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Fausto Pirandello
estratto da "Biografia del figlio cambiato"
di Andrea Camilleri - Rizzoli Editore Fausto
sai com'è, scrive Luigi Pirandello in una sua lettera
a Lietta. Già com'è Fausto?
Fausto è un giovane di poche parole, tende a chiudersi in se
stesso, ad avere una vita propria.
Ha dovuto interrompere gli studi classici per la chiamata alle armi
e per la malattia e quindi, dopo la guerra, vocato com'è alla
pittura (cosa che riempie di gioia il padre), prende lezioni da Lipinsky.
Poi si iscrive all'Accademia del Nudo. Dove segue l'insegnamento di
Felice Carena.
Le prime tele "esponibili" risalgono proprio al 1923. Luigi
gli ha affittato uno studiolo, gli paga le modelle che talvolta si
alternano, due al giorno.
In una lettera dell'11 giugno 1922, Luigi così parla a Lietta
di un dipinto di Fausto: È un gran quadro con cinque figure:
se sarà finito, come spero, sarà per Fausto una bella
e forte affermazione, perché il quadro è bello e significa
qualche cosa. Sono tre giovani nude presso uno specchio d'acqua, sorprese,
turbate, atterrite dall'apparizione dello spettro della vecchiaja,
che è semplicemente una vecchia anch'essa nuda, che fa come
per scendere all'acqua e intanto sta tra loro come un pilastro incombente;
dietro la vecchia c'è una bimbetta meravigliata: lo sfondo
è d'alberi. Questo breve accenno ti basterà per immaginarti
il quadro.
La sottolineatura al significa è di Pirandello. Letto
dal punto di vista ottocentesco al quale Luigi è legato, il
quadro significa effettivamente quello che egli racconta alla figlia,
un aneddoto.
Ma in questa lettura narrativa della pittura c'è già
il seme della divergenza futura tra Fausto e il padre. Pirandello
non parla di colori, di materiali, di volumi, non coglie nemmeno lontanamente
il senso della ricerca di Fausto, in quel periodo sotto l'influenza
di Cézanne e dell'Espressionismo.
Fin dalle primissime prove pittoriche di Fausto, Luigi tenta d'imporgli
un suo personalissimo modo di fare un quadro.
Di Luigi non esistono prove o bozzetti, ma solamente quadri compiutamente
terminati e non perché Pirandello abbia distrutto i tentativi
precedenti.
Era capace di finire un quadro in due ore e quindi non capiva le esitazioni,
i dubbi, i ripensamenti, le tele lasciate a metà dal figlio.
C'è, al riguardo, un episodio rivelatore che risale addirittura
al luglio del 1919.
Mentre i Pirandello si trovavano in vacanza a Viareggio con gli amici
Fratelli, Fausto volle fare il ritratto della signora Fratelli. La
signora posò pazientemente per alcuni giorni e finalmente il
ritratto venne terminato. Senonché Fausto ne era rimasto insoddisfatto
e, con un colpo di spatola, lo sconciò. Luigi, che era presente,
s'arrabbiò: «Ma come? ! Hai scomodato per tanto tempo
la signora per niente?».
Si fece dare da Fausto una tavoletta e dei colori e, in due ore, fece
lui il ritratto. Lo mostrò in giro soddisfatto, senza tenere
conto in alcun modo dell'umiliazione che infliggeva al figlio. Forse
Luigi credeva di trovarsi in una di quelle "gare di pittura"
che in passato aveva ingaggiato con l'amico Ugo Fleres.
Fausto, schivo, appartato, tormentato nella ricerca, capisce subito
quale rischio comporti l'ingerenza del padre nella sua arte e se ne
sottrae abilmente (Fausto sai com'è).
Alla fine del 1927 Fausto si reca a Parigi con Capogrossi.
Vi rimarrà tré anni approfondendo l'osservazione di
Picasso e Cézanne e frequentando il gruppo degli italiani che
comprende, fra gli altri, Severini e de Chirico, Campigli e Savinio.
A Parigi, il 5 agosto 1928 gli nasce il figlio Pier Luigi.
Annota in una sorta di diario: "... è nato il figlio:
lui proprio, pare, di prepotenza... Piangevo a studio sul lieto evento
perché la funzione importante di padre mi era nuova: che significasse,
che importava, come andava inquadrata e risolta. E poiché la
pittura non ci entrava, facevo di me un'immagine sprecata di sentimento,
allo specchio".
Geloso della sua vita, non comunica niente a nessuno. Luigi apprende
casualmente da un amico che suo figlio Fausto ha messo su casa e che
c'è un bambino. Per tutta la vita Fausto sarà per lui
un amatissimo estraneo. Che ha fatto perché il figlio sia tanto
lontano da lui? È un'altra ripetizione, dolorosa, di quello
che capitò tra lui e don Stefano, solo che qui non ci sono
caratteri di scontro o di drammaticità. Fausto sai come,
E Maria Luisa Aguirre D'Amico scrive di Fausto: "Contrariare
le sue scelte era impedirgli di lavorare.
E la sua vita si identificava con il lavoro. Non voleva esseme distratto".
E il padre le sue scelte le contrariava, appena gli si presentava
l'occasione.
Il 1° giugno 1928 così scrive Pirandello, da Pordenone,
al figlio a Parigi: È curioso come tu, che sai vedere ed
esprimere così bene ciò che avviene in tè, non
trovi poi la via per uscire da cedeste opprimenti condizioni di spirito.
Perché, quando ti metti a dipingere, guardi con gli occhi degli
altri, tu che hai così buoni occhi per guardare in tè?
Bisogna che tu ti liberi da ogni preoccupazione di modernità
e finisca di dipingere come tutti oggi dipingono, cioè brutto.
Ho visto a Venezia i Novecentisti: orrori, da un canto, e insulsissima
accademia, dall'altro; e tutti uguali. È veramente una sconcia
aberrazione, di cui non si vede la fine.
Per ritornare ingenui scarabocchiano come ragazzini, per dimostrarsi
saputi copiano freddamente e stupidamente. Nessuna sincerità.
Sforzi inani.
Aborrimento d'ogni naturalezza, d'ogni spontaneo abbandono. E nessuno
pensa che l'unico pittore moderno che sia riuscito a fare qualcosa,
a esser lui, è stato lo Spadini per quest'unica e semplicissima
ragione: che a un certo punto non volle sapere più nulla e
s'abbandonò alla gioja di dipingere come vedeva e quel che
vedeva.
Non c'è altra via, non c'è altra salute che questa.
Se la tua sincerità è pensare in un tuo modo particolare
che riesci a esprimere così singolarmente nelle tue lettere,
ebbene dipingi questi tuoi pensieri, sarai sincero e ti esprimerai:
esprimerai qualche cosa.
La sorveglianza critica uccide l'arte. La critica d'arte moderna è
micidiale. L'avete tutti nel sangue. Bisogna liberarsene. Vederti
così incerto, così malcontento è per me una grande
afflizione...
In sostanza, Fausto comunicava al padre alcune fasi della sua ricerca
pittorica, soffertamente autentica e non facile.
A questo stato d'animo Pirandello si dichiara negato, tanto da chiamarlo
semplicemente malcontento.
E l'invito a seguire l'esempio di Spadini, a un giovane pittore che
sta interrogandosi su Picasso, è ai limiti dell'offesa.
Luigi invita il figlio a cedere a uno spontaneo abbandono:
proprio l'opposto di quello che egli, come scrittore e drammaturgo,
è solito fare.
Una incomprensione totale, una incomprensione pari a quella di don
Stefano nei suoi riguardi.
Lo stesso Fausto sottolinea, con molto garbo e ironia, quanto padre
e figlio fossero diversi.
Racconta di un giorno che Luigi lo va a trovare in campagna, dove
Fausto, la moglie e il piccolo abitavano in un "porcume di casalaccio
ottuso e intasato di verde".
Luigi si guarda attorno, non vede nessun quadro in lavorazione e domanda:
«Che fai?».
Per tutta risposta, Fausto l'invita a seguirlo attraverso un castagneto
a scivolo, "e poi giù a rompicollo per il nocchieto sterposo
di un verde austero e profondo, finché s'andava allo sconquasso
tra il canneto e le fosse del ruscello".
Finalmente arrivano, Luigi ha il fiato grosso. "Ma si
era giunti, e sedemmo sui sassi tra lo sciacquio delle acque correnti
e lingueggianti tra i ciottoli grandi, levigati e il frusciare di
quella miriade di canne impannocchiate di foglie ricadenti e cuspidate
come estensori.
Gli mostrai in silenzio le famiglie dei ghiri in corsa sui rami praticabili
di quei nocchi contorti e il loro sbertucciare e rincorrersi e rodere
e sgranocchiare furtivo, e poi il volo dei merli tra canna e canna,
che al primo richiamo si faceva domestico, e l'abbeverarsi della faina
appuntita, scattante, e l'armeggiare dei rospi scosciati sulle foglie
sommerse, a sgravarsi del loro catarroso richiamo, quasi un rimbrotto
sgangherato, protervo. "Mio padre guardava e mi guardava
per rimettere il nesso tra me e quelle cose.
Ma poi l'incanto di quell'ineffabile stato dovette penetrarlo.
Era una condizione da limbo, un po' spaurita ma non aliena di perdersi
in una svagatura da cui il ritomo fosse forse astniso o problematico.
Facile invece apprendersi al tanto verde tenero del canneto proclive,
arrendevole per una antica metamorfosi.
Ma già l'essere in due, guardandoci, ci riteneva al limite
di una nostra ragione reciproca che ci faceva consapevoli.
Ha detto piano riscuotendosi:
'La stupida natura' e annuiva.
'Quanto è stupida!' beandocisi. "Ce ne tornammo per
mano aiutandoci, più tardi.
Avrà pensato ch'ero un ozioso di buon sentimento e di pochi
desideri." |
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"La pioggia d'oro"
olio su tavola- cm. 100x130, 1934
Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea - Roma 
"Ritratto di Luigi Pirandello"
olio su tavola - cm.76,5x62, 1933
collezione privata 
"Composizione con nudi e pantofole gialle"
olio su tela - cm. 104x150, 1923
collezione privata 
"Veduta da Villa Medici"
olio su tavola - cm. 39x55, 1944
collezione privata 
"Ritratto di Virgilio Guzzi"
olio su tavola - cm. 66x48,5, 1937-38
collezione privata 
"Spiaggia affollata"
olio su tavola - cm. 64x100, 1939 ca
collezione privata 
"Crocifissione laica"
olio su tavola - cm.72x100, 1935 ca.
collezione privata 
"Donne con salamandra"
olio su tela - cm.93x80, 1928 - 30
collezione privata 
"Il bagno"
olio su tavola - cm 149x111, 1934
collezione privata
INFORMAZIONI
estratto da "Biografia del figlio cambiato"
di Andrea Camilleri - Rizzoli Editore |
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