui si aprono due strade o quella del peccato, simboleggiata
dal bordello sulla sinistra che ha per insegna un'oca bianca, simbolo
di lascivia, oppure quella del ritorno che sembra aver imboccato
in figliol prodigo la cui iconografia deriva dal ventiduesimo Arcano
dei Tarocchi: il Matto.
Il 9 agosto 1516 si celebrano in forma solenne le esequie del pittore
nella Cappella di Nostra Signora, appartenete alla Confraternita,
nei cui registri è ricordato come: «Hieronymus Aquen,
alias Bosh, insignis pictor».
Pieter Bruegel il Vecchio venne influenzato dall'opera di Bosch
e produsse diversi dipinti con uno stile simile, ad esempio il Trionfo
della morte del 1562.
(Testo tratto da Wikipedia) |
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