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Presentazione
Una
radunata. La chiamata all'appello della moltitudine, convocata per
dar senso alle case, alle cose, ai campi.
Lorenzo Viola come gran Sciamano della tavolozza-tamburo di dove sgorgano
evocazioni dai toni accesi, nel silenzio della pennellata.
Al suo messaggio iniziatico rispondono le generazioni che abitarono
quelle stanze di solare povertà, che tracciarono con la fatica
di tante vite i solchi dell'aratura, e continuarono giorno dopo giorno:
spianando, svellendo, falciando, seminando, spargendo letame fumigante
nell'aria cruda per nutrire la terra stanca di dare.
Convocati dal magico ritmo pittorico, affiorano dai secoli uomini
e donne che furono spose, servi, devoti, custodi del focolare acceso,
narratori di stalla, straordinarie artiste del rammendo interminabile
e paziente, soldati di tutte le leve forzate, emigranti prima stagionali
e poi definitivi, balie in città, frequentatori di mercati
e di osterie, pronti al codice sonoro delle campane parrocchiali,
vegliarti nelle notti per i morti del vicinato, gran mangiatori e
bevitori nelle feste di nozze, cantori di chiesa e delle processioni
oranti, scrutatori ansiosi dei cieli gravidi di tempesta, coscritti
baldanzosi di ogni classe de fèro, caduti in guerra, morti
di fatica accumulata nelle innumerevoli levate di albe diacce, negli
infiniti bucati delle famiglie patriarcali spezzati dalla malattia
e da fami mai saziate, con polenta e basta, sfinite dal continuo umettare
il filo per gli interminabili fusi.
Eccoli i testimoni e gli attori della condizione rurale, della comunione
di anime sante e purganti che hanno popolato i secoli segnati dalla
manualità e dall'oralità.
I loro abiti, gli scialli, le giacche lucide d'uso, sono buttati sullo
schienale di una sedia rustica.
I cappelli da lavoro e da festa stanno appesi ai pioli disegnati da
Lorenzo Viola.
Gli oggetti che hanno impugnato per celebrare i misteri quotidiani
dei mestieri da uomo e da donna spuntano da madie, credenze, secchiai,
troneggiano sulla cappa del camino, stanno appoggiati al muro, sciorinati
ed esibiti come lenzuola e coperte al sole del mattino.
Per coloro che li usarono con la parsimonia e il rispetto che si deve
a ogni cosa capace di alleviare la fatica, il rullo magico di Lorenzo
Viola ha fatto materializzare tavole apparecchiate, con boccali di
vino, piatti di formaggio e salame, capaci terrine di radicchio campestre,
e la gran luna tonda della polenta onnipresente, nelle bocche e nei
pensieri.
Nella sua arca memoriale Viola ha stivato un universo di oggetti,
di architetture, di geografie domestiche del sacro e del profano,
di attrezzi logoranti e logorati da un lavoro senza scansioni.
Vi è un intento di salvazione delle anime dietro all'apparenza
di una quasi maniacale rivisitazione archivistica.
Davanti al diluvio che incombe su una cultura durata diecimila anni,
Viola attiva senza sosta l'inventario dei beni materiali che formarono
la scena di vita di tante generazioni.
Un pudore antico guida l'operare di Viola.
In disegni e tele schizza momenti collettivi a filò, propone
figure enigmatiche di semplici, dipinge donne dagli occhi imperscrutabili,
fessure schiuse appena, a custodire remoti orizzonti di triboli e
di pacata saggezza che solo è dato percepire nel segno scuro
tra palpebre di vecchia.
Viola preferisce spingere avanti la memoria di cose.
E consegna al mondo questa provocazione visiva, che nel traboccare
di oggetti cela gli spiriti di chi li ha fatti, comprati, usati, aggiustati,
rassettati.
Ogni oggetto richiama mani di donna e di uomo.
Ogni casa, stanza per stanza, torna a rimbombare di passi familiari,
perduti.
Ogni portico si riempie di dialoghi vivaci e inudibili, che colmano
di un brusio d'anime tutto lo spazio dipinto.
Sono là, tutti, tanti, per quanti uomini e donne sono stati.
Là a guardare non visti, a giudicare non uditi, quanto noi
veniamo mormorando a fior di labbra oppure in modo chiaro e forte
mentre cerchiamo di capire i quadri di Lorenzo Viola.
Cioè le loro vite.
Ulderico Bernardi |
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Informazioni

Tratto dal catalogo "Lorenzo Viola - Brusii d'Anime"
Edizioni Grafiche Gabbiano - Bassano del Grappa.
La mostra si è svolta a Stadt Gerlingen (Stuttgart)
da settembre a ottobre 1991.
Testo di Ulderico Bernardi. © dei rispettivi autori.
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