ARTE.GO  
Indice Artisti
news > eventi > artisti > mostre virtuali > multimedia > iniziative > archivio > partecipa > servizi > info
> mostre virtuali > Marcel Duchamp
Marcel Duchamp

Art Book

Vinilica - Dischi Usati

Hyper Book

Hyper Art

 
  Essendo Dati

Marcel Duchamp "Mi sono servito della pittura, dell’arte, per stabilire un modus vivendi, una specie di metodo per capire la vita; cercare cioè per il momento di fare della mia vita un’opera d’arte, invece di passarla a creare quadri o sculture. Ora, penso che si possa usare il proprio modo di respirare, di agire e di reagire agli altri (...) Si può trattarli come un quadro, un tableau vivant, o un’immagine cinematografica, se volete. Sono le mie conclusioni di adesso, che non ho né voluto né organizzato quando avevo 15 o 20 anni, ma mi rendo conto ora, dopo molto tempo, che in fondo è a questo che ho mirato."
(Duchamp 1966)
Sono le parole con cui Duchamp conclude l’intervista concessa alla televisione belga nel 1966, appena due anni prima di morire, e appena terminata l'opera che in segreto l'aveva impegnato per oltre 20 anni, appunto a partire dal 1946.

Nota come Étant donnés: 1) la chute d'eau 2) le gaz d'éclairage, questa installazione gelosamente nascosta anche agli intimi è l'ultima sua opera, in assoluto: e programmaticamente destinata ad essere realizzata e resa pubblica solo dopo la sua morte, secondo una accurata strategia espositiva da lui studiata con il suo amico e collezionista Arensberg fin dal 1950, per il museo di Filadelfia, insieme alle altre opere della sua donazione a quel museo.
"Essendo dati: 1) la caduta d'acqua 2) il gas d'illuminazione" è perciò il testamento spirituale di Duchamp, a cui attingere per cogliere il senso integrale del suo lavoro che appare altrimenti mutilo.
E quest’ultima parola di Duchamp al mondo è un paradosso: se il Grande Vetro frustrava, nel suo ascetismo, il piacere della visione obbligando al disincanto dello sguardo, qui ciò che, quasi per caso, può rivelarsi allo spettatore, è in realtà una macchina barocca, un trompe-l’oeil.
Ma in questo occhio che s’inganna è tutta la filosofia di Duchamp: è infatti il sistema dell’arte tout-court – come spazio paradisiaco in cui si annida il corpus delicti – ad essere de-costruito dallo sguardo furtivo e fortuito.
Molti errori prospettici nella valutazione di questo artista scomodo, difficile, diverso, mai completamente assorbito dalla critica anche quando lo ha osannato, sono derivati dal non aver conosciuto, o focalizzato, quest'opera postuma che è un po' come l'ultimo tassello che svela il disegno del puzzle, conferendo un senso più complesso anche ai ready-made e al Grande Vetro, non solo come ironia, umorismo, gioco (le interpretazioni più dadaiste degli anni Sessanta e Settanta, Bonito Oliva, Lebel, Dorfles), non solo come simbolismo alchemico o contrapposizione di polarità maschile-femminile (Calvesi, Schwarz, Jean Clair, in qualche modo lo stesso Octavio Paz), ma come attività di trans-formateur (Lyotard).
Se per conoscere bisogna smontare il giocattolo, come fanno i bambini, Duchamp smonta il funzionamento dello sguardo, della produzione del valore, della costruzione del senso, e tutta la sua opera appare come destrutturazione del meccanismo dell'opera d'arte.
Per il transformateur-Duchamp la macchina davvero celibe, la vera opera d'arte, è la propria vita; la poiesis dell'artista si rivolge al proprio sé, è autotrasformazione; la riflessione sull'opera d'arte diventa critica radicale dei ruoli, dunque messa in discussione anzitutto di sé come autore e apertura al ruolo del fruitore.
Fare della sua stessa vita un’opera d’arte è per Duchamp un rito di passaggio, dalla condizione protetta dell’autore a quella instabile del fruitore; passaggio epocale che assegna esclusivamente al divenire libero dell’altro il senso del suo stesso passare.
Allora fare di sé un’opera d’arte ha un senso solo se si distoglie l’attenzione dalle opere, che saranno perciò le pure tracce, il residuo che resta, di qualcosa che è accaduto altrove; testimonianze di un’epochè, frammenti che ricomposti a posteriori lasciano intravedere un disegno che via via si è andato componendo.
Così sono le opere di Duchamp, memorie d’archivio per un evento accaduto altrove: un altrove che non può essere altro che il proprio sé. “Usare il proprio modo di respirare, di agire, di reagire agli altri... e farne un tableau vivant”.
Ma lavorare sul proprio respiro, sulla propria sensibilità ed esperienza come su un congegno, considerando il proprio corpo come dispositivo, ha una tale carica mito-poietica da ricreare il Mito nel contemporaneo.
Poi si potrà anche tornare a lavorare in modo “tradizionale”, addirittura all’aborrita pittura-da-cavalletto, all’arte retinica o olfattiva: perché non c’è nessuna regola da far valere, nessun valore predeterminato da rispettare: l’importante è non ricadere nella trappola di trovare il senso dell’agire nel mondo simbolico, di collegare il senso ad una costellazione di archetipi.
Ma si può anche uscire dall’estetico, e vivere nella semplice pratica del consumo la trasformazione di sé.
Occorre, come Duchamp ha fatto, guardare al complesso della sua opera con uno sguardo contemporaneo, uno sguardo che abbia già introiettato le tecnologie digitali del presente, uno sguardo reso tattile, corporeo e non astrattivo, non panoramico ma miope nel suo procedere.

Luisa Valeriani
(da: ANISA - Ass. Naz.le insegnanti Storia dell'Arte)



Nascita del Concettuale

Marcel Duchamp - Bicycle Wheel/Roue de bicyslette L’artista francese Marcel Duchamp (1887-1968) viene considerato uno dei maggiori rappresentanti del dadaismo, benché egli non abbia mai accettato l’appartenenza a questo gruppo.
La cosa, conoscendo il personaggio, non stupisce affatto: la personalità di Duchamp è assolutamente impossibile da inquadrare in un qualsiasi schema.
Egli, in realtà, è stato uno dei più grandi artisti del Novecento, proprio per il suo modo di essere.
Ha, di fatto, costruito un nuovo prototipo di artista da intendersi come intellettuale sempre pronto a proporsi in maniera inaspettata, anche solo per il piacere di essere diverso dal normale. Ha elevato l’anormalità, intesa come rifiuto di qualsiasi norma, a pratica sia di arte sia di vita.
Nato in un paese della Normandia in una famiglia composta da sette figli, insieme ad alcuni fratelli ed una sorella, si avvia alla professione artistica.
Sin dall’inizio mostra tuttavia una irrequietezza culturale che lo porta a sommare esperienze in maniera molto eterogenea.
Dal 1904 è a Parigi e qui si occupa di cose diverse: esegue caricature per i giornali, si interessa di teatro, gioca a biliardo, lavora presso una biblioteca, viaggia in automobile.
Le sue prime esperienze pittoriche mostrano una facilità di assimilazione delle principali notivà stilistiche del momento: dal neoimpressionismo al fauvismo, dal simbolismo al futurismo.
Ma è soprattutto nell’ambito del cubismo che egli si muove con maggior disinvoltura.
Ma nel 1912, il suo quadro «Nudo che scende le scale n. 2» fu rifiutato dal Salon des Indépendants, proprio perché l’opera sembrava più futurista che cubista.
Ciò provocò il definitivo distacco di Duchamp dai cubisti.
L’opera, tuttavia, l’anno successivo fu esposta a New York, e qui divenne famosa.
Nella capitale statunitense Duchamp vi arriva nel 1915 già preceduto dalla notorietà procuratagli dal «Nudo che scende le scale n. 2».
In America entra in contatto con il gallerista Alfred Stieglitz ma soprattutto con Man Ray e con Francis Picabia, quest’ultimo già conosciuto a Parigi.
Duchamp in questi anni diviene soprattutto un operatore artistico, impegnato più come consulente di collezionisti e gallerie che non come artista.
La sua attività, pur saltuaria, non perde mai il gusto della provocazione, e l’invenzione dei «ready-made» ne è uno degli esempi più classici.
Ma l’attività americana di quegli anni si concretizza soprattutto nella realizzazione del «Grande Vetro», opera alla quale smette di lavorare, lasciandola incompiuta, nel 1923.
Da quest’anno egli smette sostanzialmente di fare l’artista.
Nei decenni successivi si dedica soprattutto agli scacchi, partecipando anche a tornei professionistici internazionali.
Ma ad un’ultima opera egli si dedica, in assoluta segretezza, per circa venti anni, dal 1946 al 1966: «Etant donnés: 1. la chute d’eau, 2. le gaz d’éclairage». L’opera, enigmatica sin dal titolo, consiste in una porta di legno consunta, dalle cui fessure, sbirciando oltre, si coglie una visione parziale di una ragazza distesa nuda con una lampada a gas in mano.
Quest’ultima opera, della cui esistenza si è appreso solo dopo la morte di Duchamp, chiude il percorso di un artista che, con la sua attività, ha continuamente stupito, contribuendo come pochi a definire un concetto totalmente nuovo di arte, la cui eredità sarà colta soprattutto dai diversi movimenti di ispirazione concettuale sorti nel secondo dopoguerra.

(da: http://www.francescomorante.it)



Dadaismo

Marcel Duchamp -  Bride/ MariéeIl dadaismo, o arte Dada nasce durante il primo conflitto mondiale a Zurigo, nel 1916, per opera del rumeno Tristan Tzara, per poi diffondersi rapidamente nel resto d'Europa e in America.
Dada, termine che la tradizione vuole estratto a caso dallo stesso Tzara in un vocabolario, diviene il simbolo di una ribellione generalizzata, contro i valori ed i sentimenti dell'epoca, sulla scia dell'orrore del conflitto; ribellione che si estende a ciò che è tradizionale e borghese.
Il concetto di Dada è allora contrario concetto di bello, ed al concetto stesso di arte, nonchè alle stesse correnti moderne aventi i caratteri dell'avanguardia, come espressionismo, cubismo e futurismo.
Il dadaismo non fa sua alcuna estetica; esso si interessa allo shock causato allo spettatore, spesso attraverso l'uso di soggetti inconsueti e violenti piuttosto che mediante le tecniche del collage e ancora più del ready-made; tecniche che prevedono l'uso di oggetti comuni in maniera inconsueta, come nel caso delle opere di Hans Arp e Marcel Duchamp.
Tra i dadaisti è necessario inoltre citare Max Ernst, tedesco al pari di Arp, il francese e connazionale di Duchamp Francis Picabia e l'americano Man Ray.

(Da Wikipedia, l'enciclopedia libera)



Biografia di Marcel Duchamp

Marcel Duchamp - Portrait of Dr.R.Dumouchel Henri Robert Marcel Duchamp nasce il 28 luglio 1887 nei pressi di Blainville, in Francia.
Nel 1904 raggiunge a Parigi i fratelli Jacques Villon e Raymond Duchamp-Villon e frequenta i corsi di pittura all'Académie Julian fino al 1905. Le sue prime opere sono di stile postimpressionista. Espone per la prima volta nel 1909 al Salon des Indépendants e al Salon d'Automne di Parigi.
I suoi dipinti del 1911, in stretto rapporto con il cubismo, tendono tuttavia a rappresentare immagini successive di un corpo in movimento.
Nel 1912 dipinge la versione definitiva di Nudo che scende le scale: l'opera viene esposta al Salon de la Section d'Or dello stesso anno e in seguito, nel 1913, all'Armory Show di New York, dove susciterà grande scalpore. Le idee iconoclastiche e radicali di Duchamp precorrono la nascita del movimento dada, che avverrà a Zurigo nel 1916.
Dal 1913, abbandonati la pittura e il disegno tradizionali, si dedica a forme d'arte sperimentali elaborando disegni meccanici, studi e annotazioni che verranno inclusi nella sua grande opera degli anni 1915-23, La sposa messa a nudo dai suoi scapoli, anche. Nel 1914 realizza i primi readymades (oggetti di uso comune, a volte modificati, presentati come opere d'arte) destinati ad avere effetti rivoluzionari per molti pittori e scultori.
Nel 1915 Duchamp soggiorna per la prima volta a New York, dove la sua cerchia include Katherine Dreier e Man Ray, con i quali più tardi fonda la Société Anonime, Louise e Walter Arensberg, Francio Picabia e altri esponenti dell'avanguardia artistica.
Dopo un periodo di nove mesi che trascorre a Buenos Aires occupato principalmente nel gioco degli scacchi, Duchamp ritorna in Francia nell'estate del 1919 e si lega al gruppo dada parigino.
Di nuovo a New York nel 1920, realizza le sue prime strutture motorizzate e crea Rrose Sélavy, il suo alterego femminile. Tornato a Parigi nel 1923, Duchamp pare abbandonare l'arte per il gioco degli scacchi, ma in realtà non cessa i suoi esperimenti artistici.
Dalla metà degli anni '30 collabora con i surrealisti e partecipa alle loro mostre.
Si stabilisce in modo definitivo a New York nel 1942 e diviene cittadino statunitense nel 1955.
Negli anni '40 è in contatto con i surrealisti emigrati a New York e con essi espone varie volte.
Nel 1946 comincia a realizzare Etant donnés, un grande assemblage al quale lavorerà segretamente per i successivi vent'anni. Muore a Neuilly-sur-Seine, nei pressi di Parigi, il 2 ottobre 1968.

Lucy Flint Gohlke


Opere nella Collezione Peggy Guggenheim:
Nudo (studio), Giovane triste in treno, 1911-12
Box in a Valise, 1941 (leather valise)

(da: http://www.guggenheim-venice.it)
 

Marcel Duchamp - Opera
"Landscape at Blainville"
Oil on canvas - 61 x 50 cm. - 1902
Private collection
Marcel Duchamp - Opera
"Paradise"
Oil on canvas - 114.5 x 128.5 cm. - 1910-11
The Philadelphia Museum of Art, Philadelphia, PA, USA
Marcel Duchamp - Opera
"Young Girl and Man in Spring / Jeune homme et jeune fille dans le printemps"
Oil on canvas - 65.7 x 50.2 cm. - 1911
Private collection
Marcel Duchamp - Opera
"Sonata"
Oil on canvas - 145 x 113 cm. - 1911
The Philadelphia Museum of Art, Philadelphia, PA, USA
Marcel Duchamp - Opera
"Sad Young Man in a Train / Jeune homme triste dans un train"
Oil on canvas, affixed to cardboard - 100 x 73 cm.
Peggy Guggenheim Foundation, Venice, Italy
Marcel Duchamp - Opera
"Portrait of Gustave Candel's Mother"
Oil on canvas - 61 x 43.5 cm. - 1911-12
Private collection
Marcel Duchamp - Opera
"Chocolate Grinder No.2 / Broyeuse de chocolat no 2"
Oil and thread on canvas - 65 x 54 cm. - 1914
The Philadelphia Museum of Art, Philadelphia, PA, USA
Marcel Duchamp - Opera
"Portrait of Chess Players / Portrait de joueurs d'echecs"
Oil on canvas - 108 x 101 cm. - 1911
The Philadelphia Museum of Art, Philadelphia, PA, USA
Marcel Duchamp - Opera
"Reproduction of L.H.O.O.Q"
from Box in a Valise
Readymade: pencil on a reproduction of the Mona Lisa
19.7 x 12.4 cm. - 1919
The Philadelphia Museum of Art, Philadelphia, PA, USA

Marcel Duchamp - Opera
"With Hidden Noise. 1916" Readymade: Ball of string between two brass plates held together by four screws. 12.9 x 13 x 11.4 cm. The Philadelphia Museum of Art, Philadelphia, PA, USA.
Marcel Duchamp - Opera
"Fountain" Readymade: porcelain urinal. 23.5 x 18 cm, hight 60 cm. 1917/1964.Private collection.

Links correlati

http://www.MarcelDuchamp.net/
http://www.toutfait.com/issues/
www.marcelduchamp.org/
www.artchive.com/artchive/D/duchamp.html
www.marcel-duchamp.com/
www.artcyclopedia.com/artists/duchamp_marcel.html
www.bc.edu/bc_org/avp/cas/fnart/art/duchamp.html
www.peak.org/~dadaist/English/Graphics/duchamp.html
 

Musei con Opere di Marcel Duchamp

Italia:
Collezione Peggy Guggenheim - Venezia
Galleria Nazionale d'Arte Moderna (GNAM) - Roma
Francia:
Musée national d'Art moderne (MNAM) - Parigi
Musée des Beaux-Arts - Rouen
Fondation Dina Vierny Musée Maillol - Parigi
Musée d'Art contemporain - Lione
Germania:
Neue Nationalgalerie - Berlino
Wilhelm-Lehmbruck-Museum - Duisburg
Inghilterra:
Tate Modern - Londra
Olanda:
Stedelijk Museum - Amsterdam
Svezia:
Moderna Museet - Stoccolma
Israele:
The Israel Museum - Gerusalemme
USA:
Museum of Modern Art (MoMA) - New York
Yale University Art Gallery - New Haven, CT
The Menil Collection - Houston, TX
Seattle Art Museum - Seattle, WA
 
 
links © dgpixel multimedia communication