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Porta di Volterra
La cinta di mura medievali volterrana fu edificata nel secolo XIII.
Iniziata, al sorgere del secolo durante il regime consolare, come
rifacimento e rafforzamento della muraglia etrusca, fu proseguita
metodicamente fino al 1254, anno in cui i fiorentini imposero con
le armi il governo di parte guelfa. Nel 1260 il regime ghibellino,
succeduto a quello guelfo, costatata la vulnerabilità del sistema
difensivo della città, dovuta al troppo esteso perimetro delle
mura etrusche, ingaggiò quaranta maestri di pietra finché
la città non fosse completamente murata: iniziato nell'autunno
del 1260, il lavoro fu portato a termine nel giro di pochi anni. Oggi,
oltre al perimetro delle mura medievali, possiamo ammirare le porte,
ottimamente conservate, che consentivano l'accesso all'interno della
città.
(da: http://www.girando.it)
Grotta della Ninfa Egeria
La Ninfa Egeria era una delle Camene, divinita' minori legate alle
sorgenti che ricambiavano offerte di acqua e latte concedendo profezie;
in genere esse accompagnavano eroi o personaggi importantissimi, cosi'
Egeria si lego' alle origini della stessa Roma sposando Numa Pompilio,
il re sabino successore di Romolo. La leggenda vuole che essi si incontrassero
in questo luogo per chiacchierare e fare l'amore, qui la ninfa ispirava
lo sposo nel fare le leggi e curare l'ordinamento religioso della
Roma primitiva.
L'edificio consiste in una grande stanza rettangolare, con una nicchia
centrale nel fondo e tre nicchie piu' piccole in entrambe le pareti
laterali, il tutto costruito in 'Opus Mixtum' in opera reticolata
e laterizio. Tale tecnica edilizia permette la datazione del manufatto
intorno alla meta' del II Sec. d.C. L'interno era riccamente rivestito
di marmi: le pareti erano di 'Verde antico', un marmo pregiato proveniente
dalla Tessaglia, mentre il pavimento era di 'Serpentino', un porfido
d'intenso colore verde proveniente dalla Grecia (Una zona limitrofa
a Sparta).
Le nicchie erano rivestite in marmo bianco ed infine, tra esse e la
volta, vi era una fascia decorata con mosaici. L'ambiente centrale
e' coperto utilizzando la tecnica della volta 'a botte', sulla quale
aderiva uno strato di pietra pomice allo scopo di far attecchire il
Capelvenere (Un particolare tipo di felce). Dalla nicchia di fondo,
dove vi e' una statua coricata (Il dio Almone) e dove tutt'oggi e'
visibile il segno lasciato da un'altra statua oggi scomparsa (Per
visualizzarne il rilievo, cliccare sulla foto), sgorgava l'acqua della
fontana.
Essa e' captata da una sorgente acidula sotto Via Appia Pignatelli
e condotta fin qui da un acquedotto sotterraneo. L'acqua era incanalata
in tubature di terracotta e scendendo lungo le pareti formava giochi
d'acqua nelle nicchie laterali arricchite a loro volta da altre statue;
inoltre l'umidita' condensando nella volta, creava uno stillicidio
che, insieme alla ricca vegetazione che scendeva dall'alto, rendeva
l'ambiente fresco e suggestivo.
Nel complesso i marmi verdi del pavimento e delle pareti, con la volta
coperta di Capelvenere (un particolare tipo di felce) che lasciava
gocciolare l'acqua condensata, doveva dare l'idea un po' barocca di
grotta artificiale, dove Erode Attico poteva venire nei periodi di
calura estiva per passeggiare al fresco chiacchierando e banchettando
piacevolmente con gli amici.
(da: http://www.underome.com)
Mura di Pompei
L'attuale delimitazione degli 'Scavi di Pompei' comprende l'antica
città racchiusa nella sua cinta muraria. Ciò ha consentito
la conservazione integrale del tessuto urbano, ma ha isolato la città
dall'ambiente circostante.
L'antica Pompei era invece inserita nel proprio territorio, l'ager
Pompeianus, e traeva da esso la propria ricchezza. Lo sfruttamento
agricolo delle fertili campagne circostanti era infatti la principale
attività economica dei pompeiani, insieme al commercio dei
relativi prodotti, favorito dalla felice posizione della città,
allo sbocco dell'ampia piana del Sarno, fiume navigabile, e all'incrocio
di importanti strade che univano Neapolis a Nuceria e Stabiae.
Fuori dalla città erano disposte, lungo le principali vie,
le grandi necropoli, mentre piccole necropoli familiari, o singoli
monumenti funerari, sorgevano nei vari fondi agricoli.
Fuori dalla città erano piccoli nuclei abitati nei punti nevralgici
del territorio, presso le saline, lungo il corso del fiume, presso
la sua foce, lungo le principali vie, per lo più composti da
complessi commerciali e depositi.
(da: http://www.pompeiisites.org)
Porta Pinciana
La Porta Pinciana fa parte delle Mura Aureliane e da qui inizia la
ben nota via Vittorio Veneto. La porta risale al 403 d.C. e l'arco
centrale, in travertino, è originale. Il toponimo della porta
discende dalla gens Pincia, proprietaria del colle omonimo. La porta
ebbe diverse denominazioni nella sua storia: anticamente fu chiamata
Porta Salaria vetus perché di qui usciva la via Salaria vetus
(ossia vecchia), corrispondente alle attuali via di Porta Pinciana
e via F.Crispi e che si andava a congiungere, oltre le Mura, alla
via salaria Nova. Venne chiamata "porta Turata" perché
spesso era chiusa da un muro; dopo che fu chiamata Pinciana, il nome
venne corrotto anche in "Porciana" e "Portiniana".
Il nome di "Porta Belisaria" le deriva, invece, dalla tradizione
che vuole Belisario (il prode oppositore dei Goti e degli Ostrogoti
ma soprattutto colui che restaurò le Mura Aureliane nel corso
del VI secolo), ormai vecchio e ridotto in miseria, mendicare sulla
soglia della porta che fu anche l'epicentro della sua gloria militare.
La storia appare del tutto falsa, anche perché Belisario morì
in ricchezza, ma il fatto era ricordato da una scritta graffita alla
destra della porta, Date obolum Belisario, scritta che non esiste
più. La porta venne murata nel 1808 e riaperta ai primi del
'900.
(da: http://www.romasegreta.it) |
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Porta di Volterra 
Sepolcro di Nerone 
Grotta della Ninfa Egeria 
Mura di Pompei 
Porta Pinciana 
Sepolcro consolare (Palazzuolo)
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