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Il Museo Che Non C'e' - Palazzo 2

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  Sergio Bigolin

Sergio Bigolin Insegnante di lingua inglese nella scuola media, ha iniziato la sua attività sotto la guida del maestro Giovanni Bernardi ed ha esposto per la prima volta nel 1971 alla Triveneta d'Arte di Cittadella.
Ha continuato lo studio delle varie tecniche di incisione e di stampa, frequentando anche la Scuola Internazionale della Grafica a Venezia.
Ha partecipato a numerose mostre nazionali e internazionali, fra le quali: la Collettiva di Incisori Italiani a Tokyo nel 1973; il Premio Burano di Pittura dal 1974 in poi (1975 premio acquisto, 1991 primo premio assoluto); la Rassegna d'Arte Sacra a Firenze nel 1976; l'VIII, la IX e la X Biennale Internazionale del Bronzetto Dantesco a Ravenna nel 1988, 1990 e 1992; il III e il IV Concorso Nazionale della Ceramica d'Arte a Savona nel 1988 e 1990; le Biennali Nazionali dell'Acquerello ad Albignasego dal 1987 in poi (1991 3ø premio); il Premio di Pittura, Scultura e Grafica Treviso (1ø premio per l'acquerello nel 1990 e 1ø premio per la grafica nel 1991).

Mauro Bordin

Mauro Bordin Mauro Bordin nasce a Padova nel 1970, dove frequenta il Liceo Artistico Statale, diplomandosi nel 1988. Nel 1992 consegue il diploma di licenza del corso di pittura all'Accademia di Belle Arti di Venezia. Oltre all'attività pittorica tiene corsi di disegno e pittura.

Ogni artista sceglie un simbolo o più simboli con cui interpretare il reale, per far emergere al di là delle apparenze la vitalità che in esso si cela; un saper cogliere, con visione interiore, ciò che ci appare freddo e immutabile.
Mauro Bordin con la sua pittura indaga questa qualità del simbolo, collegandola ad un cromatismo che trae lezione dalla grande pittura veneta, in modo particolare dal manierismo e dalla messa in crisi e rinnovo della rappresentazione in esso presenti.
Il Bordin esamina e analizza, tramite i simboli "stanze da letto" e "studi", l'essere e il suo manifestarsi. Un lavoro meticoloso, di percorrenza emotiva, si rivela nella sua pittura. La luce filtra da una tenda e svela ciò che è presente all'interno, una luce calma. L'esterno, il reale, può entrare nell'intimità solo lentamente, senza violentare. In questa atmosfera le cose si rivelano; il letto, la mobilia, sono sì oggetti, ma anche presenza: dicono, mostrano una qualità esistenziale, il sogno, la realtà, l'essere e il non essere. Da queste considerazioni si forma l'immagine, il racconto, la visibilità.
Questa pittura trae la sua forza cromatica ed emotiva da campiture nervose ed intense. Guizzi di luce vivissimi risvegliano, scuotono un cromatismo che si lascia andare ad una uniformità tonale, creando con simile contrasto una atmosfera di presenza. La pittura di Mauro Bordin è di fattura e qualità che non lasciano nulla al caso, tutto trova una sua collocazione nell'economia della rappresentazione: il passato come ricerca nella pittura veneta, il presente nell'espressionismo, nell'esasperazione dell'immagine che, seppur "statica", vive del conflitto di essere. Uno scavo profondo avviene sulla superficie della tela, una tensione che si calma solo nell'apparenza dell'opera ultimata, che rimanda all'inquieta conclusione che nulla è finito, bisogna andare oltre.
Se l'esperienza della pittura è quella di trarre le emozioni dalle tensioni e dall'equilibrio formale e cromatico, Bordin è su questa strada.
(Renato Petrucci)

Belinda DiLeo

Belinda DiLeo I miei dipinti esplorano un certo numero di temi correlati tra loro. Riflettono lo studio della religione comparata e un interesse antropologico sull'influenza svolta dal potere dell'immaginario visuale e dal rito sulla società. I dipinti rappresentano temi tradizionali: figure, paesaggi, e interni. Tuttavia, le immagini tradizionali suggeriscono problematiche più profonde sull'identità individuale e sociale. L'interrelazione tra religione e morte ha costituito un'area di interesse. Le credenze relative alla morte costituiscono le fondamenta su cui emergerà l'identità culturale individuale. I temi legati alla stirpe alludono a un senso di coscienza storica. La natura meditativa degli spazi interiori e il messaggio della precarietà sfidano gli osservatori ad abbandonare momentaneamente le distrazioni della società contemporanea, e a guardare dentro loro stessi alla ricerca di significato.

Laszlo Tar

Laszlo Tar Laszlo Tar è nato nel 1922 nella regione di Szabolc, in Ungheria. Ha iniziato a disegnare e a dipingere il suo mondo a cinque anni. Con i suoi ritratti ha vinto i concorsi scolastici per tre anni di seguito, prima di entrare all’Accademia di Belle Arti di Budapest nel 1953, allievo di Istvan Szonyi.
Nel 1946 è andato in Italia per approfondire gli studi con il Maestro Morandi all’Accademia di Bologna, e poi all’Accademia di Belle Arti di Roma. Tornato all’Accademia di Budapest nel 1948, si è diplomato, si è sposato, ed ha insegnato arte fino al 1950.
Dal 1951 al 1956 ha lavorato nel laboratorio del maestro Istvan Szonyi. Lì è stato ulteriormente influenzato dai maestri ungheresi - Bernath, Bargsai, Elekfy e Patzai. Nel 1955 ha tenuto la prima esposizione personale a Budapest. Molti dei suoi acquerelli e dei suoi disegni sono stati acquistati dal Museo di Belle Arti di Budapest e dal Museo Municipale di Roma. Nel 1956 è immigrato negli Stati Uniti con la famiglia, stabilendosi a New York City, dove ha proseguito la sua educazione con Raphael Soyer, alla New School. Nei quattro decenni successivi, si è dedicato appassionatamente alla pittura, al disegno e alle incisioni su legno, alternando periodi di lavoro nell’industria tessile. Nel 1989 ha partecipato ad una grande mostra a quattro a Budapest, vendendo molti pezzi. Nel 1991, he tenuto molte personali di successo in tutta l’Ungheria.
Nei suoi acquarelli e nelle sue gouaches, nei suoi disegni con inchiostro di China, nelle incisioni su legno e nei suoi oli, Tar dimostra il suo genio del contrasto e della composizione.

 

Il Museo Che Non C'e' - Palazzo 2
Palazzo 2:
Sergio Bigolin, Mauro Bordin, Belinda DiLeo, Laszlo Tar

Palazzo 2 - interni Palazzo 2 - interni
Palazzo 2 - interni Palazzo 2 - interni
Opera 1 Opera 1
Sergio Bigolin Sergio Bigolin
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Mauro Bordin Mauro Bordin
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Belinda DiLeo Belinda DiLeo
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Laszlo Tar Laszlo Tar





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Estratto dal cd-rom "Il Museo Che Non C'è"
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