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Biennale di Marostica 1983

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  Presentazione

Jean Allemand L'elogio del raziocinio fatto qualche tempo fa da Hans Glattfelder, uno degli espositori a questa mostra, mi da l'opportunità di esprimere, da un osservatorio piuttosto angusto, ma tutt'altro che insensibile, la convinzione che la battaglia del Costruttivismo non è stata sbagliata, anzi, la certezza che questo modo di fare arte rimane un atteggiamento fondamentale da cui non si potrà prescindere in futuro.

Se si tien conto dei consuntivi che si van facendo riguardo a tante mode ed espressioni artistiche degli anni recenti, si ravviva la speranza che la ragione, fatta tacere con conseguenze negative anche in altri campi, riprenda la sua strada, non per umiliare il soggettivo o il fantasioso, che avranno sempre legittimità nel processo artistico, ma per consolidare presso un pubblico più vasto la possibilità di fondare una cultura visiva sul rapporto tra la nostra esperienza sensoriale e la ricerca scientifica su cui poggia la nostra civiltà.

Non si dimentichi che questa cultura ha, per esempio, superato l'utilizzo delle tecniche artistiche tradizionali ed ha aperto ampie prospettive nel campo delle teorie dell'informazione e della tecnologia.

Sara Campesan Una preoccupazione, di natura disciplinare, è semmai legittima, per la quale si comprende l'animo a volte esacerbato di chi si applica a questo genere con vero spirito innovativo: che venga meno o passi in secondo piano il principio stesso della ricerca, il solo che davvero giustifichi l'operazione estetica.

Non è invero accettabile che ritardatari e neoconvertiti tendano all'effetto del risultato, per quanto bello e gratificante, piuttosto che all'invenzione.

S'impone quindi l'esigenza di una continua verifica e la necessità di ricerche di gruppo che impediscano deviazioni e compromessi.

L'esibizionismo personale, il compiacimento edonistico, il culto per il prodotto in sé complice spesso una grande finezza esecutiva, non sono meno dannosi dell'ingenuo scientismo e utopismo già sconfitti negli anni '60 da quell'involuzione che ha bloccato, con danni imprevedibili, ogni prospettiva di trasformazione in campo estetico.

Koichi Kozuru A provocare la quale non son mancate, certo, ragioni storione di natura politica ed economica.

Per questo è necessario che artisti vecchi e nuovi si incontrino non solo per esporre in mostre comuni, alle quali si interessino finalmente gli enti pubblici, ma soprattutto per lavorare in stretto contatto, in un rapporto ricco di stimoli e di idee nuove.

Si chiarisce così il senso di questa e di altre mostre similari allestite negli ultimi anni nel Veneto, e si apprezza il fervore operativo e la solidarietà di gruppo evidenziati, ad esempio, dal Centro Ricerche Artistiche Contemporanee «Verifica 8+1» attivo a Mestre.

Le forme dell'arte costruttivista e razionale, detta anche, a seconda dei casi, cinetica, visuale optical, ebbero la loro massima espansione negli anni '60, a seguito della crisi dell'informale che aveva riaffermato l'individualismo contro l'invadenza della tecnologia.

Nacquero da scelte ben precise sul piano artistico, sulla base di una situazione politico-sociale che lasciava presagire cambiamenti positivi per tutti.

Renato Spagnoli Uno dei maggiori bersagli di quest'arte fu in consumismo, che tuttavia non si arrestò neanche dopo il '68, quando le nuove espressioni dell'arte povera e concettuale, mercificate anch'esse, prevalsero sull'idea di traformare alcuni elementi della tecnologia in risultati di valore estetico.

Il costruttivismo intese soprattutto spostare l'interesse verso eventi obiettivi, fenomeni verificabili, per i quali non fosse necessaria alcuna interpretazione soggettiva.

L'arte, che avrebbe avuto una destinazione sociale più allargata, doveva esprimere l'energia insita nell'operazione creativa, e non poteva, dati gli orientamenti del nostro tempo, prescindere dai fermenti innovatori in atto.

Chi seguì con fede convinta questa strada assunse un atteggiamento analitico e critico al fine di rivelare i rapporti interni dell'opera e, conseguentemente, gli effetti, a volte inattesi, che questa produce nello spettatore impegnato a scoprirne, con la bellezza, l'originalità del processo.

È chiaro che trattandosi di un'operazione estetica non si mirava ad abolire l'emozione, l'eccitazione visiva, per manifestare solo una riflessione analitica e il risultato di un puro e semplice processo mentale.

Roberto Vecchione «L'attività speculativa dell'arte moderna - scriveva Apollonio - per essere analitica e critica, si prefigge di chiarire il processo creativo, ed ha accertato che in esso convergono razionalità e sensibilità. Molti credettero che si trattasse soltanto di semplici espedienti ottici e meccanici, mentre il fondamento teorico promuoveva la fusione del dato visivo e del dato conoscitivo».

Gli artisti presenti in questa mostra non intendono consegnarci con le loro opere un mondo obiettivo, fuori di noi, sul quale sia assente ogni nostro intervento; il loro prodotto stimola una lettura che chiarisce la disposizione delle strutture del quadro che vengono di volta in volta istituite.

E questo senza presumere che l'imprevisto, anche se ridotto al minimo, si possa mettere fuori gioco, o che il vissuto, espressione di personale esperienza, sia bandito.

Pensando allo sviluppo dell'opera in fase preliminare, nella quale ogni elemento è posto in modo inseparabile dal contesto strutturale, accettano l'idea che in esso si verifichi quel tanto di indecifrabile che si riscontra, inevitabilmente, in ogni azione dello spirito umano.

Rifiutano, invece, un giudizio sull'opera basato sui criteri dell'estetismo tradizionale che valorizza soprattutto i fenomeni indeterminati presenti nella struttura e nella visualità dell'opera.

Roberto Vecchione - Sculture nello studioCome negli anni '60 fu storicamente motivata l'avversione della Nuova Tendenza - vedi il GRAV di Parigi, il Gruppo Zero di Dùsseldorf, N di Padova, T di Milano - all'arte informale che contrapponeva l'intimismo individualistico all'espandersi delle forze tecnologiche, così oggi riacquista un senso, per una giovane generazione di artisti, il recupero della razionalità, del metodo, della interdisciplinarità, dopo l'invadenza delle forme di un esasperato individualismo.

E ciò al fine anche di una rigenerazione - oggi più che mai necessaria, seppure tanto difficile - del rapporto artista-società.

Non si dimentichi un'esigenza sempre presente nel movimento: l'applicazione pratica di quei motivi che avevano stimolato e sorretto la creazione estetica, la convinzione che certi fenomeni della percezione possono essere impiegati a fini sociali, per una diversa organizzazione dell'ambiente in cui l'uomo vive.

Si accennava, prima, alle degenerazioni che si sono verificate in seno al movimento.

Il linguaggio delle rappresentazioni artistiche non sempre in realtà ha conservato una coerenza tra contenuto e forma, non solo per il dilettantismo di alcuni artisti che hanno aderito a tali rappresentazioni, ma anche perché la formulazione linguistica, sottovalutata, è stata utilizzata per fini estranei alle prerogative dell'evento creativo.

Shizuko Yoshikawa - "Colour shadow - oggetto verticale n.52Chiamiamo ancora una volta in causa Apollonio, che, in un lucido saggio del 1973, pur consapevole delle numerose involuzioni e contraddizioni, faceva una strenua difesa del movimento.

Dopo aver affermato che «con tutti i limiti e tutte le riserve che si possono fare alla ricerca cinetica, nei suoi esiti qualificanti e di livello originale, essa ha in ogni caso avanzato ipotesi edificatrici che non ebbero riscontro alcuno nelle esperienze successive», si augurava che un tale merito un giorno potesse essere ripreso e continuato con gli apporti di altri insegnamenti e di altri concetti.

La presente mostra che allinea, accanto a qualche maestro già noto e ormai storico del movimento, un numero considerevole di giovani decisi a non uscire dalla formulazione linguistica legata ai principi dell'evento creativo, ci pare costituisca l'esempio più probante di un rinato interesse per la ricerca costruttivista.

A Marostica si è voluto evidenziare lo spirito di ricerca che anima un gruppo di artisti provenienti da aree geografiche diverse, ma senza la pretesa di voler essere esaurienti o la presunzione di aver fatto una verifica criticamente approfondita.

Perciò l'internazionalità è qui da intendersi solo come apertura verso artisti che, in comunione d'intenti, operano in vari paesi: o con la coerenza di sempre o con generoso giovanile fervore; in ogni caso con alta professionalità ed intelligenza.

Essi sono: Jean Allemand, Beppe Bonetti, Sara Campesan, Hans Jorg Glattfelder, Eduardo Jonquieres, Koichi Kozuru, Attilio Marcolli, Marcelle Morandini, Philippe Morisson, Gaetano Pinna, Renato Spagnoli, Roberto Vecchione, Shizuko Yoshikawa, Guido Zanoletti.

(Giuliano Menato)
 

Jean Allemand - Opera
Jean Allemand
"Tension" - 1981
Beppe Bonetti - Opera
Beppe Bonetti
"Variazioni modulari" - 1982
Sara Campesan - Opera
Sara Campesan
"Rotazioni su corone circolari di una forma base" - '82
Hans J. Glattfelder - Opera
Hans J. Glattfelder
"Matefora non euclidea" - 1982
Eduardo Jonquieres - Opera
Eduardo Jonquieres
"pittura" - 1980
Koichi Kozuru - Opera
Koichi Kozuru
"Superposition PB" - 1982
Attilio Marcolli - Opera
Attilio Marcolli
"Interazione della forma: struttura trasformazionale opaca, bianconero n.1" - 1981
Marcello Morandini - Opera
Marcello Morandini
"Dokumenta urbana Kassel" - 1982
Philippe Morisson - Opera
Philippe Morisson
"Senza titolo"
Gaetano Pinna - Opera
Gaetano Pinna
"SA - B4/14"
Renato Spagnoli - Opera
Renato Spagnoli
"Senza titolo"
Guido Zanoletti - Opera
Guido Zanoletti - 1982


Links correlati

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Cesena 1983
2a Biennale di Marostica
Museo Umbro Apollonio
 

Informazioni

Locandina Biennale Marostica
Tratto dal catalogo
"2a Biennale d'Arte Contemporanea"
27 marzo - 1 maggio 1983
Saloni del Castello Inferiore
Città di Marostica - Assessorato alla Cultura.
testi di Giuliano Menato, Giorgio Segato, Mario Stefani.
 
 
 
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