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Colonne di S.Lorenzo
(Milano)
Lo splendido colonnato di S. Lorenzo rappresenta l’ultimo e
più cospicuo avanzo della città romana. "Regine
di tutte le fabbriche che si ammirano a Milano, per moderne che siano",
le sedici marmoree colonne posano da altrettanti secoli in fregio
alla basilica laurenziana: illustre eccezione alla regola che vuole
la nostra città eterna divoratrice di se stessa. La prima prova
di sé la diedero quando riuscirono miracolosamente a scampare
all’incendio del tempio- pagano a cui si presume appartenessero
in età imperiale e che doveva trovarsi non molto lontano, forse
sull’area dell'odierna piazzetta S. Maria Beltrade. Raccolte
tra le macerie fumanti, andarono a coronare il sagrato della basilica
paleocristiana che fin dalla metà del IV secolo era sorta fuori
della primitiva porta Ticinese.
Quasi ritemprate da quel battesimo del fuoco, superarono con gagliarda
noncuranza anche i furiosi incendi che a più riprese si abbatterono
sul complesso laurenziano, tra cui, particolarmente funesti, quelli
del 1071 e. ancora, del 1120 e 1124. Schivarono in seguito la furia
di Attila, Uraria e, persino, del Barbarossa che, per la verità,
si comportò sempre da gran signore nei riguardi degli edifici
sacri di Milano.
Scampate ai restauri romanici della basilica nonché, più
tardi, alle pesanti attenzioni che i due Borromei riserveranno, ahimè,
all’edilizia religiosa cittadina, trovarono un insospettato
paladino in Ferrante Gonzaga, pur solito mozzare campanili e spianare
portici, quando rischiarono di venire abbattute dagli urbanisti nostrani,
decisi ad ampliare il corso di Porta Ticinese per agevolare il solenne
ingresso di Filippo II. Per di più, in quel frangente, il buon
governatore si premurò di restaurarle. Altri urbanisti, sempre
nostrani, che due secoli dopo le avrebbero volentieri spianate in
omaggio al criterio di rettilineità del corso, si scontrarono
con la fiera opposizione degli intellettuali del tempo, capeggiati
da Pietro Verri, che finirono per spuntarla.
E saranno ancora i benemeriti custodi del decoro cittadino a intervenire
quando, nell’Ottocento sbrigativo, sull’illustre rudere
si abbatteranno le ire mal represse dei filoneisti milanesi. Per finire,
scampate ai guasti del '43 e alle vibrazioni insidiose dei tram, ora
costretti a passarvi a rispettosa distanza, le sedici tenaci colonne,
riassestate, ripulite e infilzate con pilastri di cemento, pare abbiano
conquistato uno stabile diritto di domicilio, così da riprendere
con maggior lena a sostenere la massiccia trabeazione che da tanti
secoli grava sugli eleganti capitelli corinzi.
(da: "Sedici colonne dure a morire" di di Bruno Pellegrino
- "Porta Ticinese" Libreria Milanese 1996)
Tempio della Sibilla (Tivoli)
Non sappiamo con esattezza a quale divinità fosse dedicato
il tempio databile alla metà circa del II sec. a.C., se a Tibur
o ad Ercole o a Vesta o ad Albunea, la decima Sibilla. Il tempio,
edificato in parte su una sostruzione artificiale che ampliava il
piano dell'acropoli con un effetto altamente scenografico e tuttora
estremamente suggestivo, è un periptero corinzio su podio molto
elegante con le sue due gole rovesce, di base e di coronamento.
Su una piattaforma in opera quadrata di tufo dello stesso perimetro
del tempio (un rettangolo di m. 15,90 x 9,15) con orientamento est-ovest,
si alzava il podio, in opera quadrata di travertino, alto m. 1,76
dove una scalinata frontale, completamente perduta, permetteva l'accesso
al tempio; la fronte era tetrastila.
Resta la parte inferiore delle due colonne in facciata (originariamente
erano quattro) con basi attiche mentre sulle pareti laterali e di
fondo in opera quadrata di travertino ci sono dodici pseudocolonne
addossate alla cella anch'esse scanalate come quelle intere che presentano
venti scanalature. Le pareti della cella erano decorate esternamente
da semicolonne; resta un unico capitello ionico diagonale con abaco
di cm.2, che permette di determinare l'ordine. Lo spazio interno era
diviso da un muro trasversale in pronao e cella vera e propria. Tutte
le membrature erano stuccate e dipinte. Nel Medioevo il tempio fu
trasformato in chiesa, dedicata a S.Giorgio, e fu una delle più
antiche diaconie, ricordata fin dal 978, destinata all'assistenza
e alla distribuzione delle elemosine ai poveri. Fino a qualche tempo
fa si vedevano ancora, sulla parete di fondo, i frammenti di un affresco
rappresentante la parte inferiore del Salvatore con due figure ai
lati.
(da: http://www.tibursuperbum.it)
Arco di Traiano (Benevento)
L'Arco di Traiano è ad un solo fornice e fu eretto in Benevento
per commemorare l'apertura della via Appia Traiana che accorciava
il cammino da Roma a Brindisi.
Serrato in mezzo alle mura cittadine, l'Arco divenne una porta d'accesso
alla città e per la sua imponenza fu chiamato Port'Aurea.
Il lato dell'Arco verso la città comprende opere e scene di
pace e di benemerenze civili; quello verso la campagna scene militari
o connesse all'attività dell'imperatore nelle province; le
scene che ornano il fornice ricordano i rapporti dell'imperatore con
la stessa città di Benevento.
Su ciascun pilone sono tre rilievi di cui uno sull'attico a lato dell'epigrafe
commemorativa e due accanto al fornice, separati fra loro da bassi
pannelli con vittorie tauroctone e figure amazzoniche; in quelli verso
l'interno - dal basso in alto e da destra a sinistra - un "adventus"
di Traiano; il suo accoglimento da parte del Senato, del Popolo romano
e dell' "ordo equester"; Traiano al Foro boario, luogo tradizionale
per l'annona del popolo romano; Traiano procede al dilectus italico;
nuovo "adventus" di Traiano ed il suo accoglimento da parte
della triade capitolina.
Nella facciata opposta, sempre dal basso in alto e da destra verso
sinistra: la concessione della "civitas" ai veterani sistemati
nelle colonie di confine; la "receptio" in fidem dei principi
barbari; la deduzione delle colonie provinciali; il "dilectus
provinciale"; la sottomissione della Dacia; l'omaggio delle divinità
agresti provinciali. Sull'attico, come tutt'intorno, il fregio, ad
altorilievo, raffigurante il trionfo dacico.
All'interno del fornice, a sinistra Traiano tra i littori in atto
di sacrificare per la inaugurazione della Via Traiana, mentre il rilievo
sulla destra ricorda "l'Institutio Alimentaria" con Traiano
alla presenza di littori, di personificazioni di città italiche
e di italici con bambini per mano e sulle spalle.
(da: http://www.comune.benevento.it) |
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Monumenti Pelasghi (rovine di Tirinto) 
S.Maria degli Spini (Pisa) 
Colonne di S.Lorenzo (Milano) 
Tombe degli Scaligeri (Verona) 
Tempio della Sibilla (Tivoli) 
Arco di Traiano (Benevento)
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