| |
Presentazione
Troppo
a lungo si è «sottilmente» disquisito se fosse
un gioielliere che faceva scultura o il contrario di ciò, troppo
a lungo si è litigato sul suo informale e sul suo astrattismo
senza liberare certe sue straordinarie «invenzioni» alla
fantasia del riguardante.
Ricordo che, venticinque anni fa «La colonna del viaggiatore»
mi rammentava contemporaneamente un computer disastrato, le pareti
lucenti erose da chissà che (un'esplosione galattica?); non
più di un anno fa, in montagna, mi sono imbattuto in una ceppaia
di quercia che le piogge avevano squarciato e in cui il tessuto s'era
via via eroso come in un canyon, frastagliandosi in lamellature, in
rami per i martelletti del pianoforte: era una scultura di Arnaldo.
Altrove, dischi, colonne, sfere, pur assumendo forme apparentemente
note della tecnologìa attuale, come di radar, di antenna TV,
di satellite dopo il volo, lasciavano durare una tal lettura solo
un istante, fino a quando mostravano con drammatiche (ma in realtà
armoniche) rotture la natura dei loro visceri dorati, come apparizioni
archeologiche, come rivelazioni di lontani villaggi sumeri, egizi,
mesopotamici.
E in effetti proprio ai caratteri della scrittura sumerica A.M. Hammacher
riferisce quelle ordinate cadenze armoniche di collette, di spazi,
di intersezioni, di divisori etc.
Ora è ben vero, specie nella minuziosa artigiana bellezza di
queste ripetizioni formali che esse sembrano alludere a misteriosi,
gioielli ingranditi, specie considerando che, di gioielli, i Pomodoro,
e Arnaldo in particolare, ne hanno creati e fusi più d'uno
e che la bellezza delle grandi fusioni e della patina che le orna
è tale da destare subito l'idea del prezioso e dell'oro in
particolare.
Ma che in scultura il piccolo, ove sia capita la sua misura armonica
possa venir portato al grande senza soffrire scompensi di sorta, Arnaldo
ce l'ha detto proprio con le sue grandi sculture, con quei suoi soli
rotanti nelle piazze delle metropoli, con quelle sue colonne che puntano
al cielo e s'interrompono d'improvviso come dovendo ancora scavare
lo spazio uniforme che le sovrasta.
Infine, rivelando la continua possibilità di far fruttare la
fantasia che è propria della grande arte contemporanea.
Dove «ambiguo» significa possibilità di esprimere
più eventualità di lettura con una medesima forma divenendo
così, anziché una definizione negativa, una sorta di
misura del meraviglioso, una fata morgana dello spazio plastico, un
crogiolo di sensazioni e di emozioni.
Sono certo che i colleghi formalisti mi diranno che fantasticare così
non è lecito con l'opera d'arte, oggi che è «arte
in sé e per sé» e non accetta di contaminarsi
col riconoscibile, neppure se soltanto intuito; ma continuo a credere
che la meraviglia dell'opera d'arte sia proprio soprattutto quella
di alimentare la fantasia, di incantarla e di spaziarla oltre il temporaneo,
il monotono, il pedestre.
Stanchi di ceneri su uno o su due talloni, di cavalli su due/quattro
zampe troviamo in questi misteriosi «dolmen» e «cippi»
venuti chissà da quale pianeta e interspazio, una varietà
di ipotesi talmente stimolante da riuscire quasi antologica dell'arte
d'oggi.
Giorgio Mascherpa Note
Questo scritto è riprodotto nel ricco catalogo della mostra
di A.P. al Museum Boymans - Van Beuningen di Rotterdam, 1969.
Segnaliamo inoltre il catalogo della MarIborough/Roma del marzo 1965
con scritti di Umbro Apollonio e poesie di Sanesi e Francesco Leonetti;
la prefazione di Guido Ballo alla partecipazione di Pomodoro alla
Biennale 1964 di Venezia quando vi vinse il «gran premio»
etc.
Inoltre una serie di contributi saggistici su giornali e riviste davvero
d'insolita ampiezza. |
|

"Aste cielari"
1978 - 80 
"Mole circolare"
1969 
"Colonna recisa trasversalmente"
1970 - 71 
"Uccello: a Brancusi"
1972 - 74 
"Pietrarubbia (bozzetto)"
1975
INFORMAZIONI
Tratto dal Catalogo: "Arnaldo Pomodoro"
Castel Ivano Incontri - 1984
Pro Loco di Strigno e Ivano Fracena
Provincia Autonoma di Trento |
|
|