Presentazione
Il
Codex Seraphinianus è un libro scritto e illustrato con più
di mille disegni dall'artista italiano Luigi Serafini tra il 1976
e il 1978 e la cui prima edizione è stata realizzata nel 1981
da Franco Maria Ricci.
Il libro è costituito da circa 360 pagine, e si presenta come
un'enciclopedia scritta in una grafia indecifrabile. È
ormai un libro di culto, un'enciclopedia surreale, molto apprezzato
da personalità come Italo Calvino, Federico Zeri, Vittorio
Sgarbi, Giorgio Manganelli, Achille Bonito Oliva, Tim Burton, Douglas
Hofstadter e Philippe Découflé.
Il Codex è una reinterpretazione in chiave fantastica e visionaria
di materie quali la zoologia, la botanica, la mineralogia, l'etnografia,
la fisica, la tecnologia, l'architettura ecc. e da alcuni è
stata accostata al manoscritto Voynich, al racconto Tlön, Uqbar,
Orbis Tertius di Jorge Luis Borges o a Flatlandia di Edwin Abbott
Abbott.
Edizioni
L'edizione originale è stata stampata in due volumi, ora molto
rari e costosi:
* Luigi Serafini, Codex Seraphinianus, Milano: Franco Maria Ricci
[I segni dell'uomo, 27-28], 1981, 127+127 pp., 108+128 plates, ISBN
88-216-0026-2 + ISBN 88-216-0027-0.
Due anni dopo, un'edizione in un unico volume veniva stampata negli
Stati Uniti, in Germania e nei Paesi Bassi:
* New York: Abbeville Press, 1983, 370 pp., ISBN 0-89659-428-9;
* München: Prestel, 1983, 370 pp., ISBN 3-7913-0651-0;
* Amsterdam: Meulenhoff/Landshoff, 1983, ISBN 90-290-8402-2.
Queste edizioni erano andate esaurite, finché nel 1993 una
nuova edizione in volume unico ricomparve in Europa:
* Edizione Francese ampliata, con prefazione di Italo Calvino, trad.
di Yves Hersant and Geneviève Lambert, Milano: Franco Maria
Ricci [Les signes de l'homme, 18], 1993, 392 pp., ISBN 88-216-2027-1;
* Edizione Spagnola ampliata, con prefazione di Italo Calvino, trad.
di C. Alonso, Milano: Franco Maria Ricci [Los signos del hombre, 15],
1993, 392 pp., ISBN 88-216-6027-3.
In Italia è stata rilasciata verso al fine del 2006 una nuova
edizione, con una "prefazione" di 9 nuove tavole dell'Autore,
una revisione tipografica che ha riportato i colori alle definizioni
originarie e un prezzo relativamente contenuto:
* Milano:
Rizzoli, 2006, 384 pp., ISBN 88-17-01389-7.
* Milano:
Rizzoli, 2008, 384 pp.
Luna-PAC Serafini
Pittore, scultore, architetto, designer, scrittore o meglio ironico
viaggiatore nei territori dell’inconscio culturale e dell’immaginario
sociale, Luigi Serafini (Roma, 1949) è stato descritto da Vittorio
Sgarbi come “impareggiabile miniatore e instancabile artigiano,
che all'arte chiede di essere un parco dei divertimenti, uno sterminato
luna park, un paradiso per bambini”.
Artista dal talento eclettico e bizzarro, all’insegna dello
spiazzamento e della sorpresa, Serafini è stato il protagonista
di una mostra antologica, al PAC dall’11 maggio al 17 giugno
2007, che ha ripercorso il suo lavoro in maniera trasversale, attraverso
salti linguistici e concettuali tenuti insieme dall’idea fondante
di Teatro, perché “Serafini utilizza una sorta di teatralizzazione
dell’immagine, capace di permetterne la massima individuazione
e lettura”, come scrive Achille Bonito Oliva.
LUNA-PAC Serafini – “una mostra ontologica”, come
recita il sottotitolo – è una summa del folle mondo di
uno degli artisti italiani più controversi e discussi degli
ultimi anni, amato visceralmente da critici, storici dell’arte,
scrittori e intellettuali di estrazione diversa, e guardato sempre
con malcelato sospetto dal sistema dell’arte che l’ha
spesso considerato, a torto, un epigono del movimento surrealista
o un banale illustratore fantastico. Il suo genio sregolato e immaginifico
è semmai da inserirsi in una bizzarra linea di confine che
si colloca a metà strada tra le grandi allegorie scientifiche
medievali e la spettacolare enfatizzazione biomorfa della tendenza
più estrema della scena artistica contemporanea, e che ha tra
i suoi referenti Jeff Koons o l’acido iperrealismo della Young
British Art.
In questa mostra l’artista dispiega tutta la sua capacità
creativa con effetti di forte spettacolarizzazione ed enfatizzazione
di un mondo fantastico e parallelo, popolato da misteriosi ibridi:
esseri metà uomini e metà rondini, come nell’opera
Coppia di Hirundòmani mostra alla competente Autorità
aviaria il permesso di soggiorno al PAC che apre idealmente la mostra,
cervi dalle corna luminose, mangiatori di luce blu, leopardi integrali,
uova di mucca dalla codina semovente, donne-carota, famiglie Gomitaly,
immense uova fritte, altalene etrusche e molto altro ancora, in un
mix di citazioni che attingono alla mitologia classica, alla società
dei consumi, alla filosofia e alla semiotica.
La balconata, al primo piano, ha ospitato un centinaio di tavole originali
del celeberrimo Codex Seraphinianus, per la prima volta esposte al
grande pubblico.
Il Codex, pubblicato da Franco Maria Ricci nel 1981 (e riedito nel
2006 da Rizzoli, con nuove tavole di prefazione), è un libro
che ripercorre in chiave utopica e fantastica tutti i campi dello
scibile, dalla zoologia alla botanica, dalla mineralogia all’etnografia,
dalla fisica alla tecnologia, e valse all’epoca al suo autore
le attenzioni di Italo Calvino, Roland Barthes, Giorgio Manganelli,
Federico Zeri, Federico Fellini, Douglas Hofstadter e molti altri.
Calvino in particolare descrisse minutamente le regole, i meccanismi
interni, le figure retoriche a cui la visionarietà dell’artista
sottostava: “come l’Ovidio delle Metamorfosi, Serafini
crede nella contiguità e permeabilità d’ogni territorio
dell’esistere: l’anatomico e il meccanico si scambiano
le loro morfologie, l’umano e il vegetale si completano…
il vegetale si sposa al merceologico… lo zoologico al minerale,
e così il cementizio e il geologico, l’araldico e il
tecnologico, il selvaggio e il metropolitano, lo scritto e il vivente.”
Nell’attigua galleria erano esposti ancora quadri, ceramiche,
i lavori fotografici e quelli digitali, i cosiddetti repaintings.
Il tour del Luna-Pac si concludeva con “Codex”, video
di uno spettacolo di Philippe Decoufflé (1987) ispirato appunto
al Codex.
Biografia
Luigi Serafini (Roma, 4 agosto 1949) è un artista italiano.
È famoso per le sue opere insolite e vaghe, come il Codex Seraphinianus
(1981).
Serafini comincia la sua carriera come architetto. Nel 1981 pubblica
il Codex Seraphinianus, che richiama l'attenzione di Roland Barthes
e su cui Italo Calvino scrive un saggio pubblicato nella raccolta
"Collezione di sabbia" (Oscar Mondadori). Il Codex Seraphinianus
è stato inoltre d'ispirazione al coreografo Philippe Decouflé.
Nel 1983 è la volta di Pulcinellopedia (Piccola), un libro
concepito come suite di disegni a matita e brevi testi, dedicato interamente
alla maschera di Pulcinella.
Serafini oltre ad essere pittore, scultore, ceramista, orafo, etc.,
ha compiuto le sue brave incursioni nel campo del design, come nel
1981 con Menphis di Ettore Sottsass e poi con progetti dall'impronta
chiaramente metalinguistica, come le sedie "Suspiral" e
"Santa" per Sawaya & Moroni o i vetri e le lampade per
Artemide.
Nel cinema ha inventato e disegnato la prima locandina dell'ultimo
film di Federico Fellini La voce della Luna, con Roberto Benigni e
Paolo Villaggio. Nel teatro ha realizzato luci, scene e costumi per
il balletto "Jazz Calender" di Frederick Ashton al Teatro
alla Scala. Nel 1999 è stato finalista per la miglior scenografia
al Premio Ubu con "Materiali per una tragedia tedesca" prodotto
dal Piccolo Teatro di Milano.
Tra i suoi primi dipinti c'è un quadro molto scuro con un gendarme
in piedi a gambe larghe che osserva un uccellino che esce da una gabbietta
posata in terra su sfondo nero.
Dal 2003, all'uscita della stazione Mater Dei della nuova Metropolitana
di Napoli, è presente una grande scultura in bronzo policromo,
"Carpe Diem", preceduta da una pavimentazione con bassorilievi
in poliestere colorato, "Paradiso Pedestre".
Da maggio a giugno 2007 si è svolta al PAC (Padiglione d'Arte
Contemporanea di Milano) una "Mostra Ontologica" dal titolo
"Luna-Pac Serafini" che ha contato quasi 11.000 visitatori
in poco più di 30 giorni.
Nel luglio 2008 viene realizzata l'installazione frontaliera in legno
policromo "Balançoires sans Frontières" (Altalene
senza Frontiere) a Castasegna, lungo il confine italo-elvetico, dopo
Chiavenna e sulla strada per St. Moritz. La struttura permette di
dondolasi tra le due Nazioni confinati e recentemente è stata
acquisita dal Comune svizzero.
Codex Seraphinianus. (3 marzo 2009). Wikipedia, L'enciclopedia libera.
Tratto il 30 aprile 2009, 00:43 da http://it.wikipedia.org/ |
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