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Il 26 aprile del 1986, l'unità
numero 4 della centrale nucleare di Cernobyl in Ucraina (all'epoca
Unione Sovietica) ha avuto il più rilevante incidente
nucleare della storia. Si trattava di un reattore del tipo RBMK,
nel quale per rallentare i neutroni e favorire la reazione atomica
controllata, si usa la grafite. Questo materiale è costituito
da carbonio e una volta incendiatosi è difficilissimo
da spegnere.
L'incidente è stato causato da un esperimento: gli operatori
volevano verificare se - in caso di perdita di potenza dovuta
a qualche malfunzionamento - la centrale fosse stata in grado
di produrre sufficiente elettricità per mantenere in
azione il circuito di raffreddamento fino all'entrata in azione
dei generatori di sicurezza. Il sistema di sicurezza venne deliberatamente
disattivato per effettuare il test e la potenza fu portata al
25 per cento della sua capacità. La procedura però
non funzionò e la potenza scese sotto l'un per cento.
A questo punto, bisognava far crescere di nuovo la potenza lentamente,
ma questa procedura avvenne invece in maniera violenta a causa
del mancato funzionamento del sistema di sicurezza.
I reattori a grafite (e non solo loro) hanno la caratteristica
di aumentare la potenza della reazione nucleare in caso di aumento
della temperatura. Ed è proprio questo che è successo:
gli operatori hanno perso il controllo del reattore, si è
formata una bolla di idrogeno nell'acqua del circuito di raffreddamento
e poi una esplosione. La grafite ha preso fuoco per l'elevata
temperatura che a 2000 gradi centigradi ha fuso le barre contenenti
il combustibile. La grafite ha continuato a bruciare per nove
giorni...

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