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Infinitapelle - Stefano Scheda

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  Presentazione

Stefano SchedaPartendo da opere fotografìche quali "In fìnta pelle" o "Prove di morte", Stefano Scheda tenta di attribuire una parvenza di realtà a ciò che ancora rimane imponderabile e per lo più impossibile da descrivere, se non in modo frammentario e allusivo: l'idea di un io corporeo superstite al passaggio della morte.

Servendosi della "documentazione fotografica" di un falso, più correttamente di una simulazione, immagina di registrare un fenomeno che comprende in sé un corpo, un senso di vita in pericolo, un senso di morte che sopraggiunge, una forte voluttà.

Il suo desiderio erotico oltrepassa ora il fatto strettamente sessuale, pur essendo questo stesso che "accende" la sua ricerca e la spinge fino alle estreme conseguenze del conoscere: Eros e Thanatos diventano per lui il mistero da svelare, due facce della stessa medaglia, i due sentimenti estremi dei quali appropriarsi contemporaneamente, fermando il tempo, fermando l'immagine, creando un luogo fuori delle normali concezioni spaziali.

In altre parole il tentativo del suo lavoro, la sua ricerca, la sua tensione costante, sono quelli di portare l'arte verso una definitiva funzionalità: tradurre in immagine e in concetto quel "sentimento emotivo" che attraversa la coscienza di tutti e oltrepassa, con una molteplicità di rimandi, le semplici sensazioni e le semplici emozioni.

I suoi lavori producono un linguaggio complesso, frutto di una mente che tenta di espandersi, che prelude ad un linguaggio del futuro.

"Tutte le religioni sono in sostanza insegnamenti sulla morte" (P.D. Oupensky), da qui cercare di afferrare il senso logico di una vita psichica superiore, corrisponde a travestire il proprio corpo per simulare fenomeni che in apparenza corrodono e lacerano soltanto una "finta pelle", ma che in atto pratico incidono, con risentimenti psichici reali, nell'ambito della sfera emotiva.

Vedere la propria immagine alterata, la pelle violata, il torace in procinto di aprirsi, guardarsi attraverso un punto di vista estemo, estrarre la coscienza dal corpo, volare sopra se stessi... tutto questo non coincide forse con il desiderio incomprimibile di immortalità?

Con il desiderio di gustare a fondo quell'impercettibile passaggio successivo al cessare del respiro?

"Prove di morte" corrisponde ad una specie di allenamento estremo per sopravvivere alla morte: simulare, analizzare, scomporre il fenomeno, convinti che questo uomo aperto in diretta sveli il segreto fisico della trasformazione della materia, del riconcentrarsi dell'energia vitale in altro modo.

Quindi la strada logica da percorrere diventa quella di allenare la mente a percepire altre dimensioni, di espandere le capacità sensoriali verso una quinta o anche una sesta dimensione.

Stefano Scheda, attraverso i suoi recenti lavori fotografici, si serve del ricatto visivo che essi procurano per spingere lo spettatore ad una riflessione estrema sui modi di appropriazione e di apprendimento dell'essere.

Le basi logiche sembrano essere stravolte, l'ipotesi di partenza è un assurdo, eppure quante volte questa stessa assurdità si è impadronita della nostra mente?

La sua opera, allora, sembra affermare con coraggio che i nostri sentimenti, veri nella loro fisicità emotiva, sono in grado di aprirci orizzonti nuovi, credibili nella misura in cui essi emergono dalle interiorità caotiche del nostro sistema psicofisico.

(Francesca Pietracci)
 

Stefano Scheda - Opera
"Fusto"
serie "In Finta Pelle" - 1995 - 70x90
Stefano Scheda - Opera
"Scorti"
serie "Prova di morte" - 1995 - 122x181
Stefano Scheda - Opera
"Inpasto"
serie "Prova di morte" - 1995 - 70x100
Stefano Scheda - Opera
"Centrifuga"
serie "In Finta Pelle" - 1995 - 90x90
Stefano Scheda - Opera
"Primo passo "
serie "Fuocodacqua" - 1992 - 136x176
Stefano Scheda - Opera
"Petto in fuori "
serie "Schermo-labile" - 1992 - 190x125

Informazioni

Stefano Scheda - Catalogo
Tratto dal catalogo della mostra
"Stefano Scheda - Infinitapelle"
5 ottobre - 5 novembre 1996
Studio Cristofori Bologna
Testi di Peter Weiermaier e Francesca Pietracci
Editore e stampatore Adriano Parise.
 
 
 
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