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Presentazione
L'area
minata entro la quale si muove, fra tante incertezze, esitazioni e
dichiarazioni di morte presunta, la ricerca artistica contemporanea
sta sempre più diventando un insidiosissimo "terrain vague"
o "back-yard" in cui si accumulano, inutili ormai, tante
buone intenzioni e i migliori propositi, i grandi progetti come i
più semplici stimoli operativi. È ragionevole
e legittimo, pertanto, che degli artisti si sforzino di uscire da
questo fatale terreno, che tutto rende "indistinguibile",
per situarsi in un'area di ricerca il meno possibile condizionata
e scontata, e, dunque, il meno possibile compromessa; una area di
indagine dove l'opera d'arte è chiamata davvero a confrontarsi
con le esigenze più vere e più profonde dell'uomo d'oggi.
Ed
è quanto mai ragionevole, e raccomandabile, che un Ente Pubblico
si faccia promotore di mostre che, come questa sono capaci di scuotere
l'albero delle idee, restituendo all'operare artistico quella credibilità
così compromessa da tanto dilagante dilettantismo sempre più
protetto da interessi di piccolo, medio e anche grande mercato.
Si tratta di una scelta di fondo che situa l'operare artistico su
un piano molto diverso e ben al di là della impotente funzione
estetico consolatoria, o della soddisfatta contemplazione "speculare"
di valori socio esistenziali che traducono un'illusione di armoniosa
integrazione col mondo e con la realtà (magari stiracchiando
simbologie rimasticate nei secoli o rifingendo innaturali melodie
di immersione negli "imperscrutabili" equilibri del creato).
Niente di tutto questo. Anzi,
gli artisti che qui si interrogano tendono invece a provocare la perdita
di "baricentro" psicologico e percettivo come momento più
favorevole al dialogo e alla restituzione a ciascuno, operatore e
osservatore, della personale e ineliminabile capacità di penetrazione
della realtà e di decostruzione e ricostruzione, se non di
creazione.
Agostini, Biasi, Demarco, Facchin, Gard, Le Parc, Millecamps, Garcia
Rossi e Sobrino smitizzano subito il falso concetto di una creatività
istintiva, e quindi di pochi eletti, e di una creatività che
sembra sgorgare spontanea come inesausta fonte purissima, conseguenza
di"una più vasta orma" dello Spirito Creatore.
Questi
artisti, invece, riprendono in mano, un po' illuministicamente se
si vuole, i fili del proprio destino e riaffermano una creatività
che è innanzi tutto conoscenza del reale e padronanza del mestiere,
esercizio concettuale e artigianale della propria esperienza professionale.
Creatività diventa allora modo di rapportarsi a un problema
concreto con la capacità di prospettare più soluzioni
il cui interesse culturale, non tanto o non solo la validità,
è in stretto rapporto con il grado di conoscenza dei dati e
delle tecniche operative da parte dell'artista. L'opera
non ha più funzione e valore di oggetto estetico di per sè
concluso, ma diventa 'campo', zona di sperimentazione, spazio di accadimento
caratterizzato da operazioni che si svolgono non astrattamente e non
staticamente, ma in una fitta e reciproca interrelazione di influenze,
richiami, mai suggestioni, ma implicazioni, conseguenze, correlazioni
tra operazioni e campo stesso, tra avvenimento e spazio circostante.
L'opera, dunque, non è più solo e semplicemente risultato
di un progetto, ma è "condizione" essa stessa del
progetto, e sposta così il discorso sul metodo più che
sul risultato, su una prassi estremamente flessibile che rompe ogni
isolamento e porta l'opera a partecipare della totalità, fisica
e psichica, materiale e concettuale.
Metodo operativo, organizzazione dello spazio e dei segnali nello
spazio, sviluppo e modulazione che non soffrono più i limiti
del "quadro" e della cornice, sono momenti di innesco di
una pedagogia visiva che scarta il contingente, l'immediato apparente
e la superficiale reazione ottica, di più o meno piacevolezza,
per provocare una autentica partecipazione e, possibilmente, una prosecuzione.
È
nelle "provocazioni a seguire" di questi artisti, infatti,
l'esplicita proposta che il vedere e il percepire non si limitino
alla realtà pittorica che si presenta al primo impatto, ma
diventino un porsi in situazioni di allarme sensoriale e percettivo,
e di disponibilità alla riflessione, così da addentrarsi
visivamente col cervello fino a individuare la genesi dell'accadimento
segnico o plastico, che è poi il progetto, e a identificarne
la struttura e a vivere l'operazione nello spazio e nel tempo proposti
riuscendo a "slargarne" l'esperienza anche ad altri tempi
e luoghi.
Anche la tradizionale "tela" non ha più funzione
di supporto di colore, ma è uno spazio definito e neutralizzato
cromaticamente; i segni, sempre essenziali e precisi nella loro rigorosità
mentale e visiva, divengono segnali, vettori che confermano la tendenza
a espandersi, ad addensarsi e a coagularsi del colore materia nello
spazio.
Anche li dove individuiamo più rarefatte dilatazioni spaziali,
o più nitide definizioni del "campo" di intervento,
o la predilezione verso la monocromia, o l'estendersi della ricerca
fino a procedimenti semiologici di scritturazione e di individuazione
di "segni modulari", oppure lì dove
il colore è ancora una volta eletto a momento di indagine degli
scarti mentali e delle acquisizioni percettive, in tutto queste scelte
di lavoro, calibrate con estrema attenzione e sapienza dagli operatori,
è affermata la necessità di un ordine di metodo e di
ricerca che si impone come unica alternativa "umana" allo
spappolamento emotivo, al disfacimento sentimentale e all'individualismo
romantico, così come al cedimento a qualsivoglia suggestione
autoritaristica che implichi rinuncia alla capacità creativa
(come capacità di conoscenza e di intervento appunto), di ciascun
essere ragionevole.
Nella contestualità logica di un progress delle mozioni moltipllcate
e riferibili alle geometrie nella loro gestione figurale, plastica
o architettonica, queste opere ci fanno "comprendere nella loro
visiva finitezza il prolungamento e l'estensione dell'infinito nell'immaginazione
del nostro pensiero, nell'infinita dimensione della nostra psiche:
la relazione fra struttura, spazio circostante e tutto lo spazio possibile,
il cosmo, prolunga la capacità operativa e sviluppa le ipotesi
astratte, e insieme stimola la capacità percettiva, l'orecchio
interno - l'Ayna degli orientali, forse - a una consonanza conoscitiva
sempre più penetrante e profonda, in un processo di ascolto,
identificazione e prosecuzione non molto dissimile da quello che innesca
la musica.
(Giorgio Segato) |
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Edoer Agostini "Struttura - Rilievo" - 1980 
Alberto Biasi "Io sono" 
Hugo Demarco "Reflexion" 
Celestino Facchin "Ricerca Z.A." - 1980 
Ferruccio Gard "Percezione" - 1980 
Julio Le Parc "Modulation 276" - 1979 
Yves Millecamps "Themis" - 1979 
Horacio Garcia Rossi "Serie Luce" - 1980 
Francisco Sobrino "ieu d'echeques" - 1970
Informazioni
Tratto dal catalogo: "1981 Evo . Medio . Art 1981"
"Artisti Internazionali Contemporanei
in un Castello Medievale"
12 aprile - 3 maggio 1981
Salone del Castello - Città di Marostica
Assessorato alla Cultura |
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