ARTE.GO  
Indice Artisti
news > eventi > artisti > mostre virtuali > multimedia > iniziative > archivio > partecipa > servizi > info
> mostre virtuali > giorgio de chirico scultore > sala 2
Giorgio De Chirico Scultore

Art Book

Vinilica - Dischi Usati

Hyper Book

Hyper Art

Wikipedia - L'enciclopedia libera
 
  Brevis pro plastica oratio

fotoLo scultore è il creatore per eccellenza. Lo scultore ignora la linea. Nella linea trovasi il principio dell'infinito; nell'infinito il principio del vuoto, la natura ha orrore del vuoto; l'arte e la natura hanno orrore del vuoto. La linea si può protrarre all'infinito; pertanto nel disegno e nella pittura essa è oltremodo nefasta e deleteria; per questo coloro che intuiscono i misteri dell'arte la fermano ai due capi; guai a non fermare una linea al suo principio ed alla sua fine; essa affonderà come un dardo mortifero nella tua opera; porterà il male negli organi più vitali del tuo disegno o della tua pittura.
In ogni disegno che si rispetti la linea è fermata da qualcosa; se tu osservi i migliori disegni degli antichi maestri capirai quanto è vero quello che ti dico; guarda però che spesso, specialmente se non hai la vista molto acuta, a occhio nudo non scorgerai subito il segno salvatore ed allora dovresti ricorrere all'ausilio della lente e di una lente abbastanza forte per scoprire il bacillo buono, il bacillo amico, il bacillo fedele, quello che s'oppone, nuova guerra, combatte e vince il bacillo cattivo e deleterio della linea non fermata.
Questo qualcosa che ferma la linea può essere un dischetto, un quasi invisibile sobbagiolo, un gancetto, una virgoletta, due virgolette, un accento circonflesso cascato a terra, un cubetto quasi invisibile, un triangolo, due triangoli incrociati, un minuscolo trapezio, un punto interrogativo o esclamativo, un ostacolo insomma che si pone di traverso e così ferma la linea nella sua corsa pazza verso l'infinito e fermandola scongiura la catastrofe.
Se si esaminassero col microscopio, quello reale creato dall'uomo, e quello iperfisico che veglia nella mente e nell'occhio degli eletti, le opere lineari e pittoriche dei migliori maestri antichi e, in un secondo tempo, quelle degli artisti d'oggi, si vedrebbe in quelle degli antichi segni, richiami, cifre, lettere, movimenti, infinitamente intelligenti che portano linea e pennellata sugli altipiani dorati della grande arte, nei pelaghi cerulei dell'infinita bellezza, che salvano l'opera dalla noia, dall'assopimento, dall'imbruttimento, dall'inciampo, dalla caduta.
Poiché come nel disegno la linea deve essere salvata dall'infinito, la stessa salvezza è dovuta in pittura alla pennellata, che anche la pennellata è una linea.
La pennellata scema messa a rovescio, che protende verso la noia e l'immenso sbadiglio del nulla le zampe rigide e secche del colore scanalato dai crini duri del pennello inadatto, è una tristissima specialità del pittore d'oggi; è la sua maledizione e la sua miseria, è il suo dolore e la sua condanna, insomma è il suo peccato mortale.
Lo scultore è libero dal difficile compito di neutralizzare il vuoto della linea.
Egli scava per tirar fuori, nel blocco di creta o di marmo, con fiuto di rabdomante, comincia a frugare, e già quello che c'è dentro, la meraviglia, il divino giocattolo che procurerà gioia purissima ed alto divertimento a lui ed agli altri uomini suoi fratelli, comincia a sobbollire alla superficie, comincia a muoversi, ad agitarsi come marmotta che si sveglia dopo lungo sonno.
E questo lo scultore buono lo farà tagliando, togliendo, scavando, scrostando,bucando, sbucciando, raschiando, graffiando.
In questo egli sarà sempre il fratello gemello del gran disegnatore e del gran pittore; poiché anche il disegnatore ed il pittore, davanti al foglio di carta ed alla tela si trovano co-me lo scultore davanti al blocco di creta o di marmo.
Quello che verrà fuori dalla carta o dalla tela, è già dentro che dorme; come una marmotta nel suo buco, durante i mesi invernali; tutto sta a sapere da che parte bisogna cominciare, che sonagliere bisogna squassare per svegliare l'animale che dorme...
Grande errore pertanto è di voler mettere sopra la carta o la tela ciò che si vuoi fare.
La superficialità, e quel senso piatto e noioso dei disegni e delle pitture d'oggi, dipendono dal fatto che essi non sono stati tirati fuori; non sono il risultato di uno scavo, non sono stati cercati nel blocco del foglio di carta o in quello del pezzo di tela ma messi sopra, appiccicati...; non per nulla la parola croûte (crosta) serve in francese a definire una cattiva pittura.
E un luogo comune di dire di un pittore che sente e studia la forma che gli riuscirebbe bene facendo della scultura.
Spesso mi sono sentito dire che io dovrei fare della scultura.
Quelli che parlano così non capiscono ne la pittura ne la scultura.
Ingenui ed ignari credono che la vera pittura sia colore buttato a vanvera sulle tele, senza scheletro ne fondamento e che la vera scultura sia forma dura e fredda.
È lì che. sta lo sbaglio. Se una scultura è dura non è scultura. La scultura deve essere morbida e calda; e della pittura avrà non solo tutte le morbidezze, ma anche tutti i colori: una bella scultura è sempre pittorica.

Giorgio De Chirico
Pubblicato nella Rivista "Aria d'Italia" - 1940


Nascita del manichino

È consolante che, come una clamide,
i pini risalgano sul loro tronco a piramide.
Egli porta sul tronco il suo destino inconscio

Pendolo fermo, viaggio insensato.
Valigia smarrita - specchio rovesciato
e nell'anticamera Colui che attende
e reca sul tronco il colore dei nostri tempi

Sono due frammenti di una poesia intitolata Antibes che ho scritto nel sud della Francia circa 11 anni fa. I frammenti si avvicinano ad un quadro dipinto nello stesso periodo e intitolato (Città) Mannequin méridional che rappresenta un personaggio seduto con le gambe corte ed il busto monumentale, in cui dei pini marittimi innalzano la complicata anatomia dei loro rami e delle loro fronde di un verde caldo e scuro (1).
Abbandonai la figurazione del manichino in piedi (solo o con un altro manichino) perché, malgrado il loro indiscutibile senso metafisico, erano troppo simili alla poesia della marionetta e a quella del duo nel vecchio melodramma italiano. Fu il giorno in cui visitai (il Duomo di Milano) una cattedrale gotica, colpito dalla strana e misteriosa impressione che mi fecero alcune figure (gotiche), raffiguranti dei santi e degli apostoli seduti. Erano dei personaggi che non si potevano immaginare che seduti. "Apostolo gotico non sta in piedi". La loro maestà, la loro solenne immobilità era incommensurabile. Le gambe molto corte coperte dalle pieghe degli abiti formavano con le pieghe stesse una specie di basamento, di fondamento indispensabile ma atto a sostenere il tronco-monumentale, e, le braccia si sviluppavano naturalmente in proporzione al tronco, senza mai assumere un aspetto anormale o mostruoso, come capita spesso oggi a taluni pittori che arrivano a trasformare e deformare la natura (2).
(Al contrario) Questi personaggi seduti si umanizzano a loro modo ed hanno qualche cosa di caldo, di buono, di simpatico come l'asino o il bue e alcuni cani.
Del resto c'è un senso particolarmente fantomatico (e mistico) ed enigmatico che si avvicina al personaggio seduto. Così durante un pranzo i commensali più misteriosi per lo spettatore che guarderà la scena senza essere seduto a tavola (confuso tra gli invitati) ma tenendosi ad una certa distanza, (dalla tavola) sono i commensali che vede di fronte, i cui busti appaiono al di sopra della linea della tavola; sono dei veri e propri tronchi di marmo, nel vero senso del termine, frammenti di statue posti sul tavolo; sono i numi tutelari del luogo; gli altri che danno le spalle allo spettatore, permettendo di scorgere interamente oppure una parte della schiena e le gambe, sono meno misteriosi; possono alzarsi, camminare, uscire dalla scena, scendere le scale, aprire le porte, uscire in strada e mettersi in comunicazione con il mondo esterno, entrare nell'illusione della vita, ed infine vivere, che cosa! Ciò è però impedito ai loro fratelli di fronte che sono invece condannati ad una immobilità che rimane sul piano (dell'eternità) del grande, dell'eterno, là dove si può girare l'angolo dello sguardo e pensare il tempo alla rovescia (al contrario). Ciò che conferisce questa misteriosa solennità ai miei manichini seduti è giustamente la mancanza delle gambe; queste ci sono ma è come se non ci fossero. Così il personaggio, benché seduto su una poltrona o su uno sgabello ha la stessa potenza metafisica del personaggio seduto ad un tavolo a cui manca l'altra parte del corpo o al personaggio che si vede in macchina (Faraone, re Fannullone, sovrano, ministro, in una macchina di gala durante una cerimonia). E curioso guardare come in un veicolo qualunque, ippotrainato o automobile il personaggio meno misterioso è quello che conduce (cocchiere o autista) perché in certo senso si mischia e confonde con il veicolo; i veri fantasmi sono gli altri quelli seduti dentro.
Il manichino seduto è destinato ad abitare le stanze, ma soprattutto gli angoli delle stanze, gli spazi aperti non gli si confanno; è la che sono a casa propria, che si espandono e prodigano generosamente i doni della loro ineffabile e misteriosa poesia. I soffitti alti non gli si adattano; ha bisogno dei soffitti bassi; stessa cosa per le stanze con soffitti alti, le ogive e gli spazi aperti. Questo lato misterioso delle stanze e degli angoli delle stanze che ho espresso in numerosi quadri è anche un fenomeno di grande interesse metafisico; ma parlarne ora richiederebbe troppo tempo e poi come dice qualcun altro ci sono dei casi e dei momenti in cui si può essere veramente filosofi (io aggiungo anche poeti e pittori) solo mantenendo il silenzio.

Giorgio De Chirico

Tratto da
"Metafisica - Quaderni della Fondazione Giorgio e Isa De Chirico" - Dicembre 2002, n°1/2
 

Links correlati

Giorgio De Chirico
Giorgio De Chirico Scultore
Giorgio De Chirco. Mostra Antologica

Giorgio De Chirico - Opera 1
"Penelope e Telemaco"
1970
Giorgio De Chirico - Opera 2
"Il grande Trovatore"
1973
Giorgio De Chirico - Opera 3
"Ettore e Andromeca"
1973
Giorgio De Chirico - Opera 4
"Aiace"
1970
Giorgio De Chirico - Opera 5
"Ganimede e il suo cavallo"
1970
Giorgio De Chirico - Opera 6
"Il consolatore"
1970

Informazioni

  Copertina
Tratto da
"De Chirico. La nuova Metafisica"
A cura di Maurizio Calvesi, Mario Ursino
Catalogo della mostra
San Marino, sede RTV, già Palazzo dei Congressi
27 aprile - 27 settembre 1995
Edizioni De Luca - Roma
1995
 
 
links © dgpixel multimedia communication