Presentazione
Piero
della Francesca (Sansepolcro, 1412 – Sansepolcro, 12 ottobre
1492) è stato un pittore e matematico italiano.
La sua opera pittorica - centrata quasi esclusivamente su temi di
carattere religioso - servì come punto di riferimento per molti
artisti rinascimentali, primo fra tutti l'altro grande maestro della
prospettiva nel Quattrocento, Melozzo da Forlì.
Fu un uomo pienamente rinascimentale e dunque fiducioso nelle capacità
umane tanto da ritenere che queste, se ben indirizzate, potessero
far affacciare l'uomo al dogma. Fin dalle prime opere note si evidenziarono
le caratteristiche tipiche di Piero: estrema attenzione all'organizzazione
prospettica e ritmica, semplificazione geometrica dei volumi, movimento
colto nell'attimo in cui esso può eternarsi, passaggi intermedi
tra una tonalità di colore ed un'altra per evitare bruschi
contrasti, luce non fisica ma intellettuale, che pervade tutte le
sue opere: in generale, una realtà decantata dalla mente
umana.
Piero della Francesca nacque da Benedetto de' Franceschi, commerciante
di guado, e da Romana di Perino da Monterchi. La sua formazione
avvenne nella bottega di Domenico Veneziano a Firenze e a contatto
con il Beato Angelico, suo mediatore verso Masaccio e Brunelleschi.
Insieme al primo dipinse gli affreschi, oggi perduti, per il coro
della chiesa di Sant'Egidio a Firenze.
Nel 1442 ritornò a Borgo Sansepolcro dove, tre anni più
tardi, ricevette la commissione del polittico per l'altare della
chiesa della Misericordia. A Ferrara nel 1449 lavorò nel
Castello degli Este e nella chiesa di Sant'Andrea (affreschi perduti).
Negli anni quaranta del Quattrocento dipinse alcuni pannelli destinato
al cosiddetto Polittico della Misericordia.
Nel 1451 fu a Rimini, chiamato da Sigismondo Pandolfo Malatesta
a lavorare al Tempio Malatestiano dove lasciò l'affresco
votivo raffigurante Sigismondo Pandolfo Malatesta in ginocchio davanti
a san Sigismondo. Qui conobbe Leon Battista Alberti, e si spostò
ancora ad Ancona, Pesaro e Bologna. L'anno successivo fu chiamato
a sostituire Bicci di Lorenzo negli affreschi di San Francesco ad
Arezzo.
Nel 1453 ritornò ancora a Borgo San Sepolcro dove, nell'anno
successivo, stipulò il contratto per il polittico dell'altare
maggiore della chiesa di Sant'Agostino. Poco dopo, chiamato da papa
Niccolò V, si recò a Roma, dove eseguì affreschi
per la basilica di Santa Maria Maggiore (dei dipinti restano solamente
alcuni frammenti). In un secondo viaggio a Roma nel 1455 lavorò
ad affreschi oggi perduti nei Palazzi Vaticani. A questo periodo
si possono far risalire il Battesimo di Cristo, la Flagellazione,
la Madonna del parto e la Resurrezione. Nel 1467 a Perugia eseguì
per conto delle suore terziarie del convento di Sant'Antonio un
polittico, dove all'impostazione tardogotica voluta dalla committenza,
si contrappone nella cimasa, un'annunciazione di chiaro stampo rinascimentale,
che evidenzia il sapiente uso dell'arte prospettica nelle strutture
architettoniche, palesando una conoscenza delle opere e dei postulati
architettonici formulati qualche anno addietro da Filippo Brunelleschi
e Leon Battista Alberti. Fu quindi a Urbino alla corte di Federico
da Montefeltro dove entrò in contatto con Melozzo da Forlì
e con Luca Pacioli. Dipinse il dittico con le immagini del duca
e di sua moglie, la Sacra Conversazione, la Madonna di Senigallia
e la Natività.
Documentato a Rimini nel 1482, fece testamento nel 1487 e morì
a Sansepolcro il 12 ottobre 1492. Alla sua bottega studiarono fra
gli altri Luca Signorelli e il Perugino. Negli ultimi anni scrisse
il De Perspectiva Pingendi, il De quinque corporibus regularibus
e un manuale di calcolo intitolato De Abaco.
Spetta a Daniele Radini Tedeschi l'aver scoperto la natura spuria
del volto della Madonna nella Natività di Londra (Piero della
Francesca 2005, Arsenico su tela 2007), dipinto non ultimato e terminato
da altra mano, "fiamminga" come indica il critico.
Polittico della Misericordia
"Il Polittico della Misericordia" è un opera realizzata
nel 1448 dal pittore italiano Piero della Francesca.
È conservata nella pinacoteca comunale di Sansepolcro
Fu commissionata a Piero al suo rientro a Sansepolcro (suo paese
natale) dopo l'esperienza fiorentina con Domenico Veneziano. L'intera
composizione è formata da ventritré pannelli, alcuni
dei quali opera di collaboratori, tutti su fondo oro. Al centro
la Madonna della Misericordia, dalla quale l'intera pala prende
il nome. Le figure sono investite della solidità osservata
da Masaccio, immersi nel colore insegnato dal Veneziano e fanno
tutte da contorno al gesto della Madonna, scolpito dalla prospettiva
appresa dagli studi di Filippo Brunelleschi. Il fondo oro obbligato
dalla Confraternita di Sansepolcro non era molto amato dal pittore.
Nella cimasa osserviamo la Crocifissione, mentre nella predella
sono rappresentate cinque scene della vita del Cristo, eseguite
prevalentemente dagli aiutanti di bottega.
La Madonna del parto
E' un affresco (260x203 cm) realizzato forse intorno al 1455 da
Piero della Francesca, conservato nella cappella di Santa Maria
di Momentana a Monterchi.
Piero della Francesca realizzò l'opera in sette giornate
di lavoro, usando dei colori di prima scelta, fra i quali una notevole
quantità di prezioso blu oltremare ottenuto dal lapislazzulo,
che veniva importato dalle lontane grotte in Afghanistan attraverso
le rotte della Repubblica di Venezia.
L’affresco era destinato alla parete di fondo dell’altare
maggiore dell’antica chiesa di Santa Maria di Momentana già
di Santa Maria in Silvis, località di campagna alle pendici
della collina di Monterchi. La chiesa subì una completa distruzione
nel 1785 a seguito di un terremoto.
L'opera fu successivamente staccata dal muro ed inserita in una
nicchia presso l'altare maggiore della nuova chiesa. La cappella
fu realizzata a servizio del cimitero.
Nel 1889, l'affresco fu "riscoperto" come di Piero della
Francesca.
Nel 1910 l'opera fu per ragioni conservative staccata dal muro per
mano del restauratore Domenico Fiscali, tale intervento la preservò
anche dal terremoto del 1917 che danneggiò gravemente la
settecentesca cappella cimiteriale.
Dal 1956 fino al suo restauro (1992-1993) è stata conservata
all'interno di nuova cappella realizzata ristrutturando la fabbrica
precedente.
La Flagellazione di Cristo
La Flagellazione di Cristo è una tempera su tavola realizzata
tra il 1444 e il 1469 dal pittore italiano Piero della Francesca.
Quest'opera è conservata ad Urbino, nella Galleria Nazionale
delle Marche.
Il dipinto venne trafugato dal Palazzo Ducale di Urbino il 6 febbraio
del 1975, e recuperata poi a Locarno, in Svizzera, il 22 marzo dell'anno
successivo, in entrambe le occasioni insieme alla Madonna di Senigallia
dello stesso autore.
L'opera, conservata a Urbino nella Galleria Nazionale delle Marche,
è danneggiata da tre lunghe fenditure orizzontali e da alcune
cadute di colore. Alla base del trono, a sinistra, si legge OPUS
PETRI DE BURGO S[AN]C[T]I SEPULCR[I]. A destra, sotto i tre personaggi
in primo piano, almeno fino al 1839, secondo il Passavant si leggeva
la scritta convenerunt in unum, tratto dal Salmo II, che fa parte
del servizio del Venerdi santo, riferito alla Passione di Cristo:
Adstiterunt reges terrae et principes convenerunt in unum adversus
Dominum et adversus Christum eius.
Si può pensare alla tavola come fosse divisa in due aree
rettangolari: da sinistra alla colonna a metà piano, l'area
in cui è rappresentata la flagellazione e dalla colonna all'estremità
destra, l'area occupata dai tre personaggi in primo piano: le due
aree stanno fra loro in un rapporto aureo, pari al numero aureo
1,618.
Ritratto di Sigismondo Pandolfo Malatesta
E' un dipinto (olio e tempera su pannello - 44,5 x 34,5 cm) di Piero
della Francesca, che lo realizzò attorno al 1451 durante
un suo soggiorno a Rimini.
È esposto al Museo del Louvre di Parigi che lo ha acquisito
nel 1978.
Il dipinto che ritrae il condottiero di profilo, secondo talune
fonti è ricavato sulla base di una medaglia preparata nel
1445 da Pisanello; secondo altre potrebbe essere stato ispirato
da un ulteriore quadro celebrativo del condottiero riminese riportato
su una medaglia eseguita nel 1450 da Matteo de' Pasti.
Allo stesso periodo di questo quadro risale pure un affresco che
della Francesca realizzò nel tempio dei signori di Rimini
e del Montefeltro, raffigurante Sigismondo Pandolfo Malatesta in
preghiera davanti a san Sigismondo chino e di profilo.
Nel dipinto, il viso del condottiero è raffigurato nel profilo,
in posa di assoluta astrazione; viene in tal modo ripresa l'iconografia
ufficiale in linea con quella delle medaglie; pur tuttavia, nella
realizzazione del quadro è quanto mai chiara una particolare
attenzione rispetto al versante naturalistico: e ciò è
avvertibile, in particolare, nella minuziosa descrizione del tessuto
della veste, nel realismo dei capelli e della stessa carnagione.
Piero della Francesca poté raggiungere un risultato così
alto grazie alla sua profonda conoscenza dei pittori fiamminghi
(e in particolare dell'opera di Rogier van der Weyden).
Maddalena
E' un'opera di Piero della Francesca, dipinta nel 1460.
Si trova nella Cattedrale di San Donato di Arezzo.
La figura della Maddalena si trova inserita in un'arcata decorata
con motivi vegetali della navata sinistra della chiesa; il riferimento
alla sua persona è dato dal fatto che con la mano sinistra
tiene un vasetto di ungenti, che, secondo il Vangelo, servì
per pulire i piedi di Gesù. Tale dipinto rappresenta la fase
matura dei lavori di Piero della Francesca, dove si riscontrano
l'utilizzo di colori luminosi per ampie superfici, la ricercatezza
- i capelli della Maddalena che ricadono sulle spalle sono dipinti
ad uno ad uno - e l'utilizzo sempre più convinto della luce.
Madonna di Senigallia
è un'opera di olio su carta riportata su tavola, realizzata
dal pittore Piero della Francesca (1415-1492).
Il gruppo pur non essendo perfettamente simmetrico è equilibrato,
questo si colloca in un ambiente chiuso che si apre, alla maniera
fiamminga, su di un altro ambiente da dove proviene la luce.
L'opera venne trafugata dal Palazzo Ducale di Urbino il 6 febbraio
del 1975, e recuperata poi a Locarno, in Svizzera, il 22 marzo dell'anno
successivo. In entrambe le occasioni venne rubata e recuperata anche
la Flagellazione di Cristo, opera dello stesso autore.
(Testo tratto da Wikipedia)
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| Galleria
Immagini |
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| Polittico della Misericordia |
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| La Madonna del parto |
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| La Flagellazione di Cristo |
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| Ritratto di Sigismondo Pandolfo Malatesta |
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| Maddalena |
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| Madonna di Senigallia |
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