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Presentazione
Ma
che buona
la CocaCola!
L'illusione di vivere
come mi và....
ovvero
un terreno
inaridito di materiale
sintetico,
dove germogliano
fiori ostentatamente
di plastica...
Per comprendere queste composizioni della serie Coca Cola bisogna
rifarsi al messaggio della "Pop-Art" Americana e al messaggio
"Rotelliano" degli anni 60, al "nouveaux rèalistes"
fondato in Europa da Pierre Restaphrey e dallo stesso Maestro Rotella.
E'
utile quindi leggere il codice interpretativo di quel periodo, trasmesso
dai messaggi dei manifesti strappati, lacerati, attraverso cui captare
i mutamenti di quel presente.
Paradossalmente in quel periodo si vivevano cambiamenti epocali: il
boom degli anni 60, gli usi e costumi una volta tanto diversi da paese
e paese non costituivano più realtà incomunicabili,
ma tendevano a passare da un ambiente all'altro, sovrapponendosi ad
abitudini antiche.
Alla base di questo fenomeno troviamo la forza di suggestione dei
mass-media che imponevano (come tutt'oggi nella nostra realtà)
stili di vita, gusti e mode, dal genere musicale al vestiario,dal
canale televisivo da vedere, alle bibite ecc.
Nasceva la forza economica e di penetrazione delle grandi multinazionali
che diffondono i loro prodotti sempre più con forza; ricordate
la pubblicità della Coca Cola al cui finale imponeva; ...."Bevete
Coca Cola!!!!!!"
Ecco che in un certo senso la storia si ripete......
Oggi al di là della globalizzazione, entrata a far parte del
quotidiano, in un'epoca in cui l'essere umano potrebbe trasformarsi
in un oggetto prodotto in serie, si vive in una ossessiva e rumorosa
ricerca dell'apparire, di essere quello che non siamo e forse non
saremo mai, un vagare alla ricerca del nulla, ed i reality shoow ma
anche certe campagne pubblicitarie spingono particolarmente i giovani
lontano dalla realtà... una sorta di "corsa competitiva,"
una specie di filosofia che apprezza soltanto ciò che può
assicurare il successo nella concorrenza spietata........ facendo
così dimenticare non solo ciò che è utile per
l'uomo, ma anche ciò che è buono e vantaggioso per il
singolo individuo.
Ecco
che i collages con la scritta Coca Cola, il cui destino era di esprimere
qualità estetiche per l'invito al consumo, per il piacere di
gustare qualcosa di esclusivo, diventa un'inconscia manifestazione
di ribellione alle forme obbligate del comportamento, un modo di liberarsi
dagli schemi sociali, una ritrovata libertà di sé stessi.....
Ed è proprio a questo punto che la visione delle opere contribuiscono
nel momento riflessivo: ci sono momenti che bisogna saper riconoscere,
attimi preziosi in cui le sensazioni si impadroniscono dell'essere
e riempiono il cuore, attimi in cui dobbiamo escludere la voce della
mente, il rumore del mondo.
Ascoltare..... Ci si ritrova dunque di fronte a questi collages dalle
forme lacerate, i cui frammenti colorati si scontrano con la realtà
che travalica l'illusione..... rappresentando così il residuo
materiale di azioni umane vissute e ora spente....
Sono storie di noi stessi, che ci fanno capire la sorta di condizionamento
in cui ci troviamo, semplicemente costretti ad adattare il nostro
modo di vivere..... di consumare, senza che ce ne rendiamo conto...
Stefano Rollero
Serie "Ma che buona la CocaCola!"
Collages polimaterici,
con misure da 40x50 a 120x 100
Anno 2005 |
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