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Presentazione
1.
Il semplice e il complesso; l'ordine e il caso: potrebbero essere
questi i titoli delle questioni che, da sempre, appassionano Lhupo
e ne orientano la ormai lunga ed intensa ricerca artistica.
Com'è evidente, non si tratta di questioni eccentriche o marginali.
La riflessione sul significato (ontologico, metodologico, antropologico,
ecc.) delle nozioni di complessità, di semplicità, di
ordine e di disordine, accomuna infatti, non da oggi, le ricerche
e le riflessioni di filosofi e sociologi, di psicologi e teorici dell'IA
(Intelligenza Artificiale), di fisici e di etnologi.
2. Nelle sue ultime opere, Lhupo assume come punto di riferimento
e di confronto i modi in cui la diffusione dei cosiddetti nuovi media
(dalla televisione dell'età del telecomando alla tecnologia
ipertestuale) ha o sembra aver modificato l'esperienza che gli uomini
fanno di sé e delle cose.
Del resto, questa attenzione alle domande e alle suggestioni che provengono
dalla "realtà" (dalle innovazioni tecnologiche; dalle
trasformazioni sociali, ecc.) e dalle diverse discipline che tentano
di dirla e di interpretarla è, da sempre, una caratteristica
dell'arte di Lhupo e dell'immagine che egli ha dell'artista e della
sua pratica: secondo Lhupo, l'artista non può sottrarsi alla
"realtà" così come non può rinunciare,
in quanto artista, ad interrogarla.
3. L'idea che ha dominato la parte più consistente ed influente
del pensiero moderno è che la complessità possa essere
resa interamente trasparente, e dunque posta sotto controllo e dominata,
solo se si è in grado di risalire agli elementi semplici (assolutamente
semplici) che la costituiscono.
Infatti, solo una volta ridotto e ricondotto ai suoi elementi ultimi
(o primi) il complesso potrà essere ricostruito secondo un
ordine rigoroso, chiaro ed univoco; ossia, secondo un ordine perfettamente
determinato che sappia espellere ed eliminare da sé ogni elemento
di opacità, indistinzione (caoticità) e accidentalità.
Si tratta di un paradigma che ha spesso sedotto anche il pensiero
contemporaneo, il quale però, in alcuni dei suoi momenti e
delle sue figure più significative, ne ha denunciato il carattere
"illusorio".
L'assolutamente semplice è stato denunciato come una sorta
di "mito" filosofico così come "mitico"
è apparso quell'ordine univoco e perfettamente rigoroso che
l'assolutamente semplice era chiamato a garantire.
4. Nelle opere degli anni più recenti, Lhupo si è trovato
ad affrontare, ovviamente con la sensibilità e le strumentazioni
dell'artista, questioni molto simili a queste.
In particolare, le sue ultime tele ci restituiscono non un "mondo"
caoticamente indistinto, il quale altro non sarebbe che l'incubo prodotto
dal sogno moderno di un ordine perfettamente definito e trasparente,
ma un "mondo" in cui ogni ordine è anche disordine,
e viceversa; in cui la complessità lascia trasparire il volto
del semplice e il semplice rivela il suo volto complesso.
E a questo sfondo problematico che occorre anche ricondurre l'interesse
di Lhupo per il fenomeno dello zapping.
Affidandosi agli scatti casuali del telecomando, chi fa zapping, infatti,
"produce" un flusso di immagini, parole, rumori in cui la
finzione acquista il peso della realtà e la realtà la
leggerezza della finzione; in cui la parola diventa rumore e il rumore
parola; in cui ordini e contesti si fanno e disfanno, si fissano e
si dissolvono, di continuo.
5. Ma questo è solo un aspetto della ricerca che trova testimonianza
nelle ultime opere di Lhupo.
Si consideri la tela intitolata "La poltrona". Qui la poltrona
sembra, ad un primo sguardo, sottratta ad ogni contesto significativo:
si tratta di una poltrona; di una semplice poltrona.
Eppure, a ben guardare, essa è semplice perché indefinitamente
complessa. È come se essa fosse "consumata"
dagli indefiniti contesti che ne hanno o potrebbero, di volta in volta,
fissarne e determinarne il significato. È come se essa portasse
con sé infiniti sguardi o gesti: lo sguardo freddo dello scienziato
e lo sguardo pieno di attese dell'uomo affaticato; la cura di chi
l'ha costruita e l'indifferenza di chi un giorno deciderà di
sostituirla; lo sguardo e i gesti dell'artista e il movimento di chi
semplicemente vi si siede.
Nel "mondo" di queste tele le cose diventano trasparenti
non in virtù della loro univocità e determinatezza,
ma per una sorta di eccesso di significanza.
Lo stesso vale per le figure umane che compaiono in alcune di queste
opere.
Queste figure si interrogano e ci interrogano; una delle tele porta
addirittura come titolo quello che da sempre si considerano le domande
che nessun uomo può eludere senza rinunciare alla sua umanità:
"Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?"
Ma nello stesso tempo queste figure sono mute, non per mancanza di
risposte, ma perché nel groviglio assordante delle risposte
hanno perso la memoria del domandare.
Luigi Perisinotto |
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"Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo"
Olio acrilico, nero fumo su tavola, 180x150 
"La poltrona"
Acrilico, nerofumo su tela, 100x69, 1995 
"Comunicazione interrotta"
Acrilico, nero fumo su tela, 80x60, 1995 
"Borsa da viaggio"
Acrilico, nero fumo su tavola, 100x69, 1995 
Informazioni

La mostra "Giuliano Della Libera Lhupo - 1990-95"
si è svolta dal 16/12/1995 al 1/1/1996
presso Palazzo Piazzoni Parravicini
Vittorio Veneto
nel corso dell'iniziativa promossa da
Città di Vittorio Veneto - Assessorato alla Cultura
"Differenti Sguardi"
a cura di
Luigi Marcon, Antonio Pazzaia, Vittorino Pianca
Tratto da il catalogo della mostra
foto di Giuliano Della Libera
Testi di Luigi Perisinotto |
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