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Presentazione
Questi
tre artisti, Edoer Agostini, Alberto Biasi Ferruccio Gard, non si
sono raggruppati intorno a un programma, bensì, come accade
sempre più spesso, attorno ad una direzione di ricerca come
verifica di certi valori ed esperimento di possibili sviluppi.
Dopo il costruttivismo (o suprematismo) russo e del movimento olandese
«deStijl» il messaggio di un'arte razionale, di una chiara
volontà costruttiva e diversamente prefiguratrice di un ordine
mentale, metodologico ed esistenziale, dopo la ripresa compiuta da
Max Bill e seguaci, è tornato ad appassionare tutta una nuova
generazione di artisti venuta prepotentemente alla ribalta negli anni
sessanta.
Le loro ipotesi di lavoro hanno dimostrato e continuano a verificare
che le possibilità del campo geometrico-costruttivo, dopo oltre
50 anni di sviluppo, sono tutt'altro che esaurite, ma anzi promettono
perfezionamenti e sperimentazioni ad alto livello.
L'unione di elemento-geometrico con l'elemento-colore continua a sedurre,
a stimolare proposte di ulteriore scandaglio e approfondimento nel
campo della percezione.
Caratteristiche di questa nuova generazione, che ha ormai più
di un ventennio di esperienze e di «battaglie» a livello
operativo-estetico, furono fin dall'inizio l'assunzione di un modulo
(elemento standardizzato) come base per l'indagine su strutture lineari,
spaziali e volumetriche, il cinetismo (compresa la «qualità»
cinetica di un quadro che pur essendo statico varia a seconda della
posizione e del movimento dell'osservatore), e il conseguente ruolo
determinante giocato dall'elemento luce sull'elemento colore (al colore
reale si aggiunge un colore riflesso, aleatorio, irreale, fortemente
condizionato dall'incidenza della luce).
Così, di fronte a questi tré operatori, l'immediato
rimando mentale è ad esperienze che si inseriscono in una zona
di ricerca fra costruttivismo e «optical», astrazione
geometrica ed organizzazione seriale dell'immagine, con particolare
insistenza sugli effetti-luce e sugli effetti plastico-cinetici con
tutte le infinite derivazioni dei singoli episodi.
Una zona, per la verità, assai frequentata negli ultimi tempi,
invasa dagli esercizi progettuali dei designers, contaminata dagli
scherzi «topologici» dei matematici e già percorsa
dai balbettii dei dilettanti acculturati, e alla quale, di conseguenza,
non è semplice offrire reali apporti personali.
Di ciascuno degli autori qui presentati va evidenziato non solo l'aspetto
formale (pittorico-plastico) delle opere, ma anche, e soprattutto,
quello di attenta riflessione critica delle possibili letture tanto
del proprio lavoro quanto dell'iter o processo analitico-operativo.
Si affermano allora come autentici professionisti impegnati in una
ricerca che non si spiazza in affermazioni aberrantemente innovative,
ma si applica in codificazioni più consone a una «evoluzione»
e a uno slargamento delle capacità visive e percettive.
Il metodo programmato non porta assolutamente alla monotonia, all'aridità
e all'appiattimento o impoverimento del messaggio; anche se in questo
tipo d'arte si tende accuratamente ad eliminare ogni valenza personale
connessa alla pennellata, resiste tuttavia il carattere individualistico
nella metodologia di adoperare e ordinare gli elementi con i quali
l'opera è composta, prediligendo ora aspetti cromatici, ora
plastici, ora più esplicitamente costruttivi o concettuali.
Per tutti, ad ogni modo, la creazione artistica intende fornire dei
modelli operativi e di comportamento traducibili in termini culturali
nel tessuto esistenziale e sociale. . .
Nelle opere di Agostini, di Biasi e di Gard l'operazione «pittorica»
produce risultati curiosi, non puramente ottici, con accelerazioni
e vibrazioni scambievoli di vuoti e di pieni che (in Gard) certi effetti
a griglia accentuano, mentre improvvise intrusioni di linee verticali,
o convergenti (Biasi), o di vere e proprie forme geometriche chiuse
(Agostini) spezzano e ricostituiscono un ritmo i cui elementi si caricano
di forti allusioni materiche; e il loro discorso resta in qualche
modo soggettivo perché rifiuta le ipotesi esclusivamente astratte
e le scansioni fondate su leggi ottiche o matematiche dogmaticamente
assunte, così da trovare attuazione in una sene di interventi
che tendono ad evidenziare una volontà che, se è soprattutto
ordinatnce, non tende a una fredda selezione di carattere oggettivo,
ma piuttosto si incarica di recuperare il «privato» (tanto
abusato oggi) come poetico modo di sentire e di tradurre l'immagine
«razionale».
Edoer Agostini ha condotto la sua ricerca a eccezionali livelli tecnico-espressivi
approfondendo gli schemi proposti dalla lezione «optical»
sulla instabilità e ambiguità dei fenomeni percettivi
e, dunque sulla possibilità di stimolare processi di acquisizione
e di coscienza diversi, più controllabili e ripetibili, rispetto
a quelli veramente emotivi, occasionali e temporanei.
Nella fase più recente, attraverso la raffinata modulazione
della luce su supertici di forte vibratilità virtuale, ha analizzato
l'intrinseca costruttività del colore, realizzando pienamente
lo scarto dell opera da piano di proiezione e rappresentazione a quadro
come oggetto pittorico.
Il quadro può anche assumere, e in effetti assume, una tridimensionalità
che lo definisce nello spazio come una scultura colorata, una «colonnna»,
fondendo superficie e struttura portante e attivando lo «spazio»
che prima era implicato virtualmente.
Il risultato dell'intenzione e della prassi di Agostini sono delle
immagini di una profondità indefinibile, con limiti indefinibili,
che pero si basano su leggi assolute.
Linee rette compongono, ordinando, una traccia chiara o scura sul
ritaglio quadrato o sul corpo sottratto all'infinità dello
spazio: la frequenza varia la densità e si pone a simbolo dell'incessante
movimento delle forze nello spazio, della formazione e scioglimento
della materia, della luce e dell'oscurità nel cosmo come dei
ritmi biopsichici.
Senza nulla concedere alle lusinghe delle mode stagionali e alla nevrosi
dell'aggiornamento, che nasconde il vuoto dietro le continue mutazioni
esteriori, Alberto Biasi ha proseguito per la sua strada, approfondendo
ricerche formali ed espressive che lo impegnano ormai da quasi un
quarto di secolo. È una ricerca che presuppone certi sviluppi
spaziali, prima plastico-cinetici, ora intesi più attraverso
il rapporto tra colore, superficie e segno pittorico.
Per mezzo di ritmi di spazi scanditi da striscio cromatiche, che hanno
la valenza ora di superfici ora di segnali pittorici, sviluppa quel
concetto di movimento e di fuga spaziale che appartiene a quella poetica
del continuo che è a fondamento dell'arte cinetica, dove il
quadro diventa provvisorio momento di un andare continuo, senza centro,
di un fluire che collega nel gioco cromatico l'analisi percettiva
all'ascolto interno, cioè all'attenzione alla «risonanza
inferiore» che Kandinsky evidenziava nel colore.
Il geometrismo, insistito sugli scarti percettivi provocati dal movimento
virtuale della striscia nello spazio, si ravviva pittoricamente esaltandosi
in assonanze e in segreti richiami di zone cromatiche nette, di fasce
che si accendono e sfumano sigiando lo spazio in un respiro in profondità
ricco di intime vibrazioni armoniche.
Ed infine Ferruccio Gard: la ricerca «optical» fa da supporto
mobile e variabilissimo a liriche suggestioni di percorsi inferiori,
in profondità, che si strutturano in simbologie geometriche
di forte attrazione e di inquietante suggestione.
La pagina optical, cosi, non annulla ma contiene, e in qualche modo
controlla, i temi che fecalizzano una percezione spazio temporale
del vissuto.
La fuga di linee, i giochi prospettici, il reticolo a griglia, gli
intensi ritmi di traiettorie senza regole di gravita, i mobili piani
di penetrazione, le calibrate simmetrie ottiche sono filtri, le grate
che separano Gard dai nuclei centrali di esperienza. È
un discorso che muove ancora dalla sfera privata provocando due termini
a confronto, il sensibile e il razionale, alla ricerca di una loro
possibile unità espressiva, di un equilibrio che si spinge,
da un lato ai limiti della contemplazione lirica, quasi Zen, svelata
anche nella qualità cromatica spesso di derivazione tonale,
e dall'altro ai limiti, della strutturazione astratto-geometrica di
tesissime scansioni spaziali di segno architettonico. È
in questa contraddizione attiva, fra impulso psicologico e momento
d'ordine, che va ricercata l'origine della tensione che vive all'interno
di queste superfici esatte e inquiete insieme, dove, sotto il reticolo
dell'immagine segnica, sotto il rigoroso tracciato optical, restano
«sensibili» nelle torsioni calediscopiche delle figure
geometriche, consistenti tracce del sentimento esistenziale.
Questi tré artisti, dunque, propongono con il loro percorso
artistico già ampiamente collaudato una visitazione accurata
delle acquisizioni operative ed estetiche più recenti, ma riescono
con libertà esemplare a stimolare su sentieri intatti e di
ampia capacità provocatoria a seguire.
(Giorgio Segato) |
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Edoer Agostini "Struttura percettiva"
1981 - rilievo, d.80,5 
Alberto Biasi "Kap kap 1982"
1982 - 85x105 
Ferruccio Gard "Modulazioni cromostrutturali"
1982 - acrilico, 100x100
Informazioni

Tratto dal catalogo "Edoer Agostini - Alberto Biasi
- Ferruccio Gard"
15-30 gennaio 1983
Galleria Comunale d'Arte - Palazzo del Ridotto
Città di Cesena - Assessorato alla Cultura
Testi di Giorgio Segato |
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