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Dare Ombra

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Vinilica - Dischi Usati

Hyper Book

Hyper Art

 
  Presentazione
a cura di Tiziano Santi

Opera di Hossein GolbaPer orientarsi in quel mitico continuum che è la storia dell'arte e nell'attuale selva di centinaia di migliala di artisti e milioni e milioni di opere d'arte è indispensabile innanzitutto uscire da quella, pur affascinante, «histoire événementielle» o «histoire bataille», in cui sembra esistano solo battaglie, guerre, principi, rè e diplomatici e guardare agli avvenimenti di lunga durata, alle strutture che solo lentamente si modificano, alle onde lunghe. Quando non se ne diano rigorose definizioni, può essere deviante anche impiegare termini come modernità o postmoderno, categorie che sono ormai diventate recipienti semivuoti o peggio scatole magione da cui ognuno estrae i propri conigli.
Certo è che bisogna avere il coraggio di categorie «forti», essendo certa «debolezza» una posizione surretiziamente determinata e solida.
Lo si voglia o no lo sguardo su ogni emergenza deve essere accompagnato da un vedere «archeologico», senza del quale ogni discorso diventa mera funzione della curiosità e del consumo culturale, Neuegier.
L'arte figurativa infatti non è un gesto nudo i cui significati muti ed infinitamente vuoti debbano essere esplicitati dal lavoro successivo dell'interpretazione.
È piuttosto una «pratica discorsiva che prende corpo in tecniche ed effetti», permeata com'è «indipendentemente dalle conoscenze scientifiche e dai temi filosofici dalla positività di un sapere».
L'orizzonte recomprensivo, le strutture profonde, la pratica discorsiva che fanno sì che per così dire le opere d'arte della nostra epoca siano enunciati di un medesimo discorso sono state intuite nelle loro linee fondamentali da Hegel in un paragrafo fondamentale e molto chiaro dell'«Estetica»: «La dissoluzione della forma d'arte romantica».
A dispetto di ogni marchingegno teorico la produzione contemporanea non può essere compresa se non a partire dall'evento per cui la libertà, la riflessione e la critica si sono impossessate dell'artista conquistandolo definitivamente ad un procedere e ad un fare che lo rendono «tabula rasa nei riguardi della materia e della forma delle loro produzioni».
L'essere legato ad un particolare contenuto o ad una particolare forma di rappresentazione per l'artista contemporaneo è qualcosa di definitivamente passato, «cosi che l'arte è divenuta un libero strumento che l'artista può maneggiare uniformemente secondo la misura della sua abilità soggettiva nei riguardi di ogni contenuto, di qualsiasi genere esso sia» .
In primo luogo dunque l'arte è una particolare forma di riflessione che in quanto tale non è provvista in sé di necessità, ma deve continuamente legittimarsi nella sua esistenza, nella sua non superfluità.
Ma anche un'arte che, con buona pace dello stesso Hegel, percorre vie parallele a quelle del pensiero che si da anch'esso come tentativo, aperto al pericolo della delegittimazione.
Una pratica sempre in conflitto con la realtà, uno stato di perenne mobilità che mira a «decomporre e dissolvere ad opera di trovate soggettive, lampi di pensiero e sorprendenti modi di concepire, tutto ciò che pretende di farsi oggettivo e di acquistare una forma fissa della realtà o che sembra possederla nel mondo esterno» .
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Elogio dell'ombra
a cura di Valerio Dehò

La frantumazione estetica di ogni rapporto con la sostanza del mondo presuppone un'arte sempre in bilico sulla punta del proprio naso.
Un equilibrio precario e appariscente che trova la sua origine nel trucco illusionistico che nasconde la fragilità del sistema, mentre ne occulta il reale sostegno.
Tale fragilità del sistema, di quello che con enfasi eccessiva è così chiamato e che in realtà è soltanto un mutevole gioco di rapporti, si evidenzia quando l'arte si confronta con un sistema reale come quello della Natura o della Società, annullandosi in esso.
Le eccezioni sono rare e non ripetibili, l'esempio di Beuys può essere seguito soltanto non imitandolo. La stessa reazione all'arte concettuale si è attuata con i modi e le forme di un rappel a l'ordre di cui qualcuno periodicamente sente il bisogno.
Ma se il nuovo (e finto) equilibrio ha giovato a chi lo ha fatto proprio, non si è potuto eludere il bisogno fondamentale in cui cade ogni fatto artistico; e mi riferisco all'arte come «accadimento», come qualcosa che prorompe fuori della sensibilità, preannunciandone i mutamenti. Non si discute di pittura o non pittura, di fare artistico o di manualità.
Si discute la messa in discussione autoritaria dell'arte come esperienza a favore di un'arte soffice centrata su qualità extraterritoriali (opera, bellezza, specifico artistico, sentimento, etc.) che sono accettabili soltanto nella loro genericità.
Se le dimensioni dell'arte sono molteplici e oggi si può parlare di compresenze espressive giustamente diversificate, è anche vero che la spettacolarizzazione del prodotto giustifica qualsiasi tipo di operazione.
Il ritorno alla figurazione poi, è stato il punto di non ritorno raggiunto una volta che si è incoraggiato l'abbattimento del portato delle avanguardie storiche per tornare ai pacifici salotti della buona conversazione.
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