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Oltre Magritte
L’esistenza svanisce nelle certezze, la consapevolezza consacra
la conoscenza come salvezza universale, i pensieri sono reminiscenze
di un sapere che ci conduce nell’ordine armonico delle cose.
In una fredda e razionale architettura mentale la voce silenziosa
dell’inconscio provoca crepe, fratture, sgretola solide quanto
effimere costruzioni del vero e del reale. Il senso del non essere
appare come fantasma dell’esistenza e l’inquietudine lascia
la sua traccia nell’invisibile grafica dei segni dell’anima.
Magritte ne afferra il pulviscolo sonoro e lo traduce nel riflesso
della dissoluzione quotidiana nella misteriosa visione di se stessa.
Il vissuto presente si ferma sulla tela in un eco dell’inconscio
che appare con il suo linguaggio carico di simboli. Il gioco prosegue
in immagini come corrispondenze con un futuro già visibile
nella luce di un sapere che dispiega le ali verso il senso delle cose
nell’enigmatica limpidezza della realtà. Una realtà
come senso del presagio, è l’opera Chiaroveggenza, 1936
Magritte rappresenta non solo se stesso nell’atto di dipingere
ma anche il processo spirituale intrinseco all’arte: un processo
di trasformazione oltre il vincolante e l’apparente staticità
delle cose. L'uovo è il soggetto, ma l’opera dell'artista
fa sì che sulla tela sia già un uccello.
Magritte sopravvive a se stesso, vive nella sua arte e l’arte
vive di quella lucida visione onirica, di quella poetica forza misteriosa,
di quella estetica percezione sensoriale che traccia la sua traiettoria
tra le correnti artistiche successive, come la pop art e l’arte
concettuale. Da qui, si svilupperanno, negli anni sessanta e settanta,
tutti i parametri che Magritte ha svelato, con la sua genialità
enigmatica e sensitiva. L’arte concettuale abbandonerà
poi, la pittura, la pop art assumerà la poetica di Warhol,
Rauschenberg e Oldenburg, ma hanno entrambi un comune denominatore:
l’oggetto attraverso un piano estetico che lo denuda dalla funzionalità.
Gli oggetti, quindi, regnano incontrastati e la presenza dell’uomo
appare solo attraverso la sua forma temporale. Uno sguardo sull’arte
per carpirne il senso e dar vita a un pensiero visibile, terza dimensione
dell’esistenza. Una dimensione nascosta che Magritte riporta
in superficie anche attraverso Fantomas, l’incarnazione del
mistero, del doppio, della contraddizione e della trasgressione. Un
personaggio in grado di ricomporre, secondo una propria logica intuitiva,
i frammenti
di un mondo perso, svuotato e intrappolato nelle sue regole e nei
suoi significati. Per Magritte, Fantomas è l’eroe, è
colui che crea la storia e ne tesse la trama con accordi perfettamente
incatenati nel sottile gioco del lirismo enigmatico. Magritte ne ha
ricomposto l’essenza in opere cariche di quella irrealtà
siderea, che accompagna il silenzio e da dove traspare l’indifferenza
di quel sapere non sapere sospeso nei sogni.
Nel dominio dell’avanguardie Magritte è l’artista
della profonda visione dell’essere , è colui che ha posto
di fronte all’opera l’intelligenza che gli assicura la
visibilità del pensiero, è l’onirico nella configurazione
libera del sapere. Antonella Iozzo
MAGRITTE IN BREVE
1898. René Francois Magritte
nasce il 21 Novembre a Lesines,
nella provincia di Hainaut in Belgio.
1912. Muore la madre. Il suo corpo
viene ritrovato nel fiume Sambre con
la testa avvolta in una camicia da notte.
1913. A Charleroi dove si trasferisce
con il padre e i due fratelli, conosce
Georgette Berger, sua futura moglie.
Compie gli studi liceali, frequenta corsi
di disegno e pittura e si appassiona ai
film di Fantomas di Teuillade.
1916. S'iscrive all'Accademia
di Belle Arti di Bruxelles.
Ha come maestri Van Damme-Sylva,
Comaz e Montald
1919/21. Alla Galerie Giroux espone
la sua prima tela: Trois Femmes.
Frequenta circoli d'avanguardia dove
conosce il poeta Pierre Bourgeois, di
cui diverrà l'illustratore.
1922. Lavora come grafico a
Poters- Lacroix a Haren.
Primo impatto con l’arte di De Chirico,
Le chant d'amour mostratogli dal poeta
Marcel Lecomte, lo impressiona.
1924/25. Insieme a E.L.T. Mesens, poeta
e mercante d'arte, fonda la rivista Oesaphage.
Entra nella cerchia dei surrealisti belgi:
Marcel Leocomte , Camille Goemas, Paul Nougé ,
Louis Scutenaire; Paul Colinet e Achille Chavée.
Ottiene un contratto con la galleria Le Centaure
a Bruxelles, per la quale realizzerà 60 tavole, dopo
aver dipinto Il Fantino perduto.
1927. prima mostra personale alla galleria
Le centaure. Scarsa accoglienza.
1929. Contribuisce alla Révolution
surréaliste scrivendo Les Mots et les images.
Breton lo ammette nella cerchia surrealista e
frequenta la celebre casa di rue De Chateau
dove si trova la collezione di opere d'arte tribale
e le esposizioni di De Chirico, Ernst, Picabia,
Duchamp e Picasso. Rompe l'amicizia con Breton.
1936. Prima mostra personale alla Julian
Levy Gallery di New York e alla New Burlington
Gallery di Londra, partecipa a The international
surraealist Exibition.
1940. Lascia il Belgio dopo l'invasione tedesca.
passa 3 mesi in esilio a Carsonne, dove dipinge
Le repas des noces e Le mal du pays.
1943. Torna in Belgio, inizia a dipingere
alla maniera di Renoir.
1948. Dipinge con uno stile futurista caricaturale
dei Fauves francesi, il cosiddetto periodo"vache".
Appare la prima versione de L'impero delle luci.
1951/53. E’ direttore della nuova rivista
La carte d'après nature.
Termina il Dominio incantato, 8 pannelli
murali per il Casinò municipale di Knokke-le zoute.
1957. Viene insignito del premio del
Guggenheim International award exibition
per il Belgio. Realizza il murale per il palazzo
delle Belle Arti di Charleroi, La fata ignorante.
1961. Esegue il murale per il Palazo dei Congressi
di Bruxelles, Le barricate misteriose.
Scrive Il richiamo all’ordine.
1964/65. Il Moma gli dedica una mostra
retrospettiva con 82 opere. Appare
l'importante monografia a lui dedicata,
di Patrick Walderberg con una bibliografia
di André Breton.
1967. Corregge i modelli di cera delle
sue sculture e li firma. Il 4 Agosto
a Rotterdam si tiene una mostra retrospettiva
con 103 opere.
Il 15 Agosto muore improvvisamente a Bruxelles.
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"Perspicacity"
1936. oil on canvas. 54.5 x 65.5 cm.
Private collection 
"The Menaced Assassin"
1926. Oil on canvas. 152 x 195 cm.
The Museum of Modern Arts, New York, NY, USA
"Collective Invention"
1934. Oil on canvas. 73.5 x 97.5 cm.
Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen, Düsseldorf, Germany
"The Art of Conversation"
1950. Oil on canvas. 65 x 81 cm.
Private collection 
"The Lost Jockey"
1948. Gouache on paper. 50 x 84 cm.
Private collection 
"La Condition humaine"
1933. Oil on canvas. 100 x 81 cm. The National Gallery of Art, Washington,
DC, USA 
"The Key to the Fields. La Clef de champs"
1936. Oil on canvas. 80 x 60 cm.
Thyssen-Bornemisza Collection, Madrid, Spain
Informazioni
Per contattare la curatrice di questa mostra virtuale e per
informarsi sulle opportunita' di realizzare mostre ed eventi
reali o per sapere come ottenere una critica d'arte:
Antonella
Iozzo |
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