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Essendo
Dati
"Mi sono servito della pittura, dell’arte, per stabilire
un modus vivendi, una specie di metodo per capire la vita; cercare
cioè per il momento di fare della mia vita un’opera d’arte,
invece di passarla a creare quadri o sculture. Ora, penso che si possa
usare il proprio modo di respirare, di agire e di reagire agli altri
(...) Si può trattarli come un quadro, un tableau vivant, o
un’immagine cinematografica, se volete. Sono le mie conclusioni
di adesso, che non ho né voluto né organizzato quando
avevo 15 o 20 anni, ma mi rendo conto ora, dopo molto tempo, che in
fondo è a questo che ho mirato."
(Duchamp 1966)
Sono le parole con cui Duchamp conclude l’intervista concessa
alla televisione belga nel 1966, appena due anni prima di morire,
e appena terminata l'opera che in segreto l'aveva impegnato per oltre
20 anni, appunto a partire dal 1946.
Nota come Étant donnés: 1) la chute d'eau 2) le gaz
d'éclairage, questa installazione gelosamente nascosta anche
agli intimi è l'ultima sua opera, in assoluto: e programmaticamente
destinata ad essere realizzata e resa pubblica solo dopo la sua morte,
secondo una accurata strategia espositiva da lui studiata con il suo
amico e collezionista Arensberg fin dal 1950, per il museo di Filadelfia,
insieme alle altre opere della sua donazione a quel museo. "Essendo
dati: 1) la caduta d'acqua 2) il gas d'illuminazione" è
perciò il testamento spirituale di Duchamp, a cui attingere
per cogliere il senso integrale del suo lavoro che appare altrimenti
mutilo.
E quest’ultima parola di Duchamp al mondo è un paradosso:
se il Grande Vetro frustrava, nel suo ascetismo, il piacere della
visione obbligando al disincanto dello sguardo, qui ciò che,
quasi per caso, può rivelarsi allo spettatore, è in
realtà una macchina barocca, un trompe-l’oeil.
Ma in questo occhio che s’inganna è tutta la filosofia
di Duchamp: è infatti il sistema dell’arte tout-court
– come spazio paradisiaco in cui si annida il corpus delicti
– ad essere de-costruito dallo sguardo furtivo e fortuito.
Molti errori prospettici nella valutazione di questo artista scomodo,
difficile, diverso, mai completamente assorbito dalla critica anche
quando lo ha osannato, sono derivati dal non aver conosciuto, o focalizzato,
quest'opera postuma che è un po' come l'ultimo tassello che
svela il disegno del puzzle, conferendo un senso più complesso
anche ai ready-made e al Grande Vetro, non solo come ironia, umorismo,
gioco (le interpretazioni più dadaiste degli anni Sessanta
e Settanta, Bonito Oliva, Lebel, Dorfles), non solo come simbolismo
alchemico o contrapposizione di polarità maschile-femminile
(Calvesi, Schwarz, Jean Clair, in qualche modo lo stesso Octavio Paz),
ma come attività di trans-formateur (Lyotard).
Se per conoscere bisogna smontare il giocattolo, come fanno i bambini,
Duchamp smonta il funzionamento dello sguardo, della produzione del
valore, della costruzione del senso, e tutta la sua opera appare come
destrutturazione del meccanismo dell'opera d'arte.
Per il transformateur-Duchamp la macchina davvero celibe, la vera
opera d'arte, è la propria vita; la poiesis dell'artista si
rivolge al proprio sé, è autotrasformazione; la riflessione
sull'opera d'arte diventa critica radicale dei ruoli, dunque messa
in discussione anzitutto di sé come autore e apertura al ruolo
del fruitore.
Fare della sua stessa vita un’opera d’arte è per
Duchamp un rito di passaggio, dalla condizione protetta dell’autore
a quella instabile del fruitore; passaggio epocale che assegna esclusivamente
al divenire libero dell’altro il senso del suo stesso passare.
Allora fare di sé un’opera d’arte ha un senso solo
se si distoglie l’attenzione dalle opere, che saranno perciò
le pure tracce, il residuo che resta, di qualcosa che è accaduto
altrove; testimonianze di un’epochè, frammenti che ricomposti
a posteriori lasciano intravedere un disegno che via via si è
andato componendo.
Così sono le opere di Duchamp, memorie d’archivio per
un evento accaduto altrove: un altrove che non può essere altro
che il proprio sé. “Usare il proprio modo di respirare,
di agire, di reagire agli altri... e farne un tableau vivant”.
Ma lavorare sul proprio respiro, sulla propria sensibilità
ed esperienza come su un congegno, considerando il proprio corpo come
dispositivo, ha una tale carica mito-poietica da ricreare il Mito
nel contemporaneo.
Poi si potrà anche tornare a lavorare in modo “tradizionale”,
addirittura all’aborrita pittura-da-cavalletto, all’arte
retinica o olfattiva: perché non c’è nessuna regola
da far valere, nessun valore predeterminato da rispettare: l’importante
è non ricadere nella trappola di trovare il senso dell’agire
nel mondo simbolico, di collegare il senso ad una costellazione di
archetipi.
Ma si può anche uscire dall’estetico, e vivere nella
semplice pratica del consumo la trasformazione di sé.
Occorre, come Duchamp ha fatto, guardare al complesso della sua opera
con uno sguardo contemporaneo, uno sguardo che abbia già introiettato
le tecnologie digitali del presente, uno sguardo reso tattile, corporeo
e non astrattivo, non panoramico ma miope nel suo procedere.
Luisa Valeriani
(da: ANISA - Ass. Naz.le
insegnanti Storia dell'Arte) Nascita
del Concettuale
L’artista francese Marcel Duchamp (1887-1968) viene considerato
uno dei maggiori rappresentanti del dadaismo, benché egli non
abbia mai accettato l’appartenenza a questo gruppo.
La cosa, conoscendo il personaggio, non stupisce affatto: la personalità
di Duchamp è assolutamente impossibile da inquadrare in un
qualsiasi schema.
Egli, in realtà, è stato uno dei più grandi artisti
del Novecento, proprio per il suo modo di essere.
Ha, di fatto, costruito un nuovo prototipo di artista da intendersi
come intellettuale sempre pronto a proporsi in maniera inaspettata,
anche solo per il piacere di essere diverso dal normale. Ha elevato
l’anormalità, intesa come rifiuto di qualsiasi norma,
a pratica sia di arte sia di vita.
Nato in un paese della Normandia in una famiglia composta da sette
figli, insieme ad alcuni fratelli ed una sorella, si avvia alla professione
artistica.
Sin dall’inizio mostra tuttavia una irrequietezza culturale
che lo porta a sommare esperienze in maniera molto eterogenea.
Dal 1904 è a Parigi e qui si occupa di cose diverse: esegue
caricature per i giornali, si interessa di teatro, gioca a biliardo,
lavora presso una biblioteca, viaggia in automobile.
Le sue prime esperienze pittoriche mostrano una facilità di
assimilazione delle principali notivà stilistiche del momento:
dal neoimpressionismo al fauvismo, dal simbolismo al futurismo.
Ma è soprattutto nell’ambito del cubismo che egli si
muove con maggior disinvoltura.
Ma nel 1912, il suo quadro «Nudo che scende le scale n. 2»
fu rifiutato dal Salon des Indépendants, proprio perché
l’opera sembrava più futurista che cubista.
Ciò provocò il definitivo distacco di Duchamp dai cubisti.
L’opera, tuttavia, l’anno successivo fu esposta a New
York, e qui divenne famosa.
Nella capitale statunitense Duchamp vi arriva nel 1915 già
preceduto dalla notorietà procuratagli dal «Nudo che
scende le scale n. 2».
In America entra in contatto con il gallerista Alfred Stieglitz ma
soprattutto con Man Ray e con Francis Picabia, quest’ultimo
già conosciuto a Parigi.
Duchamp in questi anni diviene soprattutto un operatore artistico,
impegnato più come consulente di collezionisti e gallerie che
non come artista.
La sua attività, pur saltuaria, non perde mai il gusto della
provocazione, e l’invenzione dei «ready-made» ne
è uno degli esempi più classici.
Ma l’attività americana di quegli anni si concretizza
soprattutto nella realizzazione del «Grande Vetro», opera
alla quale smette di lavorare, lasciandola incompiuta, nel 1923.
Da quest’anno egli smette sostanzialmente di fare l’artista.
Nei decenni successivi si dedica soprattutto agli scacchi, partecipando
anche a tornei professionistici internazionali.
Ma ad un’ultima opera egli si dedica, in assoluta segretezza,
per circa venti anni, dal 1946 al 1966: «Etant donnés:
1. la chute d’eau, 2. le gaz d’éclairage».
L’opera, enigmatica sin dal titolo, consiste in una porta di
legno consunta, dalle cui fessure, sbirciando oltre, si coglie una
visione parziale di una ragazza distesa nuda con una lampada a gas
in mano.
Quest’ultima opera, della cui esistenza si è appreso
solo dopo la morte di Duchamp, chiude il percorso di un artista che,
con la sua attività, ha continuamente stupito, contribuendo
come pochi a definire un concetto totalmente nuovo di arte, la cui
eredità sarà colta soprattutto dai diversi movimenti
di ispirazione concettuale sorti nel secondo dopoguerra.
(da: http://www.francescomorante.it)
Dadaismo Il
dadaismo, o arte Dada nasce durante il primo conflitto mondiale
a Zurigo, nel 1916, per opera del rumeno Tristan Tzara, per poi
diffondersi rapidamente nel resto d'Europa e in America.
Dada, termine che la tradizione vuole estratto a caso dallo stesso
Tzara in un vocabolario, diviene il simbolo di una ribellione generalizzata,
contro i valori ed i sentimenti dell'epoca, sulla scia dell'orrore
del conflitto; ribellione che si estende a ciò che è
tradizionale e borghese.
Il concetto di Dada è allora contrario concetto di bello,
ed al concetto stesso di arte, nonchè alle stesse correnti
moderne aventi i caratteri dell'avanguardia, come espressionismo,
cubismo e futurismo.
Il dadaismo non fa sua alcuna estetica; esso si interessa allo shock
causato allo spettatore, spesso attraverso l'uso di soggetti inconsueti
e violenti piuttosto che mediante le tecniche del collage e ancora
più del ready-made; tecniche che prevedono l'uso di oggetti
comuni in maniera inconsueta, come nel caso delle opere di Hans
Arp e Marcel Duchamp.
Tra i dadaisti è necessario inoltre citare Max Ernst, tedesco
al pari di Arp, il francese e connazionale di Duchamp Francis Picabia
e l'americano Man Ray.
(Da Wikipedia, l'enciclopedia libera)
Biografia di Marcel Duchamp
Henri Robert Marcel Duchamp nasce il 28 luglio 1887 nei pressi di
Blainville, in Francia.
Nel 1904 raggiunge a Parigi i fratelli Jacques Villon e Raymond Duchamp-Villon
e frequenta i corsi di pittura all'Académie Julian fino al
1905. Le sue prime opere sono di stile postimpressionista. Espone
per la prima volta nel 1909 al Salon des Indépendants e al
Salon d'Automne di Parigi.
I suoi dipinti del 1911, in stretto rapporto con il cubismo, tendono
tuttavia a rappresentare immagini successive di un corpo in movimento.
Nel 1912 dipinge la versione definitiva di Nudo che scende le scale:
l'opera viene esposta al Salon de la Section d'Or dello stesso anno
e in seguito, nel 1913, all'Armory Show di New York, dove susciterà
grande scalpore. Le idee iconoclastiche e radicali di Duchamp precorrono
la nascita del movimento dada, che avverrà a Zurigo nel 1916.
Dal 1913, abbandonati la pittura e il disegno tradizionali, si dedica
a forme d'arte sperimentali elaborando disegni meccanici, studi e
annotazioni che verranno inclusi nella sua grande opera degli anni
1915-23, La sposa messa a nudo dai suoi scapoli, anche. Nel 1914 realizza
i primi readymades (oggetti di uso comune, a volte modificati, presentati
come opere d'arte) destinati ad avere effetti rivoluzionari per molti
pittori e scultori.
Nel 1915 Duchamp soggiorna per la prima volta a New York, dove la
sua cerchia include Katherine Dreier e Man Ray, con i quali più
tardi fonda la Société Anonime, Louise e Walter Arensberg,
Francio Picabia e altri esponenti dell'avanguardia artistica.
Dopo un periodo di nove mesi che trascorre a Buenos Aires occupato
principalmente nel gioco degli scacchi, Duchamp ritorna in Francia
nell'estate del 1919 e si lega al gruppo dada parigino.
Di nuovo a New York nel 1920, realizza le sue prime strutture motorizzate
e crea Rrose Sélavy, il suo alterego femminile. Tornato a Parigi
nel 1923, Duchamp pare abbandonare l'arte per il gioco degli scacchi,
ma in realtà non cessa i suoi esperimenti artistici.
Dalla metà degli anni '30 collabora con i surrealisti e partecipa
alle loro mostre.
Si stabilisce in modo definitivo a New York nel 1942 e diviene cittadino
statunitense nel 1955.
Negli anni '40 è in contatto con i surrealisti emigrati a New
York e con essi espone varie volte.
Nel 1946 comincia a realizzare Etant donnés, un grande assemblage
al quale lavorerà segretamente per i successivi vent'anni.
Muore a Neuilly-sur-Seine, nei pressi di Parigi, il 2 ottobre 1968.
Lucy Flint Gohlke
Opere nella Collezione Peggy Guggenheim:
Nudo (studio), Giovane triste in treno, 1911-12
Box in a Valise, 1941 (leather valise)
(da: http://www.guggenheim-venice.it) |
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"Landscape at Blainville"
Oil on canvas - 61 x 50 cm. - 1902
Private collection 
"Paradise"
Oil on canvas - 114.5 x 128.5 cm. - 1910-11
The Philadelphia Museum of Art, Philadelphia, PA, USA 
"Young Girl and Man in Spring / Jeune homme et jeune fille dans
le printemps"
Oil on canvas - 65.7 x 50.2 cm. - 1911
Private collection 
"Sonata"
Oil on canvas - 145 x 113 cm. - 1911
The Philadelphia Museum of Art, Philadelphia, PA, USA 
"Sad Young Man in a Train / Jeune homme triste dans un train"
Oil on canvas, affixed to cardboard - 100 x 73 cm.
Peggy Guggenheim Foundation, Venice, Italy 
"Portrait of Gustave Candel's Mother"
Oil on canvas - 61 x 43.5 cm. - 1911-12
Private collection 
"Chocolate Grinder No.2 / Broyeuse de chocolat no 2"
Oil and thread on canvas - 65 x 54 cm. - 1914
The Philadelphia Museum of Art, Philadelphia, PA, USA 
"Portrait of Chess Players / Portrait de joueurs d'echecs"
Oil on canvas - 108 x 101 cm. - 1911
The Philadelphia Museum of Art, Philadelphia, PA, USA 
"Reproduction of L.H.O.O.Q"
from Box in a Valise
Readymade: pencil on a reproduction of the Mona Lisa
19.7 x 12.4 cm. - 1919
The Philadelphia Museum of Art, Philadelphia, PA, USA 
"With Hidden Noise. 1916" Readymade: Ball of string between
two brass plates held together by four screws. 12.9 x 13 x 11.4 cm.
The Philadelphia Museum of Art, Philadelphia, PA, USA. 
"Fountain" Readymade: porcelain urinal. 23.5 x 18 cm, hight
60 cm. 1917/1964.Private collection.
Musei con
Opere di Marcel Duchamp Italia:
Collezione Peggy Guggenheim - Venezia
Galleria Nazionale d'Arte Moderna (GNAM) - Roma Francia:
Musée national d'Art moderne (MNAM) - Parigi
Musée des Beaux-Arts - Rouen
Fondation Dina Vierny Musée Maillol - Parigi
Musée d'Art contemporain - Lione Germania:
Neue Nationalgalerie - Berlino
Wilhelm-Lehmbruck-Museum - Duisburg Inghilterra:
Tate Modern - Londra Olanda:
Stedelijk Museum - Amsterdam Svezia:
Moderna Museet - Stoccolma Israele:
The Israel Museum - Gerusalemme USA:
Museum of Modern Art (MoMA) - New York
Yale University Art Gallery - New Haven, CT
The Menil Collection - Houston, TX
Seattle Art Museum - Seattle, WA |
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