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Cesena 1983: Agostini - Biasi - Gard

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  Presentazione

Gard - ParticolareQuesti tre artisti, Edoer Agostini, Alberto Biasi Ferruccio Gard, non si sono raggruppati intorno a un programma, bensì, come accade sempre più spesso, attorno ad una direzione di ricerca come verifica di certi valori ed esperimento di possibili sviluppi.
Dopo il costruttivismo (o suprematismo) russo e del movimento olandese «deStijl» il messaggio di un'arte razionale, di una chiara volontà costruttiva e diversamente prefiguratrice di un ordine mentale, metodologico ed esistenziale, dopo la ripresa compiuta da Max Bill e seguaci, è tornato ad appassionare tutta una nuova generazione di artisti venuta prepotentemente alla ribalta negli anni sessanta.
Le loro ipotesi di lavoro hanno dimostrato e continuano a verificare che le possibilità del campo geometrico-costruttivo, dopo oltre 50 anni di sviluppo, sono tutt'altro che esaurite, ma anzi promettono perfezionamenti e sperimentazioni ad alto livello.
L'unione di elemento-geometrico con l'elemento-colore continua a sedurre, a stimolare proposte di ulteriore scandaglio e approfondimento nel campo della percezione.
Caratteristiche di questa nuova generazione, che ha ormai più di un ventennio di esperienze e di «battaglie» a livello operativo-estetico, furono fin dall'inizio l'assunzione di un modulo (elemento standardizzato) come base per l'indagine su strutture lineari, spaziali e volumetriche, il cinetismo (compresa la «qualità» cinetica di un quadro che pur essendo statico varia a seconda della posizione e del movimento dell'osservatore), e il conseguente ruolo determinante giocato dall'elemento luce sull'elemento colore (al colore reale si aggiunge un colore riflesso, aleatorio, irreale, fortemente condizionato dall'incidenza della luce).
Così, di fronte a questi tré operatori, l'immediato rimando mentale è ad esperienze che si inseriscono in una zona di ricerca fra costruttivismo e «optical», astrazione geometrica ed organizzazione seriale dell'immagine, con particolare insistenza sugli effetti-luce e sugli effetti plastico-cinetici con tutte le infinite derivazioni dei singoli episodi.
Una zona, per la verità, assai frequentata negli ultimi tempi, invasa dagli esercizi progettuali dei designers, contaminata dagli scherzi «topologici» dei matematici e già percorsa dai balbettii dei dilettanti acculturati, e alla quale, di conseguenza, non è semplice offrire reali apporti personali.
Di ciascuno degli autori qui presentati va evidenziato non solo l'aspetto formale (pittorico-plastico) delle opere, ma anche, e soprattutto, quello di attenta riflessione critica delle possibili letture tanto del proprio lavoro quanto dell'iter o processo analitico-operativo.
Si affermano allora come autentici professionisti impegnati in una ricerca che non si spiazza in affermazioni aberrantemente innovative, ma si applica in codificazioni più consone a una «evoluzione» e a uno slargamento delle capacità visive e percettive.
Il metodo programmato non porta assolutamente alla monotonia, all'aridità e all'appiattimento o impoverimento del messaggio; anche se in questo tipo d'arte si tende accuratamente ad eliminare ogni valenza personale connessa alla pennellata, resiste tuttavia il carattere individualistico nella metodologia di adoperare e ordinare gli elementi con i quali l'opera è composta, prediligendo ora aspetti cromatici, ora plastici, ora più esplicitamente costruttivi o concettuali.
Per tutti, ad ogni modo, la creazione artistica intende fornire dei modelli operativi e di comportamento traducibili in termini culturali nel tessuto esistenziale e sociale. . .
Nelle opere di Agostini, di Biasi e di Gard l'operazione «pittorica» produce risultati curiosi, non puramente ottici, con accelerazioni e vibrazioni scambievoli di vuoti e di pieni che (in Gard) certi effetti a griglia accentuano, mentre improvvise intrusioni di linee verticali, o convergenti (Biasi), o di vere e proprie forme geometriche chiuse (Agostini) spezzano e ricostituiscono un ritmo i cui elementi si caricano di forti allusioni materiche; e il loro discorso resta in qualche modo soggettivo perché rifiuta le ipotesi esclusivamente astratte e le scansioni fondate su leggi ottiche o matematiche dogmaticamente assunte, così da trovare attuazione in una sene di interventi che tendono ad evidenziare una volontà che, se è soprattutto ordinatnce, non tende a una fredda selezione di carattere oggettivo, ma piuttosto si incarica di recuperare il «privato» (tanto abusato oggi) come poetico modo di sentire e di tradurre l'immagine «razionale».
Edoer Agostini ha condotto la sua ricerca a eccezionali livelli tecnico-espressivi approfondendo gli schemi proposti dalla lezione «optical» sulla instabilità e ambiguità dei fenomeni percettivi e, dunque sulla possibilità di stimolare processi di acquisizione e di coscienza diversi, più controllabili e ripetibili, rispetto a quelli veramente emotivi, occasionali e temporanei.
Nella fase più recente, attraverso la raffinata modulazione della luce su supertici di forte vibratilità virtuale, ha analizzato l'intrinseca costruttività del colore, realizzando pienamente lo scarto dell opera da piano di proiezione e rappresentazione a quadro come oggetto pittorico.
Il quadro può anche assumere, e in effetti assume, una tridimensionalità che lo definisce nello spazio come una scultura colorata, una «colonnna», fondendo superficie e struttura portante e attivando lo «spazio» che prima era implicato virtualmente.
Il risultato dell'intenzione e della prassi di Agostini sono delle immagini di una profondità indefinibile, con limiti indefinibili, che pero si basano su leggi assolute.
Linee rette compongono, ordinando, una traccia chiara o scura sul ritaglio quadrato o sul corpo sottratto all'infinità dello spazio: la frequenza varia la densità e si pone a simbolo dell'incessante movimento delle forze nello spazio, della formazione e scioglimento della materia, della luce e dell'oscurità nel cosmo come dei ritmi biopsichici.
Senza nulla concedere alle lusinghe delle mode stagionali e alla nevrosi dell'aggiornamento, che nasconde il vuoto dietro le continue mutazioni esteriori, Alberto Biasi ha proseguito per la sua strada, approfondendo ricerche formali ed espressive che lo impegnano ormai da quasi un quarto di secolo.
È una ricerca che presuppone certi sviluppi spaziali, prima plastico-cinetici, ora intesi più attraverso il rapporto tra colore, superficie e segno pittorico.
Per mezzo di ritmi di spazi scanditi da striscio cromatiche, che hanno la valenza ora di superfici ora di segnali pittorici, sviluppa quel concetto di movimento e di fuga spaziale che appartiene a quella poetica del continuo che è a fondamento dell'arte cinetica, dove il quadro diventa provvisorio momento di un andare continuo, senza centro, di un fluire che collega nel gioco cromatico l'analisi percettiva all'ascolto interno, cioè all'attenzione alla «risonanza inferiore» che Kandinsky evidenziava nel colore.
Il geometrismo, insistito sugli scarti percettivi provocati dal movimento virtuale della striscia nello spazio, si ravviva pittoricamente esaltandosi in assonanze e in segreti richiami di zone cromatiche nette, di fasce che si accendono e sfumano sigiando lo spazio in un respiro in profondità ricco di intime vibrazioni armoniche.
Ed infine Ferruccio Gard: la ricerca «optical» fa da supporto mobile e variabilissimo a liriche suggestioni di percorsi inferiori, in profondità, che si strutturano in simbologie geometriche di forte attrazione e di inquietante suggestione.
La pagina optical, cosi, non annulla ma contiene, e in qualche modo controlla, i temi che fecalizzano una percezione spazio temporale del vissuto.
La fuga di linee, i giochi prospettici, il reticolo a griglia, gli intensi ritmi di traiettorie senza regole di gravita, i mobili piani di penetrazione, le calibrate simmetrie ottiche sono filtri, le grate che separano Gard dai nuclei centrali di esperienza.
È un discorso che muove ancora dalla sfera privata provocando due termini a confronto, il sensibile e il razionale, alla ricerca di una loro possibile unità espressiva, di un equilibrio che si spinge, da un lato ai limiti della contemplazione lirica, quasi Zen, svelata anche nella qualità cromatica spesso di derivazione tonale, e dall'altro ai limiti, della strutturazione astratto-geometrica di tesissime scansioni spaziali di segno architettonico.
È in questa contraddizione attiva, fra impulso psicologico e momento d'ordine, che va ricercata l'origine della tensione che vive all'interno di queste superfici esatte e inquiete insieme, dove, sotto il reticolo dell'immagine segnica, sotto il rigoroso tracciato optical, restano «sensibili» nelle torsioni calediscopiche delle figure geometriche, consistenti tracce del sentimento esistenziale.
Questi tré artisti, dunque, propongono con il loro percorso artistico già ampiamente collaudato una visitazione accurata delle acquisizioni operative ed estetiche più recenti, ma riescono con libertà esemplare a stimolare su sentieri intatti e di ampia capacità provocatoria a seguire.

(Giorgio Segato)
 

Edoer Agostini - Opera
Edoer Agostini
"Struttura percettiva"
1981 - rilievo, d.80,5
Alberto Biasi - Opera
Alberto Biasi
"Kap kap 1982"
1982 - 85x105
Ferruccio Gard - Opera
Ferruccio Gard
"Modulazioni cromostrutturali"
1982 - acrilico, 100x100


Links Correlati

Arte Cinetica
Evo Medio Art
Museo Umbro Apollonio
 

Informazioni

Edoer Agostini - Alberto Biasi - Ferruccio Gard
Tratto dal catalogo
"Edoer Agostini - Alberto Biasi - Ferruccio Gard"
15-30 gennaio 1983
Galleria Comunale d'Arte - Palazzo del Ridotto
Città di Cesena - Assessorato alla Cultura
Testi di Giorgio Segato
 
 
 
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