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Pas De Deux - Ampelio Zappalorto

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  Dualità ed Opposizione

Zappalorto - Particolare OperaLungo tutto il corso del pensiero occidentale il principio che sembra avere dominato incondizionatamente è l'identità.
La metafìsica si concentrava nell'imperativo di ricondurre ogni opposizione, ogni dualismo, ad un fondamento unitario, ad un subjectum capace di contenere ed armonizzare le differenze.
Essere e nulla, essenza ed apparenza, soggetto ed oggetto, materia e spirito, maschile e femminile, si costituivano come i lati di un'opposizione in cui pre valeva di volta in volta l'uno o l'altro termine.
Nemmeno Hegel, che pure aveva percepito l'interna contraddizione di ogni essere, poteva sottrarsi alla riaffermazione dell'identità degli opposti, alla conciliazione delle differenze nell'ambito unitario ed identico dello spirito.
Rispetto a questo movimento la cultura del nostro tempo per molti versi si è posta come una rivendicazione della forza e della realtà della differenza, il tentativo di restaurazione dei diritti dell'alterità, fin nelle pieghe più intime di quello che sembrava l'ultimo fondamento possibile dell'unità del reale, il cogito, il soggetto.
"]e est un autre", diceva Rimbaud, mentre più tardi Duchamp proclamava la necessità di andare oltre l'affermazione e la negazione.
Il pensiero contemporaneo, da Heidegger a Derrida, scommette sulla differenza che si accampa nel luogo monolitico e monologico dell'essere.
Si sviluppa una logica altra, doppia, che si rifiuta sia alla linearità che alla circolarità semplici.
Anche l'arte contemporanea si caratterizza come tale per il riferimento all'alterità. L'opera si attua in modo duale, è antagonistica al suo interno.
Non è uno spazio in cui il conflitto appaia solo in un secondo momento, essa si costituisce mediante il conflitto stesso e ne mostra i tratti fondamentali: identità non identica, unità in cui convengono e coesistono gli opposti.
Heidegger delinea questo movimento come lotta fra illuminazione e nascondimento, come contrapporsi di Welt e Erde, Mondo e Terra: il Mondo disegna il profilo di una forma, di un linguaggio, la Terra svela il suo limite, il suo perimetro. Il Mondo costituisce l'orizzonte del senso, la Terra indica l'infondatezza su cui si erge ogni discorso.
La problematica connessa alla dualità e all'opposizione si presenta come uno dei percorsi possibili per raccogliere ed interpretare il lavoro di Ampelio Zappalorto, probabilmente uno dei tratti più significativi del suo itinerario artistico.
Questo è vero soprattutto a partire dalle opere dei primi anni novanta. Opere come Amor (1990), Tetra (1990-1991), installate nel 1991 a Berlino nella Eisenhalle, e Idem (1991) possiedono caratteristiche formali e materiali analoghe, si presentano come dei parallelepipedi costruiti con materiali tecnologici poveri, legno pressato e vetro, scaffali modulari in ferro e vaschette in zinco, ventilatori industriali e lampade alogene.
Questi oggetti dalle geometrie minimaliste, nei cui volumi i vuoti si alternano ai pieni, hanno in comune anche il fatto di di essere costituite da due parti, da due elementi simmetrici ed opposti. In Tetra (1990) due riflettori ne illuminano i fianchi, si fronteggiano a distanza incrociando i loro raggi filtrati dalle pareti di vetro smerigliato. Nelle facce laterali minori di Amar e Idem (1990-1991) sono posti dei grandi ventilatori funzionanti che convogliano il flusso d'aria in direzioni opposte. Nella seconda opera i ventilatori sono montati su dei carrelli, che in teoria dovrebbero tendere ad avvicinarsi in virtù del moto delle due macchine.
Un altro carattere duale ed oppositivo inerisce dunque a tutti questi oggetti: una componente solida, pesante, hard nella struttura dei contenitori ed una componente leggera, soft nel movimento dell'aria, nel rumore dei ventilatori e nella luce.
In queste due parti, una delle quali è inerte mentre l'altra è dinami ca, vibratile, non è ingiustificato vedere una sorta di metafora antropomorfa, il riferimento al dualismo di soma e psiche, di corpo ed anima. In Amar il sistema si fa più complesso, i materiali industriali vengono integrati da materiali "artistici", stucchi e pigmenti, il parallelepipedo si arricchisce di un basso piedestallo e di un tetto a spioventi.
All'asse orizzontale dei ventilatori si contrappone l'asse verticale che unisce il basamento al tetto, la terra e il ciclo. Interno ed esterno, chiuso ed aperto, destra e sinistra, alto e basso definiscono i termini e le tensioni di un luogo, di un corpo e di un'abitazione, di quell'abitazione che è il corpo e di quell'organismo che è un'abitazione.
Spesso le opere di Zappalorto si offrono come contenitori, scatole/ involucri dalle forme curate o sciatte e comunque sempre semplici e primarie. Accanto ad Amor e Tetra (1990-1991) erano installate quattro scatole di zinco fissate sulle porte da pinze metalliche.
La scatola, l'involucro rimandano alla logica del contenere del pieno e del vuoto, del chiuso e dell'aperto e quindi alla relazione e all'opposizione di presenza ed assenza.
Quando sono chiusi si legano ad una presenza segreta, all'occultamento e al rifiuto; aperti e privi di contenuto rivelano un'assenza o, se vogliamo, una presenza altrove.
In Ton-Ton (1989-1990) la dualità lascia il posto ad una molteplicità di elementi: grandi coni di terracotta e di zinco, alle cui estremità sono innestati altoparlanti collegati a transistors, che si disturbano reciprocamente a causa dei campi magnetici che generano onde sonore ed intrecciano vibrazioni.
Anche qui, come in altri lavori successivi, non è difficile leggere l'allusione alla struttura antropomorfa, al dualismo di corpo-cervello / di suono-spirito, che viene rafforzata dal contrasto percettivo di elementi visivi e sonori che con la loro interferenza concorrono comunque a confondere visibilità e senso.
SENZA TITOLO (1992) è costituita da due scatole di lamiera di zinco di recupero, dalle dimensioni di una scatola da scarpe, da cui fuoriescono due altoparlanti la cui cassa armonica è costituita da un bicchiere di plastica dorato e da un cono di piombo. Gli altoparlanti sono collegati con dei fili a degli apparecchi radio sistemati all'interno, sintonizzati su bande a bassa frequenza/ che captano solo suoni senza significato, fruscii, ronzii.
In un'altra opera, Alfabeth (1992) i due contenitori sono una sorta di arche, di sarcofagi di legno, sigillati da pinze, come a segnalarne la precarietà strutturale.
Anche in questo caso da ambedue gli oggetti fuoriescono diciotto cavi, collegati ad altrettanti altoparlanti, che diffondono la quadrupla registrazione asincronica di una voce recitante una serie di parole che si susseguono come un alfabeto: Anarchie, Bolscevismus, Chauvinismus, Demokratie, Emanzipation, Faschismus, Gesinnungslosigkeit, Hierarchie, Internationalismus, fudaismus, Katholizismus, Laizismus, Monarchie, Nazismus, Oligarchie, Partitokratie, Quietismus, Revolution, Sozialismus, Terrorismus, Utopie, Volksabstimmung, Wiederstand, Xenophobie, Yankeetum, Zionismus.
Le parole si sovrappongono in una massa sonora dalla ritmica ondulatoria.
Alfabeth (1992) rappresenta un monumento funerario alla nostra storia recente, evocata da alcuni termini chiave, e alle sue ideologie che, come fantasmi, ritornano a frequentare il vivente, a destabilizzare la dimensione del presente.
Dal 1993, nei lavori di Zappalorto, accanto agli oggetti compare la figura umana, l'artista impiega perlopiù la propria immagine, il proprio volto.
In alcune occasioni, particolarmente nelle sale della Galleria Venticinque a Milano e nello studio del collega Kico Mion, a Zerman di Mogliano Veneto (Venezia), vengono presentate delle installazioni similari: Me.
Sette cavalletti da macchina fotografica, la cui sommità è costituta da altrettanti altoparlanti, sorreggono sette bicchieri di plastica riempiti d'acqua, che vibra a causa delle onde sonore emesse dagli stessi altoparlanti.
Un proiettore/ puntato su uno specchio posizionato a qualche metro d'altezza, indirizza sette diverse immagini del volto dell'artista sulla superficie increspata del liquido.
Un discorso sull'io, anzi sul "sé", che ne incrina l'identità, e ne decreta la dispersione in una pluralità di soggetti.
Un io diviso ma anche conflittuale, come attestano altre opere in cui l'immagine dell'autore viene proiettata sull'agitata superfìcie dell'acqua che bolle in una pentola scaldata da un fornetto elettrico (Zelle Bologna, Artefiera 1994, Istituto di cultura germanica, in collaborazione con la galleria L'ariete, padiglione 31, stand C 3), o sulla sua stessa bocca (Me, VHS 30 minuti, 1993), in una sorta di autoinghiottimento/ di autofagocitazione.
Dal '93 al '95 Zappalorto sviluppa un ulteriore aspetto della tematica dell'allenta, in cui centrale non è più il contrasto interno del soggetto, quanto il binomio io-tu, il fronteggiarsi di due soggetti, il rapporto e la conflittualità fra i sessi.
Questa ricerca si concreta in disegni, progetti, oggetti, che approdano in alcune performances, protagonista delle quali è lo stesso artista che si avvale della collaborazione di diverse partners. In O.T. (1993) i due attori, dopo ore di lunghi ed estenuanti tentativi, riescono a legarsi le lingue con un filo di seta. L'idea della performance deriva da una serie di disegni in cui due teste dai tratti androgini si fronteggiano, poi estraggono le lingue che vengono successivamente cucite.
La lingua come l'organo muscolare preposto alla masticazione, alla deglutizione e alla modulazione del suono, organo anatomico ma anche metonimia del linguaggio. Un apologo sulla comunicazione e sul suo attuale statuto, sulla problematicità del contatto, sul paradosso del rapporto fra vicinanza e lontananza, per cui ciò che ci è più vicino è in realtà ciò che risulta più lontano e viceversa.
In un contesto storico-sociale in cui la quantità e la circolazione delle informazioni è illimitata, l'acquisizione della conoscenza tende a ridursi se non ad annullarsi. La ricerca di una intimità sempre più stretta porta inevitabilmente ad una totale estraniazione.
In questo senso, in un mondo in cui le distanze vengono sistematicamente abolite dalla velocità sempre più incredibile dei mezzi di trasporto e dal proliferare delle reti telematiche, viene sterminato sistematicamente lo spazio, sia lo spazio geografico che quello della comunicazione. In un happening e in una performance successivi, Preludio n° 3 (Milano, Studioventicinque, 1994) e Narrentanz (Berlino, Apparat Galerie, maggio 1995), vengono utilizzate due opere oggettuali distinte, ma realizzate secondo una medesima intenzione progettuale: sviare la normalità funzionale per instaurare un uso perverso.
Così due maschere antigas, unite per i filtri, diventano un circuito di soffocamento, delle "maschere a gas"; due paia di scarpe, cucite insieme per le suole, diventano un dispositivo contraddittorio, la cui funzione è improbabile, che a tutto serve ma non a mantenere la stazione eretta e camminare. Distorsione della perversione e cortocircuito del senso, questi marchingegni a due posti mettono in scena contemporaneamente la necessità e l'impossibilità del rapporto, in particolare del rapporto fra individui di sesso differente.
Mettendosi le "maschere a gas", togliendosi reciprocamente il respiro, l'artista e la sua partner mimano l'antica lotta dei sessi, l'intreccio amore-morte. Indossando le doppie scarpe si uniscono in una solidarietà che li paralizza, formando una sorta di individuo unico, un Rebis grottesco incapace di controllare il proprio comportamento e di padroneggiare in qualche modo l'ambiente.
E' al mito dell'androgino che esplicitamente si rifanno le ultime opere, realizzate con la sovrapposizione di due negativi fotografici o con la creazione di incastri e puzzles dei pezzi delle loro stampe opportunamente tagliati. Le immagini sono quelle dei volti dell'artista e di una sua partner che vanno a formare i tratti della faccia di un altro individuo, in cui gli aspetti distintivi dei generi opposti si elidono a vicenda in un terzo sesso insieme prodigioso e conturbante. Il logos, la razionalità si costituiscono come annientamento di ogni ambivalenza simbolica. E' il principio di identità o di non contraddizione che garantisce che un segno significhi qualcosa e non altro.
E' in base a questa logica binaria che funzionano filosofia e semiologia e si calibra la concezione secondo cui uomo e donna non sono intercambiabili.
Tuttavia la differenza maschile/femminile non può essere intesa come distinzione ed opposizione assolute, i sessi non sono consegnati esclusivamente alla loro anatomia perché, al di là dell'organizzazione genitale, l'ambivalenza sessuale è inscritta nel corpo di ogni soggetto.
Nelle immagini contaminate di Zappalorto l'unione degli opposti, l'indifferenza fra i differenti non si placano in una calma neutralità, ma si complicano nelle strategie del doppio, ci inquietano come un fantasma, il fantasma che siamo o che abbiamo in noi come un altro, il fantasma dell'altro.

Tiziano Santi
 

Ampelio Zappalorto - Opera
"O"
Foto, cucitura a macchina, filo.
cm.18x24
1995
Ampelio Zappalorto - Opera
"O"
Foto, cucitura a macchina, filo
cm.18x24
1995
Ampelio Zappalorto - Opera
"Eingang-Ausgang"
Scaffali metallici, legno pressato, pigmento, stucco, ventilatori,...
Particolare.
1991
Ampelio Zappalorto - Opera
"Ton Ton"
Terracotta, transistors, altoparlanti, legno, lamiera, zinco.
Particolare
1989-90
Ampelio Zappalorto - Opera
"Senza Titolo"
Lamiera di zinco, transistor, altoparlanti, batterie, piombo,...
Particolare.
1992
Ampelio Zappalorto - Opera
"Senza Titolo"
Lamiera di zinco, transistor, altoparlanti, batterie, piombo,...
Particolare.
1992
Ampelio Zappalorto - Opera
"OT"
Ferro, legno, corda, sabbia, tela.
1995
Ampelio Zappalorto - Opera
Videogramma
dall'Happening
"Preludio n.3"
1993


Links correlati

Ampelio Zappalorto
"Ritratto dell'Artista"
"Il Pasto Estetico "
"Narrentanz"
"L'Immagine Forte"
"S"
"Deterritoriale"
 


Informazioni


Tratto dal Catalogo:
"Ampelio Zappalorto - Pas de Deux"
Ed. Adriano Parise - 1996
Colognola ai Colli (VR)
 


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